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Atroce dilemma


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Comunque, anche Tonelli nell'ultima intervista lo definisce "non calcio", e io credo sia per una questione di abitudine e basta. Il calcio a questi livelli senza tifosi, è chiaramente sempre calcio, ma di sicuro è strano, perché siamo abituati in altro modo.

Io la penso come @cillo2461, quando dice che nel calcio alla fine vince il più forte o chi è più in forma, ma credo che questa sia influenzata dall'ambiente allo stadio.
Quando giocavo (prima a 11, adesso a 7) il "bravo" gridato dal mister, dal compagno o da qualcuno sugli spalti mi ha sempre dato una carica incredibile, che mi spingeva a far meglio, mi dava fiducia. Mi sono sempre venuti i brividi a pensare a cosa avrebbe potuto darmi un "oooooh" dello stadio che si alza ogni bella giocata di un nostro giocatore. Allo stesso tempo mi son messo spesso nei panni di Regini, cosa mai avrebbe potuto combinare di buono con tutti quei fischi? Sentivo il fastidio sulla pelle.

Quindi non credo che i tifosi siano determinanti, ma direi che sono uno dei fattori di cui sopra, che può aiutarti o meno. Qui da noi credo che la maggior parte delle volte sia d'aiuto

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Quello che descrivi, quello che fa dire a Tonelli che questo non è calcio é l'effetto pubblico, lo stesso che prova un artista di fronte ad un teatro vuoto: il pubblico è necessario ma non determinante, tant'è  vero che quando si gira un film o si registra una serie tv pubblico che applaude o rumoreggia  non ce n'è

 

Ps: ieri sera la Sampdoria sembrava giocasse in casa

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La realta' oggettiva e' che puo' esistere il calcio senza tifosi di calcio ma non il contrario. Lo dimostrano le migliaia di partite che si giocano senza pubblico nei campi e campetti di Italia e in ogni angolo del mondo. La tifoseria e' una componente molto importante e talvolta molto bella ma non imprescindibile. Ci sono tanti motivi per ritenere discutibile questo finale di campionato atipico ma l'assenza di tifo sugli spalti per me non e' uno di questi considerata anche la forza maggiore.  Detto cio' spero si torni in fretta al "passato" e che questa forzata astinenza abbia fatto tornare un po' di voglia ai tanti tifosi italiani che ultimamente stanno un po' trascurando gli stadi

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14 ore fa, Marlin dice:

La realta' oggettiva e' che puo' esistere il calcio senza tifosi di calcio ma non il contrario. Lo dimostrano le migliaia di partite che si giocano senza pubblico nei campi e campetti di Italia e in ogni angolo del mondo. La tifoseria e' una componente molto importante e talvolta molto bella ma non imprescindibile. Ci sono tanti motivi per ritenere discutibile questo finale di campionato atipico ma l'assenza di tifo sugli spalti per me non e' uno di questi considerata anche la forza maggiore.  Detto cio' spero si torni in fretta al "passato" e che questa forzata astinenza abbia fatto tornare un po' di voglia ai tanti tifosi italiani che ultimamente stanno un po' trascurando gli stadi

il calo di tifosi allo stadio ha una sola origine ed è , ahimè , in capo all essere dei televisonari 😄 

 

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Sul di chi è la colpa del calo, pongo  queste domande apparentemente a cazzo col problema calcio 

La prostituzione è colpa

1 delle donne che alla fin fine son tutte troie

2 della fica che tira più di un carro di buoi

3 degli uomini stanchi di farsi delle seghe

4 di quelle che non la danno

5 perché pagando una volta poi non hai problemi per tutta la vita

6 viene prima l'uovo o la gallina?

 

e cosi via .....meditateci su e poi trovate analogie col calcio e le tv

Edited by Erreci
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  • 2 months later...

Ciao Alfredo,

credo dipenda dal fatto che non tutti siamo uguali. Può sembrare strano ma c'è chi si appassiona alla tattica in maniera totale.

