Intervista a Joseph Tey Sec xix
Come mai si è arrivati alla situazione dei mesi scorsi, perché si sono deteriorati i rapporti con Manfredi? «È emerso che avevamo visioni diverse sul futuro del club. Non è mai stata una questione personale, ma quando i risultati non sono all'altezza delle aspettative e degli investimenti effettuati, è necessario assumersi le proprie responsabilità e prendere decisioni. A un certo punto ho ritenuto che il club avesse bisogno di una direzione diversa ed era mio dovere intervenire. Resto comunque grato a Matteo per il lavoro svolto e gli auguro il meglio».
Precisamente lei ha conosciuto prima Radrizzani o Manfredi? «Ho conosciuto entrambi nello stesso momento, tramite un contatto comune».
La nomina di De Gennaro presidente come va letta? «È sempre stato una figura seria e professionale all'interno del club. Abbiamo ritenuto fondamentale garantire al club stabilità e chiarezza nella leadership e Francesco De Gennaro è in grado di assicurare entrambe».
Come mai ha scelto in due anni e mezzo di non esporsi mai pubblicamente? Non solo mediaticamente, ma evitando ogni contatto con i tifosi? «Sono una persona riservata e non ho mai cercato visibilità. Il mio approccio è sempre stato quello di sostenere il club dietro le quinte, sia dal punto di vista operativo sia finanziario. Ho sempre creduto nel dare responsabilità alle persone e metterle nelle condizioni di lavorare al meglio, ma riconosco che, soprattutto in una realtà come la Sampdoria, la comunicazione è parte integrante della leadership. Col senno di poi, avrei potuto fare di più sotto questo profilo. I tifosi meritano chiarezza ed è un aspetto su cui intendo migliorare nel futuro».
Lei sa che questo suo silenzio e questi suoi comportamenti le hanno attirato molte critiche? Le ritiene giuste? «Capisco le critiche, soprattutto quando i risultati non sono stati all'altezza delle aspettative. Nel calcio questo fa parte delle responsabilità. Oggi però non conta il passato, ma dimostrare con i fatti che stiamo andando nella direzione giusta».
Il suo nuovo corso prevede di costruire un nuovo rapporto con la tifoseria blucerchiata? «Il rapporto con i nostri tifosi è fondamentale. Stiamo lavorando per creare un dialogo più regolare e diretto con loro. La fiducia non si ricostruisce con le parole, ma con la coerenza dimostrata nel lungo periodo e con i risultati. Ed è questo a cui dobbiamo puntare».
Ultima volta a Marassi, prima di venerdì scorso, era stato a settembre con il Cesena, quando alla fine ci fu l'episodio delle manate all'auto di Manfredi, dove c'era anche lei, fuori dalla tribuna.
Per questo motivo non è più tornato allo stadio finora? «Quanto accaduto quel giorno è stato grave e non possiamo accettare alcuna forma di violenza nei confronti di chiunque sia legato al club. È una posizione condivisa da tutta la società e sono convinto anche dalla nostra tifoseria. Detto questo, non è la ragione della mia assenza: è stata semplicemente una scelta di approccio, non legata a timore o distanza».
Attorno all'origine dei suoi investimenti girano tante voci… cosa risponde? «Ci sono state molte speculazioni, ma è importante distinguere tra dicerie e fatti. I fondi che ho investito sono pienamente legittimi, conformi alle normative e hanno superato tutte le verifiche regolamentari e finanziarie. Questo è un dato oggettivo, non un'ipotesi. Resto concentrato nel sostenere l'Unione Calcio Sampdoria in modo responsabile e trasparente».
Il suo business nel gambling fa molto discutere. Il suo pensiero? «Ho interessi imprenditoriali in diversi settori, tra cui immobiliare, software e proprietà intellettuale, oltre al gaming. Rimando a quanto già le ho risposto nella domanda precedente».
In due anni e mezzo a fine stagione avrà investito, in varie forme, quasi 150 milioni nella Sampdoria. Continuerà a alimentare il club? «Il mio impegno resta invariato: continuerò a garantire al club le risorse necessarie per affrontare al meglio le sfide che ci attendono. Tuttavia, ritengo che gli investimenti debbano essere effettuati con disciplina e nell'ambito di un piano chiaro e sostenibile».
