11marassi

Sampdoria-Messina 2-1 (05-05-2002)

26 risposte in questa discussione

Credo,senza paura di smentita, che questa sia una di quelle partite che debbano entrare di diritto nella Hall of Fame delle partite giocate dall UC SAMPDORIA in tutta la sua Storia e certamente non per il valore tecnico della rosa ma molto più semplicemente perché in questa partita in palio c'era la Storia stessa della nostra Amata...e le "vite" di molti di noi.........

 

Mondini

Conte Grandoni Lanna Manighetti

Bernini Marcolin (77°Cucciari)Strada(63° Tricarico)Sanna

Flachi (71°Iacopino) Luiso

 

a disposizione 

Casazza Jurcic Possanzini Esposito

 

Allenatore

Gianfranco Bellotto

 

Questa la formazione chiamata a difendere la Storia,evitare il baratro...insieme a loro 9.000 persone più gli 8000 della Sud (tot 17000).

Mi si conceda la "divisione" in numeri dei presenti quel giorno perché la Sud in quella occasione ruggì veramente come poche volte,trasformando la proprio paura (tanta) in una "cattiveria",in un sostegno senza eguali dentro ad ogni coro.

 

Come ebbi modo di leggere proprio sull'antenato di questo forum:

una giornata in cui i “vecchi” hanno ritrovato il sapore delle cose antiche ed i giovani hanno avuto l’occasione per comprendere pienamente cosa significhi essere un membro di quel circolo esclusivo denominato GRADINATA SUD.

 

Sono certo che nelle pagine a seguire ci sarà chi saprà mettere in parole l'emozioni provate in Gradinata quel giorno.

 

La Partita

nel primo tempo domina la paura,la partita è sostanzialmente equilibrata e fatto salvo una parata importante di Mondini non succede granchè (o almeno io ricordo così)La Sud capisce e intensifica i cori...mai scorderò l'entrata dei Ragazzi nel secondo tempo con tutto lo stadio a sventolare tutto ciò che era sventolabile e quel coro cantato all'unisono,17000 cuori un solo battito (ho la presunzione di credere che proprio in quel preciso momento la "forza" della Sud si sia impossessata dei nostri giocatori,nessuno escluso) TANTI DA QUANDO SEI IN B NON CI VENGONO PIUUUUUU MA CHI TI AMA DAVVERO.........

 

Corre il 5° minuto della ripresa e corner per noi;si incarica della battuta Strada palla in mezzo e Conte salta sopra il diretto avversario e gonfia la rete...è l'apoteosi ma subito ci rende conto che siamo solo all'inizio del secondo tempo,c'è tempo troppo tempo.Non molliamo loro in campo e noi sugli spalti,il messina non ci sta si butta in avanti,seppur disordinatamente,crea una mischia nella nostra area dalla quale esce un pallone diretto in porta,il cuore si ferma,ma sulla linea c'è Flachi,uomo simbolo,a respingere lontano quel pallone e le paure del momento..il cuore riprende a battere...

 

Intorno al 23° Bernini ruba un pallone a centrocampo,l'ennesimo,lancia Flachi che è solo in mezzo a due,da qui in poi non mi ricordo un cazzo so solo che vidi partire il pallone e vidi finire la sua corsa alle spalle del portiere avversario gonfiando la rete!!!!2a0 urla,lacrime,isteria personale e collettiva....la paura lascia spazio alla sofferenza e manco a dirlo a 10 min dalla fine il primo nostro errore (Conte) viene punito da tale Marra giocatore del messina mai sentito ne prima ne dopo ma cui il nome ho stampato in testa...

La squadra accusa il colpo,arretra,soffre ma resiste forse perché la Sud non si perde d'animo e "forza Ragazzi,noi non vi lasceremo mai..."...tutti a difesa del fortino,noi con voi voi con noi...5 min di recupero...Preschern arbitro dell'incontro soffia tre volte nel fischietto:E' FINITA!!!!!

 

ABBIAMO VINTO LA PARTITA DELLA E PER LA VITA

 

ps

questa partita contiene un'anteprima che probabilmente tutti gli utenti di questo foro conoscono e se così non fosse sarebbe bene lo conoscessero,loro come tutti i TIfosi della Sampdoria...Io non ne ho parlato apposta(mi limiterò a postare qualche titolo di giornale di allora) perché vorrei che lo facessero,visto che ci sono,chi quell'anteprima l'ha studiata,voluta e portata a termine.Se questa partita non ha compromesso la storia dell'UC Sampdoria ed è stata la partita che è stata è anche per merito loro...

“Amore è fatto di sospiri e lacrime, di fede e di servizio, di fantasia, di passioni e brame……”

 

Gazzetta dello sport- Gianfranco Bellotto "La vittoria è dedicata a tutti quelli che ci hanno sostenuto e di quelli che ci hanno consegnato al mattino il loro messaggio d'amore.Leggo quelle parole e capisco che avere tifosi così è davvero il massimo per una squadra di calcio

 

 

 

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ricordo tutto di quella stagione ( mi ero iscritto sul forum prima della partita di coppa italia con la Juve) avevo 16 anni e prima di quella partita venivano dalla sciagurata partita persa col crotone già retrocesso in casa per due a zero e poi la sconfitta con il modena sempre per due a zero...ed eravamo sull'orlo del baratro...ricordo la trepidazione anche sul forum mentre si preparava il famoso brano da leggere ai giocatori in mattinata presso l'hotel dove alloggiava la squadra...una squadra di grandi gregari i vari bernini, marcolin, grandoni, manighetti, conte e poi c'era ciccio flachi che con quel suo diagonale ci diede una delle gioie più belle della nostra vita di sampdoriani....

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(copiaincollo)

 

 

Gazzetta del Lunedi- Marco Lanna "Questa mattina ci avevano caricato i tifosi con quella loro visita a Nervi".