In questo momento particolare, con questa pandemia che sta cambiando abitudini e comportamenti in ogni campo, ci si interrogava su quanto possa influire la mancanza di pubblico negli stadi. Sia dal punto di vista dei risultati che da quello del business legato al calcio.

E poi gli anni passano, si cambia....

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6 minuti fa, alfredo dice:

Certo ma non si rinnega quello che si era o quello che si voleva essere.

Qui c'è gente di 20 anni che fa discorsi da 70enni. Vedi gianluca Viola. comunque uno fa quello che cazzo gli pare. 

Mi sta mancando andare allo stadio? Non più di tanto ma se ci vado canto e sono coinvolto dalla partita. 

Ricordo pivelli sotto di me che invece di cantare se lo menavano e facevano finte risse. Erano quelli che ambivano a diventare qualcuno in gradianata.

Un abbraccio a tutti. Se aprono gli stadi nel 2050, sapete dove trovarmi.

Evviva ferrero che in fondo non è così male. 

Cambiare non significa rinnegare ciò che si era.

E penso che lo stadio manchi a tutti qui sopra, non vedo come questo possa impedire di interrogarci su come quello che sta accadendo influisca sulla nostra passione.

Ferrero è quello che abbiamo....

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A me lo stadio non manca e di anni di stadio quest'anno ne farei 52 anni veri, fatti da adolescente e non da bambino con le braghe corte che manco sa dive cazzo è se non quanto sia bello stare con papà.  Anzi ad essere più preciso non mi manca la gradinata perché non non mi mancano le espressioni e gli atteggiamenti da duri, non mi mancano quelli che sbandierano mentre il Doria sta battendo un corner sotto la Sud, non mi mancano le provocazioni, non mi manca il fumo di sigarette spiritose, non mi mancano quelli ubriachi già prima, durante e dopo, non mi manca l'impossibilità di esprimere un pensiero compiuto o di fare un discorso semiserio senza essere interrotto o che qualcuno ti parli sopra buttando tutto in vacca (e chi mi conosce sa bene che tutto sono tranne un serio pedante e menoso). Non mi manca di sentire insultare o denigrare i giocatori del Doria e vi assicuro che in gradinata è più frequente che nei distinti  vicino a me. E  gli amici? Bé quelli di sempre non rientrano tra quelli che frequentano lo stadio e quei pochi pochissimi conosciuti per fede calcistica li vedo o li sento anche senza andare allo stadio e cmq li considero tali anche se non li vedo mai o quasi mai.

Mi piacciono i film ma li posso vedere anche in tv, mi piace la musica classica e pure quella buona, ma posso ascoltarla anche con lo stereo, mi piace da impazzire il rugby ma tranne rare volte son costretto a vederlo in tv,  mi piace il calcio  e lo stadio ne è la giusta cornice. Sono innamorato della Sampdoria ma se debbo scegliere tra Lei  e lo stadio non ho difficoltà a scegliere Lei  perché sono un tifoso del Doria non dello stadio e perché a me piace veder giocare a calcio.

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17 ore fa, Erreci dice:

A me lo stadio non manca e di anni di stadio quest'anno ne farei 52 anni veri, fatti da adolescente e non da bambino con le braghe corte che manco sa dive cazzo è se non quanto sia bello stare con papà.  Anzi ad essere più preciso non mi manca la gradinata perché non non mi mancano le espressioni e gli atteggiamenti da duri, non mi mancano quelli che sbandierano mentre il Doria sta battendo un corner sotto la Sud, non mi mancano le provocazioni, non mi manca il fumo di sigarette spiritose, non mi mancano quelli ubriachi già prima, durante e dopo, non mi manca l'impossibilità di esprimere un pensiero compiuto o di fare un discorso semiserio senza essere interrotto o che qualcuno ti parli sopra buttando tutto in vacca (e chi mi conosce sa bene che tutto sono tranne un serio pedante e menoso). Non mi manca di sentire insultare o denigrare i giocatori del Doria e vi assicuro che in gradinata è più frequente che nei distinti  vicino a me. E  gli amici? Bé quelli di sempre non rientrano tra quelli che frequentano lo stadio e quei pochi pochissimi conosciuti per fede calcistica li vedo o li sento anche senza andare allo stadio e cmq li considero tali anche se non li vedo mai o quasi mai.

