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Erreci

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  1. Condoglianze alla famiglia
  2. Ma dai, ma sai che bello giocare al 15 luglio ? Che culo che abbiamo noi tifosi di calcio 😊
  3. RISPETTO ANCHE PER IgG e IgM
  4. Siamo al 23 febbraio. Quattro giorni dopo la partita di Champions Atalanta-Valencia a San Siro, dove 45mila tifosi hanno accelerato l’effetto domino del coronavirus. All’ospedale Pesenti Fenaroli di Alzano vengono accertati i primi due casi bergamaschi. Se non entrambi, uno è passato di sicuro dal pronto soccorso. Il riverbero della paura che si è accesa il 21 febbraio nell’altro focolaio, Codogno, spinge la direzione sanitaria a chiudere l’ospedale. Si suppone per sanificare e creare una safe zone dedicata ai ricoverati per il virus. Così non è. L’ospedale riapre poche ore dopo. Passa qualche giorno e si scopre che diversi medici e infermieri sono positivi e sintomatici. Si ammaleranno in tanti: primario, medici, infermieri, barellieri. E ovviamente — è facile ipotizzare — molti di quelli che sono passati dall’ospedale. Ma il particolare più interessante è del 12 febbraio. Un abitante di Villa di Serio racconta a Bergamonews che quel giorno la madre viene ricoverata ad Alzano per uno scompenso cardiaco. Nove giorni dopo muore.«È il 21 febbraio. Le infermiere quel giorno entravano nelle camere con mascherine protettive di quelle poi distribuite per il coronavirus. Forse all’ospedale sospettavano del Covid-19 già da qualche giorno». La camera ardente viene allestita nella chiesina di San Lorenzo. «C’era moltissima gente, si abbracciavano. Per giorni, nonostante il numero dei morti crescesse, assembramenti e contatti sono proseguiti». Le due settimane tra il 23 febbraio e l’8 marzo (quando arriva il secondo Dpcm per arginare il contagio). Da qui inizia il dramma, sostenuto dal mancato stop alla produzione industriale e, soprattutto, dalla cultura del lavoro e della logica del profitto che sta alla base della regione più produttiva e più ricca del Paese. Certo è che se non si fosse giocata quella partita .....
  5. a seguire i primi casi
  6. Ehmmm ... non è una ricostruzione giornalistica, ma di esperti infettivologi ed epidemiologi che stanno studiando il focolaio della bergamasca
  7. Atalanta Valencia tra i fattori all'origine del focolaio bergamasco "19 febbraio, dunque. Lo stadio milanese, se l'ipotesi è corretta, diventa l'appuntamento di Samarcanda che trasforma una festa dello sport nell'incipit di una tragedia. Possibile? È una fatto che pochi giorni prima accada qualcosa. In un cimitero spagnolo e in una trattoria di Zogno, sulla sponda del Brembo. Il 13 febbraio, nella regione Valenciana muore un uomo, che soltanto il 3 marzo, quando ne verrà riesumato il cadavere, risulterà positivo al coronavirus. È il primo decesso accertato per Covid-19 in Spagna. Lo conferma il 3 marzo Ana Barcelo, responsabile della sanità della regione di Valencia: "Una persona morta il 13 febbraio nella nostra regione è risultata positiva al coronavirus". Il 13 febbraio, sei giorni prima della partita di San Siro, l'epidemia aveva dunque già colpito nel sud della Spagna. Quell'uomo era un caso isolato? O tra i 2.500 fan che arriveranno a Milano la settimana successiva c'è qualcuno già infetto?Il 14 febbraio, nella trattoria-pizzeria "Da Cecca" di Zogno si festeggia San Valentino. Il menù è eccellente come testimoniano i commenti dei clienti: "Uella, che atmosfera da sogno". "Presente, tutto ottimo e grazie allo staff". Ma non è una serata da sogno. Il 23 febbraio, e sono ancora i post a confermarlo, i clienti di quella sera vengono contattati dall'Asl perché uno degli avventori è risultato positivo al coronavirus. 13 e 14 febbraio: il virus gira nella regione valenciana e a Zogno, venti chilometri da Alzano e Nembro, due degli epicentri del contagio. Mancano sei e cinque giorni a San Siro.Si dirà: un indizio. E a posteriori. È però un fatto che il giorno dell'andata degli ottavi l'esodo dei bergamaschi che raggiungono il Meazza coinvolge più di 45 mila tifosi (record di sempre per l'Atalanta). Arrivano da ogni dove: da Bergamo, dalla pianura, dalle valli. Vogliono esserci nel giorno in cui il calcio orobico scrive la storia. I pullman, censiti dal tifo organizzato, sono 28. Poco più di 1.500 persone. Gli altri, la maggior parte, arrivano in macchina. Due ore per fare 50 