11marassi

A figgia do diao (Rantegusu)

15 risposte in questa discussione

Vieni amico mio, affamato di storie blucerchiate, lasciamo che le mogli e i figli, tediati dalle nostre esegesi su Giancarlo Morelli e dalla centesima rievocazione della rovesciata di Maraschi che ci fruttò quel pareggio nel derby, vadano avanti su questo lungomare inondato dalla luce lunare. Lasciamole libere! Che discutano pure di scuola, figli, borsette e, dal momento che sono più intelligenti e concrete di noi, eterni fanciulli, della nuova legge finanziaria o della posizione della Lega Nord nei futuri assetti politici. Lasciamoci precedere, fingiamo di continuare a discutere di Salvi e Cristin ed invece consentiamo ai cicchetti di Brancamenta di fare il loro effetto e... finalmente parliamo di DONNE.
Tu hai un paio d'anni meno di me, ma ricorderai certamente come vivevamo noi ragazzi nel 1974
, alla soglia dei ventanni vi era chi, come me, studiava ancora, anche se io mi ero iscritto con poca voglia all'università soltanto per rinviare la partenza per il servizio militare, ma, a dispetto della nuova era della rivoluzione
 sessuale che si diceva che noi vivessimo, di ragazze e di sesso, però, tutti quanti noi, fossimo studenti, disoccupati o lavoratori, ne vivevamo davvero poco o nulla.
Le ragazze
 esistevano, lo sapevamo, le vedevamo andare in giro di giorno, da sole o in gruppo, ma come scendeva il buio esse sparivano. Come certi fiumi carsici della Venezia Giulia calavano nelle profondità della Terra, lasciando noi ragazzi, nel Paradiso Terrestre della nostra gioventù, come tanti Adamo senza la loro Eva. E il desiderio della Mela dell'Albero della Conoscenza si faceva allora smisurato!
Così il sabato sera, quando si andava a ballare, una era la domanda ripetuta fino alla nausea alle sorelle, cugine compagne di studio o di lavoro (e soprattutto alle fidanzate di quei rari amici, sotto sotto invidiati, già ristretti in condizione di servaggio nei confronti della “galante”) “Scusa...non ci hai un'amica da invitare?”
Questa premessa, non certo per te caro quasi coetaneo, si rende necessaria per contestualizzare ciò che accadde a partire da quel fatidico sabato sera del mese di gennaio, quando, portiera sinistra dell'auto spalancata, appoggiato coi gomiti al tettuccio della Giulia di mio padre con aria vissuta, attendevo in piazzetta l'arrivo degli amici della compagnia per andare a ballare.
Sapevo che sarebbe venuta con noi una certa Liliana
, invitata dalla fidanzata di uno dei miei migliori amici, ma non avevo la minima idea di come fosse questa ragazza, fino a quando un autobus non si fermò poche decine di metri più avanti ed un'Eva flessuosa ed elegante non scese sul marciapiede male illuminato. Portava un cappellino a cloche, come si usava in quegli anni, un loden verde e calzava stivali marroni dal tacco alto che la facevano dondolare come una nave corsara. A pochi metri aspirò la sigaretta ed il volto le si illuminò per un istante, facendo raggiungere al mio cuore il battito parossistico! Aveva occhi verdi da gatta, nasino all'insù, labbra sottili ad accento circonflesso, i capelli castani a caschetto con taglio carrè, una dea, insomma! Assomigliava a quell'attrice francese ancora famosa in quegli anni...chissà se te la ricordi?...Macha Meril
...identica!
La puntai per tutta la serata facendo il simpatico e poi profittai che in discoteca in quegli anni ogni tre giri di “svelti” ce ne fosse uno di “lenti” e la tirai su dal divanetto per portarla al centro della pista. Si lasciò stringere, dapprima, grazie a “The Coldest day of my life”
 dei Chi-Lites , ma su “He”
 dei Today's People riprese la “distanza” fingendo di aggiustarsi la collana, mi riavvicinai con“Vincent” di Don Mc Lean, per superare ogni sua resistenza definitivamente con (non sorridere) “Tu, nella mia vita” di Wess & Dori Ghezzi. 
Mentre il globo di vetro, appeso al centro del soffitto, spandeva nella sala centinaia di riflessi luminosi sentivo il mio sangue squagliarsi nelle vene come fosse stato quello di san Gennaro per depositarsi in modo blasfemo nell' ”ampolla” del bacino, caldo e ruggente come l'altoforno dell'Italsider. Quella sera riaccompagnai Lilli a casa dopo aver buttato via dalla macchina come sacchi della rumenta due amici, ma solo il sabato successivo, come negli usi delle “brave ragazze” dell'epoca, mi toccò il primo bacio. A fine mese stavamo ufficialmente insieme.
Spiace dirlo, ma ad onta del coinvolgimento sentimentale, a quel punto non pensavo altro che a cogliere il Frutto Proibito
! La Lilli però oltre a certi pastrugnamenti in auto che mi lasciavano con un cerchio di ferro alle tempie non andava, Motel nelle vicinanze non ce n'erano (mannaggia alla Liguria ed alle pensioni familiari!), a dispetto dei nostri diciannove anni eravamo per la Legge ancora minorenni e questo complicava alquanto la faccenda... Il corpo della Lilli era morbido e flessuoso e sublimava profumo di Peccato, che nella situazione specifica era Cialenga Parfum de Balenciaga