Mi piacciono i film ma li posso vedere anche in tv, mi piace la musica classica e pure quella buona, ma posso ascoltarla anche con lo stereo, mi piace da impazzire il rugby ma tranne rare volte son costretto a vederlo in tv,  mi piace il calcio  e lo stadio ne è la giusta cornice. Sono innamorato della Sampdoria ma se debbo scegliere tra Lei  e lo stadio non ho difficoltà a scegliere Lei  perché sono un tifoso del Doria non dello stadio e perché a me piace veder giocare a calcio.

Però quando sei allo stadio sei il regista di te stesso, nel senso che sei libero di guardare quello che vuoi della partita o del contorno, alla tv sei costretto a guardare quello che vuole la regia.

poi te ne può fregare o meno, ma per qualcuno può essere una limitazione.

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3 minuti fa, Robi dice:

Però quando sei allo stadio sei il regista di te stesso, nel senso che sei libero di guardare quello che vuoi della partita o del contorno, alla tv sei costretto a guardare quello che vuole la regia.

poi te ne può fregare o meno, ma per qualcuno può essere una limitazione.

è ovvio che io parlo per me

cmq so bene che allo stadio c'è chi guarda il telefonino,chi la fica due file sopra di lui, chi si gira una canna e chi addirittura dà le spalle al campo, ma ripeto a me piace vedere giocare al calcio e sono un tifoso della Sampdoria, non tifo per lo stadio, ne per le bandiere, ne per le canne . Per la fica si, per quella ho sempre avuto una gran passione

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42 minuti fa, Erreci dice:

è ovvio che io parlo per me

cmq so bene che allo stadio c'è chi guarda il telefonino,chi la fica due file sopra di lui, chi si gira una canna e chi addirittura dà le spalle al campo, ma ripeto a me piace vedere giocare al calcio e sono un tifoso della Sampdoria, non tifo per lo stadio, ne per le bandiere, ne per le canne . Per la fica si, per quella ho sempre avuto una gran passione

non hai capito quello che intendevo, se uno vuole seguire i movimenti della difesa in possesso palla o non possesso palla, se uno vuole seguire i movimenti di un determinato giocatore, con le inquadrature televisive può essere limitato.  il sottoscritto preferisce lo stadio alla televisione e in mancanza dello stadio al limite la radio, anche se la botta secca del risultato a partita finita senza sapere nulla non ha prezzo.

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Avevo capito benissimo ho solo aggiunto altri punti che suscitano interesse allo stadio

 

 e ripeto che parlo per me, mica voglio obbligare tutti a non andare più allo stadio e ripeto pure che il pubblico è la cornice ideale per una partita di calcio così come per qualsiasi evento sportivo e non. Bada bene che ho scritto pubblico, non ultras o tifoseria organizzata 

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1 ora fa, Erreci dice:

Avevo capito benissimo ho solo aggiunto altri punti che suscitano interesse allo stadio

 

 e ripeto che parlo per me, mica voglio obbligare tutti a non andare più allo stadio e ripeto pure che il pubblico è la cornice ideale per una partita di calcio così come per qualsiasi evento sportivo e non. Bada bene che ho scritto pubblico, non ultras o tifoseria organizzata 

il pubblico è un insieme di persone che comprende tutti i tipi di tifosi e non tifosi persino quelli della squadra avversaria.

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A me lo stadio manca molto soprattutto per gli scienziati con cui condivido i gradoni.

E la Sampdoria vista allo stadio per me è più bella. 

