Vai al contenuto
labbrodinovisad

Dove va il calcio italiano

Recommended Posts

1 ora fa, labbrodinovisad dice:

Mi sfugge una cosa. l'Arabia Saudita è un alleato dell'Occidente, e quindi dell'Italia, e ci commerciamo qualsiasi cosa, dall'impiantistica alle armi. Lo scandalo c'è solo quando ci giochiamo una partita di calcio?

Arguto e acuto

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
3 ore fa, labbrodinovisad dice:

Mi sfugge una cosa. l'Arabia Saudita è un alleato dell'Occidente, e quindi dell'Italia, e ci commerciamo qualsiasi cosa, dall'impiantistica alle armi. Lo scandalo c'è solo quando ci giochiamo una partita di calcio?

la tua e' una sentenza INOPINABILE,  Il calcio in Italia è la più grande cassa di risonanza, dove  "l'ipocrisia di tanti perbenisti" attinge linfa vitale

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Qualche spunto interessante

ANDREA ANTONIOLI | 07.01.2019

SE QUESTI SONO ULTRAS

 
 
Le curve rischiano di morire di criminalità.
 

Il calcio è della gente, si sente spesso ripetere secondo un ritornello abusato che, come tutte le frasi fatte, vuol dire poco e niente. Si intende però che il calcio nella sua essenza appartiene ai tifosi, in quanto nasce e prospera per loro merito. Pù volte abbiamo ribadito questo concetto, concentrandoci da sempre sul pallone come fenomeno socialepiuttosto che come show o intrattenimento. Più volte ne abbiamo evidenziato gli aspetti profondamente umani come l’appartenenza e la rappresentanza, lo schierarsi e anche le modalità guerresche, la comunità e l’unione. E ancora più in là, tante e tante volte abbiamo preso posizione “in difesa” degli ultras sui quali mediaticamente si spara a prescindere, in una caccia alla croce rossa che si presta ad interessi maggiori, e che trova nei suddetti ultras il capro espiatorio perfetto.

 

Tuttavia noi siamo nati per interpretare i fatti, per provare ad essere una voce originale e fuori dal coro. E allora sul tema non possiamo farci invischiare nella dicotomia delle opposte fazioni, tra chi vuole stadi-teatro con prezzi alle stelle e chi porta avanti pregiudizialmente la linea giustificazionista, per cui gli ultras sarebbero gli ultimi interpreti rimasti dell’autenticità, vittime di una ingiustificata e soffocante repressione. Dobbiamo allora necessariamente distinguere, soprattutto di questi tempi, il “Che cosa” dal “Chi”. Il che cosa riguarda il tifo, la nascita del movimento e i suoi primi passi, e ci trasporta in una visione del mondo estremamente affascinante che si traduce in forme estreme di supporto e sostegno alla squadra; gli ultras nascono con obiettivi nobili e con un codice di leggi non scritte, e per decenni nel nostro Paese (così campanilistico) hanno colorato gli stadi di tutta la penisola rimettendoci in soldi e salute, e rendendo il calcio ogni settimana un po’ più vivo.

Cosenza-Anni-80-700x400.jpg

Ultras del Cosenza negli anni ’80

Il Che cosa però in fondo è determinato dal Chi, ed è su questo che ci dobbiamo interrogare se non vogliamo cadere nella propaganda degli “opposti estremismi” (stadi-teatro o ultras vittime). La tesi di base di Valerio Marchi – sociologo, studioso di movimenti giovanili e ultras, e anche autore di diversi libri sul tema – è che le curve siano una cartina di tornasole delle società: condividiamo in pieno questa idea, e allora, per quanto riguarda i settori più caldi del tifo, non possiamo sottovalutare il mutamento antropologico che si è verificato in Italianegli ultimi decenni.

 

Era circa la metà degli anni ’70 quando il movimento ultras in Italia si stava affermando e Pier Paolo Pasolini, poco prima di morire, proponeva le sue letture tanto lucide quanto strazianti dei profondi cambiamenti verificatisi nel popolo italiano (soprattutto nei proletari e nei sottoproletari, che abbandonavano le proprie tradizioni – e la propria stessa classe sociale – per votarsi interamente alla “civiltà” dei consumi fino ad estinguersi).