 che persisteva nell'abitacolo della Giulia la domenica mattina quando il mio povero papà, che in vita sua non aveva conosciuto altro profumo che il boccione a pigna del suo Pino Silvestre Vidal o l'essenza di lavanda distillata dai frati della quale mia madre si concedeva due gocce la mattina, tirando giù vigorosamente il vetro della portiera, esclamava: “Belin che spussa! Cosa ti metti sotto le ascelle? Il talco?!” Povero ingenuo papà!
Avevamo tentato di “consumare” un sabato pomeriggio nel box di casa mia, ma proprio mio padre ogni venti minuti sistematicamente apriva la porta basculante e si presentava in ciabatte masticando il sigaro all'angolo della bocca, una volta per fresare un tocco di ferro, un'altra volta per cercare la rivettatrice o chissà quale accidente di aggeggio, andava avanti e indietro brontolando: “Non state a sentire lo stereo in macchina che mi scaricate la batteria!...Non accendete il motore se no fate la fine dei topi!...Con tutto il bel sole che c'è cosa state a fare qui dentro?...” Così alla fine la Lilli si era genata e non avevamo combinato nulla.
Esisteva però una possibilità per riuscire finalmente a dare “corpo” ai nostri intenti. I genitori della Lilli, i signori Pèntema, possedevano un appartamentino a Frabosa
. Si avvicinavano le vacanze pasquali ed ecco dunque realizzarsi le condizioni per programmare una vacanza in loco con una compiacente coppia di amici, aventi le nostre stesse necessità. Vi sarebbe stata la foglia di fico borghese, ad uso delle famiglie, parentado e vicinato, che le ragazze e i ragazzi si sarebbero accomodati in stanze separate, ma la sostanza sarebbe stata (alla buon'ora!) ben diversa. La Lilli aveva organizzato tutto a puntino ma c'era un “ma”...i genitori prima di affidare le chiavi dell'appartamento alla figlia volevano conoscermi. Non ero restio ad impegnarmi seriamente con lei, d'altra parte che cosa potevo chiedere di più alla buona sorte se non di incontrare e legarmi ad una flessuosa ed intrigante fanciulla come quella. L'occasione venne fissata per un pranzo domenicale, due settimane prima della partenza.
Qui, caro mio, nacquero i problemi!
Nei due mesi precedenti, la domenica pomeriggio l'avevo sempre consacrata al Doria, sapevo che la Lilli non era dei Nostri, ma il calcio era stato l'ultimo degli argomenti in discussione tra noi, ma quando mi indicò la data dell'incontro con i suoi famigliari, provai ad obiettare “..ma ...ma... a mezzogiorno di quella domenica come faccio a venire? La Sampdoria gioca in casa!” “Eh lo so ma la domenica prima e quella successiva mio papà va allo stadio!” Fu allora che tra le pesanti coltri del testosterone mi brillò un'associazione lucida: “Ma scusa ...quelPèntema 
di cui parlano i giornali come uno dei capipopolo del Piccolo azionariato...è tuo padre?” “Sì.- rispose lei sbattendo le palpebre – e poi sai...volevo dirti anche un'altra cosa...sarebbe meglio che tu, non solo non ti dichiarassi Sampdoriano, ma che mostrassi un po di simpatia...” “Eh!?” “...sì un po' di simpatia...per il Genoa...” “Ah no Lilli questo non lo posso fare!...” “ Ma cosa ti costa?...per noi ..non vuoi?...” e intanto quella Eva flessuosa e tentatora mi abbracciava - ... mica per davvero..mica per sempre...mio padre è così rigido - ed abbracciandomi ed io abbracciandola sotto le mie mani sentivo...colline e valli inesplorate, vette di granito e combe oscure profumate di rododendro, mirtillo e... Balenciaga. Non capivo più niente. La testa mi girava....- ...un piccolo sforzo... per ME... se mi vuoi...” Ed io, allora, completamente inebetito, sussurrai: “Sì, sì... sì.....” e, come l'apostolo Pietro nel cortile del sommo sacerdote, a quel punto, sentii il gallo cantare....
Non mi giudicare, amico mio, non mi giudicare, se ricordi quei tempi, non mi giudicare....
La fatidica domenica indossai il vestito blu che usavo per dare gli esami all'università, presi il mazzo di fiori che avevo comprato per la signora Pèntema la sera prima e feci per avviarmi. In cucina trovai mio padre: “Allùa? Oggi non vieni con me e tuo fratello allo stadio?” Tenendo gli occhi bassi scossi la testa. Papà mi porse le chiavi della Giulia e con fare tenero mi disse: “Non lo so cosa imbelini...ti dico solo di non fare delle robe di cui potresti pentirti un domani...”
Guidai come in trance, scesi dalla macchina, suonai al citofono, presi l'ascensore....Sul ballatoio c'era LEI...indossava jeans strettissimi sopra gli stivali ed un pulloverino blu molto aderente... Mormorai: “Volevo dirti...Sai... io non credo...” ma lei mi chiuse la bocca con uno di quei baci, promessa di un abbandono totale, che ti da una donna solo quando è TUA... e allora sentii nella mia mente tutti gli stalloni di Augia re dell'Elide nitrire nelle loro stalle...e completamente vinto... entrai.
