pippoblucerchiato

Dove va il calcio italiano

2410 risposte in questa discussione

Mi sono permesso di spostare questo post e creare una discussione ad hoc.

Mi pare che l'articolo e gli argomenti meritino un approfondimento.

Cillo2461

Calcio in rosso, ecco come salvarlo

il caso

ALESSANDRO PENATI

Il calcio italiano è malato: stadi vuoti, bilanci in dissesto, continue polemiche, illeciti, e un gioco spesso poco spettacolare. Paradossalmente, proprio quando il calcio, grazie ai diritti televisivi e sponsor planetari, è definitivamente entrato a pieno titolo nell'industria dell'intrattenimento multimediale dove, per l'appunto, spettacolo e profitti dovrebbero farla da padrone. Se per un momento si smettesse di guardare al calcio con gli occhi del tifoso, e si lasciassero da parte stereotipi, pregiudizi, e interessi di parte, si potrebbero prefigurare delle proposte di riforma.

A guardare il quadro normativo, le società calcistiche sarebbero società per azioni come tutte le altre, che offrono servizi – le partite – in concorrenza fra loro, utilizzando giocatori assimilati a normali dipendenti. Un quadro, però, che non trova alcun riscontro nella realtà. Il calcio è ormai un'industria che vende uno spettacolo sportivo. Ma cosa vendono esattamente le "aziende" squadre di calcio? E cosa determina il valore del "prodotto calcio"?

Singolarmente, le società di calcio non sono vere aziende: "il prodotto calcio", lo spettacolo per il quale milioni di persone pagano per vedere, non sono le partite di una squadra, ma il torneo nel suo complesso, il Campionato (o la Champions League). Il valore economico della singola partita di Campionato (biglietti per lo stadio, diritti tv e servizi accessori) non è determinato dalle squadre che vi partecipano, ma dall'importanza che quella partita riveste nel torneo: se per esempio UdineseTorino fosse decisivo per la corsa allo scudetto, varrebbe molto di più di InterMilan che lottano per l’ottavo posto. Il "prodotto" della singola società calcistica, dunque, da solo non vale niente, ma lo acquista nella misura in cui contribuisce al successo dello spettacolo Campionato. E il valore complessivo del Campionato non è dato dalla somma di quello delle singole partite, ma è il risultato di una miscela nella quale entrano l'intensità della disputa, l'incertezza dell'esito finale, il numero delle squadre che possono ambire alla vittoria, e la presenza di personaggi carismatici.

Pertanto, l'industria del calcio dovrebbe essere organizzata e promossa da un'entità unica, che gestisca il prodotto Campionato in modo imprenditoriale, con l'obiettivo di massimizzarne il valore. La recente trasformazione della Serie A in una Lega Calcio, e il prossimo passaggio alla negoziazione collettiva dei diritti televisivi sono un primo passo nella giusta direzione. Superati alcuni ostacoli di natura culturale (per esempio, l'idea che la Serie A dovesse sussidiare i campionati minori è anacronistica quanto chiedere alla Disney di riservare parte dei propri ricavi ai piccoli studi di animazione), bisognerebbe riformare la governance della Lega, la redistribuzione delle risorse, e l'organizzazione del Campionato sempre al fine esclusivo di valorizzare lo spettacolo. Problemi identici sono emersi nello sport professionistico americano 20 anni fa, e risolti a partire dalla National Football League (NFL) agli inizi degli anni '90. Alcune delle soluzioni sarebbero utili al calcio nostrano.

Gli ingaggi dei calciatori assorbono in media il 62% dei ricavi delle società italiane, e sono la prima causa della loro fragilità economica. In tutte le industrie di servizi che si basano sul talento individuale, ogni consumatore è disposto a pagare di più per chi dimostra qualità superiori alla media; e poiché nel calcio ci sono milioni di consumatori, i giocatori più bravi guadagnano una fortuna. Essendo la componente determinante del valore del prodotto, i campioni riusciranno sempre ad appropriarsi di una quota esorbitante dei ricavi (la gente paga per vedere loro). Si innesca così un circolo vizioso: più si spende per attirare i calciatori bravi, più aumentano i ricavi, più aumentano le pretese dei calciatori, in una rincorsa senza fine. Si citano spesso a modello le squadre inglesi, per gli stadi di proprietà e la capacità di generare ricavi, ma si sbaglia modello. Il calcio inglese fattura il doppio del nostro, riempie gli stadi, i dirittiTv rappresentano il 40% degli introiti (contro il 63% da noi): ciononostante, i calciatori inglesi assorbono il 62% dei ricavi, come in Italia; e quanto a debiti, le società inglesi sono anche più dissestate delle nostre. Il circolo vizioso degli ingaggi vale per tutti i grandi sport di massa.

