Anche a voi sembra che il pezzo qui sotto sia per lo meno indulgente, assolutorio e praticamente celebrativo?
(fonte: sito web di Primocanale)
Botte ai tifosi spagnoli e ronde anti-migranti, l'ultrà cenoano: "Ecco il perché..."
Ecco la spiegazione di un ultrà del Cenoa ad alcuni fatti di cronaca di cui si è parlato molto nelle ultime settimane a Genova
Un trentenne intercettato alla Madonna del Monte svela: "Sono due fatti scollegati, anche se il motivo è lo stesso. I tifosi arrivano da La Coruña e i giovani magrebini ci hanno provocato e mancato di rispetto, pretendendo di comandare in casa nostra..."
"I tifosi spagnoli del Deportivo ci hanno provocato e sfidato. Invece di rispettarci, come si fa quando si va in casa di altri, ci hanno detto 'siamo qui, se volete vi aspettiamo', sbattendoci in faccia la pezza del loro gruppo. Lo stesso fanno i ragazzini magrebini, che pretendono di comandare a casa nostra molestando le ragazze e scippando le vecchiette...".
Ecco la spiegazione di un ultrà del Cenoa ad alcuni fatti di cronaca di cui si è parlato molto nelle ultime settimane a Genova: l'aggressione da parte di una frangia di tifosi rossoblù agli ultrà spagnoli del Deportivo La Coruña nel centro storico, alla vigilia della partita per il trofeo Spagnolo dedicata al supporter cenoano ucciso anni fa davanti allo stadio, e l'aggressione da parte di ragazzi incappucciati ad alcuni minori magrebini.
Incontriamo il tifoso per caso sul piazzale del Santuario della Madonna del Monte, un bellissimo posto panoramico nel verde, isolato sulle alture di San Fruttuoso, a due passi da una comunità per minori magrebini finita nei giorni scorsi al centro delle cronache per una rissa sedata solo dall'arrivo delle pattuglie della polizia.
L'ultrà non ha ancora trent'anni ed è diplomato. Nella vita, racconta, fa l'imprenditore e vive a Castelletto, anche se in passato ha vissuto da queste parti, sulle colline di San Fruttuoso.
Il giovane, nonostante sveli il suo nome di battesimo, accetta ovviamente di parlare con la garanzia di rimanere anonimo: "Mi pare giusto spiegare i motivi di fatti di cronaca di cui si parla molto, che non sono dettati dalla violenza fine a se stessa ma da motivi che condivido". E premette: "Io non ho partecipato né agli scontri, né alle ronde contro i migranti, ma conosco alcuni che vi hanno preso parte".
Partiamo dall'aggressione ai tifosi del Deportivo La Coruña: quelle immagini di giovani incappucciati con le spranghe sono brutte...
"Sì, sono brutte, ma anche quello che hanno fatto quei tifosi è stato brutto. Sono venuti qui a provocarci, noi non potevamo permetterlo...".
Come vi hanno provocato?
"Quella sera, quando siamo andati a salutarli nel centro storico per chiedergli di presentarsi, ci hanno sfidato...".
Siete andati a presentarvi?
"Sì, la loro presenza nei vicoli non è passata inosservata e così alcuni di noi, con un capo della gradinata, sono andati nella zona di piazza delle Erbe per chiedere un po' di rispetto, come si fa in questi casi quando si va in casa di altri. Loro invece ci hanno quasi sbeffeggiato, mostrando la loro pezza (lo stemma del loro club, ndr) e dicendoci 'noi siamo qui e non abbiamo paura'. Una sfida che non poteva essere lasciata cadere".
Il vostro saluto è un modo per controllare il territorio?
"Nessun controllo del territorio, è educazione".
Chi era il vostro capo che ha parlato agli spagnoli?
"Su questo non dico niente".
Ma esiste un capo riconosciuto degli ultrà del cenoa dopo la morte dello storico leader della Nord, Massimo Leopizzi?
"Esistono più giovani che coordinano le attività della tifoseria, ma trovarne uno con una personalità come quella di Leopizzi non è facile, Massi era forte".
Come è stata preparata l'aggressione agli ultrà spagnoli?
"Niente di particolare, dopo l'affronto sono bastati alcuni messaggi sul telefonino per radunare in pochi minuti un gruppo di noi".