In casa aleggiava un intenso profumo di cera da pavimenti misto a quello dell'arrosto.
Mi venne incontro a scia Pèntema
, una signora rotondetta con il sorriso stampato sulla faccia: “Venga si accomodi...Finalmente la conosciamo...Oh Grazie! I fiori sono per me? Allora li metto subito in un vaso così non si sciupano. Vada, vada pure.” All'entrata del salotto troneggiava arcigna la nonna. La Lilli che mi teneva per mano mi sussurrò “Pàrlale forte..è un po' sorda” Portava i capelli col muccio e sul naso prominente un paio di occhiali con lenti a fondo di bottiglia. “BUNGIURNU SCIGNUA!” strillai, ma, ad onta del mio saluto, la nonna 
si avvicinò quasi ad annusarmi come una vecchia pantegana, rispondendomi con una sorta di squittio soffocato.
Quand'ecco che muovendo lo sguardo verso sinistra vidi LUI, u sciù Rìstide Pèntema 
in tutta la sua bìbinica possanza.
Si levò dalla sedia e mi strinse la mano: “Così ci conosciamo! Bravo. Bravo. – mi disse con voce profonda – Mèttite chi. Eh? Sei importante perchè oggi per te son rimasto qui a Genova se no sarei partito con i Nostri per andare a Cagliari. Anche se a mi, quanto a trasferte, non mi bagna il naso nessuno. La Lilli m'ha detto che stai dalla parte giusta. E' vero?” “Eh! Sì.” feci io con la voce nella strozza.
“ Io c'ero a Porto Torres quando siam partiti in motonave in mille e al ritorno abbiamo trovato tutta la città imbandierata da via Gramsci fino a Castelletto! Lo sai questo zuenottu?” “Eh! Sì.” “Guarda...- e con un ampio gesto della mano indicò le pareti della stanza tappezzata di foto e gagliardetti che a vederli tutti insieme mi determinavano un certo qual malessere - Guarda un po' lì. Lo riconosci?”
“E' lei.” “Sì lo so che sono io uno dei due! Dico: lo riconosci quello che mi stringe la mano?” Aguzzai la vista. Chi era quel vecchio? Guardavo la Lilli disperato mentre lei mi suggeriva muovendo solo le labbra. Pronunciai compitando “ l'alle- na-tore...Sil-ve-stro” “-stri!” fece lui.
“-stri !” ribadii, con la fronte già imperlata di sudore.
Amico! Ci credi che per davvero dei loro non conoscevo bene nessuno di faccia!
U Rìstide ormai per mia disgrazia si era inandiato. “E quello?” “Quale?” chiesi avvicinandomi con il dito a un ritratto. “Non quello lì! Bellandi quello è Don Bosco! Quell'altro quadretto...” Mi accostai. Che ne sapevo io di chi fosse quel ragazzone col ciuffo. La Lilli non se la sentiva di suggerirmi. “Beh io adesso sul momento... - balbettai con le mani che mi sudavano come ad un esame – somiglia un po' a Littel Toni
...” “Littel Toooni?!” “...lo so che non è Littel Toni dico che ci somiglia un pochettino..” Grazie al cielo in quel momento entrò a scià Pèntema con il tris di affettatiù: “Ma lascialo un po' perdere con le tue domande è troppo giovane per sapere! Sedetevi che fra dieci minuti scolo i ravioli!”
“Ma ti capisci! mi confonde il grande Abbadie con Littel Toni!...A questo giovanotto qui ci devo fare un po' di cura, ci devo fare un po' da chioccia e ti vediè che ti diventa un genoano coi fiocchi da andare al Rischiatutto.” Ci fu una risata generale alla quale partecipai infilandomi una fetta di S.Olcese in bocca.
Al tris di affettati e sottaceti fecero seguito i ravioli al burro e salvia, quindi l'arrosto con contorno di patate a tocchetti per finire col tiramisù. U sciù Pèntema mi investiva di racconti e i nomi di Levratto, Bordon, Santamaria, Capogna, si mescolavano ai bicchieri di barbera e le vicende dello spareggio del '25 col Bologna si confondevano con quelle del '68 col Venezia. Ad un certo punto u Rìstide si alzò, compose un numero di telefono, lasciò squillare per un attimo e poi mi trasportò quasi di peso alla porta finestra del balcone. Allo stesso piano, sulla veranda del palazzo posto dall'altra parte della strada, fecero capolino quattro o cinque teste, poi la finestra si schiuse e comparvero due vecchi e due ragazzotti rosso malpelo. “E' la famiglia Corzetti
...grandi genoani.” Mentre il Pèntema mi teneva quasi sotto le ascelle come fossi stato un pupazzo, cominciarono a volare fra loro gesti muti di intesa, frasi smozzicate :“Ti me dixi...” “T'ou fassu savei...” 
A quel punto nella strada di sotto, a passo affrettato, comparvero due uomini con il cuscinetto blucerchiato sotto al braccio. I ragazzini cominciarono ad urlare “...a Zanduriani!!” seguiti dalle risate degli adulti e dall'urlo del Pèntema: “Correte! che se non vincete oggi ce l'avete nello streppo!”
Te l'assicuro, a quel punto, mi sentivo un verme!
U Rìstide mi ricollocò al tavolo e di fronte ad una bottiglia di Camatti
