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Mi permetterà il buon Rantegusu


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La storia siamo noi. 

Siamo noi questo piatto di grano.

Copio e incollo opera del nostro esimio poeta scrittore bevitore. E mando abbraccio. 

 

 

 

 

I tifosi popolari non si sanno vestire
e a volte non sanno quasi parlare,
dicono frasi scontate che nessuno ha più voglia di ascoltare
nelle quali ogni dieci parole, l'aggettivo “grande”, compare:
il nostro grande mediano,
il nostro grande portiere,
il nostro grande capitano,
ma chissà se del loro affetto ci si può fidare.
E poi si danno cariche rutilanti e fantasiose,
presidente, segretario, tesoriere,
ma la realtà è che, se chiudessero il club,
loro non saprebbero dove andare.
Fanno cene coi piatti di plastica
e le bottiglie di Fanta e Coca Cola,
se non ci fossero i bottiglioni di Dolcetto del discount
sembrerebbero le feste dei bambini. 
In fondo sono proprio ragazzini. 
Altro che vera Fede! Hanno bisogno di vedere e toccare,
farsi fotografare con il loro Campione al quale consegnano targhe da quattro lire.
Gli ultimi capaci di pensare di poter pagare, 
coi soldi del Monopoli, i Professionisti dell'Amore.
E poi subito dopo non si sanno trattenere, 
nel ventre dello stadio non si san trattenere,
basta un passaggio sbagliato, basta un rigore parato,
che sono pronti a fischiare.
Aveva ragione Paolo che dopo la vittoria in Coppa disse ai giocatori: 
“Questa è vostra e delle vostre famiglie, perché sappiate che lì fuori,
alla prima sconfitta, saranno pronti a sbranare”.
E so io come andrebbero trattati, 
come i tabagisti e gli automobilisti scatenati
ai quali metterei la Super a cinque euro al litro e le Marlboro a 25 il pacchetto,
per far perdere il vizio a questi, li terrei a stecchetto 
e li caricherei come somari,
con bastonate di balzelli e divieti li farei trottare.
Perché son già lì pronti a “tradire”,
a dare ascolto al primo gazzettiere,
per un giocatore ceduto, per un un acquisto mancato, 
per una foto in primo piano o per un'inquadratura, stanno a sgomitare,
questa gente che di luce riflessa continua a campare.

... ma ...

Ma le istantanee virano al marrone, l'ossido “impolvera” il più lucido ottone, 
la Storia brilla solo per il Campione e non per le oscure persone, 
splende di generali, colonnelli e condottieri,
ma non di truppe costrette al muto dovere.
Guardo le foto del passato, dove il fuoco dell'obiettivo cristallizza l'azione,
rifulge la grinta del difensore, la perizia del centravanti, il coraggio del portiere,
ma io mi soffermo sui visi sullo sfondo, sgranati dalla stampa, sfocati dalla lontananza.
Penso al lavoro delle maestranze egizie nell'innalzare tombe al faraone, 
alle corvée  dei contadini che costruirono i castelli che presero il nome dei re e degli imperatori.
Guardo le foto  e l'umile prato senza fiori 
di quei volti sullo sfondo, perplessi, muti, euforici o disperati,
e penso che sono quegli occhi spalancati 
della nostra umanità banale senza Storia
a regalare agli Eroi tutta la loro Gloria.

 

 

 

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Edited by Galway
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