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Bambulè Bambin Gesù


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"La mia mamma è fatta a scale. È grigia e colorata. Ha fra i capelli gli stessi riflessi dell'alba sul mare ed ha il sorriso di chi rimane per sempre ragazza"


Io ero il Gesù Bambino della Sud, figlio di Giuseppe il Legnatore e di Maria Incasinata.
Mio padre mi lasciava sui banconi dei bar di via del Piano per correre a fare a botte e mia madre mi portava in Gradinata den...tro una sacca peruviana.

Mi chiamavano Gesù Bambino perché avevo gli occhi celesti ed i riccioli biondi. Non ebbi Cometa sopra la mia testa ma una Stella Variabile di cartelloni pubblicitari della Ghio, Pratolongo, ITT, Morini, Lodge ... e pastorelli in fila, lungo un verde campo, i cui nomi cadenzavano una dolce litania: Chiarugi, Chiorri, Ferroni, Bresciani,
Arnuzzo, Lippi, Paolini, Mariani,
Garella, Orlandi, Lombardi, Tuttino,
Saltutti, Re, Romei, D'Agostino,
Roselli, Rossi, Savoldi, Talami.

Mi hanno cullato decine di appuntati dei carabinieri, mentre Giuseppe e Maria, come al censimento di Cesare Augusto, snocciolavano i loro dati in caserma per questioni di politica, di stadio, di “roba”, prima che arrivasse nonna Anna e mi portasse finalmente a casa.

Giuseppe e Maria non avevano un asinello ma una Dyane4 e i jeans sfrangiati, Maria un camicione a fiori, un disco di Claudio Lolli ed una collanina indiana. Giuseppe il Legnatore e Maria Incasinata correvano troppo veloci nella vita, così finirono per trovarsi più avanti dei loro sogni, forse per questo non li hanno mai acchiappati.

Si erano conosciuti sul parapetto delle biglietterie, sull'argine del fiume “Giordano”, secco o tumultuoso come le loro esistenze, e poco mancò che Maria non mi mettesse al mondo in Gradinata.
Ma la ninna nanna me la cantava proprio lì e, in mezzo a quel frastuono, io mi addormentavo: “Free joint Bambulè blucerchiati olè...”
E ancora adesso, quando chiudo gli occhi, risento quella “cadenza” e ritornano vive quelle immagini ed il ricordo di quel grigio e di quei colori, di quel “lenzuolo” blucerchiato che ci copriva tutti per poi sparire lentamente, lasciando spazio al Cielo ed al sorriso di una ragazza dai capelli lunghi, china sopra il mio viso.

Avevo poco più di quattro anni quando Maria fu assunta in cielo da un letto di ospedale, rapita da una malattia che in quegli anni non aveva nome e che, in quelli che vennero, ebbe un nome che faceva tutti rabbrividire. Giuseppe se ne andò via, invece, con una Beck's in mano, indossando il suo bomber per inseguire tutte le Marie successive ed i Bambin Gesù che mise al mondo.

Tanto tempo fa, avevo già sedici anni, una sera, venne a cena, a casa della nonna, un loro vecchio amico che non smise un attimo di raccontare, raccontare e raccontare.
Volle vedere la mia camera e lì incominciò ad osservare tutti i ripiani della libreria, io sapevo cosa cercava, poi mi disse “Non c'è una fotografia di tua madre?” Ed io gli mostrai la foto della Sud che stava a capo letto, una Sud con tanti Giuseppe e Maria che tendevano le sciarpe sopra la testa.
Lui rimase a guardare a lungo, e poi forse comprese quello che volevo dire:

"La mia mamma è fatta a scale. È grigia e colorata. Ha fra i capelli gli stessi riflessi dell'alba sul mare ed ha il sorriso di chi rimane per sempre ragazza"
 
 

bambulè.jpg

 

Ndr: vecchio racconto natalizio di Rantegusu, che mi fa piacere riproporre, anche per fare gli auguri di buone feste a voi tutti

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