“È cambiato il «modo di produzione» (enorme quantità, beni superflui, funzione edonistica). Ma la produzione non produce solo merce, produce insieme rapporti sociali, umanità. Il «nuovo modo di produzione» ha prodotto dunque una nuova umanità, ossia una «nuova cultura»: modificando antropologicamente l’uomo, nella fattispecie l’italiano”. (Pier Paolo Pasolini, «Corriere della Sera», 30 Ottobre 1975)

Dicevamo lucidi e strazianti perché fa impressione riprendere gli estratti pasoliniani: proprio negli anni in cui tanti intellettuali progressisti discorrevano di concetti vuoti ed astratti, del Che cosa – inaugurando una spaccatura che è poi esplosa ai giorni nostri, per cui gli intellettuali sono diventati una retroguardia conservatrice -, Pasolini urlava solo contro tutti (o quasi) di concentrarsi sul Chi, sui nuovi volti sempre più cattivi dei sottoproletari romani, sugli efferati reati in aumento nelle borgate, sulla crudeltà che iniziava a dilagare, diventando la regola e non più l’eccezione. Guardando gli ultras di oggi è difficile non ripensare a Pasolini, a quegli articoli disperati, a quegli appelli lanciati e strillati, ma caduti nel vuoto. Guardando troppi ultras di oggi è difficile non vedere dei criminali o criminaloidi senza alcun retroterra, vittime non della repressione del sistema ma del tardo-capitalismo, che ha generato mostri.

napolifan.jpg

A proposito di sparare sulla croce rossa, in effetti…

Ai giorni nostri sono molti “ultras” i primi ad aver tradito la propria “missione” o il proprio codice: non intendiamo fare i perbenisti, e dunque non ci riferiamo certo alla violenza in sé o allo scontro, che è un aspetto imprescindibile del movimento (anche se, ci permettiamo di aggiungere, a determinate condizioni, insomma secondo delle regole non scritte ma note a tutti). Parliamo invece della corruzione, di legami sempre più stretti con le società che diventano occasione di facili guadagni – leggasi bagarinaggio –  ma soprattutto delle infiltrazioni mafiose e criminali che sono diventate la norma e non più l’eccezione. Tutti noi abbiamo visto l’inchiesta di Report, che ci ha portato all’interno della curva bianconera, diventata terra (desertica) di conquista di ‘ndrangheta e mafia. Ma potremmo citare tanti altri casi in cui i padroni della curva sfruttano e prosciugano l’immaginario ultras per piegarlo ai propri interessi.

“Ma la regola riguardante la massa, cioè i milioni di giovani italiani, è la regola della degradazione. E a Roma, appunto, lo è in modo intollerabile. Guardate le facce dei due fratelli Carlino (che hanno assassinato un automobilista, per ragioni di traffico, massacrandolo e spaccandogli la testa sopra l’asfalto). Non vedrete le orribili, pallide, sfigurate sbavanti facce di due assassini: ma vedrete le facce dell’intera gioventù popolare romana. A Torpignattara – dove i due sono nati e vissuti – ormai la maggioranza dei giovani è come loro”. (Pier Paolo Pasolini, «Corriere della Sera, 9 settembre 1975)

Scriviamo da Roma, dalla degna capitale d’Italia: non intendiamo generalizzare facendo un torto a tante realtà complesse, ma per quanto riguarda questa città il mutamento antropologico allo stadio è stato evidente e feroce. Basta vederli in volto, come diceva Pasolini, per comprendere la portata del cambiamento epocale avvenuto nel nostro Paese negli ultimi decenni: perdonateci se risultiamo un po’ lombrosiani, ma è sufficiente osservare qualche “vecchio” documentario sui primi anni del movimento ultras per notare la differenza. Anche nei gruppi maggiori e più rispettati spesso a comandare erano dei “pischelli” – come si dice da queste parti – assolutamente normali, con volti espressivi, sinceri e soprattutto non ancora segnati: gli stessi ragazzi che oggi magari iniziano da adolescenti a vestirsi casual, che hanno la camera tappezzata di adesivi della curva e ne ripetono a pappagallo gli slogan, non rendendosi conto che il loro amore sincero diventa manovalanza per dei criminali a tutti gli effetti.