 prese a canterellarmi divertito tutta la sua hit parade zanduriana, da “Ma se ghe penzu allua mi veddu u mari, veddu i me munti e a ciazza Deferrari”, passando per “Innamorati a Milano” di Memo Remigi in chiave terrona “In fondo non è shtrano tenere per la Doria a Cornigliano...” Io ero preda, per colpa del barbera e dei camattini, di una strana sospensione dalla realtà, sentivo il calore del corpo della Lilli che mi sedeva a fianco, osservavo il suo pullover blu alzarsi ed abbassarsi al ritmo del suo respiro, sentivo tutto il sangue scendere verso il ventre completamente appagato e proseguire più oltre... Ero allegro come un naufrago, mi lasciavo dondolare sulla fantasia del lettone di Frabosa, mi perdevo nei suoi occhi da gatta, sul rilievo delle sue labbra come un fattore che rimirasse dall'alto di una collina tutti i suoi possedimenti. Nuotavo in una nuvola speziata di Balenciaga... ora noi siamo gia' piu' vicini...io vorrei... non vorrei... ma se vuoi...
mi vedevo al suo fianco nelle notti e nei giorni che sarebbero venuti. Affondavo in piatti di ravioli della signora Pèntema, riaffioravo in gradinata Nord tra Lilli e suo padre, tra Rivara e Gallina, tra Perotti e Santamaria, Rincorrevo bimbi dalle magliette rossoblu che avevano gli stessi occhi da gatta della madre e capelli rossi come i fratelli Corzetti... io vorrei... non vorrei... ma se vuoi... E poi arrivava Herb Alpert con la sua tromba a suonare al nostro matrimonio non la Marcia Nuziale ma “A taste of honey” (oppure era cominciato in quel momento “Tutto il calcio minuto per minuto”) e u sciù Rìstide cacciava un urlo perchè loro erano in vantaggio a Cagliari sin dall'inizio. Loro...o noi...siamo gia' piu' vicini...io vorrei... non vorrei... ma se vuoi... “No..no... sciù Rìstide...altro che brindare coi grappini!” Siamo in vantaggio e loro pareggiano in casa col Verona e sono ultimi.. e ce l'hanno nello streppo...i zanduriani...non vorrei...ma se vuoi...E la grappa al barolo scende nello stomaco e non fa quasi sentire che al decimo della ripresa... loro o noi sono passati in vantaggio con un tiro di Badiani nel sette. Oh Lilli bellissima creatura! che profuma di nove scudetti, sindaci, senatori, scrittori, popolo intero, potere, Frabosa e Castelletto, sesso e ricchezza. Che profuma di grappa al barolo per brindare ancora al rigore assegnato al Verona a un quarto d'ora dalla fine e del pareggio che glielo mette nello streppo a quei gondoni di zanduriani... ultimi............................
No! no! sciù Rìstide non fa l'effetto giusto il secondo grappino, che mi vengono in mente tristi cose...mio padre con il cappello di plastica a paglietta della Buton riconvertito Sampdoriano grazie ad un nastro blucerchiato....mio fratello con la trombetta in Gradinata...Angeli....angeli caduti in volo...io vorrei non vorrei....ma se vuoi....
Oh sì!... anche se non voglio sono già a volare... le discese ardite e le risalite
...e mentre Bortoluzzi riepiloga dallo studio i risultati, il mio sangue risale, risale...”E tutti i finali delle partite sono confermati tranne quello di Genova- ...risale, risale...- dove la Sampdoria allo scadere è passata in vantaggio sul Verona con un gol di Santin”....e il mio sangue riaffluisce al cervello, le mie labbra si muovono da sole tremolanti come saette e la Lilli bellissima fa “no” con la testa intuendo quello che potrebbe accadere e mentre scuote il caschetto dei capelli castani con taglio carrè, gli occhi verdi mandano sinistri bagliori, il naso all'insù si trasforma in porcino, l'incarnato perde la levigatezza dei ventanni e la natura diabolica si mostra oltre il velo della bellezza transeunte.......e dopo la discesa ardita ecco la risalita del mio sangue che corre corre verso l'alto ed esplode sulle mie labbra in un urlo: “SANTIN!!!” in piedi a pugni chiusi: “SANTIN!!!” sul balcone, rivolto alla famiglia Corzetti che osserva la scena disgustata: “SANTIN!!!” a braccia levate, coi palmi delle mani aperti che scendono più volte ad imbuto verso il mio inguine alla faccia di tutti i Corzetti: “SANTIN!!!”
Ed infine spossato, barcollante sui talloni grazie alle grappe, riaggiustandomi il nodo della cravatta, caro amico che ascolti la mia confessione al chiaro di luna, presi signorilmente congedo: “Mi sa che è un po' tardi. Grazie per la gentile ospitalità e per l'ottimo pranzo....” Lasciai a scià Pèntema bloccata in un sorriso tetanico, u Rìstide brasato alla bottiglia della grappa al barolo. Solo la vecchia pantegana della nonna uscì dal suo mutismo: “Io l'avevo capito subito che eri uno di loro! Delinquente!” Mi avviai sussiegoso nel corridoio cercando più volte il cappello sulla rastrelliera prima di ricordarmi di non averlo portato, mentre una Lilli mostruosa coma la figlia del Demonio mi investiva di male parole:”Traditore....ubriacone!!!” alle quali risposi sull'uscio che avevo già aperto, portandomi semplicemente l'indice della destra alla punta del naso e facendole “Shhh!”.
Oltre il portone del palazzo guardai il cielo, feci un lungo respiro ...era il 31 marzo 1974
...ed ero tornato libero e Sampdoriano. 