I risultati sportivi sono stati finora inferiori alle peggiori aspettative. Quanto è deluso? «Come ogni tifoso della Sampdoria, in alcuni momenti sono rimasto deluso: che si tratti di seguire la squadra allo stadio dopo una giornata di viaggio o svegliarsi nel cuore della notte a Singapore per assistere a una sconfitta, non è facile. Stiamo però investendo su persone, struttura e performance, e credo fermamente che possiamo invertire la rotta. L'obiettivo resta costruire una squadra di cui i tifosi possano essere orgogliosi».
A proposito di tifosi, la sua dichiarazione scritta nella quale diceva che l'obiettivo è riportare la Samp in A entro il 2028 li ha fatti infuriare i tifosi. Conferma che l'orizzonte temporale è questo? «Il nostro obiettivo è chiaro: tornare in Serie A. Comprendo e condivido la frustrazione legata alle tempistiche. Ritengo però che siamo chiamati a costruire qualcosa che non sia la semplice promozione ma che garantisca alla Sampdoria di mantenere quel livello. Faremo il massimo per riuscirci, nel minor tempo possibile».
Da dove nasce la sua passione per gli algoritmi? L'estate scorsa hanno fallito, proporrà ancora la collaborazione con Football Radar? «Il mio interesse per i dati nasce dal mio background imprenditoriale. Non credo che i dati sostituiscano le decisioni calcistiche, ma che le debbano supportare. Il calcio moderno è in continua evoluzione e dobbiamo combinare l'esperienza maturata sul campo con una struttura e capacità di analisi più avanzate».
Pensa di essere più presente d'ora in avanti nella vita della Sampdoria? «Io e il mio team saremo più presenti e coinvolti. Ritengo che una comunicazione chiara e l'allineamento di intenti siano fondamentali. Vogliamo contribuire in modo più attivo al raggiungimento di questo obiettivo. Allo stesso tempo, continuo a credere nell'importanza di responsabilizzare chi gestisce il club quotidianamente».
Che cosa prevede adesso per il futuro del club? Il rilancio sportivo o la cessione del club? Se parla di rilancio, che obiettivo ha per il prossimo campionato? «In questa fase il focus è su stabilità e ricostruzione. Tutto ciò che stiamo facendo è finalizzato a riportare la Sampdoria nelle condizioni di competere ai massimi livelli. Ogni decisione di lungo periodo sarà sempre presa nel miglior interesse del club».
Quanti soggetti finora ha incontrato interessati ad acquistare il club? «Un club come la Sampdoria susciterà sempre interesse. La nostra attenzione però non è sui numeri o sui titoli di giornale, ma sulla costruzione del futuro giusto».
Lei è appassionato di calcio? Per che squadra tifa? «Tra la fine degli anni '80 e l'inizio degli anni '90, il calcio italiano era estremamente seguito a Singapore, più di qualsiasi altro campionato. La Sampdoria era una delle squadre che seguivo con maggiore attenzione, perché rappresentava un modello di successo e aveva una forte identità, riconosciuta anche a livello internazionale. Era una squadra che sapeva unire risultati, qualità e personalità, ed è questo che mi ha fatto avvicinare al club».
Guarda sempre le partite della Samp in tv? Nonostante il fuso orario nemico… «Sì, seguo regolarmente le partite. Il fuso orario non è una scusa; l'impegno non dipende dalla posizione geografica».
Qual è la sua posizione sul restyling del Ferraris? «Siamo attivamente coinvolti nel progetto di riqualificazione dello stadio Luigi Ferraris, che deve coniugare rispetto della storia e adeguamento agli standard moderni. Ritengo allo stesso tempo, e ho la fortuna di averla vista e vissuta anche venerdì pomeriggio, che l'atmosfera del Ferraris creata dai nostri tifosi sia unica in tutto il mondo e che sia importante preservarla».
Cosa ne pensa della città di Genova? L'ha visitata? Le piace? «Ho visitato la città molte volte e sento un forte legame con Genova. Apprezzo molto il territorio ligure. Naturalmente anche la cucina genovese ha il suo peso, su tutto il pesto e la focaccia».
Come vorrebbe che i tifosi la "vedessero"? «Non si tratta di come vengo percepito: nel calcio non esistono "proprietari", ma custodi di qualcosa che appartiene ai tifosi e alla città, come ho scritto nella mia dichiarazione pubblicata venerdì scorso sul giornale. Vorrei essere giudicato per aver fatto il possibile per riportare la Sampdoria dove le compete. Ma so perfettamente che quel riconoscimento andrà conquistato».
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