Francesco Flachi "Quello che hanno fatto i nostri sostenitori non potrò dimenticarlo.Ci sono venuti a incoraggiare con la loro visita in ritiro,hanno contribuito a darci una carca ancora maggiore."

Gazzetta dello sport- Gianfranco Bellotto "La vittoria è dedicata a tutti quelli che ci hanno sostenuto e di quelli che ci hanno consegnato al mattino il loro messaggio d'amore.Leggo quelle parole e capisco che avere tifosi così è davvero il massimo per una squadra di calcio"

La Stampa di Torino " Forse ha contribuito anfche il messaggio che i tifosi blucerchiati in mattinata avevano consegnato ai giocatori in cui citano un passo di Shakespeare incitavano a dare in campo tutto il possibile. Messaggio che ha commosso Bellotto nel dopo partita"

Secolo XIX- Francesco Flachi " Quando ieri mattina ho visto quei ragazzi venire da noi in albergo, quando ho visto i loro volti mi sono reso conto di quanto noi dovessimo a loro,di quanto noi dovessimo fare per loro.Così ci siamo impegnati al massimo e sono felice per loro"


Perdonateci, questa vittoria è di tutta la tifoseria blucerchiata ma questa volta una buona parte è merito nostro.E nessuno lo può negar....

Modificato da labbrodinovisad

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e va beh!!!

 

Febe: Buon pastore, racconta a questi giovani cosa significa amare. 

Silvio: Amare è fatto di sospiri e lacrime.... 
E' fatto di fede e di servizio... 
E' fatto di fantasia, di passioni e di brame; 
di adorazione, dovere e di osservanza; 
di umiltà, di pazienza ed impazienza; 
di purezza, di tribolazione, di reverenza. 

Questo dialogo, tratto da una commedia di William Shakespeare, è il modo che abbiamo scelto per descrivervi oggi il nostro amore per la Sampdoria. 
Sappiamo bene che le parole a questo punto non contano più nulla, così come sappiamo altrettanto bene che voi siete dei professionisti e come tali vi comporterete da qui sino alla fine di questo sciaguratissimo campionato, ma se in campo per un qualsiasi motivo ad un certo punto sentirete che i muscoli si ribelleranno alla fatica, se vedrete un compagno in difficoltà, se penserete che ormai ogni sforzo è inutile, pensate a quelle parole scritte per descrivere l’Amore, pensate a chi sugli spalti darebbe gambe e cuore per aiutare la nostra fidanzata della domenica, il nostro amore eterno, quello che non tradiremo mai.

Forza ragazzi, siamo con voi: non vi lasceremo andare verso il destino da soli

Un ultima cosa vogliamo dirvi, utilizzando ancora le parole di Shakespeare: 

“Chi per questa battaglia non ha fegato che parta pure: avrà un salvacondotto e denaro pel viaggio nella borsa. 
Non ci piace morire in compagnia di chi ha paura di morir con noi.” 
(William Shakespeare “Enrico V”) 

SE IL NOSTRO DESTINO E’ STARE ACCANTO A TE …….. NOI CI SAREMO 

FORZA SAMPDORIA 

ULTRAS SAN FRUTTUOSO - ARMATA BLUCERCHIATA 
SGREUZZI – ELMO GROUP 

 

 

 

Quella di domenica 5 Maggio resterà una giornata stampata nella nostra memoria con caratteri indelebili, una giornata in cui i “vecchi” hanno ritrovato il sapore delle cose antiche ed i giovani hanno avuto l’occasione per comprendere pienamente cosa significhi essere un membro di quel circolo esclusivo denominato GRADINATA SUD.

Dopo una settimana che sembrava non finire mai, eccoci finalmente al giorno più atteso e più importante della storia della Sampdoria. Oggi non si gioca per uno scudetto o una coccarda tricolore, oggi non è in palio nessuna coppa o trofeo, oggi è in gioco l’onore e la storia della nostra amata, e scusate se è poco.

Sveglia di buon mattino, per chi è riuscito a dormire: appuntamento alle 9.30 a Nervi per un atto d’amore tanto annunciato, quanto non da tutti compreso sino in fondo. Alla spicciolata arrivano tutti i visi conosciuti, quelli che non possono mancare e che non sono mai mancati; è bello vedere “fratelli” che si sono alzati all’alba per essere puntuali (Sanremo è distante, la Riviera di Levante non è poi così vicina e il basso Piemonte è pure oltre l’Appennino). Ancora più bello e vedere volti sconosciuti: timidamente si avvicinano a noi, senza nulla chiedere, leggono attentamente la lettera che verrà consegnata da lì a poco ai giocatori e dicono “Bene, molto bella, speriamo che serva”. Grandi, grandissimi i Sampdoriani ed enorme il loro cuore.

Ore 10,20: il “corteo”, di circa 60/70 persone, si avvia verso la sede del ritiro, tra canti, cori ed un po'’ di imbarazzo, causato anche e soprattutto dalla presenza di fotografi e cameramen. In Viale Delle Palme altri ci attendono: in tutto alla fine saremo un centinaio (stime ufficiali delle Forze dell’Ordine che ci hanno accompagnato).

Quando giungiamo all’Astor la squadra è già lì ad attenderci: giocatori, tecnici e dirigenti sono riuniti nel giardino dell’albergo come per una foto di famiglia. “Dai Ciccio, leggigli ‘sto cazzo di comunicato e non t’incasinare” mi dice Alberto. Sono imbarazzato come e più di Capitan Marcolin al quale mi rivolgo: “Siamo qui oggi ( e Alberto da dietro “Come ieri e come sempre”) per dirvi tutto il nostro amore per il Doria; siamo disposti a qualsiasi cosa pur di trasmettervi la forza necessaria “

Inizia la lettura della breve lettera; per leggere le parole di Shakespeare ci vorrebbe Gassmann o Albertazzi, mi incasino un po', la voce vacilla, mi riprendo e termino. Finalmente posso guardare negli occhi i giocatori, nessuno li abbassa. Mirco ha lo sguardo aperto e sorridente, Marcolin mi stringe forte la mano, come gli uomini veri sanno fare, Flachi ha la faccia di chi ha capito tutto e non solo da oggi. Mi avvicino al mister, scambiamo poche parole tra sampdoriani veri che, chiedo scusa, rimarranno solo nostre; vi posso dire solo che la sua voce è rotta dall’emozione, preludio di quel che accadrà nel pomeriggio in conferenza stampa.