Per rendere il calciospettacolo finanziariamente sostenibile ci vorrebbe il salary cap americano: un tetto massimo al monte ingaggi delle squadre (non allo stipendio del singolo calciatore), uguale per tutte le società della Lega, agganciato ai ricavi totali del Campionato. Ogni società può sforare il tetto, ma solo con bonus predeterminati, e legati a parametri oggettivi (risultati sportivi, spettatori). Il salary cap non solo assicura un equilibrio finanziario altrimenti impossibile, ma vuole anche ridurre le disparità tra le squadre, aumentando così il numero dei possibili vincitori, l'incertezza del risultato e quindi lo spettacolo. Il valore economico del Campionato dipende dal numero di partite determinanti per il risultato finale. Attualmente, la probabilità che Inter, Milan o Juve vincano il prossimo scudetto è circa l'80%; così ho stimato che solo il 18% delle 380 partite di Serie A è rilevante per l'assegnazione dello scudetto. Provate ad immaginare quanto sareste disposti a pagare per un Campionato dove l'Inter ha sempre 90% probabilità di vincere: molto se siete tifosi dell' Inter, poco o nulla se siete la stragrande maggioranza dei tifosi. Le squadre dell' NFL lo hanno capito 15 anni fa: meglio vincere meno, ma partecipare a un campionato ricco, che essere dominatori nel campionato dei poveri.

Visto il generalizzato dissesto economico del calcio europeo, se un Paese importante adottasse il salary cap, tutti gli altri lo seguirebbero. Bisognerebbe inoltre riformare la prassi del "cartellino". Nel bilancio delle società è un’importante attività: ma è un bene immateriale, dal valore spesso fittizio, che incentiva le società ad ingaggiare i calciatori puntando ai guadagni in conto capitale da trading per la durata del contratto (alla sua scadenza vale zero, per via della sentenza Bosma). Per questo è spesso fonte di abusi, nonché di assurdi profitti per gli agenti. Meglio passare a normali contratti professionali che prevedano una penale per anticipata rescissione, definita però al momento della firma del contratto e legata a parametri oggettivi, come durata residua del contratto, stipendio, risultati della squadra. Si guadagnerebbe in trasparenza, oltre a ridurre il costo dei calciatori.

Ma non bastano i campioni per riempire gli stadi e tenere incollati al televisore milioni di spettatori. Ci vuole il bel gioco, l'agonismo, la contesa. Oggi, la qualità delle partite soffre anche perché una vittoria ottenuta con un gol fortunoso, o grazie a un errore arbitrale, vale come un sonoro cappotto. «È la dura legge del calcio», sento dire spesso. Ma è una legge che uccide lo spettacolo e alimenta stucchevoli polemiche sugli arbitri. Il rugby suggerisce una soluzione: si potrebbe premiare con 1 punto aggiuntivo la vittoria con almeno 2 gol di scarto (penalizzando di 1 punto l'equivalente sconfitta): quindi, 0 punti per chi perde con 2 o più gol di scarto, 1 punto per le altre sconfitte, 2 al pareggio, 4 alla vittoria di misura e 5 a quella piena. Sarebbe la fine dei "ragionieri del gol", e renderebbe gli errori arbitrali – inevitabili meno influenti.

L'ultima riforma dovrebbe riguardare la struttura del Campionato. Ogni anno, in Serie A si giocano 380 partite: solo una frazione è determinante per qualche risultato finale; la maggioranza si trascina nella noia. E' un fatto che tutti gli spettacoli sportivi a squadre di maggior richiamo prevedano l'eliminazione diretta: il match race della Coppa America è riuscito a dare un grande pubblico perfino alla vela. L'enorme successo di Champions League e Fifa World Cup è dovuto più al formato che ai giocatori, che sono gli stessi del Campionato. Tutti i grandi sport professionistici americani assegnano il titolo con questa formula. E' possibile immaginare un Campionato di calcio a 20 squadre che assegni scudetto, posti in Europa e retrocessione con gironi finali di scontri diretti. E dove tutte le squadre giochino tra le 28 e le 32 partite: meno delle attuali 38, ma il Campionato sarebbe molto più spettacolare. Se l'obiettivo è il valore dello spettacolo, non serve prevedere un numero uguale di partite per tutti, anche perché le risorse di ogni squadra dipenderebbero dai ricavi complessivi del Campionato.

Ma questa è teoria. Potrebbe diventare realtà solo se l'obiettivo dei Presidenti delle squadre nostrane fosse veramente quello di valorizzare lo spettacolocalcio, sportivamente ed economicamente. È però lecito dubitarne. A volte sembra che il calcio sia per loro solo uno strumento di visibilità personale , funzionale al grande suq dell'economia delle relazioni e della politica. O anche solo alla soddisfazione di un ego smisurato.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Molto interessante,istruttivo,oserei dire quasi banale nelle risposte che il buon Penati,cerca di dare per rivitalizzare l'ambiente.Banali nel senso che,qui in Italia, non riesco a vedere,nemmeno con un telescopio Hubble,presidenti,dirigenti,giocatori,agenti,tifosi che si mettono intorno ad un tavolo,domandandosi una volta per tutte,quanto è corta la coperta.