20 ore fa, Erreci dice:

Anzi ad essere più preciso non mi manca la gradinata perché non non mi mancano le espressioni e gli atteggiamenti da duri, non mi mancano quelli che sbandierano mentre il Doria sta battendo un corner sotto la Sud, non mi mancano le provocazioni, non mi manca il fumo di sigarette spiritose, non mi mancano quelli ubriachi già prima, durante e dopo, non mi manca l'impossibilità di esprimere un pensiero compiuto o di fare un discorso semiserio senza essere interrotto o che qualcuno ti parli sopra buttando tutto in vacca (e chi mi conosce sa bene che tutto sono tranne un serio pedante e menoso). Non mi manca di sentire insultare o denigrare i giocatori del Doria

Ecco, tutto questo non mi manca...

 

 

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Adoro andare alle stadio dove ho trascorso alcune delle giornate piu' belle della mia vita e mi manca molto visto che sono impossibilitato quasi sempre ad andarci vivendo all'estero. Allo stadio sento meno l'ansia terribile che ho davanti alla tv e che spesso me la fa "conigliare". 

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39 minuti fa, Marlin dice:

Adoro andare alle stadio dove ho trascorso alcune delle giornate piu' belle della mia vita e mi manca molto visto che sono impossibilitato quasi sempre ad andarci vivendo all'estero. Allo stadio sento meno l'ansia terribile che ho davanti alla tv e che spesso me la fa "conigliare". 

Belin....per me..uguale, uguale! 

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A me lo stadio manca, manca eccome, anche se lo stadio da qualche anno a questa parte trova sempre il modo di darmi un piccolo schiaffetto, una nota amara in mezzo a tutto ciò che ho sempre amato, in qualsiasi modo mi si sia proposto (o nel quale io abbia deciso di viverlo).

Uno dei miei primi ricordi allo stadio è Carparelli che segna sotto la nord, si toglie la maglia e ha il "divieto di marinaio". Ero piccolissimo, in torretta seduto su di una gamba di mio padre.
Negli anni a seguire mi ricordo di essere stato via via più informato riguardo a ciò che concerneva la Sampdoria: chi erano i giocatori, che numero avevano scelto, come voleva giocare il Mister (abbastanza facile con Novellino). Sempre stata una cosa di famiglia, con mamma papà nonna e fratello nel giro di qualche seggiolino. Mi ricordo le attese prima della partita quando entravo con papà, i viaggi in autobus prima e dopo la partita con mio fratello, il kebab quando giocavamo di sera e dovevamo aspettare il bus che ci riportasse a casa dopo, le liti (liti! ero un bambino 
😂) con chi mugugnava contro Garrone.

Ricordo che da piccolo non ero accesissimo durante i cori, mi piacevano e li cantavo, ma come fossero una canzoncina, più che come un qualcosa che potesse aiutare la squadra, tanto che credo mio padre pensasse che il tutto non mi interessasse un granché. Io gioco a calcio da quando ho 5 anni, mai stato forte, ma ho sempre amato giocare a pallone, l’agonismo, la competizione, essere concentrati tanto da dimenticare qualsiasi altra cosa della vita per quei 90 o 50 minuti. Nel mio amore per questo sport c’è sempre stata una certa ammirazione per i gesti tecnici, più avanti anche per la tattica, ma da piccolo non sapevo niente di tattica. Guardavo cosa facevano i giocatori quando avevano la palla. Ho un ricordo nitidissimo di Possanzini, che prendeva palla a centrocampo, arrivava sulla trequarti/limite dell’area come una furia per poi essere spesso inconcludente o impreciso. Mi piaceva da impazzire Mirko Conte perché mi sembrava un cagnaccio senza alcuna tecnica che compensava con cuore e caparbietà (poi magari con gli occhi di adesso vedrei un signor difensore, ma non è che faceva lanci millimetrici, faceva le scivolate e io in campo ero come lui). Poi è arrivato Volpi e, dopo una prima sbandata per Gasbarroni a segno la prima di serie A, l’ho eletto ad idolo assoluto, il tiro da fuori mi ha sempre impressionato più di ogni altra cosa. Credo di aver urlato quando mi è stata regalata la sua maglia (insieme a quella di Bazzani per mio fratello).