Sul finire Alberto riesce a stemperare l’atmosfera dando un tocco di umorismo. Consegna un volantino formato gigante a Mondini “Questo lo abbiamo fatto per te, così anche se hai problemi di vista, lo puoi leggere ugualmente” Mondini ride, Alberto gode, i compagni lo sfottono, il corteo appalude.

Il primo atto si conclude dunque tra risate ed applausi: che sia un buon segnale?

Ore 14.15, solito muretto accanto alle biglietterie lato sud: siamo nuovamente lì tutti assieme, ma oggi non ho voglia di parlare e tantomeno di bere birre, marsalini o caffè. Resisto pochi minuti e poi mi lascio attrarre dalla forza magnetica che mi trascina verso lo stadio; ho la necessità impellente di raggiungere quella che è la nostra casa, di cercare il calore necessario di un luogo amico e caro. Entrando saluto Cinzia, la mia dolcissima ed adorabile “Signora”: il botteghino degli UTC è affollato, la merce vola via come ai bei tempi, cerco una sciarpa, quella che avevo l’ho lasciata a Modena nelle mani di un giovane tifoso “Tutte esaurite, caro il mio Dottore” Porca troia, debbo giocarmi la partita senza? che sia un segno? I minuti sembrano non passare mai, parlotto un po' con “storiche” e “storici” tifosi; una di loro, quella che a me piace chiamare Anita Garibaldi, mi dice “questa non è la partita della vita, questa è la partita della MIA vita”. Adesso arrivano tutti quelli del muretto, Rado si mette vicino a me, Luigi poco distante, gli Sgreuzzi poco più in basso, ma a distanza tale da poterci ogni tanto scambiare delle occhiate di intesa, Alberto è una belva in gabbia, Ppaolo non c’è e sento la sua assenza. Della partita non racconterò nulla: chi c’era sa già tutto, chi non c’era per validissimi motivi l’avrà vissuta assieme a noi lì presenti dentro il cuore, chi non c’era per scelta non potrà mai capire e quindi è inutile spiegare. Nel suo bellissimo post Gio racconta quel che è accaduto ad un certo punto della partita: Enzo, si proprio lui il mio “storico tifoso”, riprende a battere il tamburo, i nostri splendidi giovani s’improvvisano novelli Spigoli alla balaustra, la gradinata non canta, ma urla a squarciagola il proprio incitamento, la nostra voce entra nei cuori, nei muscoli, nei piedi di Strada che batte il corner, nella testa di Mirko Conte e ……..GOOOOOOOOAAAAAAAAALLLLLLLLL, si porco … goal. Abbraccio Rado, bacio Luigi, lancio un OK a Albe ed Enzo, ma c’è tempo, ancora troppo tempo. Mischia in area, Flachi, simbolo di come sia stata giocata da tutti questa partita, è sulla linea di porta e respinge una palla che non aveva alcun diritto di entrare. DORIA DORIA DORIA. Anche nei cori non vale più alcun schema, vale solo restare nei loro cuori, nelle loro gambe. Bernini ruba l’ennesimo pallone, lancia Flachi, cazzo è in mezzo a due non ce la può fare, Francesco si ricorda di avere 80000 cuori e 16000 gambe, ne usa una a caso e tira come solo lui sa fare: GOOOOOOOOAAAAAAAAALLLLLLLLL!!!!!!

Accanto a me molti hanno le lacrime agli occhi, li vorrei abbracciare tutti, ma non c’è il tempo, adesso è tempo di soffrire. Sul nostro unico errore il Messina accorcia le distanze, i nostri retrocedono, vacillano, i muscoli si induriscono e si contraggono da soli “… ma se per un qualsiasi motivo ad un certo punto sentirete che i muscoli si ribelleranno alla fatica …. Pensate a chi sugli spalti darebbe gambe e cuore …..” Forza ragazzi, siamo qui, siamo qui noi a darvi una mano, oggi non è giorno per fischi ed incomprensioni.

Dopo cinque e più minuti di recupero l’arbitro decide che può bastare “E’ FINITA, E’ FINITAAAAA”

Ognuno abbraccia il vicino, molti si commuovo, in tutti noi vi è la convinzione di aver assistito e giocato la partita della nostra vita. Lo stadio lentamente si svuota, ma noi restiamo lì, aspettiamo che l’adrenalina ridiscenda a valori 

accettabili; ne approfitto per abbracciare la “mia Anita”, per scambiare due parole con tutti quelli che in settimana si sono dati un gran da fare ed anche con chi, venendo da lontano, ha vissuto indirettamente le vicende e forse poco ha capito la tensione che era in noi . Garrone e Lanzoni escono dagli spogliatoi ed attraversano il campo tra gli applausi dei pochi rimasti, sono le 17,35e finalmente si chiude il sipario su questa “giornata particolare”: come nelle favole il finale è a lieto fine.

“Amore è fatto di sospiri e lacrime, di fede e di servizio, di fantasia, di passioni e brame……”

E adesso ancora un piccolo sforzo ragazzi …….. TUTTI A TERNI …….. domenica gioca la SAMPDORIA.

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E' una pagina storica così come storica è la svolta della nostra Sampdoria dopo questa partita. 

E' la partita che ci ha fatto capire che cosa significhi essere Sampdoriano e amare questa squadra. E' la partita, anzi in questo caso il prepartita che ha fatto venire i brividi alle piante dei piedi dei giocatori per la prima volta nella storia del calcio mondiale, ne sono certo anche per le parole che mi disse qualche tempo dopo Bellotto, che si sentì ancor più sinceramente consacrato Sampdoriano tra una parola di Shakespeare e le nostre reti.