 

Dal documentario di Rai storia sul CUCS (Commando Ultrà Curva Sud), un gruppo che ha scritto la storia del tifo in Italia: notare i volti di questi ragazzi, anche la loro goffaggine e l’ingenuità, segni di un amore sincero e incontaminato

 

Il dibattito sugli ultras continua a concentrarsi esclusivamente sul Che cosa, sugli ultras in sé, come se fossero uno stesso blocco monolitico immodificabile e immodificato durante gli anni; come se solo loro si fossero incattiviti in questi ultimi decenni, come se unicamente loro abbiano ormai il volto scavato, aggressivo, segnato. Ed ecco che le curve tornano ad essere un perfetto spaccato sociale, uno specchio delle contraddizioni e della crisi irreversibile del nostro tempo. Il “movimento ultras” è in crisi come tutte le visioni del mondo ai tempi dell’individualismo estremo, che o sono scomparse, o si sono moderate, o si sono radicalizzate. Se a questo aggiungiamo che in molte curve ormai non c’è più un controllo capillare, un gruppo tanto per intenderci in grado di dettare la legge e farla rispettare, ecco che emergono le condizioni ideali per le schegge impazzite, per i più violenti, per coloro che rifiutano qualsiasi limite e si spingono all’estremo.

 

Analizzando i sentimenti con cui molti sedicenti ultras oggi vanno allo stadio troveremo frustrazione, rabbia, esigenza di violenzaL’immaginario dei più giovani che frequentano le curve è permeato dalla violenza, da una violenza però senza legge, individuale e individualista, spinta all’estremo, priva di limiti; e non vuol dire che poi la violenza debba necessariamente esserci, ma significa che l’immaginario è diventato violento. Lo stesso continuare a parlare di “movimento ultras” è di questi tempi fuorviante, perché rispetto al passato esso è molto più slegato, frammentato: di conseguenza è monopolizzato mediaticamente dai teppisti, che semplicemente fanno più notizia. Il vero problema è che sempre più giovani pensano così, sentono così: oggi la ribellione non si riempie più di contenuti come accadeva mezzo secolo fa ma è fine a se stessa; non sogna un altro sistema ma è schiava del sistema; non produce ribelli o rivoluzionari, ma emarginati che rischiano di diventare criminali. E se già negli anni ’70 per Pasolini non c’era più speranza per i suoi amati sottoproletari, è difficile pensare che oggi ci sia speranza per i nostri – seppur in teoria amati – ultras. Basta vederli in faccia, purtroppo.

  • Like 2

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Io quello che non sono mai riuscito intimamente a capire e che ora, in età avanzata, non riesco più in alcun modo ad accettare,  è come si possa giustificare la violenza sdoganandola come aspetto insito e ineluttabile dell'essere ultras ,e quindi in ultima anali dell'essere tifoso, visto che gli ultras sono da tutti definiti "i primi" e, da loro stessi " i veri" tifosi, con la scusa che sarebbe circoscritta all'interno di questo mondo e regolamentata da regole non scritte ma conosciute da tutti.

 

  • Like 2

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Una volta, tanto tempo fa, in una galassia lontana lontana... credo che una certa attitudine al confronto fisico fosse necessaria per poter seguire la propria squadra in tutti gli stadi, in particolare in quelli in cui - anche ben prima della nascita dei gruppi organizzati - l'accoglienza per i tifosi ospiti era particolarmente calorosa (perchè la violenza nel calcio è fenomeno ben anteriore all'epoca degli ultras). Poi col nascere dei gruppi organizzati lo scontro è diventato una questione istituzionalizzata, gestita a parte dai gruppi ultras ... E per un po' è andata avanti nella sostanziale indifferenza sia delle Forze dell'Ordine, sia dei tifosi "normali".

Oggi l'accesso allo stadio è fortemente regolamentato, e non c'è più bisogno di menare le mani nemmeno per entrare a Roma o a Napoli (anzi la cosa è decisamente mal vista). Se volessimo applicare la logica quindi, al di là delle convinzioni personali, si potrebbe dire che la violenza associata al calcio è diventata letteralmente fine a sè stessa, anzi mi pare che ormai sia uno strumento di affermazione per principi che col seguire una squadra di calcio non c'entrano più un beneamato cazzo.

 

  • Like 6
  • Thanks 2

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Scusate, tutte belle parole non c'è che dire, però è da quando esiste l'uomo che la violenza lo segue, e anche adesso che siamo civilizzati la violenza fa parte di questo mondo moderno, con questo non giustifico nulla, dico solo che fa parte dell'essere umano. l'insieme di calcio,  stadio e tifosi  è solo uno dei mille profili che può avere la violenza. con questo non la giustifico, ma conoscendola la riesco ad evitare.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

ed è per questa ragione che ci sono leggi che puniscono i violenti e chi delinque 

che poi pestarsi o addirittura morire per una partita di calcio è un'assurdità per un qualsiasi essere umano con in bruciolo di cervello è inconcepibile 

  • Like 2

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
19 minuti fa, Robi dice:

Scusate, tutte belle parole non c'è che dire, però è da quando esiste l'uomo che la violenza lo segue, e anche adesso che siamo civilizzati la violenza fa parte di questo mondo moderno, con questo non giustifico nulla, dico solo che fa parte dell'essere umano. l'insieme di calcio,  stadio e tifosi  è solo uno dei mille profili che può avere la violenza. con questo non la giustifico, ma conoscendola la riesco ad evitare.