L'unica cosa che mi faceva spostare l'attenzione dal campo era la coreografia, mi faceva sentire parte di qualcosa di immenso, mi dava responsabilità, mai e poi mai avrei (ho) sbagliato un passaggio in una coreografia, non me lo sarei mai perdonato: quelli davanti vedono che sbagli, ti sbeffeggiano, figuriamoci se sbaglio, dobbiamo vincere.

Poi c'è stato il derby di MaggioRubihnoMaggioec'èilgollaSampdoriapassaproprioluiincredibile e il boato di quel gol mi ha travolto, sia fisicamente sia mentalmente. Da li ho cominciato a guardare anche altro, se prima mi interessava solo la coreografia, adesso guardavo ai gruppi organizzati entrare tutti insieme come a qualcosa di grande, per il quale dovevi avere qualcosa in più, non solo non sbagliare nell'esecuzione della coreografia, ma addirittura non sbagliare nell'organizzarla, roba da vertigini. Nel frattempo la mia conoscenza per i giocatori aveva fatto un salto in avanti, conoscendo tutto, ma proprio tutto, fino al modello di scarpa utilizzata (marca e modello). Ricordo che ero in apprensione seria durante il calciomercato, ho praticamente pianto quando Cassano ha svuotato l'armadietto per andare alla Fiorentina, ero in cucina con mio fratello e con mia madre incredula nel vedere due bambini (mica troppo, 16 e 14 anni) con gli occhi lucidi mentre Sportmediaset stava raccontando la vicenda. Vi lascio immaginare quando poi Garrone (❤️) ha stoppato l'affare.

Ricordo le lacrime a Roma a Maggio 2009, il fiume in faccia a Maggio 2010, gli occhi di mio papà al 2 a 1 di Pazzini col Werder.

Poi tutto questo trasporto è stato fagocitato da quell'interesse dapprima marginale per il tifo organizzato. Prima della partita veniva il club, le bandiere, il bar, l'esserci perché sennò guai. Io non so perché, ma ho cominciato ad emozionarmi sempre meno per la Samp e sempre di più per il contorno. Zero lacrime a Maggio 2011, sensazione di ebrezza che non era solo sensazione a Giugno 2012. Guardavo ad altro, ma, aspettate, non lo considero una cosa negativa. Sono stati anni stupendi, in cui ho amato lo stadio e la Sampdoria come sempre, ma in maniera diversa. Il tifo era sempre più fine a se stesso, alla propria glorificazione e differenziazione rispetto alle altre realtà più che per amore verso la Samp, la trasferta come rito più che come viaggio per raggiungere lo stadio, la partita più un pretesto per stare una giornata con persone con interessi simili ai miei, tra cui ho trovato Amici che sento tali tutt'ora, amici che mi hanno deluso e altri meno amici a cui comunque ho voluto bene (e gliene voglio tutt'ora, in fin dei conti). Le restrizioni all’interno dello stadio, affrontate col piglio del muro contro muro, hanno contribuito a tutto questo processo: le coreografie che amavo non c’erano più, gli striscioni non c’erano più, i tamburi non c’erano più, c’era solo la voce e il battimani, sempre più veloce e sempre meno seguito, ne facevo un dramma personale. Credo che quegli anni siano stati a livello caratteriale molto più che formativi, mi sono scontrato con limiti e ho scoperto pregi ma, alla fin fine, avevo perso un po’ l'interesse alla Sampdoria in se, e lo capivo grazie ad una cosa: non ricordavo più a memoria i risultati, i derby, le esultanze. "Oooh ma te lo ricordi il derby quando ha segnato Poli?" "Poli? Cazzo dici?" "Minchia to, guarda"
Ricordo benissimo come giocava Padalino, ha fatto un super esordio con l'Inter e giocava con le Mizuno bianche.
Ricordo un po’ meno come giocava Castellini (Paolo), anche se so che aveva le Nike Mercurial rosa/arancione.