Non esagero se dico che bisognerebbe immortalare in un monumento chi ha ideato e portato a termine tutto questo (parlo dei supporters) e non vorrei sembrare blasfemo se me li vedo con la nostra bandiera issata come i Marines americani a Iwo Jima. 

E' un giorno difficile da dimenticare quello al pari di quelli che lo precedettero con lo stomaco che al pensiero della partita ti strizzava lo stomaco come uno straccio e cominciava a farti mancare la saliva. E allora cominciavi a pensare a come ti saresti vestito quel giorno nel tentativo di trovare quell'abbigliamento che aveva sempre portato buono, a cosa mangiare e bere per andare leggero allo stadio, con chi andarci e dove sistemarsi. Ma di una cosa ero certo, della bandiera da portare e la scelta senza alcun dubbio cadde sulla mia prima bandiera che mi feci fare alla fine degli anni 60 da Canepa e Campi, un po' sfrangiata per le battaglie combattute, ma profumata di partite in casa e di trasferte in treno e pulmann, ma davvero odorante di gallerie, binari, autostrade e risuonante di canti e cori in pulmann e allo stadio. Sì, con quella si andava sul sicuro e quel giorno si faceva la Sampdoria o si moriva. E allo stadio, anche se non ci sarebbe stato nessuno a quell'ora, ci dovevo andare tre ore prima come ai vecchi tempi,( come quella volta per Sampdoria-Milan nella quale Fotia Rocco sbucò in mezzo a due giganti come Schnellinger e Cudicini e segnò di testa sotto la Sud).

E siamo ancora qui. Ma quella giornata è una di quelle che restano e che rivivi quasi ogni giorno insieme al tifo assordante, uscito non dalle bocche, ma dai cuori e che vorresti risentire ogni domenica che si gioca per portare la Sampdoria sempre più su.  

 

 

 

                                                                                                             :08smile:      :26smile:      :10smile:      :12smile:      

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I tre ricordi nitidi nitidi...

 

 

1) all'epoca vivevo a Torino, e quella settimana telefonai tutti i giorni ai miei amici dello stadio.

   Ricordo uno (ad uso e consumo di Pedro, "Mr Negroni") che mi disse: "Belin, ma sei finiamo in C...belin, che ti devo dire... mi ammazzo!"

   Una settimana irreale, come irreali erano quei mesi, in cui chiunque veniva a metterci sotto a Marassi

 

2) l'intervallo, i ragazzi che rientrano, mentre noi stiamo gridando, non cantando, TANTI DA QUANDO SEI IN B NON CI VENGONO PIU'....

    E Flachi sul dischetto del centrocampo, le mani sul fianco, a guardarci

 

Era come se 32mila mani (e 22 piedi in campo) stessero tutte assieme cercando di tirar la Sampdoria fuori dal baratro

 

3) un altro mio amico, che al gol del carneade del Messina si buttò (letteralmente per terra)

    E poi le facce degli ultimi 10 minuti/quarto d'ora, quelle facce e quegli sguardi reciproci non ce li dimenticheremo mai

   Alla fine, tantissimi abbracci; tantissima felicità, come neanche nelle giornate più radiose della nostra amica di sempre; nessun suicidio :danza: e tantissimo orgoglio per quel che siam stati .

Perché davvero, quel giorno, l'abbiamo vinta noi

 

 

ps: Sampdoria-Messina è LA PARTITA

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Oltre alla mattinata e ai giorni che precedettero la "marcia sull'Astor" conservo due ricordi nitidi di quella partita che è stata e resterà la partita della mia lunga vita

Il primo è il ricordo di Enzo che ad un certo punto prende il tamburo (di Paciughino? mah forse) e inizia a picchiarci sopra con rabbia e come per incanto ritorna ad essere quello di un tempo e guida il settore come fosse la Sud di Vialli e Mancini

L'altro ricordo è di uno dei tanti che a fine partita aveva gli occhi che sudavano; bé che c'è di tanto strano,mi direte. Di strano c'è che il salice piangente è uno dei volti più brutti sporchi e cattivi della Sud (in realtà è un buono e sensibile ) uno che a incontrarlo in un vicolo scuro potresti cagarti in mano. ...... ed è lì seduto che con le lacrime agli occhi che scendono copiose

anche a me sudarono gli occhi a fine partita, chissà forse circolava un virus in gradinata

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Oltre alla mattinata e ai giorni che precedettero la "marcia sull'Astor" conservo due ricordi nitidi di quella partita che è stata e resterà la partita della mia lunga vita

Il primo è il ricordo di Enzo che ad un certo punto prende il tamburo (di Paciughino? mah forse) e inizia a picchiarci sopra con rabbia e come per incanto ritorna ad essere quello di un tempo e guida il settore come fosse la Sud di Vialli e Mancini

L'altro ricordo è di uno dei tanti che a fine partita aveva gli occhi che sudavano; bé che c'è di tanto strano,mi direte. Di strano c'è che il salice piangente è uno dei volti più brutti sporchi e cattivi della Sud (in realtà è un buono e sensibile ) uno che a incontrarlo in un vicolo scuro potresti cagarti in mano. ...... ed è lì seduto che con le lacrime agli occhi che scendono copiose

anche a me sudarono gli occhi a fine partita, chissà forse circolava un virus in gradinata

 

se è quello che dicevi qualche sera fa, mi cagherei in mano comunque... :02smile:

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samp-messina-conte.jpg

 

