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Gianla

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About Gianla

  • Birthday 07/23/1867

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  1. Preferirei la seconda, se non ci fosse la superlega. Se la seconda opzione fosse indiscutibilmente legata alla Superlega, allora mi prendo i compromessi e gli stadi vuoti
  2. Mi rifaccio ad un articolo che ho cercato oggi apposta per citare con cognizione di causa due nomi molto in la con gli anni (Meazza e Piola). L'estratto dell'articolo dice: ... All’origine fu l’Inghilterra. Là è nato il calcio e là ovviamente sono nati i primi “rimborsi spese”, ancora oggi dominanti nel nostro calcio dilettantistico: i calciatori giocavano ed ottenevano rimborsi per i loro spostamenti, spesso “gonfiati” per farne uscire uno stipendio. Il calcio all’origine, però, non consentiva una retribuzione. Il primo freno fu posto nel 1891, quando fu stabilito che un giocatore non avrebbe potuto guadagnare più di 10 sterline al mese cambiando maglia. Un dato interessante, perché, spulciando negli archivi dell’età vittoriana, si constata che un operaio medio avrebbe superato di poco le 4.5 sterline. Insomma, già il doppio. In Italia, invece, il boom fu più lento ma arrivò, portato in dote dalla famiglia Agnelli, divenuta proprietaria della Juventus ad inizio anni ’20 ed intenzionata a fare del calcio un’altra Fiat. Raimundo Orsi, storica ala sinistra argentina naturalizzata, negli otto anni in bianconero, tra il 1927 ed il 1935, arrivò a guadagnare 8000 lire al mese, più una Fiat 509, non poca roba in un’epoca in cui le auto erano ancora un lusso. Un operaio dell’epoca? Non superava le 300 lire al mese, ovvero 3600 lire annue, equivalenti insomma al 3.75% dello stipendio dell’attaccante della Juventus. Il boom, però, dopo il 1960. Alla fine degli anni Settanta, Gianni Rivera, il primo pallone d’oro italiano, incassava 70 milioni di lire annui, mentre lo stipendio medio di un operaio era di 352 mila lire mensili, ovvero 4mln 224mila lire ogni dodici mesi (10.56%). Un divario calante, ma quei settanta milioni, amplificati dal fattore pubblicità, erano destinati a crescere a dismisura. Da lì, con l’avvento delle sponsorizzazioni massive, il dato non è stato quasi più equiparabile. In Italia, nel 1983, lo stipendio medio lordo annuo di un calciatore di Serie A era di 130 milioni di lire (7.2 milioni per un operaio generico), di 782 nel 1994 (15.6 per un operaio) e di 2150 nel 2001 (16.8). ... quindi diciamo che all'inizio del 1900 i giovani calciatori non potevano pensare di aspirare ad avere i milioni giocando a pallone. Ho sbagliato scrivendo Meazza e Piola perché sono nati negli anni a cui facevo riferimento, sviluppando successivamente la loro carriera. Ma andando ancora più indietro (ho cercato la formazione della prima nazionale italiana), gente tipo Pietro Lana e i suoi compagni, da cosa erano spinti a diventare atleti da nazionale? Nel futuro, ipotizzando poche o nulle prospettive di guadagno, ci saranno altri che cominceranno a giocare tenendo quindi vivo quello che è il calcio a prescindere da soldi e sponsor o non ci sarà più interesse perché ormai non c'è più ciccia?
  3. Cosa ne pensate dell'abbigliamento di Eminem nel suo nuovo video ?
  4. Si, certo, ma in generale intendevo chi lavora per permettere agli altri di vedere la partita in condizioni normali, il riprendere il campionato a porte chiuse garantirebbe un po di lavoro ad esempio ai giardinieri che tengono apposto il campo, ai cameraman che riprenderanno la partita, a tanti giornalisti sportivi, e cosi via. Quello che dici dopo, nel PS, secondo me può essere la base di una bella discussione: cosa succederebbe se si rimensionasse tutto? I super campioni smetterebbero di giocare solo perché non avrebbero entrate? Bisognerebbe quindi aspettare una vita prima di vedere gente tipo Piola o Meazza, che giocavano guadagnando (relativamente) poco perchè entrati nel mondo del pallone già povero?
  5. Io senza peli sulla lingua dico che dire che eventualmente non ci si sentirà retrocessi è un mettere le mani avanti Ed è esattamente quello che faranno i latocarceri se mai dovesse accadere PS: Che a ben pensarci è quello che fanno dal 1946
  6. Gianla