Nonostante conservi alcuni dei ricordi più dolci della mia vita su dei divani impolverati, ogni tanto mi chiedo, ma se avessi continuato ad essere uno che si limitava a svolgere il compitino durante la coreografia, me le ricorderei le scarpe di Torreira?

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3 ore fa, Gianla dice:

A me lo stadio manca, manca eccome, anche se lo stadio da qualche anno a questa parte trova sempre il modo di darmi un piccolo schiaffetto, una nota amara in mezzo a tutto ciò che ho sempre amato, in qualsiasi modo mi si sia proposto (o nel quale io abbia deciso di viverlo).

Uno dei miei primi ricordi allo stadio è Carparelli che segna sotto la nord, si toglie la maglia e ha il "divieto di marinaio". Ero piccolissimo, in torretta seduto su di una gamba di mio padre.
Negli anni a seguire mi ricordo di essere stato via via più informato riguardo a ciò che concerneva la Sampdoria: chi erano i giocatori, che numero avevano scelto, come voleva giocare il Mister (abbastanza facile con Novellino). Sempre stata una cosa di famiglia, con mamma papà nonna e fratello nel giro di qualche seggiolino. Mi ricordo le attese prima della partita quando entravo con papà, i viaggi in autobus prima e dopo la partita con mio fratello, il kebab quando giocavamo di sera e dovevamo aspettare il bus che ci riportasse a casa dopo, le liti (liti! ero un bambino 
😂) con chi mugugnava contro Garrone.

Ricordo che da piccolo non ero accesissimo durante i cori, mi piacevano e li cantavo, ma come fossero una canzoncina, più che come un qualcosa che potesse aiutare la squadra, tanto che credo mio padre pensasse che il tutto non mi interessasse un granché. Io gioco a calcio da quando ho 5 anni, mai stato forte, ma ho sempre amato giocare a pallone, l’agonismo, la competizione, essere concentrati tanto da dimenticare qualsiasi altra cosa della vita per quei 90 o 50 minuti. Nel mio amore per questo sport c’è sempre stata una certa ammirazione per i gesti tecnici, più avanti anche per la tattica, ma da piccolo non sapevo niente di tattica. Guardavo cosa facevano i giocatori quando avevano la palla. Ho un ricordo nitidissimo di Possanzini, che prendeva palla a centrocampo, arrivava sulla trequarti/limite dell’area come una furia per poi essere spesso inconcludente o impreciso. Mi piaceva da impazzire Mirko Conte perché mi sembrava un cagnaccio senza alcuna tecnica che compensava con cuore e caparbietà (poi magari con gli occhi di adesso vedrei un signor difensore, ma non è che faceva lanci millimetrici, faceva le scivolate e io in campo ero come lui). Poi è arrivato Volpi e, dopo una prima sbandata per Gasbarroni a segno la prima di serie A, l’ho eletto ad idolo assoluto, il tiro da fuori mi ha sempre impressionato più di ogni altra cosa. Credo di aver urlato quando mi è stata regalata la sua maglia (insieme a quella di Bazzani per mio fratello).

L'unica cosa che mi faceva spostare l'attenzione dal campo era la coreografia, mi faceva sentire parte di qualcosa di immenso, mi dava responsabilità, mai e poi mai avrei (ho) sbagliato un passaggio in una coreografia, non me lo sarei mai perdonato: quelli davanti vedono che sbagli, ti sbeffeggiano, figuriamoci se sbaglio, dobbiamo vincere.