Mi sono iscritto al Forum dopo la sconfitta di Modena, ho avuto l'enorme fortuna e privilegio di imbattermi qui in quei giorni... Quella partita l'ho consumata nei miei ricordi decine di volte, ero nella torre in alto della sud dal lato dei distinti, affacciato con mio papà e mio zio, vivendo ogni minuto come se da quella partita dipendesse la vita della Sampdoria. Il goal di Conte è stato il momento di liberazione, per poi tornare a soffrire veramente tanto fino alla fine... poi un goal per parte.... ad un certo punto si è messo a piovere forte, mancavano dieci o cinque minuti alla fine più il recupero, (mai capitato e mai più successo) non ce l'ho più fatta e mi sono messo accucciato dal muretto delle torri con le orecchie tappate e gli occhi chiusi per non capire dai boati se stessero attaccando o se fossero vicini alla porta, a un certo punto mi alzo mi affaccio e c'era Lanna lì sotto che marcava Godeas (che flash ve lo ricordate Godeas??) in area mentre battevano un calcio d'angolo dalla parte della tribuna, porca di quella troia me ne scappo di nuovo accucciato, passa un minuto e ritorno lì, guardo gli ultimi minuti passeggiando avanti e indietro sul piano delle torri parlando da solo "Eh dai porca eva, e dai che fischia" e guardando il campo tra le schiene della gente affacciata, non chiedo il recupero a mio papà che mi accorgo che me lo stava per dire perché non volevo saperlo, perché da esperienze precedenti ero terrorizzato dal mettermi a guardare l'orologio e cominciare a pensare "dai deve fare ancora due giri e venti secondi la lancetta ed è finita", quelle paure "insensate" per chi non le prova, perché non poteva finire con un'altra beffa atroce, dopo essere retrocessi anni prima nel recupero, avere preso quel goal con l'Atalanta a Bergamo l'anno dopo nel recupero, avere preso quel goal dall'Arsenal nel recupero, eh no non può andare così belin no e via sta palla e intanto... è finitaaaaaaaaaa!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! Mi ricordo la barba di mio papà sul mio viso e i baffi di mio zio che mi hanno spellato una guancia sotto gli occhi, tutti e tre stretti a saltare davvero come avessimo vinto uno scudetto, io avevo 20 anni, quasi cinquanta mio papà e quasi sessanta allora mio zio, ma saremmo sembrati tre scemi come dei bambini.... Evvai, è andata, adesso non bisogna perdere a Terni (mi pare) e poi abbiamo il Como in casa, grandi, grazie Sampdoria, non diciamolo forte ma siamo forse mezzi salvi :soddisfa:

Fuso da quei giorni di attesa e da quella partita, fuori dallo stadio, camminando, avevo un sorriso ebete e non vedevo probabilmente nulla nemmeno di dove stessi andando.

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come al solito i miei ricordi sono un pò annebbiati ma le poche cose che ricordo la sveglia alle 5 e mezza che non si può far tardi  , la bandiera di Iwo Jima blucerchiata che portai e tenni issata tutto il tempo e gli occhi sudati , prima , durante e dopo , e in mezzo tutti i sentimenti possibili esistenti al mondo .

poche altre volte mi è capitato , forse mai ....

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e va beh!!!

 

Febe: Buon pastore, racconta a questi giovani cosa significa amare. 

Silvio: Amare è fatto di sospiri e lacrime.... 

E' fatto di fede e di servizio... 

E' fatto di fantasia, di passioni e di brame; 

di adorazione, dovere e di osservanza; 

di umiltà, di pazienza ed impazienza; 

di purezza, di tribolazione, di reverenza. 

Questo dialogo, tratto da una commedia di William Shakespeare, è il modo che abbiamo scelto per descrivervi oggi il nostro amore per la Sampdoria. 

Sappiamo bene che le parole a questo punto non contano più nulla, così come sappiamo altrettanto bene che voi siete dei professionisti e come tali vi comporterete da qui sino alla fine di questo sciaguratissimo campionato, ma se in campo per un qualsiasi motivo ad un certo punto sentirete che i muscoli si ribelleranno alla fatica, se vedrete un compagno in difficoltà, se penserete che ormai ogni sforzo è inutile, pensate a quelle parole scritte per descrivere l’Amore, pensate a chi sugli spalti darebbe gambe e cuore per aiutare la nostra fidanzata della domenica, il nostro amore eterno, quello che non tradiremo mai.

Forza ragazzi, siamo con voi: non vi lasceremo andare verso il destino da soli

Un ultima cosa vogliamo dirvi, utilizzando ancora le parole di Shakespeare: 

“Chi per questa battaglia non ha fegato che parta pure: avrà un salvacondotto e denaro pel viaggio nella borsa. 

Non ci piace morire in compagnia di chi ha paura di morir con noi.” 

(William Shakespeare “Enrico V”) 

SE IL NOSTRO DESTINO E’ STARE ACCANTO A TE …….. NOI CI SAREMO 

FORZA SAMPDORIA 

ULTRAS SAN FRUTTUOSO - ARMATA BLUCERCHIATA 

SGREUZZI – ELMO GROUP 

 

 

 

Quella di domenica 5 Maggio resterà una giornata stampata nella nostra memoria con caratteri indelebili, una giornata in cui i “vecchi” hanno ritrovato il sapore delle cose antiche ed i giovani hanno avuto l’occasione per comprendere pienamente cosa significhi essere un membro di quel circolo esclusivo denominato GRADINATA SUD.

Dopo una settimana che sembrava non finire mai, eccoci finalmente al giorno più atteso e più importante della storia della Sampdoria. Oggi non si gioca per uno scudetto o una coccarda tricolore, oggi non è in palio nessuna coppa o trofeo, oggi è in gioco l’onore e la storia della nostra amata, e scusate se è poco.