Sissignore,ci metto anche i tifosi,difensori a parole,di una fede ma prova a non vincere due partite di fila e vedi cosa succede.( piccolo inciso,non tutti chiaramente, ma la maggior parte dei tifosi italiani non gode certo di laurea in educazione sportiva)

E i presidenti cavalcano la tigre (non tutti,ma la maggior parte).

Tornare a tempi pioneristici,quando i giocatori arrivavano allo stadio con il bus,camallandosi la borsa è francamente utopia,qualcosa si potrebbe fare,il tetto salariale può dare una mano, certo è ,che se tutti guadagnassero un pò meno, (tv comprese) sarebbe molto meglio .

Il famoso modello inglese fà acqua da tutte le parti,se non fosse per facoltosi miliardari mediorentali,che si trastullano,bontà loro,rovesciando carriolate di petrodollari,la metà delle squadre britanniche sarebbero già sparite,o in evidente difficoltà economica senza soluzione.

Un passo indietro...e chi lo fà per primo? Chi inizia? I dirigenti che sognano la Lega Europea,a numero chiuso? La Uefa? Che ineffabile nel tempo,non ferma una partita per dei morti,figuriamoci se tenta di rallentare il carrozzone..(e poi c'è sempre il minuto di silenzio,con applausi,che fà tanto bene alla coscienza).

Lascio la parola a qualche altro utente,mi riservo di continuare in seguito...

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

A me ha piacevolmente sorpreso che tra i giornalisti qualcuno si è accorto che il modello inglese è una bufala non solo dal lato sicurezza negli stadi ma anche dal lato business.

Il salary cap così come descritto lo trovo molto sensato, mentre non mi trova d'accordo il sistema dei punteggi.

Però nel complesso un articolo lucido e che prova a dare risposte ad una situazione oggettivamente sbilanciata.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

A me ha piacevolmente sorpreso che tra i giornalisti qualcuno si è accorto che il modello inglese è una bufala non solo dal lato sicurezza negli stadi ma anche dal lato business.

Il salary cap così come descritto lo trovo molto sensato, mentre non mi trova d'accordo il sistema dei punteggi.

Però nel complesso un articolo lucido e che prova a dare risposte ad una situazione oggettivamente sbilanciata.

è una mezza bufala Cillo: ai Presidenti inglesi rimane comunque una proprietà immobiliare rappresentata dallo stadio

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

è una mezza bufala Cillo: ai Presidenti inglesi rimane comunque una proprietà immobiliare rappresentata dallo stadio

Si vero.

Anche se , ad esempio, il giorno che Abrahmovic si rompe il belino di buttare soldi nel Chelsea, magari vende lo stadio e rientra ma la squadra ? che fine fa ?.

Io credo che l'unico vero patrimonio di una società di calcio sono i calciatori e la vera fonte di ricavi (anche se fa male dirlo) le televisioni.

Quindi le tesi di cui sopra, campionato interessante ed equa divisione delle risorse è la risposta giusta.

Perchè la cosa stia in piedi, salary cap e riforma dei contratti che legano i calciatori alle società, ciò darebbe più certezze e ridurrebbe il rischio di andare a bagno.

Poi se ci si vuole mettere stadi di proprietà e merchandasing collegato e va bene...

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Si vero.

Anche se , ad esempio, il giorno che Abrahmovic si rompe il belino di buttare soldi nel Chelsea, magari vende lo stadio e rientra ma la squadra ? che fine fa ?.

non lo deve vendere obbligatoriamente, lo può usare come bene immobile e quindi come garanzia per le banche - fidejussione che grande invenzione - oppure lo cede all'acquirente della squadra dopo essersi venduto anche il magazziniere: ettari edificabili a Londra ..... una miniera d'oro

sono i beni immobili le vere fondamenta di una moderna società di calcio, i giocatori alla fin fine sono un bene effimero che costa tremendamente

prendi il Barcellona: è di fatto proprietaria di una piccola città nella città e la sua forza sta lì nei beni immobili, in quella cittadella dello sport; a Barcellona e dintorni si picchiano e darebbero il culo per diventare azionisti del Barça ........ mal che vada resti proprietario di decine e decine di ettari di terreno con sopra di tutto e di più

che poi il tetto dei saalri sia la cosa più scontata e banale lo dico da sempre, ma se il calcio è l'esempio lampante del comunismo reale dove i lavoratori percepiscono l'intero guadagno e pure qualcosa di più dell'azienda per cui lavorano cazzo ci vuoi fare ... di fatto Marx ai Presidenti di calcio fa una pippa, Berlusconi in testa

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

L'origine della fine... la famosa sentenza Bosman... Il tetto salariale a mio parere è solo un'utopia almeno nella UE se non avviene con regolamento o meglio direttiva. Esagerato ? Non credo visto gli interessi.

