Moreno Mannini: “Siamo tutti con Attilio, per noi è un fratello” di Lorenzo Mangini Moreno Mannini: “Siamo tutti con Attilio, per noi è un fratello” “Ha saputo entrare nella testa dei giocatori, cambiare mentalità. Serviva aumentare l’autostima dei ragazzi” 14 Aprile 2026 alle 01:00 2 minuti di lettura Nella “bella stagione” blucerchiata, Moreno Mannini guardava le spalle ad Attilio Lombardo. Adesso sono cambiati i ruoli, ma non la sostanza. Con tutti i protagonisti di quell’epoca, forse irripetibile, è il primo tifoso dell’ex compagno, lo segue passo dopo passo come un fratello. Tre vittorie consecutive, ora la classifica fa meno paura. «La Sampdoria non era così scarsa, i ragazzi dovevano essere soltanto impiegati nelle giuste posizioni. Ha avuto modo di studiare tutti i componenti della rosa per tanti mesi e si è fatto trovare pronto». Ha smentito gli scettici? «Ha dimostrato che non serve un allenatore di lungo corso per fare risultato. Lombardo ha collaborato tanti anni con Roberto Mancini, conosce il calcio e come si devono gestire i rapporti all’interno di un gruppo». Qual è stato finora il suo merito maggiore? «Ha saputo entrare nella testa dei giocatori, cambiare mentalità. Certo anche il cambio tattico ha funzionato, ma, in certe situazioni, conta soprattutto l’aspetto mentale». È attento a stimolare l’amor proprio dei giocatori. «La componente psicologica è decisiva, serviva aumentare l’autostima dei ragazzi». Venerdì c’è il Monza. «Avrà vita dura, anche se rappresenta una delle squadre più forti del campionato. Immagino una Sampdoria diversa da quella vista con il Venezia. In casa sono arrivati tanti punti, ora serve anche una prestazione convincente. Sarà una gara interessante da vedere». Vincere aiuta a vincere? «È fondamentale, si lavora molto meglio in settimana con il sorriso sulle labbra. Quando capisci che stai uscendo da una situazione complicata, cresce la voglia di rivalsa e la partita di venerdì arriva al momento giusto. Somiglia a un crocevia per questo finale di campionato». Viene a Marassi? «No, ho già in programma di esserci per la partita del Primo maggio con il Sud Tirol, ma prima sarò a Cesena. Quest’anno ha visto la Sampdoria soprattutto fuori casa, Padova, Modena e adesso in Romagna. Sono stato fortunato, ho fatto sempre il viaggio di ritorno con il sorriso». Come in campo, Attilio non sta mai fermo in panchina. «Si è spostato solo di pochi metri. Boskov urlava sempre a quello più vicino e il classico Attiliooooo mi sembra di sentirlo ancora ora, non mancava mai nelle nostre partite, anche senza indicazioni specifiche». Dopo la gara Lombardo guarda sempre verso il cielo. «Saluta Gianluca, crede in queste cose e pensa che lo stia proteggendo. Era molto attaccato a Vialli e non dimentica di ricordarlo in ogni occasione». Era difficile immaginare che il primo della Sampdoria dello scudetto a sedersi sulla panchina, da tecnico, fosse Attilio. «È il sogno di tutti e sarebbe anche il mio se fossi un allenatore. Sono certo che succederà anche a Roberto Mancini, non aspetta altro che una Sampdoria all’altezza. Tutti quelli che hanno vestito il blucerchiato sono rimasti innamorati di questo ambiente». In panchina non è quindi da solo. «È come fossimo tutti seduti al suo fianco. Tramite la nostra chat, ci scriviamo prima e dopo la gara, lo incoraggiamo tanto e Attilio si sta meritando tutto. Ha raddrizzato una situazione non facile, eravamo preoccupati e lo seguivamo da fratelli, più che da ex compagni». Lombardo non sembra cambiato. Ha lo stesso spirito di allora. «È rimasto genuino, dice quello che pensa. Non prepara i discorsi, non è costruito. È spontaneo proprio come un ragazzo». Sul fronte della squadra in vista della gara col Monza, Due gruppi ancora a Bogliasco, Henderson continua la preparazione specifica per essere a disposizione venerdì. (Repubblica)