Sveglia di buon mattino, per chi è riuscito a dormire: appuntamento alle 9.30 a Nervi per un atto d’amore tanto annunciato, quanto non da tutti compreso sino in fondo. Alla spicciolata arrivano tutti i visi conosciuti, quelli che non possono mancare e che non sono mai mancati; è bello vedere “fratelli” che si sono alzati all’alba per essere puntuali (Sanremo è distante, la Riviera di Levante non è poi così vicina e il basso Piemonte è pure oltre l’Appennino). Ancora più bello e vedere volti sconosciuti: timidamente si avvicinano a noi, senza nulla chiedere, leggono attentamente la lettera che verrà consegnata da lì a poco ai giocatori e dicono “Bene, molto bella, speriamo che serva”. Grandi, grandissimi i Sampdoriani ed enorme il loro cuore.

Ore 10,20: il “corteo”, di circa 60/70 persone, si avvia verso la sede del ritiro, tra canti, cori ed un po'’ di imbarazzo, causato anche e soprattutto dalla presenza di fotografi e cameramen. In Viale Delle Palme altri ci attendono: in tutto alla fine saremo un centinaio (stime ufficiali delle Forze dell’Ordine che ci hanno accompagnato).

Quando giungiamo all’Astor la squadra è già lì ad attenderci: giocatori, tecnici e dirigenti sono riuniti nel giardino dell’albergo come per una foto di famiglia. “Dai Ciccio, leggigli ‘sto cazzo di comunicato e non t’incasinare” mi dice Alberto. Sono imbarazzato come e più di Capitan Marcolin al quale mi rivolgo: “Siamo qui oggi ( e Alberto da dietro “Come ieri e come sempre”) per dirvi tutto il nostro amore per il Doria; siamo disposti a qualsiasi cosa pur di trasmettervi la forza necessaria “

Inizia la lettura della breve lettera; per leggere le parole di Shakespeare ci vorrebbe Gassmann o Albertazzi, mi incasino un po', la voce vacilla, mi riprendo e termino. Finalmente posso guardare negli occhi i giocatori, nessuno li abbassa. Mirco ha lo sguardo aperto e sorridente, Marcolin mi stringe forte la mano, come gli uomini veri sanno fare, Flachi ha la faccia di chi ha capito tutto e non solo da oggi. Mi avvicino al mister, scambiamo poche parole tra sampdoriani veri che, chiedo scusa, rimarranno solo nostre; vi posso dire solo che la sua voce è rotta dall’emozione, preludio di quel che accadrà nel pomeriggio in conferenza stampa.

Sul finire Alberto riesce a stemperare l’atmosfera dando un tocco di umorismo. Consegna un volantino formato gigante a Mondini “Questo lo abbiamo fatto per te, così anche se hai problemi di vista, lo puoi leggere ugualmente” Mondini ride, Alberto gode, i compagni lo sfottono, il corteo appalude.

Il primo atto si conclude dunque tra risate ed applausi: che sia un buon segnale?

Ore 14.15, solito muretto accanto alle biglietterie lato sud: siamo nuovamente lì tutti assieme, ma oggi non ho voglia di parlare e tantomeno di bere birre, marsalini o caffè. Resisto pochi minuti e poi mi lascio attrarre dalla forza magnetica che mi trascina verso lo stadio; ho la necessità impellente di raggiungere quella che è la nostra casa, di cercare il calore necessario di un luogo amico e caro. Entrando saluto Cinzia, la mia dolcissima ed adorabile “Signora”: il botteghino degli UTC è affollato, la merce vola via come ai bei tempi, cerco una sciarpa, quella che avevo l’ho lasciata a Modena nelle mani di un giovane tifoso “Tutte esaurite, caro il mio Dottore” Porca troia, debbo giocarmi la partita senza? che sia un segno? I minuti sembrano non passare mai, parlotto un po' con “storiche” e “storici” tifosi; una di loro, quella che a me piace chiamare Anita Garibaldi, mi dice “questa non è la partita della vita, questa è la partita della MIA vita”. Adesso arrivano tutti quelli del muretto, Rado si mette vicino a me, Luigi poco distante, gli Sgreuzzi poco più in basso, ma a distanza tale da poterci ogni tanto scambiare delle occhiate di intesa, Alberto è una belva in gabbia, Ppaolo non c’è e sento la sua assenza. Della partita non racconterò nulla: chi c’era sa già tutto, chi non c’era per validissimi motivi l’avrà vissuta assieme a noi lì presenti dentro il cuore, chi non c’era per scelta non potrà mai capire e quindi è inutile spiegare. Nel suo bellissimo post Gio racconta quel che è accaduto ad un certo punto della partita: Enzo, si proprio lui il mio “storico tifoso”, riprende a battere il tamburo, i nostri splendidi giovani s’improvvisano novelli Spigoli alla balaustra, la gradinata non canta, ma urla a squarciagola il proprio incitamento, la nostra voce entra nei cuori, nei muscoli, nei piedi di Strada che batte il corner, nella testa di Mirko Conte e ……..GOOOOOOOOAAAAAAAAALLLLLLLLL, si porco … goal. Abbraccio Rado, bacio Luigi, lancio un OK a Albe ed Enzo, ma c’è tempo, ancora troppo tempo. Mischia in area, Flachi, simbolo di come sia stata giocata da tutti questa partita, è sulla linea di porta e respinge una palla che non aveva alcun diritto di entrare. DORIA DORIA DORIA. Anche nei cori non vale più alcun schema, vale solo restare nei loro cuori, nelle loro gambe. Bernini ruba l’ennesimo pallone, lancia Flachi, cazzo è in mezzo a due non ce la può fare, Francesco si ricorda di avere 80000 cuori e 16000 gambe, ne usa una a caso e tira come solo lui sa fare: GOOOOOOOOAAAAAAAAALLLLLLLLL!!!!!!

Accanto a me molti hanno le lacrime agli occhi, li vorrei abbracciare tutti, ma non c’è il tempo, adesso è tempo di soffrire. Sul nostro unico errore il Messina accorcia le distanze, i nostri retrocedono, vacillano, i muscoli si induriscono e si contraggono da soli “… ma se per un qualsiasi motivo ad un certo punto sentirete che i muscoli si ribelleranno alla fatica …. Pensate a chi sugli spalti darebbe gambe e cuore …..” Forza ragazzi, siamo qui, siamo qui noi a darvi una mano, oggi non è giorno per fischi ed incomprensioni.