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Innanzitutto grazie per l'inaspettato ricordo del "tecnico" 11marassi (vale la pena precisare che il raccontino, postato qualche anno fa, non mi vede protagonista ma è il frutto dello spunto, da me romanzato, di un fatto di vita di un amico; io, in quel fatidico momento, non avevo ancora compiuto 17 anni e quel 31 marzo '74 ero regolarmente allo stadio  a soffrire fino all'ultimo minuto anche se ero già molto interessato alle "Lilli")

Rileggendolo mi è venuto da ridere (sarò scemo l'ho scritto io) ed una punta di nostalgia per quegli anni. Eravamo ragazzi (io e i miei coscritti Guido, Orso e Duka, spero di non aver dimenticato nessuno, così come tutti gli altri nati a cavallo del fatidico 1957 ed ormai convenuti giustamente  nella categoria dei VDM, eravamo felicemente Sampdoriani ed eravamo trepidamente in attesa degli anni a venire. Non sapevamo come ci sarebbe andata nel nostro futuro, ci aspettavamo tutti qualcosa che nella nostra vita, forse, poi, non ci è arrivata. Ma come Sampdoriani, mi vengono i brividi a pensarlo, no! i nostri più rosei sogni si sarebbero realizzati da lì a poco. Vorrei poter tornare indietro per dire a tutti i ragazzi di allora "Ve lo giuro sarete presto felici!"