Sappiamo tutti come sono i giocatori. Firmano contratti, poi se fanno una stagione pessima ne pretendono il rispetto, se invece vanno a mille pretendono l'adeguamento anche se hanno altri anni ad uno stipendio concordato. Il potere delle società ? Nullo! Non si hanno certezze. Ogni anno il patrimonio delle società italiane (i calciatori) può subire una valutazione o una svalutazione. Prendiamo la nostra amata. Palombo se avesse deciso di guadagnare una botta avrebbe fatto ancora un anno alla Samp e poi l'anno prossimo sarebbe stato libero di scegliere dove andare gratis e di guadagnare il massimo. Essendo un professionista è nei suoi diritti. Per questo la scelta che ha fatto è forse unica nel panorama del calcio italiano.

Dessena è stato valutato una cifra l'anno scorso e quest'anno ? Ovvio che c'é anche la situazione opposta... come Pazzini.

Allora in questo contesto l'investimento nello stadio potrebbe essere un patrimonio certo... l'equity immobilizzato e che crea cash flow (si spera) dando and una società accorta una certezza anche rispetto alle variazioni tra plusvalenze e minusvalenze e le bizze dei calciatori. Inoltre il settore giovanile sarebbe l'altro asset fondamentale per una società calcistica.

A mio parere è impossibile il paragone tra sistemi calcistici di diverse nazionalità per cultra sportiva, tessuto economico, potere finanziario. In Inghilterra si è favorita la finanza in tutti i settori compreso quelo calcistico. Investimenti di fondi e magnati vari. in Italia la vedo difficile, almeno per ora.

Nel nostro contesto lo stadio sarebbe un'opportunità se manteniamo la nostra "filosofia"... ma forse quì mi riferisco più alla Sampdoria e alle società simile alla nostra per controllo di bilancio (udinese, atalanta, fiorentina, ecc.).

Quindi cercando di sintetizzare (con comprensioni per gli errori di ortografia a causa della mia vista...):

I vari paragoni sono inefficaci, da ogni sistema si può pensare di prendere il meglio adeguandolo alla realtà nazionale;

I giocatori e i loro procuratori hanno un potere enorme ed è questo a mio parere il problema;

Gli stadi di proprietà possono essere un valore aggiunto se sono inseriti all'interno di una politica economico- finanziaria accorta altrimenti non servono a nulla.

Forza Sampdoria

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

io di quello che dice sto penati salvo due cose:

salary cap

e diversa ripartizione utili tra le big

ma l'approccio alla questione la trovo assurda e alla lunga perdente anche economicante che è l'unica cosa che interessa all'autore del pezzo e delle relative proposte.

"Se per un momento si smettesse di guardare al calcio con gli occhi del tifoso, e si lasciassero da parte stereotipi, pregiudizi, e interessi di parte, si potrebbero prefigurare delle proposte di riforma."

non capisco come si può partire da questo presupposto.

già oggi il calcio non si guarda con gli occhi del tifoso e sfido penati o chiunque a dimostrarmi il contrario e per me è questo il punto centrale della questione.

in tutto ciò che riguarda il calcio non ci si preoccupa minimamente dei tifosi, del fatto che le trasformazioni subite dal calcio, fatte solo ed esclusivamente per business, hanno cambiato il calcio rendendolo "diverso" dunque devi creare una clientela diversa. non è detto che un tifoso sia un buon cliente. sono due cose diverse. poi che in america funzioni e magari in inghilterra anche non vuole dire che debba funzionare ovunque.

poi dice un'altra cosa falsissima:

"Il valore economico della singola partita di Campionato (biglietti per lo stadio, diritti tv e servizi accessori) non è determinato dalle squadre che vi partecipano, ma dall'importanza che quella partita riveste nel torneo: se per esempio UdineseTorino fosse decisivo per la corsa allo scudetto, varrebbe molto di più di InterMilan che lottano per l’ottavo posto."

la realtà è che vale molto di più un amichevole agostana juve rappresentativa della valle d'aosta che non un partizanbelgrado-sampdoria di coppa uefa e la prova ne è la diversa copertura televisiva.

non solo, berlusconi (che di business ne capisce) non per niente vuole una serie A senza chievo, empoli, siena ecc.

dunque contano i bacini d'utenza non quello che è sportivamente in palio.

inoltre la fine della mutualità verso la serie B che sto penati plaude per me è una porcata.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

io di quello che dice sto penati salvo due cose:

"Se per un momento si smettesse di guardare al calcio con gli occhi del tifoso, e si lasciassero da parte stereotipi, pregiudizi, e interessi di parte, si potrebbero prefigurare delle proposte di riforma."

non capisco come si può partire da questo presupposto.

già oggi il calcio non si guarda con gli occhi del tifoso e sfido penati o chiunque a dimostrarmi il contrario e per me è questo il punto centrale della questione.

in tutto ciò che riguarda il calcio non ci si preoccupa minimamente dei tifosi, del fatto che le trasformazioni subite dal calcio, fatte solo ed esclusivamente per business, hanno cambiato il calcio rendendolo "diverso" dunque devi creare una clientela diversa. non è detto che un tifoso sia un buon cliente. sono due cose diverse. poi che in america funzioni e magari in inghilterra anche non vuole dire che debba funzionare ovunque.

al posto della parola tifoso mettici cliente o fruitore di uno spettacolo e il discorso del Penati è sensatissimo. Quelli delle pay tv stanno facendo affari d'oro (Sky ha raggiunto i 5 milioni di abbonati ed è in crescita costante, il digitale terrestre pur con tutte le limitazioni legate agli impianai ha buoni risultati)

Il tifoso come lo intendi tu non esiste più per chi gestisce il calcio o meglio esiste ma ha un potere contrattuale pari a 0,0: comunque vada chiunque gli metti in squadra lui ci sarà semrpe, mugugnerà poco o nulla, perchè gli basta vedere i colori della sua squadra, insomma non conta un cazzo.

la realtà è che vale molto di più un amichevole agostana juve rappresentativa della valle d'aosta che non un partizanbelgrado-sampdoria di coppa uefa e la prova ne è la diversa copertura televisiva.

non solo, berlusconi (che di business ne capisce) non per niente vuole una serie A senza chievo, empoli, siena ecc.

dunque contano i bacini d'utenza non quello che è sportivamente in palio.

ne sei così sicuro? o forse contano i campioni e i nomi che hai in campo? se tu avessi un'azienda che vuoi pubblicizzare chiederesti di tramettere i tuoi spot durante Siena-Chievo o durante Milan-Inter? non contate solo i soldi degli abbonamenti alle pay, ma aggiungeteci i soldi degli spot pubblicitari, il vero guadagno per le le tv commerciali sono quelli .....

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

al posto della parola tifoso mettici cliente o fruitore di uno spettacolo e il discorso del Penati è sensatissimo. Quelli delle pay tv stanno facendo affari d'oro (Sky ha raggiunto i 5 milioni di abbonati ed è in crescita costante, il digitale terrestre pur con tutte le limitazioni legate agli impianai ha buoni risultati)

Il tifoso come lo intendi tu non esiste più per chi gestisce il calcio o meglio esiste ma ha un potere contrattuale pari a 0,0: comunque vada chiunque gli metti in squadra lui ci sarà semrpe, mugugnerà poco o nulla, perchè gli basta vedere i colori della sua squadra, insomma non conta un cazzo.

(...)

ne sei così sicuro? o forse contano i campioni e i nomi che hai in campo? se tu avessi un'azienda che vuoi pubblicizzare chiederesti di tramettere i tuoi spot durante Siena-Chievo o durante Milan-Inter? non contate solo i soldi degli abbonamenti alle pay, ma aggiungeteci i soldi degli spot pubblicitari, il vero guadagno per le le tv commerciali sono quelli .....

sul punto uno hai anche ragionissima, lo condivido in pieno ma io volevo dire che penso alla lunga quel sistema lì non possa reggere.

o poi magari sbaglio io però per me alla lunga è anche economicamente perdente.

per me è un pò come se oggi si stessero mangiando tutte le uova incuranti del fatto che finiranno per estinguere le galline. non vedo tutti sti bambini appassionti al pallone, in percentuale sono senz'altro meno rispetto a qualche anno fa. anni fa c'era il calcio e basta. domani (già oggi) non sarà (è) così.

infatti se conta solo lo "spettacolo" credo ci siano tanti sport più "spettacolari" del calcio se giocati a grande livello. rugby, basket, volley, motociclismo e via dicendo. che poi per verificare quanto dico basterebbe guardare i dati dei tesserati delle varie federazioni, così a naso mi sembra il calcio sia in calo e gli altri sport in crescita ma è una sensazione.

sul punto due io ho una azienda, seppur micro, e mai e poi mai farei da sponsor a quanto di più sporco, falso e ipocrita ci sia. molto meglio la genuinità, la rozzezza casereccia ma autentica di un siena chievo. certo però, meno spettatori ci sono e meno costerà lo spot; è una legge di mercato.

(poi per dirla tutta io mai farei spot in nessun caso perciò sono strano io..)