Dopo cinque e più minuti di recupero l’arbitro decide che può bastare “E’ FINITA, E’ FINITAAAAA”

Ognuno abbraccia il vicino, molti si commuovo, in tutti noi vi è la convinzione di aver assistito e giocato la partita della nostra vita. Lo stadio lentamente si svuota, ma noi restiamo lì, aspettiamo che l’adrenalina ridiscenda a valori 

accettabili; ne approfitto per abbracciare la “mia Anita”, per scambiare due parole con tutti quelli che in settimana si sono dati un gran da fare ed anche con chi, venendo da lontano, ha vissuto indirettamente le vicende e forse poco ha capito la tensione che era in noi . Garrone e Lanzoni escono dagli spogliatoi ed attraversano il campo tra gli applausi dei pochi rimasti, sono le 17,35e finalmente si chiude il sipario su questa “giornata particolare”: come nelle favole il finale è a lieto fine.

“Amore è fatto di sospiri e lacrime, di fede e di servizio, di fantasia, di passioni e brame……”

E adesso ancora un piccolo sforzo ragazzi …….. TUTTI A TERNI …….. domenica gioca la SAMPDORIA.

 

 

Ed ancora una volta Noi ci saremo

 

vinciamo anche questa tutti assieme

 

DAI RAGAZZI, DAI DORIA!!!

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Il ‎20‎/‎11‎/‎2015 at 12:49, 11marassi dice:

e va beh!!!

 

Febe: Buon pastore, racconta a questi giovani cosa significa amare. 

Silvio: Amare è fatto di sospiri e lacrime.... 
E' fatto di fede e di servizio... 
E' fatto di fantasia, di passioni e di brame; 
di adorazione, dovere e di osservanza; 
di umiltà, di pazienza ed impazienza; 
di purezza, di tribolazione, di reverenza. 

Questo dialogo, tratto da una commedia di William Shakespeare, è il modo che abbiamo scelto per descrivervi oggi il nostro amore per la Sampdoria. 
Sappiamo bene che le parole a questo punto non contano più nulla, così come sappiamo altrettanto bene che voi siete dei professionisti e come tali vi comporterete da qui sino alla fine di questo sciaguratissimo campionato, ma se in campo per un qualsiasi motivo ad un certo punto sentirete che i muscoli si ribelleranno alla fatica, se vedrete un compagno in difficoltà, se penserete che ormai ogni sforzo è inutile, pensate a quelle parole scritte per descrivere l’Amore, pensate a chi sugli spalti darebbe gambe e cuore per aiutare la nostra fidanzata della domenica, il nostro amore eterno, quello che non tradiremo mai.

Forza ragazzi, siamo con voi: non vi lasceremo andare verso il destino da soli

Un ultima cosa vogliamo dirvi, utilizzando ancora le parole di Shakespeare: 

“Chi per questa battaglia non ha fegato che parta pure: avrà un salvacondotto e denaro pel viaggio nella borsa. 
Non ci piace morire in compagnia di chi ha paura di morir con noi.” 
(William Shakespeare “Enrico V”) 

SE IL NOSTRO DESTINO E’ STARE ACCANTO A TE …….. NOI CI SAREMO 

FORZA SAMPDORIA 

ULTRAS SAN FRUTTUOSO - ARMATA BLUCERCHIATA 
SGREUZZI – ELMO GROUP 

 

 

 

Quella di domenica 5 Maggio resterà una giornata stampata nella nostra memoria con caratteri indelebili, una giornata in cui i “vecchi” hanno ritrovato il sapore delle cose antiche ed i giovani hanno avuto l’occasione per comprendere pienamente cosa significhi essere un membro di quel circolo esclusivo denominato GRADINATA SUD.

Dopo una settimana che sembrava non finire mai, eccoci finalmente al giorno più atteso e più importante della storia della Sampdoria. Oggi non si gioca per uno scudetto o una coccarda tricolore, oggi non è in palio nessuna coppa o trofeo, oggi è in gioco l’onore e la storia della nostra amata, e scusate se è poco.

Sveglia di buon mattino, per chi è riuscito a dormire: appuntamento alle 9.30 a Nervi per un atto d’amore tanto annunciato, quanto non da tutti compreso sino in fondo. Alla spicciolata arrivano tutti i visi conosciuti, quelli che non possono mancare e che non sono mai mancati; è bello vedere “fratelli” che si sono alzati all’alba per essere puntuali (Sanremo è distante, la Riviera di Levante non è poi così vicina e il basso Piemonte è pure oltre l’Appennino). Ancora più bello e vedere volti sconosciuti: timidamente si avvicinano a noi, senza nulla chiedere, leggono attentamente la lettera che verrà consegnata da lì a poco ai giocatori e dicono “Bene, molto bella, speriamo che serva”. Grandi, grandissimi i Sampdoriani ed enorme il loro cuore.

Ore 10,20: il “corteo”, di circa 60/70 persone, si avvia verso la sede del ritiro, tra canti, cori ed un po'’ di imbarazzo, causato anche e soprattutto dalla presenza di fotografi e cameramen. In Viale Delle Palme altri ci attendono: in tutto alla fine saremo un centinaio (stime ufficiali delle Forze dell’Ordine che ci hanno accompagnato).