    Beppe Iachini

    Quando si è preso il Covid mi è scappato un piccolo "suca", devo essere sincero
  7. mi fa strano dirlo ma mi è mancato il derby. Si, proprio quella sensazione di essere un animale in gabbia che grida e strepita perché non può andare a mordere le caviglie di tutto quello che vede vestito bicolore
  8. Gianla

    Il Presidente

    Credo ci sia anche di mezzo il fatto che "essere amici di" o addirittura il "conoscere" (che magari vuol dire che gli hai dato i soldi per una birra sul pullman 1 volta nella vita, e il più delle volte non sa manco chi sei) qualcuno di spicco e addirittura invischiato con cose tenebrose (come è visto adesso il movimento ultrà) sia buono per l'ego e per le relazioni di quasi chiunque di noi, consapevoli o meno della "farsa" che si sta raccontando al proprio interlocutore. E posso anche dire che capisco e probabilmente mi colloco pure tra chi non dice nulla, perchè alla fine (seppur non sia mai successo nulla) dover scegliere un bar piuttosto che un altro per togliersi l'onere di sostenere certi sguardi allo stadio mi sta sui coglioni
  9. Io la penso come voi. Secondo me non è uno scandalo che il calcio riparta, da da lavorare e mangiare a centinaia di persone oltre ai calciatori ma anche oltre al circuito calcio stesso (esempio i millemila bar di Marassi, come fanno a campare TUTTI senza partite?), inoltre è in linea col tentativo di ripresa di molte attività. Quello che trovo vergognoso non è neanche il fatto che riparta senza tifosi, ma il fatto che riparta senza tifosi dopo tutte le sussate di belino che ci han fatto dicendo di riportare le famiglie allo stadio. Nel mio ondeggiare tra posizioni pro ultrà o pro stato degli ultimi 2 anni, spesso ho elogiato alcune novità che altrove sono state viste come repressione (ad esempio cacciare via a vita tifosi che sono tutt'altro che tifosi, come successo in UK). Ecco in questo caso devo dire che mi avevano quasi intortato con sta cosa delle famiglie. E invece niente, vogliono i tifosi funzionali a quello che chiedono le pay-tv (modello Juve o, ancora più aberrante, la nuova curva del Real Madrid, tifosi selezionati da Florentino Perez che, dopo aver cacciato lo storico gruppo, lo ha sostituito con dei burattini). Sky ha cominciato a trasmettere le partite con l'opzione di aggiungere cori dei tifosi pre-registrati perché, ho letto non mi ricordo dove, che le televisioni vogliono i tifosi perchè l'atmosfera è più bella. Riflettendo su questa frase sono entrato in una specie di cortocircuito: - il calcio non può andare avanti senza tifosi (e direi che i cori registrati e i cartoni certificano ciò senza più margine di discussione). - Allo stesso tempo il calcio non può fermarsi anche senza tifosi. Peccato che la lotta alle pay-tv sia diventata nel tempo quello che è adesso, perchè il vero nemico sono loro. Col consenso accumulato in decenni (e dilapidato nell'ultimo), sarebbe stato il momento di far aprire gli occhi a tutti, consapevoli che, uniti (famiglie, ultrà, vecchiette e ubriaconi) abbiamo davvero il coltello dalla parte del manico. Altro che tessere, tornelli, sbirri, Ferrero, Garrone e i San Fruttuoso Ecco appunto, meglio parlare di PES 6 e del sinistro di Adriano
  10. Edgar Barreto: “Ho scelto di fermarmi, troppi rischi con il Covid per calciatori e famiglie” Edgar Barreto ha spiegato i motivi che lo hanno spinto a rescindere in anticipo il suo contratto con la Sampdoria. Una decisione legata anche alla paura di tornare a contrarre il Covid in vista della ripresa della Serie A: “Non ci sono certezze. Riprendere a giocare significa anche andare in trasferta, viaggiare, dormire in albergo, incontrare persone. E per quante precauzioni tu possa prendere, non puoi mai sentirti sicuro”. Edgar Barreto pochi giorni fa ha chiesto e ottenuto la risoluzione anticipata del contratto che lo legava alla Sampdoria, che sarebbe scaduto a giugno. Il centrocampista classe 1984 ai microfoni de Il Secolo XIX, ha spiegato i motivi della sua scelta legata alla "mancanza dei presupposti per il prolungamento", ma anche alla paura di tornare a giocare ai tempi del Covid. Un virus che ha vissuto sulla propria pelle. Edgar Barreto, la risoluzione del contratto con la Sampdoria e il futuro La notizia del suo addio alla Samp è arrivata