Le spranghe dove le avete prese?
"Non lo so, io non c'ero".
Dalle immagini si vede che quando un tifoso spagnolo cade viene accerchiato da ragazzi con delle spranghe, che però non lo picchiano ma lo lasciano andare...
"Nella nostra mentalità ci sono delle regole da rispettare: non si colpisce un rivale quando è a terra e isolato dagli altri".
Ma è stato brutto che siano accadute queste cose proprio nel giorno della partita per ricordare Spagnolo dedicata alla non violenza.
"Dispiace che succedano queste cose, ma hanno sbagliato loro proprio perché erano stati invitati per la partita in memoria di un tifoso come Spagnolo".
Cambiamo argomento: io sono alla Madonna del Monte perché qui c'è stata una rissa che ha coinvolto gli ospiti di una struttura che ospita minori non accompagnati, ne sai qualcosa?
"Ho letto, ma se ti riferisci alle ronde c'è una spiegazione".
Non mi riferisco alle ronde, avvenute mesi fa, ma a una rissa più recente.
"No, non so niente della rissa, ma qui è impossibile garantire l'ordine pubblico perché prima che arrivino i poliziotti ci vuole del tempo".
Delle ronde invece cosa sai?
"Che quello che è accaduto è per colpa dei minori di questa comunità. Tutti abbiamo avuto quindici o sedici anni, ma non facevamo queste cose...".
Che cose?
"Posso dirti che le ronde nascono perché i giovani si sono rotti il ca... di vedere 'sti pivelli fare i prepotenti: le risse in piazza Martinez all'uscita dei bambini dalle scuole alle quattro del pomeriggio, importunano le ragazzine, fanno gli scippi alle vecchie, tutte 'ste cose...".
Ma la maggior parte di sti ragazzini sono tranquilli, così rischiate di prendervela con le persone sbagliate?
"La maggior parte di loro sono prepotenti".
Ma le ronde le fanno i ragazzi di destra?
"Di base sono gente di destra, ma c'è di tutto. Parlare con loro? Difficile. Ma io li conosco e posso dirti che quelli che fanno le ronde sono ragazzi normali. Certo, mica sono degli intellettuali, ma ragazzi regolari che non abitano solo qui, sulle alture di San Fruttuoso, ma anche a Marassi, a Castelletto. È gente che si è rotta il ca... dei prepotenti. Ma il problema è alla base, è sociale: questi stanno qua, non fanno niente tutto il giorno e alla fine cosa vuoi che diventino, dei criminali. Che sbocchi lavorativi possono avere?".
Tu sei di destra?
"No, io non sono né di destra né di sinistra, sono per la pace e l'amore. So chi sono quelli che fanno le ronde, ma con loro non ho mai parlato. Ma ti giuro, la mia matrigna è straniera, io amo tutti e per tutti ho il massimo rispetto, però loro hanno un modo di ragionare che infastidisce".
Loro chi?
"I marocchini, gli arabi. Hanno un modo di ragionare completamente incompatibile con il nostro. Io tutti quelli che ho conosciuto, forse ho conosciuto quelli sbagliati, ma non mi ci trovo, ti guardano dall'alto in basso, si credono più furbi di te".
Ma sono molto giovani, quindicenni, sedicenni...
"Sono giovani, ma ci vuole anche un po' di rispetto. Se fanno così nel loro Paese, li buttano in galera".
A questo punto al tifoso squilla il telefono, lui risponde e dice all'interlocutore di raggiungerlo sul piazzale della Madonna del Monte.
Io capisco che la chiacchierata è al termine e gli faccio un'ultima domanda: ma perché hai accettato di parlare?
"Perché mi piace il lavoro del giornalista, credo che il vostro lavoro, se fatto bene, sia interessante. Però adesso viene qui un amico: siccome tu mi pari una brava persona, non gli dire che sei un giornalista, o vai via. Lui ragiona in modo diverso, lui non ama i giornalisti".
Inutile chiedere il numero di telefono, l'ultrà mi congeda sbrigativamente dicendo: "Io so il tuo nome, vediamo cosa scrivi e poi semmai ti contatto via social".
Da
MarcoS, · Inviato