Si è vero lo ripeti sempre, uomo e violenza viaggiano insieme, anche le tue son belle e scontate parole.

Per me cosa sbagliata, non dovrebbe essere così e per me non lo è. Ci son sempre state guerre e sempre ce ne saranno, lo so. Fosse per me non sarebbe così , fare la guerra è una cosa che non prendo nemmeno lontanamente in considerazione. Odiare un altro uomo al punto di prenderlo a legnate è una cosa all'opposto del mio modo di intendere la vita, tantopiù se questo "odio" me lo creo ad arte in base al tifo diverso, all'etnia diversa ecc ecc. Comincio io a non essere violento e non fomentare e/o giustificare certi atteggiamenti, poi vediamo.

Esempio pratico :

mio figlio è in crisi perchè le sue performance sportive non sono ottimali.

Causa spiegata ed argomentata più volte ; fuma. Lui se ne rende conto , io gli dico smetti e lui mi dice "come si fa a smettere quando tutti quelli che frequento fumano continuamente" ?

Ecco , come si fa a smettere di usare la violenza che ci accompagna da sempre ?

Semplice , non la si pratica, la si condanna, la si emargina, non la si giustifica , non la si beatifica, non la si idealizza.

Scuse, sempre e solo scuse, l'istinto, le radici, l'appartenenza....scuse sempre e solo scuse.

  • Like 1

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
12 minuti fa, cillo2461 dice:

Si è vero lo ripeti sempre, uomo e violenza viaggiano insieme, anche le tue son belle e scontate parole.

Per me cosa sbagliata, non dovrebbe essere così e per me non lo è. Ci son sempre state guerre e sempre ce ne saranno, lo so. Fosse per me non sarebbe così , fare la guerra è una cosa che non prendo nemmeno lontanamente in considerazione. Odiare un altro uomo al punto di prenderlo a legnate è una cosa all'opposto del mio modo di intendere la vita, tantopiù se questo "odio" me lo creo ad arte in base al tifo diverso, all'etnia diversa ecc ecc. Comincio io a non essere violento e non fomentare e/o giustificare certi atteggiamenti, poi vediamo.

Esempio pratico :

mio figlio è in crisi perchè le sue performance sportive non sono ottimali.

Causa spiegata ed argomentata più volte ; fuma. Lui se ne rende conto , io gli dico smetti e lui mi dice "come si fa a smettere quando tutti quelli che frequento fumano continuamente" ?

Ecco , come si fa a smettere di usare la violenza che ci accompagna da sempre ?

Semplice , non la si pratica, la si condanna, la si emargina, non la si giustifica , non la si beatifica, non la si idealizza.

Scuse, sempre e solo scuse, l'istinto, le radici, l'appartenenza....scuse sempre e solo scuse.

hai ragione e molti aspetti li condivido, poi però arriva un signore che predica l'odio verso il diverso, prima contro i meridionali adesso contro gli extracomunitari/profughi/rifugiati e compagnia cantando , lo evito non fa parte dei miei modi del mio essere della mia vita, si presenta alle elezioni e adesso mi governa, fa scelte per me che non condivido, lui che si dichiara contro i cori discriminanti e la violenza da stadio viene immortalato in un video a cantare cori contro i napoletani. Capisci che c'è qualcosa che non va se una persona del genere riesce a intortare tanti di quegli italiani e prendere potere.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Il mio sesto senso ritiene imminente uno scatto di violenza di Labbro

Sapevatelo

  • Like 1

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

L'intortatore di cui parli ha appena dichiarato tolleranza zero nei confronti dei teppisti da stadio ( li definisce così e aggiunge che sono minoranza insignificante rispetto alla gran massa dei tifosi per bene)

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

discussione difficile e pericolosissima. Ma dico la mia.