Quando giungiamo all’Astor la squadra è già lì ad attenderci: giocatori, tecnici e dirigenti sono riuniti nel giardino dell’albergo come per una foto di famiglia. “Dai Ciccio, leggigli ‘sto cazzo di comunicato e non t’incasinare” mi dice Alberto. Sono imbarazzato come e più di Capitan Marcolin al quale mi rivolgo: “Siamo qui oggi ( e Alberto da dietro “Come ieri e come sempre”) per dirvi tutto il nostro amore per il Doria; siamo disposti a qualsiasi cosa pur di trasmettervi la forza necessaria “

Inizia la lettura della breve lettera; per leggere le parole di Shakespeare ci vorrebbe Gassmann o Albertazzi, mi incasino un po', la voce vacilla, mi riprendo e termino. Finalmente posso guardare negli occhi i giocatori, nessuno li abbassa. Mirco ha lo sguardo aperto e sorridente, Marcolin mi stringe forte la mano, come gli uomini veri sanno fare, Flachi ha la faccia di chi ha capito tutto e non solo da oggi. Mi avvicino al mister, scambiamo poche parole tra sampdoriani veri che, chiedo scusa, rimarranno solo nostre; vi posso dire solo che la sua voce è rotta dall’emozione, preludio di quel che accadrà nel pomeriggio in conferenza stampa.

Sul finire Alberto riesce a stemperare l’atmosfera dando un tocco di umorismo. Consegna un volantino formato gigante a Mondini “Questo lo abbiamo fatto per te, così anche se hai problemi di vista, lo puoi leggere ugualmente” Mondini ride, Alberto gode, i compagni lo sfottono, il corteo appalude.

Il primo atto si conclude dunque tra risate ed applausi: che sia un buon segnale?

Ore 14.15, solito muretto accanto alle biglietterie lato sud: siamo nuovamente lì tutti assieme, ma oggi non ho voglia di parlare e tantomeno di bere birre, marsalini o caffè. Resisto pochi minuti e poi mi lascio attrarre dalla forza magnetica che mi trascina verso lo stadio; ho la necessità impellente di raggiungere quella che è la nostra casa, di cercare il calore necessario di un luogo amico e caro. Entrando saluto Cinzia, la mia dolcissima ed adorabile “Signora”: il botteghino degli UTC è affollato, la merce vola via come ai bei tempi, cerco una sciarpa, quella che avevo l’ho lasciata a Modena nelle mani di un giovane tifoso “Tutte esaurite, caro il mio Dottore” Porca troia, debbo giocarmi la partita senza? che sia un segno? I minuti sembrano non passare mai, parlotto un po' con “storiche” e “storici” tifosi; una di loro, quella che a me piace chiamare Anita Garibaldi, mi dice “questa non è la partita della vita, questa è la partita della MIA vita”. Adesso arrivano tutti quelli del muretto, Rado si mette vicino a me, Luigi poco distante, gli Sgreuzzi poco più in basso, ma a distanza tale da poterci ogni tanto scambiare delle occhiate di intesa, Alberto è una belva in gabbia, Ppaolo non c’è e sento la sua assenza. Della partita non racconterò nulla: chi c’era sa già tutto, chi non c’era per validissimi motivi l’avrà vissuta assieme a noi lì presenti dentro il cuore, chi non c’era per scelta non potrà mai capire e quindi è inutile spiegare. Nel suo bellissimo post Gio racconta quel che è accaduto ad un certo punto della partita: Enzo, si proprio lui il mio “storico tifoso”, riprende a battere il tamburo, i nostri splendidi giovani s’improvvisano novelli Spigoli alla balaustra, la gradinata non canta, ma urla a squarciagola il proprio incitamento, la nostra voce entra nei cuori, nei muscoli, nei piedi di Strada che batte il corner, nella testa di Mirko Conte e ……..GOOOOOOOOAAAAAAAAALLLLLLLLL, si porco … goal. Abbraccio Rado, bacio Luigi, lancio un OK a Albe ed Enzo, ma c’è tempo, ancora troppo tempo. Mischia in area, Flachi, simbolo di come sia stata giocata da tutti questa partita, è sulla linea di porta e respinge una palla che non aveva alcun diritto di entrare. DORIA DORIA DORIA. Anche nei cori non vale più alcun schema, vale solo restare nei loro cuori, nelle loro gambe. Bernini ruba l’ennesimo pallone, lancia Flachi, cazzo è in mezzo a due non ce la può fare, Francesco si ricorda di avere 80000 cuori e 16000 gambe, ne usa una a caso e tira come solo lui sa fare: GOOOOOOOOAAAAAAAAALLLLLLLLL!!!!!!

Accanto a me molti hanno le lacrime agli occhi, li vorrei abbracciare tutti, ma non c’è il tempo, adesso è tempo di soffrire. Sul nostro unico errore il Messina accorcia le distanze, i nostri retrocedono, vacillano, i muscoli si induriscono e si contraggono da soli “… ma se per un qualsiasi motivo ad un certo punto sentirete che i muscoli si ribelleranno alla fatica …. Pensate a chi sugli spalti darebbe gambe e cuore …..” Forza ragazzi, siamo qui, siamo qui noi a darvi una mano, oggi non è giorno per fischi ed incomprensioni.

Dopo cinque e più minuti di recupero l’arbitro decide che può bastare “E’ FINITA, E’ FINITAAAAA”

Ognuno abbraccia il vicino, molti si commuovo, in tutti noi vi è la convinzione di aver assistito e giocato la partita della nostra vita. Lo stadio lentamente si svuota, ma noi restiamo lì, aspettiamo che l’adrenalina ridiscenda a valori 

accettabili; ne approfitto per abbracciare la “mia Anita”, per scambiare due parole con tutti quelli che in settimana si sono dati un gran da fare ed anche con chi, venendo da lontano, ha vissuto indirettamente le vicende e forse poco ha capito la tensione che era in noi . Garrone e Lanzoni escono dagli spogliatoi ed attraversano il campo tra gli applausi dei pochi rimasti, sono le 17,35e finalmente si chiude il sipario su questa “giornata particolare”: come nelle favole il finale è a lieto fine.

“Amore è fatto di sospiri e lacrime, di fede e di servizio, di fantasia, di passioni e brame……”

E adesso ancora un piccolo sforzo ragazzi …….. TUTTI A TERNI …….. domenica gioca la SAMPDORIA.

 

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