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Non mi pare che nell'articolo proposto ci sia alcunchè di nuovo sotto il sole, forse sbaglio ma già altre volte la situazione della 'bancarotta' del calcio è stata analizzata.

Anzi se non ricordo male in passato e proprio su questo forum si è ragionato su Salary Cap, possibilità di Prima Scelta sull'acquisto dei migliori giovani, vendita collettiva e ripartizione più equa dei diritti televisivi, come possiile via di uscita per un campionato più onesto ed appassionante.

Si può obiettare che se scritto da tifosi su un forum vale 0.0.00000 se invece è scritto da persona competente e letto da molte persone potrebbe iniziare a smuovere qualche cosa. Auguriamocelo.

A dire il vero non ricordo neppure da quando i diritti televisivi dovranno essere venduti collettivamente, ma la cosa sono convinto non cambierà di molto l'andamento.

Non riescono a trovare un accordo sul presidente di Lega, i grandi club sbandierano che già oggi non sono competitivi contro i club inglesi e spagnoli perchè loro incassano molto di più e possono pagare di più i giocatori, insomma sono molto pessimista sul fatto che si voglia davvero fare qualcosa per migliorare lo Sport e la competizione, se andrà bene forse miglioreranno il business e di conseguenza forse lo spettacolo.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Adesso che impazza il calcio mercato la maggior parte dei "tifosi" e degli adetti ai lavori pensano solo a chi arriva e a chi parte senza porsi problemi di correttezza o di etica. Che, secondo me sarebbe la cosa principale per sanare il calcio.

Trovo giusto il passo dell'articolo che riguarda la durata e il rispetto dei contratti. Se ci fosse una norma che vincolasse i calciatori a rispettarli forse qualche cosa cambierebbe.

Inoltre penso che l'intervista rilasciata dal Nostro Presidente abbia delle attinenze con l?articolo sopra riportato.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Si vero.

Anche se , ad esempio, il giorno che Abrahmovic si rompe il belino di buttare soldi nel Chelsea, magari vende lo stadio e rientra ma la squadra ? che fine fa ?.

Io credo che l'unico vero patrimonio di una società di calcio sono i calciatori e la vera fonte di ricavi (anche se fa male dirlo) le televisioni.

Quindi le tesi di cui sopra, campionato interessante ed equa divisione delle risorse è la risposta giusta.

Perchè la cosa stia in piedi, salary cap e riforma dei contratti che legano i calciatori alle società, ciò darebbe più certezze e ridurrebbe il rischio di andare a bagno.

Poi se ci si vuole mettere stadi di proprietà e merchandasing collegato e va bene...

Sugli stadi inglesi è iscritto il mortgage, simile all'ipoteca. Hanno ottenuto i finanziamenti, ma le società devono restituirli con notevoli tassi di interesse. La differenza con le altre situazioni italiane è che l'incasso del merchandising, oltre che di un bilanciato utilizzo del riparto dei proventi TV, è molto più alto che in Italia, dove il "taroccato" fa sempre la sua parte, per non parlare, e speriamo di non parlarne in Italia, del costo dei biglietti. Va anche aggiunto che la credibilità del campionato italiano è pressoche nulla: troppi amici di Collina ed amici degli amici.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Sono d'accordo sul discorso della credibilità del campionato italiano (molto bassa...) che scoraggia eventuali investitori stranieri a rilevare società italiane: cosa che stà succedendo in inghilterra e che, piaccia o no, stà portando alla superiorità delle loro squadre di punta in CL e che ne stà facendo il campionato migliore in europa, cosa che una volta si diceva della Serie A.

Ecco, quando si diceva questo della serie A ? Quando i nostri presidenti erano in grado di fare quello che fanno ora i vari sceicchi, magnati/mafiosi russi, ecc. ossia spendere & spandere per prendere i migliori calciatori sul mercato (succedeva a metà degli anni '90, quando mettevamo sempre squadre italiane almeno nelle semifinali delle varie coppe).

Per vari motivi questo in Italia non succede più da qualche tempo (e tutta la telenovela di Kakà non ne è che la punta più clamorosa dell'iceberg), l'unico che spende&spande ancora è rimasto Moratti (e bisogna vedere bene fino a che punto...), le squadre di punta in europa, al netto di clamorose botte di culo, fanno molta fatica, quelle medie (vedi coppa UEFA) ne fanno ancora di più e addirittura patiscono il confronto con compagini dell'EST europeo di cui, a torto, qualcuno ancora sorride (non mi riferisco solo al Metalist, ma soprattutto allo Shaktar quest'anno, allo Zenit l'anno scorso..).

Quindi il calcio italiano, nel complesso, per me è in clamoroso calo..almeno rispetto a come eravamo abituati (dalla riapertura delle frontiere, nell'82, fino a pochi anni fa..).