come un fulmine a ciel sereno. Dopo cinque stagioni in blucerchiato Edgar Barreto ha deciso di lasciare Genova. Il centrocampista ex Reggina, Atalanta e Palermo, ha ottenuto la risoluzione contrattuale in anticipo rispetto al 30 giugno. Il cileno che ha già iniziato il corso da allenatore, vuole però togliersi qualche altra soddisfazione in campo. A tal proposito Barreto aspetta la chiamata giusta, anche se le proposte non mancano. La volontà è quella di vivere comunque per sempre a Genova: "Mi hanno già chiamato dall’Olanda, la mia ex squadra del Breda. Vediamo. E’ anche vero che a Genova io e la mia famiglia stiamo benissimo, abbiamo costruito tanti legami, tante amicizie. Ci piacerebbe restare a vivere qui. Magari spunta qualcosa vicino. Aspetto e nel frattempo mi tengo allenato". Perché Barreto ha deciso di lasciare la Sampdoria Ma perché dunque Barreto ha deciso di lasciare anticipatamente la Sampdoria? Il giocatore ha spiegato che su questa decisione ha influito anche la paura di tornare a giocare in tempi di Covid: "Ho rescisso il contratto. Non si erano creati i presupposti giusti per il prolungamento… il Covid poi ha fatto un casino… la priorità per me è dare tranquillità alla mia famiglia… tanti dettagli, grandi o piccoli, che mi hanno portato a prendere questa scelta. Mi è dispiaciuto tantissimo chiudere così, diciamo che ho anticipato i tempi di un mesetto. Senza questo maledetto virus sarei arrivato regolarmente alla fine del mio contratto". Barreto ha paura di contrarre nuovamente il Covid D'altronde Barreto ha lottato in prima persona contro il virus, e non vuole correre rischi anche per il bene della sua famiglia: "Sono stato influenzato un paio di giorni, un po’ di pesantezza agli occhi, poi stop. Però la mia grande paura era di trasmetterlo alla mia famiglia. E anche adesso, non me la sentirei di rischiare. In tanti dicono che una volta passato uno resta immune. Ma non ci sono certezze. Anche nel nostro spogliatoio a qualcuno è capitato di guarire e poi risultare di nuovo positivo. Riprendere a giocare significa anche andare in trasferta, viaggiare, dormire in albergo, incontrare persone. E per quante precauzioni tu possa prendere, non puoi mai sentirti sicuro". Da quello che ho capito il ragionamento suo dovrebbe esser stato "a Giugno mi finisce il contratto che non rinnoverò, tanto vale piantare qui questa stagione" Devo essere sincero: non me lo sarei aspettato, ma va bene così, è uno di quei giocatori a cui non si può dire nulla per impegno e professionalità. Inoltre dopo oltre 100 presenze (di questi tempi) era ampiamente uno di casa.
  11. Oggi ha postato su Instagram piatti cucinati da lui scrivendo Boun Appetito Poi ha postato un'altra storia in cui si autocorreggeva 😂 Spero tantissimo che rimanga, anche perché col Verona da quando mi ha raccontato non mi sembra avesse fatto male (anche se sembrano passati 3 anni e mezzo da quella partita)
  12. Io so solo che mi manca tutto, e tra le tante cose lo stadio, le urla la gente tutto. Pensare che ci torneremo l'anno prossimo è deprimente Per quanto riguarda il resto, ognuno ha i suoi interessi e le sue ragioni, ma la cosa che prima di tutto viene la salute vale per tutti, così come vale la cosa che alla lunga la salute senza i soldi non serve a un cazzo. Se mi metto nei panni di Agnelli che fa il contratto di 30 mln all'anno a Ronaldo e poi viene fuori che uno di sti 3 anni salta posso capire. Cosi come capisco che c'è gente in serie C o semplici addetti ai lavori che col calcio ci mangiano senza essere sotto ai riflettori, quindi come noi tutti abbiamo bisogno di lavorare il discorso vale anche per loro. Detto questo, sono consapevole che chi sta ragionando sul continuare o meno non stia pensando al povero cristo ma al suo culo
  13. Gianla

    Il Presidente

    Ciò che penso dall'inizio: forse è quello che, tra tutti, potremmo definire "uno di noi". Magari è per questo che si fa fatica a portargli rispetto
  14. Tutti i ragionamenti globali e collettivi di questo periodo mi stanno portando a considerare discriminazione il voler dividere il 1900 in decenni e lasciare tutto il 2000 in un unico calderone RISPETTO PER I MILLENNIALS
  15. A meno che la "B" sia del 1988/89, le altre le ho tutte
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