Oggi che ho i capelli bianchi resto fanciullescamente in attesa di un omino del futuro che mi porti quelle stesse parole...

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Quella domenica la famiglia Pentema non sapeva che il peggio doveva ancora arrivare....dopo il canto del cigno contro il Foggia al turno successivo, il vecchio balordo prese 6 schiaffoni consecutivi (di cui l'ultimo in casa coi fratelli colerosi):indovinate un po' come ando' a finire ? :pffs:

Ma forse u sciu Ristide si consolo' con gli ennesimi record stagionali :bravo::bravo::bravo:

  • Minor numero di partite vinte: 4 (Genoa)
  • Minor numero di partite vinte in casa: 3 (Genoa)
  • Maggior numero di partite perse: 17 (Genoa)
  • Maggior numero di partite perse in casa: 8 (Genoa)
  • Minimo delle reti segnate: 16 (Genoa)
  • Massimo delle reti subite: 37 (Genoa, L.R. Vicenza)
  • Peggior differenza reti: −21 (Genoa)
  • Peggior quoziente-reti: 0,43 (Genoa)

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Innanzitutto grazie per l'inaspettato ricordo del "tecnico" 11marassi (vale la pena precisare che il raccontino, postato qualche anno fa, non mi vede protagonista ma è il frutto dello spunto, da me romanzato, di un fatto di vita di un amico; io, in quel fatidico momento, non avevo ancora compiuto 17 anni e quel 31 marzo '74 ero regolarmente allo stadio  a soffrire fino all'ultimo minuto anche se ero già molto interessato alle "Lilli")

Rileggendolo mi è venuto da ridere (sarò scemo l'ho scritto io) ed una punta di nostalgia per quegli anni. Eravamo ragazzi (io e i miei coscritti Guido, Orso e Duka, spero di non aver dimenticato nessuno, così come tutti gli altri nati a cavallo del fatidico 1957 ed ormai convenuti giustamente  nella categoria dei VDM, eravamo felicemente Sampdoriani ed eravamo trepidamente in attesa degli anni a venire. Non sapevamo come ci sarebbe andata nel nostro futuro, ci aspettavamo tutti qualcosa che nella nostra vita, forse, poi, non ci è arrivata. Ma come Sampdoriani, mi vengono i brividi a pensarlo, no! i nostri più rosei sogni si sarebbero realizzati da lì a poco. Vorrei poter tornare indietro per dire a tutti i ragazzi di allora "Ve lo giuro sarete presto felici!"

Oggi che ho i capelli bianchi resto fanciullescamente in attesa di un omino del futuro che mi porti quelle stesse parole...

 

 

cantiamo perché un domani... qualcosa si vincerà!!

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8 ore fa, -Gandalf- dice:

Nello Santin in nazionale...........

Peccato per i distinti desolatamente vuoti: avevano ragione a dire e scrivere che eravamo quattro gatti e tutti meridionali.  

Domanda per i giovani: chi sono gli altri due nostri in foto? 

Uno è mica palombo al primo anno da noi? :ohmiodio:

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