E' vero che la violenza esiste da sempre. Decidendo che i primi abitanti della terra siano Adamo ed Eva,  e a seguire Caino ed Abele la violenza si riscontar solamente in un elemento. Da questo possiamo dire che la violenza  non sia insita in ogni persona ma solo in alcuni spesso .... esclusivamente mossa da interessi personali.

Il mondo non è violento. Ci sono persone che vogliono sopraffare i più miti e chi vuole mettersi in mostra riscuote anche il plauso di chi nella mitezza si sente frustrato.

La tolleranza 0 dell'intortatore è falsa e demagogica perché lui per primo ha bisogno di nemici e in questo modo ha la possibilità di trovarne di nuovi gratuitamente. Se non ci fossero questi delinquenti che frequentano anche lo stadio e l'intortatore sa bene come funziona quel sistema essendo ministro degli interni, troverebbe altre categorie sulle quali far sfogare le nostre rabbie.

Se sono stato troppo partitico cancellate pure, di sicuro sono stato abbastanza bravo politico a non scrivere chiaramente come la penso 🙂

Perchè non è la politica il problema ma la partitica

 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
51 minuti fa, Erreci dice:

L'intortatore di cui parli ha appena dichiarato tolleranza zero nei confronti dei teppisti da stadio ( li definisce così e aggiunge che sono minoranza insignificante rispetto alla gran massa dei tifosi per bene)

Lo so cosa ha dichiarato, e non poteva fare altrimenti data la sua posizione, però uno che fino ad ieri cantava "senti che puzza scappano anche i cani..." non è molto credibile.

 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Io, molto più semplicemente, credo che il fenomeno ultrà abbia avuto un'evoluzione che lo ha cambiato molto dalla sua nascita fino ai giorni nostri, influenzato anche dai mutamenti della società.
Durante questo cambiamento credo siano state spostate le priorità: all'inizio era soltanto incitamento alla squadra e zero "attività extra", poi col passare del tempo e con il consolidarsi della realtà, altre cose (raccolte per beneficenza, materiale, feste, scontri, raduni, ecc) hanno cominciato ad avere spazio fino a diventare la parte preponderante dell'essere ultrà che, a differenza degli altri tifosi, sente le necessità di viversi "attivamente" la squadra 7 giorni su 7. 
Negli ultimi anni, con cambiamenti sempre più veloci in ogni ambito, il fenomeno si è esasperato, soprattutto successivamente all'introduzione di Daspo e Tessera del tifoso. Gli ultrà, sopratutto quelli più facinorosi, hanno avuto (o hanno voluto avere, dipende dal grado di celhoduro del lettore) sempre meno occasioni di andare allo stadio, rafforzando sempre di più tutto il contorno e perdendo di vista, secondo me, il vero motivo per cui sono nati e per cui dovrebbero continuare ad esistere: essere la guida di tutti quei tifosi che vogliono sostenere la propria squadra.

38 minuti fa, volalozar dice:

discussione difficile e pericolosissima. Ma dico la mia.

Sono rimasto affascinato da questo forum perchè si è sempre entrati in discussioni di tutti i tipi con dei contenuti concreti e con discussioni forti, con il pizzico di ironia che ha sempre contraddistinto queste pagine.
Non facciamoci influenzare da chi vuole ridurre tutte le discussioni a un "me contro il mondo (della logica)", le discussioni difficili e pericolose sono belle, sono sane e poi qua siamo tra di noi.

  • Like 1
  • Thanks 1

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
1 ora fa, Robi dice:

Lo so cosa ha dichiarato, e non poteva fare altrimenti data la sua posizione, però uno che fino ad ieri cantava "senti che puzza scappano anche i cani..." non è molto credibile.

 

Potrei aggiungere che l'intortarore sino a pochissimi giorni prima dei fatti di inter napoli era assiduo frequentatore di ultrá autodefinendosi con fierezza indagato tra indagati, ma  questo suo aspetto lo hai omesso

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
33 minuti fa, Erreci dice:

Potrei aggiungere che l'intortarore sino a pochissimi giorni prima dei fatti di inter napoli era assiduo frequentatore di ultrá autodefinendosi con fierezza indagato tra indagati, ma  questo suo aspetto lo hai omesso

non sono omniscente

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Se Milano piange Roma non ride

"Lazio, la festa diventa guerriglia: 8 agenti feriti, un ultrà arrestato e 3 fermati

Doveva essere una festa, invece è stata una battaglia tra 300 ultrà della Lazio - su oltre mille presenti - e qualche decina di agenti della polizia. Scene di guerriglia urbana questa notte a Roma, a piazza della Libertà. Un gruppo di tifosi ultras della Lazio, durante i festeggiamenti per i 119 anni della squadra ha lanciato sassi, bombe carta e bottiglie contro gli agenti del reparto mobile intervenuti. Diversi agenti sono rimasti feriti e hanno divuto ricorrere alle cure dei sanitari."