Non credo nemmeno molto al mercato del merchandising (ma più che per la concorrenza del tarocco, per altri due fattori: in primis i prezzi spesso spropositati, specie di questi tempi, e in secundis anche un po' per la mentalità degli italiani, meno avvezzi a certe cose..), gli introiti della pay-tv inoltre, seppur tremendamente sbilanciati, pare non siano sufficienti alle ladrestrisciate per tirare avanti (i passivi di fine anno sono sempre mostruosi..).

Morale ? Morale la vedo male per il calcio italiano in generale nel confronto con gli altri campionati top (Inghilterra e Spagna), l'unica cosa che posso sperare è un riequilibrio interno che, però, vedo assai duro, non sò se questa fantomatica ridistribuzione dei diritti tv (sulla quale ho sempre timore di qualche "golpe" dell'ultimo minuto) servirà veramente...di sicuro il salary cap è una cosa che mi piace molto ma che, per avere efficacia, dovrà essere adottato minimo a livello di UEFA (e lì la vedo dura..). Il ritorno al "vincolo" contrattuale, invece, lo vedo duro e, non sono un esperto di diritto del lavoro, ma sarei pronto a scommettere che andrebbe a infrangersi contro qualche norma comunitaria...

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Vado per mere sensazioni: l'impressione è che, in generale, si stia cercando di monetizzare prima che sia troppo tardi. Tardi rispetto a che cosa, proprio esattamente non lo so, ma un qualcosa di squassante potrebbe accadere, basti guardare le principali società italiane. Vendere prima ed acquistare, semmai, dopo. A quei livelli non era mai successo.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Vado per mere sensazioni: l'impressione è che, in generale, si stia cercando di monetizzare prima che sia troppo tardi. Tardi rispetto a che cosa, proprio esattamente non lo so, ma un qualcosa di squassante potrebbe accadere, basti guardare le principali società italiane. Vendere prima ed acquistare, semmai, dopo. A quei livelli non era mai successo.

Questo che dici è vero ed è il sintomo che forse si sta capendo a tutti i livelli che avanti così non si può andare

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

La cosa più mortificante di tutte è il pensiero che la lazio con lo spalmadebiti sia stata solo la prima.

Mi spiego meglio se al milan arrivano a contestare il loro presidente (che si può dire tutto ma in quella squadra di merda ha investito uno sproposito)

Chi si prenderà un domani la briga di rilevare una società come il milan :14smile:?

O come il Chelsea quando abramovich si romperà i coglioni?

o come la Roma in questi giorni ?Cazzi loro si potrebbe dire.

Però quante società con tifoserie importanti saranno pronte a minacciare casini pur di non veder sparire le loro società? non vorrei che gli spalmadebiti in futuro si applicassero solo alle tifoserie delle presunti grandi.

Qualcuno si prenderebbe la briga di far fallire il napoli ? hanno difficoltà ad entrare in certi quartieri figurarsi se avrebbero voglia di crearsi una complicazione in una citta così per una squadra di calcio.

la mia preoccupazione

è che sarà sempre di meno una legge uguale per tutti..... (se mai lo è stata) e stiamo parlando solo di calcio che è o dovrebbe essere solo una passione...... una roba mortificante davvero.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

aridaje

il decreto splamadebiti con la famosa rateizzazione in 23 anni di cui ha beneficiato la Lazio non c'entra un belin

in quel caso i debiti della Lazio sono rifeirti a tasse e contributi previdenziali non pagati

il decreto spalmadebiti si riferisce a plusvalenze "mal calcolate": una società aveva calcolato che il giocatore X potesse valere Y e invece alla fin fine si è visto che il suo valore reale è di 1/10 di Y

da questo "calcolo errato" è nato un deficit e quindi ecco qua lo spalmadebiti

"Le societa' sportive previste dalla presente legge possono iscrivere in apposito conto nel primo bilancio successivamente alla data di entrata in vigore dalla presente disposizione tra le componenti attive quali oneri pluriennali da ammortizzare, con il consenso del collegio sindacale, l'ammontare delle svalutazioni dei diritti pluriennali delle prestazioni sportive degli sportivi professionisti, determinato sulla base di un'apposita perizia giurata”. “Le societa' che si avvalgono della facolta' di cui al comma 1 devono procedere, ai fini civilistici e fiscali, all'ammortamento della svalutazione iscritta in dieci rate annuali di pari importo"

insomma questo belin di decreto è stato adottato per "dare una mano" ai club che hanno creato buchi in bilancio consistenti a causa di acquisti e ingaggi di giocatori (“brocchi”compresi), spesso sopravvalutati e strapagati

perchè poi a volte vengano sopravvalutati dei brocchi ebbè questo fatto in altro campo si chiama sovrafatturazione .....