chilometri. Ci sono tra loro anche quelli che abitano nei 38 comuni della val Seriana, uno dei focolai del contagio. Sono 540 persone secondo quanto Repubblica ha ricostruito in base ai dati forniti dal tifo organizzato. Molti raggiungono direttamente lo stadio e sostano sul piazzale Angelo Moratti, antistante agli ingressi. Altri consumano l'attesa passeggiando nel cuore della città, in piazza Duomo, dove fraternizzano con i tifosi del Valencia (nonostante il loro gemellaggio con i "nemici" dell'Inter) che non assomigliano neppure alla lontana agli ultrà neri della Dinamo Zagabria (incontrati a fine novembre). È una festa documentata dalla diretta di Bergamo Tv dove, tra gli altri, il giornalista Cesare Zapperi racconta: "Prima di venire qui mi sono fatto un giro in piazza Duomo. C'era un'atmosfera bellissima. Ho preso la metro. C'erano tifosi del Valencia e dell'Atalanta insieme. Una festa dello sport". Piazza Duomo, da lì la metro con un cambio per arrivare a San Siro. È un dettaglio che va annotato. Perché sulla metropolitana sale anche il giornalista spagnolo Kike Mateu (intervistato in questa pagina) risultato positivo al Covid-19 pochi giorni dopo. E lì è sicuro di aver contratto il virus.45 mila tifosi - e davvero non importate quale fosse il loro passaporto, quanti fossero infetti, sintomatici o quanti asintomatici - sono l'evento che può aver creato l'innesco. È un fatto che il 4 marzo, 14 giorni esatti dopo la partita di San Siro, la curva dei contagi bergamasca subisce un'impennata. Sappiamo anche che cosa accade dopo. Il 9 marzo l'Atalanta parte per Valencia dove il giorno dopo giocherà il ritorno a porte chiuse. Nove giorni prima ha disputato una surreale partita di campionato a porte aperte a Lecce. Proprio quel giorno si ammalerà di coronavirus un ristoratore locale. Il 16 marzo il Valencia rende ufficiale che "il 35 per cento del personale della società, giocatori e personale tecnico, risulta positivo al coronavirus". L'Atalanta cancella immediatamente il calendario di allenamenti previsto nei giorni successivi. Mette in quarantena precauzionale i suoi calciatori facendo sapere informalmente che non c'è nessun caso di contagio e annuncia che gli allenamenti riprenderanno il 24 marzo, il giorno in cui l'Italia dovrebbe uscire di casa. Sapendo che così non sarà. il 35% del personale del Valencia positivo a COVID 19, nemanco uno dell'Atalanta nonostante l'infuriare del morbo a Bergamo e dintorni come ben tutti ahimè sappiamo: un altro miracolo da annoverare a Gasperini
  8. Cronache dalla Lega: si riprende il 3 maggio, forse il 10 ma potrebbe essere anche il 17;ipotesi peggiore per fibe campionato 12 luglio, si giocherà rigorosamente in costume a pantolocino e espadrilla, con secchiello e paletta a disposizione Lotito preme per inizio allenamenti il prima possibile, gli altri presidenti lo sfanculano . Per lui augurio di dissenteria con concomitante crisi emorroidaria
  9. L'ottimo Basso Damiano ci fa sapere che per la Sampdoria il danno economico dell'epidemia potrebbe aggirarsi tra i 4 e 30 milioni, mentre il suo collega genuota ci dice che per il CFC il danno ammonterebbe a 3.5 milioni Ecco quindi che Samp & Doria è a rischio fallimento, mentre il glorioso CFC se ne può battere il belino di COVID e pandemia Direi che sono insuperabili
  10. Auguro grave dissenteria con crisi emorroidaria associata e concomitante
  11. Se fosse così uno scracco virulento subito
  12. A Brescia il morbo infuria e sto cretino pensa agli allenamenti
  13. Debbono essere tutti genuoti, non c'è altra spiegazione
  14. per la serie #noirestiamoidioti Le società di Serie A che non sono state colpite dal contagio e quindi non costrette ad osservare il periodo di isolamento imposto dalla normativa, stanno studiando le modalità per poter riprendere gli allenamenti. La Sampdoria, dato il numero di giocatori positivi al Coronavirus, non potrà ovviamente seguire le società che decideranno di riprendere la preparazione atletica. L’idea al vaglio è permettere ai club di allenarsi rispettando le regole per evitare il contagio: distanza di un metro, accesso agli spogliatoi a gruppi di quattro e senza l’utilizzo del pallone. partitella del giovedì giocata tenendo la distanza di un metro .... ma belin ma prpopduhkjhkbacco
  15. Bravo, così và meglio, basta dare date alla belin di cane basate sul nulla
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