Son ragazzi ... sana esuberanza guovanile 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Il 7/1/2019 at 08:50, Robi dice:

se è per quello nelle zone come dici tu calde se hai la sciarpa di un altro colore anche per gli uomini non c'è posto, eppure nessuno si scandalizza per questo. sarebbe una discriminazione per colore di sciarpa.


Che cazzata ultragalattica ❤️

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Il 7/1/2019 at 14:41, Gianla dice:

Qualche spunto interessante

ANDREA ANTONIOLI | 07.01.2019

SE QUESTI SONO ULTRAS

 
 
Le curve rischiano di morire di criminalità.
 

Il calcio è della gente, si sente spesso ripetere secondo un ritornello abusato che, come tutte le frasi fatte, vuol dire poco e niente. Si intende però che il calcio nella sua essenza appartiene ai tifosi, in quanto nasce e prospera per loro merito. Pù volte abbiamo ribadito questo concetto, concentrandoci da sempre sul pallone come fenomeno socialepiuttosto che come show o intrattenimento. Più volte ne abbiamo evidenziato gli aspetti profondamente umani come l’appartenenza e la rappresentanza, lo schierarsi e anche le modalità guerresche, la comunità e l’unione. E ancora più in là, tante e tante volte abbiamo preso posizione “in difesa” degli ultras sui quali mediaticamente si spara a prescindere, in una caccia alla croce rossa che si presta ad interessi maggiori, e che trova nei suddetti ultras il capro espiatorio perfetto.

 

Tuttavia noi siamo nati per interpretare i fatti, per provare ad essere una voce originale e fuori dal coro. E allora sul tema non possiamo farci invischiare nella dicotomia delle opposte fazioni, tra chi vuole stadi-teatro con prezzi alle stelle e chi porta avanti pregiudizialmente la linea giustificazionista, per cui gli ultras sarebbero gli ultimi interpreti rimasti dell’autenticità, vittime di una ingiustificata e soffocante repressione. Dobbiamo allora necessariamente distinguere, soprattutto di questi tempi, il “Che cosa” dal “Chi”. Il che cosa riguarda il tifo, la nascita del movimento e i suoi primi passi, e ci trasporta in una visione del mondo estremamente affascinante che si traduce in forme estreme di supporto e sostegno alla squadra; gli ultras nascono con obiettivi nobili e con un codice di leggi non scritte, e per decenni nel nostro Paese (così campanilistico) hanno colorato gli stadi di tutta la penisola rimettendoci in soldi e salute, e rendendo il calcio ogni settimana un po’ più vivo.

Cosenza-Anni-80-700x400.jpg

Ultras del Cosenza negli anni ’80

Il Che cosa però in fondo è determinato dal Chi, ed è su questo che ci dobbiamo interrogare se non vogliamo cadere nella propaganda degli “opposti estremismi” (stadi-teatro o ultras vittime). La tesi di base di Valerio Marchi – sociologo, studioso di movimenti giovanili e ultras, e anche autore di diversi libri sul tema – è che le curve siano una cartina di tornasole delle società: condividiamo in pieno questa idea, e allora, per quanto riguarda i settori più caldi del tifo, non possiamo sottovalutare il mutamento antropologico che si è verificato in Italianegli ultimi decenni.

 

Era circa la metà degli anni ’70 quando il movimento ultras in Italia si stava affermando e Pier Paolo Pasolini, poco prima di morire, proponeva le sue letture tanto lucide quanto strazianti dei profondi cambiamenti verificatisi nel popolo italiano (soprattutto nei proletari e nei sottoproletari, che abbandonavano le proprie tradizioni – e la propria stessa classe sociale – per votarsi interamente alla “civiltà” dei consumi fino ad estinguersi).

