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racconto: la normalità


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Scusatemi, nel 2010 dopo Palermo Sampdoria (di Delneri) scrissi un racconto sulla "normalità" dell'essere un tifoso di merda, come solo loro sanno essere.

Due o tre anni fa vi avevo chiesto se qualcuno di voi lo avesse conservato e effettivamente qualcuno lo aveva recuperato per me.

Speravo di essere tanto bravo da riuscire a salvarmelo da qualche parte ma, evidentemente, non ne sono stato capace.

Ora vi chiedo se qualcuno di voi lo ha ancora, per favore. E prometto che a 'sto giro lo salvo e non vi rompo più.

ciao a tutti

mviass

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Che cos'è la normalità


La normalità non è essere tornati sopra, né tantomeno aver rivinto il derby.
La normalità non è neppure contare i punti che ci separano dai merdoni usando anche le dita degli amici o, per chi preferisce, quelle dei piedi.

 


Domenica mattina Massimo si sveglierà con il ritmo del miocardio accelerato; tutto normale dirà tra sé e sé, <<ormai ci sono abituato>>.
Domenica è il gran giorno.Come quel 23 maggio di 23 anni fa... più o meno.Alla stessa ora, presto, il suo compagno di gradinata è già al bar, non ha dormito tutta la notte; gli succede sempre prima dei grandi eventi. Prima di wembley non ha dormito per 5 giorni di fila. Poverino, si è anche dovuto dare malato al lavoro, perchè non si reggeva più in piedi. Ha letto a sbaffo tutti i quotidiani locali e nazionali due volte. Sa che tra poche ore sarà tutto finito, almeno per quest'anno.

L'anno scorso hanno vissuto lazio-samp nello stesso bar, con altri ragazzi incontrati un pò per caso.
C'era Paolo che ha un aneddoto per ogni finale, ricorda tutto come se fosse ieri. Chissà come farà, si chiede Massimo....
E poi suo cognato che non ha detto una parola, sarà stato anche molto timido... ma si capiva subito che è uno che soffre molto durante le partite.
C'erano anche altri tizi in quel bar davanti alla TV. Uno in particolare, Mario, lo aveva incontrato già un'altra volta, ad una festa di beneficenza nell'89.
Era la notte di Berna.
Si erano appartati per seguire insieme la partita alla radio. Che coincidenza ritrovarlo dopo tanti anni.... di nuovo per l'occasione di una finale.

Massimo ora sta chiamando il suo migliore amico, Giacomo. Devono fare la cabala. Ogni volta la stessa cosa. Ma se non la facessero e le cose dovessero andare male non se lo potrebbero mai perdonare.....
Si incontrano in quel posto che solo loro conoscono. Scaldano un pò di fumo, la solita merda che Massimo si fa rifilare in quel vicoletto dove va lui. Poi, dopo i primi tiri, i sensi iniziano lievemente a intorpidirsi e la tensione si allenta quel poco che serve per scherzarci sopra. Beh, scherzarci è una parola grossa. Una finale è una finale.

Mancano ancora diverse ore alle 15, gi stomaci sono tutti ingolfati da scarse colazioni. Di pranzare non se ne parla nemmeno. Scende giù solo una birra dietro l'altra. Sarà molto utile per mantenere il battito cardiaco su livelli accettabili.
Massimo ride; ormai l'alcol e la chimica hanno fatto il loro dovere.
Si guardano tra di loro. Sono pronti.

E' tutto organizzato, 2 pacchetti di sigarette pieni, il tavolo più vicino alla tv del solito posto prenotato, i loro inseparabili amici li hanno già raggiunti. Giacomo sembra più rilassato, scherza con Paolo che è a passo dall'infarto fulminante. Sono tutti a posto con la coscienza, le cabale sono state tutte ultimate. Arriva anche Mario, come al solito per ultimo. Sono anni che la mena con sto mistero della sua cabala, una cosa pazzesca che proprio non potrebbero credersi.... <<costa una faticaccia portarla a compimento, però per una finale questo e altro>>, dice sempre Mario... In realtà la sua cabala consiste solo nell'arrivare per ultimo, non l'ha mai rivelato a nessuno; forse è questo il motivo per cui si presenta sempre con un sorrisetto beffardo, con mezz'ora di ritardo.

Il tragitto dalla piazzetta in cui sono soliti ritrovarsi fino al bar è lunghissimo, ma tutte le volte che vanno in finale, sono state tante in questi anni, lo compiono a piedi.
Incrociano sguardi, i loro sono annebbiati, tesi. Come se fossero in trasferta, vicini allo stadio. Cercano di riconoscere nella scarsa calca domenicale, altri come loro. Altri ragazzi che vanno in finale.

Ecco la porta del bar. Sono arrivati. Manca ancora un'ora. Come al solito sono arrivati troppo presto. La tensione è enorme. E' sempre così.
Le unghie ormai sono terminate, lo sbuffo del deodorante spray applicato la mattina stessa non fa più effetto. Sarà anche la birra che inizia a trasudare, ma dentro quella saletta c'è più puzza che dentro un treno locale, uno qualsiasi.

Sky apre il collegamento. Il primo zoom è per lo spicchio di curva blucerchiata.
E' il segnale. Il gruppetto di amici, Massimo in testa, inizia a fischiare, a bestemmiare e ad ululare.
Le giacche ormai appoggiate sugli schienali delle sedie non coprono più le magliette blu e rosse di cui fanno bella mostra i ragazzi.


Inizia la loro vera domenica. L'ennesima finale da vivere con passione.
La finale degli altri.



Ecco che cos'è la normalità.


 

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