Poi c'è stato il derby di MaggioRubihnoMaggioec'èilgollaSampdoriapassaproprioluiincredibile e il boato di quel gol mi ha travolto, sia fisicamente sia mentalmente. Da li ho cominciato a guardare anche altro, se prima mi interessava solo la coreografia, adesso guardavo ai gruppi organizzati entrare tutti insieme come a qualcosa di grande, per il quale dovevi avere qualcosa in più, non solo non sbagliare nell'esecuzione della coreografia, ma addirittura non sbagliare nell'organizzarla, roba da vertigini. Nel frattempo la mia conoscenza per i giocatori aveva fatto un salto in avanti, conoscendo tutto, ma proprio tutto, fino al modello di scarpa utilizzata (marca e modello). Ricordo che ero in apprensione seria durante il calciomercato, ho praticamente pianto quando Cassano ha svuotato l'armadietto per andare alla Fiorentina, ero in cucina con mio fratello e con mia madre incredula nel vedere due bambini (mica troppo, 16 e 14 anni) con gli occhi lucidi mentre Sportmediaset stava raccontando la vicenda. Vi lascio immaginare quando poi Garrone (❤️) ha stoppato l'affare.

Ricordo le lacrime a Roma a Maggio 2009, il fiume in faccia a Maggio 2010, gli occhi di mio papà al 2 a 1 di Pazzini col Werder.

Poi tutto questo trasporto è stato fagocitato da quell'interesse dapprima marginale per il tifo organizzato. Prima della partita veniva il club, le bandiere, il bar, l'esserci perché sennò guai. Io non so perché, ma ho cominciato ad emozionarmi sempre meno per la Samp e sempre di più per il contorno. Zero lacrime a Maggio 2011, sensazione di ebrezza che non era solo sensazione a Giugno 2012. Guardavo ad altro, ma, aspettate, non lo considero una cosa negativa. Sono stati anni stupendi, in cui ho amato lo stadio e la Sampdoria come sempre, ma in maniera diversa. Il tifo era sempre più fine a se stesso, alla propria glorificazione e differenziazione rispetto alle altre realtà più che per amore verso la Samp, la trasferta come rito più che come viaggio per raggiungere lo stadio, la partita più un pretesto per stare una giornata con persone con interessi simili ai miei, tra cui ho trovato Amici che sento tali tutt'ora, amici che mi hanno deluso e altri meno amici a cui comunque ho voluto bene (e gliene voglio tutt'ora, in fin dei conti). Le restrizioni all’interno dello stadio, affrontate col piglio del muro contro muro, hanno contribuito a tutto questo processo: le coreografie che amavo non c’erano più, gli striscioni non c’erano più, i tamburi non c’erano più, c’era solo la voce e il battimani, sempre più veloce e sempre meno seguito, ne facevo un dramma personale. Credo che quegli anni siano stati a livello caratteriale molto più che formativi, mi sono scontrato con limiti e ho scoperto pregi ma, alla fin fine, avevo perso un po’ l'interesse alla Sampdoria in se, e lo capivo grazie ad una cosa: non ricordavo più a memoria i risultati, i derby, le esultanze. "Oooh ma te lo ricordi il derby quando ha segnato Poli?" "Poli? Cazzo dici?" "Minchia to, guarda"
Ricordo benissimo come giocava Padalino, ha fatto un super esordio con l'Inter e giocava con le Mizuno bianche.
Ricordo un po’ meno come giocava Castellini (Paolo), anche se so che aveva le Nike Mercurial rosa/arancione.

Nonostante conservi alcuni dei ricordi più dolci della mia vita su dei divani impolverati, ogni tanto mi chiedo, ma se avessi continuato ad essere uno che si limitava a svolgere il compitino durante la coreografia, me le ricorderei le scarpe di Torreira?

Belin ma basta con 'sti post da 70enni ...😔

 

(Labbro: questo è il mio settimo post in questa discussione e, come gli utenti potranno ben constatare l'unico visibile - chissà fino a quando. Labbro attento, fischia ancora il vento)

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