“È cambiato il «modo di produzione» (enorme quantità, beni superflui, funzione edonistica). Ma la produzione non produce solo merce, produce insieme rapporti sociali, umanità. Il «nuovo modo di produzione» ha prodotto dunque una nuova umanità, ossia una «nuova cultura»: modificando antropologicamente l’uomo, nella fattispecie l’italiano”. (Pier Paolo Pasolini, «Corriere della Sera», 30 Ottobre 1975)

Dicevamo lucidi e strazianti perché fa impressione riprendere gli estratti pasoliniani: proprio negli anni in cui tanti intellettuali progressisti discorrevano di concetti vuoti ed astratti, del Che cosa – inaugurando una spaccatura che è poi esplosa ai giorni nostri, per cui gli intellettuali sono diventati una retroguardia conservatrice -, Pasolini urlava solo contro tutti (o quasi) di concentrarsi sul Chi, sui nuovi volti sempre più cattivi dei sottoproletari romani, sugli efferati reati in aumento nelle borgate, sulla crudeltà che iniziava a dilagare, diventando la regola e non più l’eccezione. Guardando gli ultras di oggi è difficile non ripensare a Pasolini, a quegli articoli disperati, a quegli appelli lanciati e strillati, ma caduti nel vuoto. Guardando troppi ultras di oggi è difficile non vedere dei criminali o criminaloidi senza alcun retroterra, vittime non della repressione del sistema ma del tardo-capitalismo, che ha generato mostri.

napolifan.jpg

A proposito di sparare sulla croce rossa, in effetti…

Ai giorni nostri sono molti “ultras” i primi ad aver tradito la propria “missione” o il proprio codice: non intendiamo fare i perbenisti, e dunque non ci riferiamo certo alla violenza in sé o allo scontro, che è un aspetto imprescindibile del movimento (anche se, ci permettiamo di aggiungere, a determinate condizioni, insomma secondo delle regole non scritte ma note a tutti). Parliamo invece della corruzione, di legami sempre più stretti con le società che diventano occasione di facili guadagni – leggasi bagarinaggio –  ma soprattutto delle infiltrazioni mafiose e criminali che sono diventate la norma e non più l’eccezione. Tutti noi abbiamo visto l’inchiesta di Report, che ci ha portato all’interno della curva bianconera, diventata terra (desertica) di conquista di ‘ndrangheta e mafia. Ma potremmo citare tanti altri casi in cui i padroni della curva sfruttano e prosciugano l’immaginario ultras per piegarlo ai propri interessi.

“Ma la regola riguardante la massa, cioè i milioni di giovani italiani, è la regola della degradazione. E a Roma, appunto, lo è in modo intollerabile. Guardate le facce dei due fratelli Carlino (che hanno assassinato un automobilista, per ragioni di traffico, massacrandolo e spaccandogli la testa sopra l’asfalto). Non vedrete le orribili, pallide, sfigurate sbavanti facce di due assassini: ma vedrete le facce dell’intera gioventù popolare romana. A Torpignattara – dove i due sono nati e vissuti – ormai la maggioranza dei giovani è come loro”. (Pier Paolo Pasolini, «Corriere della Sera, 9 settembre 1975)

Scriviamo da Roma, dalla degna capitale d’Italia: non intendiamo generalizzare facendo un torto a tante realtà complesse, ma per quanto riguarda questa città il mutamento antropologico allo stadio è stato evidente e feroce. Basta vederli in volto, come diceva Pasolini, per comprendere la portata del cambiamento epocale avvenuto nel nostro Paese negli ultimi decenni: perdonateci se risultiamo un po’ lombrosiani, ma è sufficiente osservare qualche “vecchio” documentario sui primi anni del movimento ultras per notare la differenza. Anche nei gruppi maggiori e più rispettati spesso a comandare erano dei “pischelli” – come si dice da queste parti – assolutamente normali, con volti espressivi, sinceri e soprattutto non ancora segnati: gli stessi ragazzi che oggi magari iniziano da adolescenti a vestirsi casual, che hanno la camera tappezzata di adesivi della curva e ne ripetono a pappagallo gli slogan, non rendendosi conto che il loro amore sincero diventa manovalanza per dei criminali a tutti gli effetti.