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

In pratica:

se io in rosa ho un giocatore che realmente vale 5, e lo valuto però, sopravalutandolo, 10, avrei una plusvalenza fittizia di 5, in quanto se dovessi venderlo ricaverei al massimo 5.

Se io ho un giocatore che ho pagato 5 e si è ben comportato durante il campionato arrivando a valere, realmente 10, quando lo vendo sempre a dieci, allora avrò una plusvalenza di 5 ma reale.

Mi sembra che funzioni così.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

esatto

oppure se trovi un compiacente presidente del Botswana che ti fa una fattura di 5 milioni di euro per aver acquistato un pigmeo che è il Maradona della jungla, puoi iscrivere a bilancio un valore nominale di 5 milioni di euro rappresentati dal pigmeo

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

esatto

oppure se trovi un compiacente presidente del Botswana che ti fa una fattura di 5 milioni di euro per aver acquistato un pigmeo che è il Maradona della jungla, puoi iscrivere a bilancio un valore nominale di 5 milioni di euro rappresentati dal pigmeo

Avellino...............

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Il problema è che lo spalmadebiti lo hanno fatto una volta e non è che lo possono rifare ogni tot.

Del resto il problema delle plusvalenze e minusvalenze continua ad esserci anche senza che vengano gonfiate.

Prendiamo una squadra ambiziosa ma non ancora una "grande".

Compra, per fare il salto di qualità, una punta 25enne esplosa alla grande pagandola 10 e facendogli un contratto di 5 anni ad una cifra alta.

Poi nei successivi 3 anni non corrisponde alle attese ed all'inizio del 3° si rompe i crociati.

Ecco li' che ti ritrovi un quasi 30enne che nessuno vuole nemmeno se lo regali, con uno stipendio alto.

Nel frattempo hai quasi ammortizzato il suo costo a livello di bilancio ma in realtà hai avuto una perdita secca di 10 + ingaggio.Un centravanti non è una macchina che comunque, mentre ne ammortizzi il costo, produce. Se non segna , se non va in nazionale è solo un costo .

Quindi per continuare nella tua ambizione devi avere un presidente che caccia lui i soldi.

Quando una roba del genere ti succede due anni di fila sei del gatto.

Per ovviare a questo devi evitare di spendere certe cifre, devi cercare di allevarti i talenti in casa, e se proprio proprio lo devi fare, di comprare il "big" (ogni riferimento non è casuale) devi essere molto bravo a scegliere ed avere anche un pò di culo.

Diversamente alla lunga il piatto salta

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Compra, per fare il salto di qualità, una punta 25enne esplosa alla grande pagandola 10 e facendogli un contratto di 5 anni ad una cifra alta.

Poi nei successivi 3 anni non corrisponde alle attese ed all'inizio del 3° si rompe i crociati.

Ecco li' che ti ritrovi un quasi 30enne che nessuno vuole nemmeno se lo regali, con uno stipendio alto.

chissà perchè questo tuo esempio mi fa venire in mente qualcuno .... :hmm:

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

"IL" problema dei problemi,almeno per le "grandi" è :sono finiti i liquidi (e pure chi ce li metteva) e senza di questi,galleggiare con le plusvalenze,diventa molto difficile,anzi mortale...

Che vedendola a lungo raggio,diciamo in 5 anni,sicuramente rimani senza "campioni" in squadra,ma risani il bilancio.Certo i primi tempi ci rimetti diritti tv ed abbonamenti,ma se costruisci rose dignitose,con prodotti "fatti in casa",il campionato diventa più avvincente,perchè tutti possono vincerlo...

E poi ,oggi Barcellona,Real,Chelsea,M.U. possono permettersi tutto e tutti,ma quando hai ingaggiato la totalità degli assi in circolazione,cosa fai,contro chi giochi? Contro e solo le altre 3?

Salary cap,semi-professionismo = Finita la festa,al pomeriggio vai a lavorare e la figa te la sudi come ogni essere umano.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Un altra risposta a quello che sta succedendo potrebbe essere data dal fatto che, probabilmente, le banche stanno chiedendo ai club di rientrare e che le linee di credito non sono più inesauribili, salvo che siano concesse garanzie di gradimento della banca.

Ne ho parlato con il mio amico Hugh, tifoso del Man United, che vive a Cardiff: se oggi il Man United ha praticamente venduto C. Ronaldo al Real Madrid, in parte, si spiega con la volontà del giocatore, in parte con il fatto che il Man United ha circa 400/500 milioni di sterline di debiti.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Crea un account o accedi per lasciare un commento

You need to be a member in order to leave a comment

Crea un account

Iscriviti per un nuovo account nella nostra comunità. È facile!


Registra un nuovo account

Accedi

Sei già registrato? Accedi qui.


Accedi Ora