 

Dal documentario di Rai storia sul CUCS (Commando Ultrà Curva Sud), un gruppo che ha scritto la storia del tifo in Italia: notare i volti di questi ragazzi, anche la loro goffaggine e l’ingenuità, segni di un amore sincero e incontaminato

 

Il dibattito sugli ultras continua a concentrarsi esclusivamente sul Che cosa, sugli ultras in sé, come se fossero uno stesso blocco monolitico immodificabile e immodificato durante gli anni; come se solo loro si fossero incattiviti in questi ultimi decenni, come se unicamente loro abbiano ormai il volto scavato, aggressivo, segnato. Ed ecco che le curve tornano ad essere un perfetto spaccato sociale, uno specchio delle contraddizioni e della crisi irreversibile del nostro tempo. Il “movimento ultras” è in crisi come tutte le visioni del mondo ai tempi dell’individualismo estremo, che o sono scomparse, o si sono moderate, o si sono radicalizzate. Se a questo aggiungiamo che in molte curve ormai non c’è più un controllo capillare, un gruppo tanto per intenderci in grado di dettare la legge e farla rispettare, ecco che emergono le condizioni ideali per le schegge impazzite, per i più violenti, per coloro che rifiutano qualsiasi limite e si spingono all’estremo.

 

Analizzando i sentimenti con cui molti sedicenti ultras oggi vanno allo stadio troveremo frustrazione, rabbia, esigenza di violenzaL’immaginario dei più giovani che frequentano le curve è permeato dalla violenza, da una violenza però senza legge, individuale e individualista, spinta all’estremo, priva di limiti; e non vuol dire che poi la violenza debba necessariamente esserci, ma significa che l’immaginario è diventato violento. Lo stesso continuare a parlare di “movimento ultras” è di questi tempi fuorviante, perché rispetto al passato esso è molto più slegato, frammentato: di conseguenza è monopolizzato mediaticamente dai teppisti, che semplicemente fanno più notizia. Il vero problema è che sempre più giovani pensano così, sentono così: oggi la ribellione non si riempie più di contenuti come accadeva mezzo secolo fa ma è fine a se stessa; non sogna un altro sistema ma è schiava del sistema; non produce ribelli o rivoluzionari, ma emarginati che rischiano di diventare criminali. E se già negli anni ’70 per Pasolini non c’era più speranza per i suoi amati sottoproletari, è difficile pensare che oggi ci sia speranza per i nostri – seppur in teoria amati – ultras. Basta vederli in faccia, purtroppo.


Mi disp Gianla ma qualche spunto interessante sì, diversi altri no. Fatemi parlare un po' con questo Antonioli... che vede il Mondo Ultrà delle Origini come uno Stadio del Bengodi e butta lì un po' di definizioni sballate ("sedicenti ultras", la leggenda sul "controllo capillare", i "teppisti" contrapposti al "movimento ultras", le solite fregnacce sul culto dello scontro)... e Pasolini mi pare non aiuti a capire. Spunto valido: i volti dei giovani e giovanissimi degli Anni Settanta, capi delle curve a vent'anni; alcuni si sono trascinati fino ai giorni nostri, vittime di loro stessi e dell'immagine che hanno di sé; e chhe sfruttano i giovanissimi di oggi; "l'amore sincero che diventa manovalanza", per la criminalità o anche "solo" per la gloria (gli ego ipertrofici, il riconoscimento sociale che guidare una curva garantisce)

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Inviato (modificato)

con la campagna BUU si inizia scavare

aprite bene le orecchie
vogliono "rovesciare il senso del buu da discriminatorio a inclusivo"

https://video.gazzetta.it/inter-buu-non-sentire-mai-piu-buu-razzisti/392d90ce-1b0c-11e9-9562-4495ad0c4418?vclk=home_AperturaLaterale|inter-buu-non-sentire-mai-piu-buu-razzisti

Modificato da branzi
orecchie con 2 c

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

A parte il fatto che non è un BUUUU , ma semmai UH UH UH UH (verso della scimmia)

sono talmente sul pezzo che manco sanno di che cazzo stiamo parlando

  • Like 2

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
18 minuti fa, labbrodinovisad dice:

A parte il fatto che non è un BUUUU , ma semmai UH UH UH UH (verso della scimmia)

sono talmente sul pezzo che manco sanno di che cazzo stiamo parlando

sono anni che scambiano i BUUH col verso della scimmia, mai capito il motivo 

  • Like 1

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Join the conversation

You can post now and register later. If you have an account, sign in now to post with your account.

Ospite
Rispondi a questa discussione...

×   Pasted as rich text.   Paste as plain text instead

  Only 75 emoji are allowed.

×   Your link has been automatically embedded.   Display as a link instead

×   Your previous content has been restored.   Clear editor

×   You cannot paste images directly. Upload or insert images from URL.


  • Chi sta navigando   0 utenti

    Nessun utente registrato visualizza questa pagina.

×
×
  • Crea Nuovo...