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  1. 15 points
    pensiero personale : lunedì saremo sulle prime pagine di tutta Italia, e purtroppo temo non in positivo i topi 43 minuti di rispettoso silenzio, e noi "lavali col fuoco" e "Napoli colera", due settimane dopo che tutta Italia si è stretta attorno a Genova meno male che siamo quelli che blateriamo contro "il carrozzone che si deve fermare" e "il business che non ha rispetto"... magari se per una volta fermiamo il nostro , di circo, facciamo una figura migliore Una volta, eh? confido nell'intelligenza di chi "guida" il tifo della gradinata sud, non su quella del sampdoriano medio ps: tra parentesi da quando abbiamo ricominciato con queste BUFFONATE, ci aprono sempre il culo forse sarebbe meglio tifare per il Doria, e magari fargli il culo noi
  2. 14 points
    posso dire una cosa molto terra terra? la dico A me i topi mi hanno sempre dato delle grandi facciate nel culo Anzi, a noi i topi ci hanno sempre dato delle grandi facciate nel culo, come dimostrano trofei, piazzamenti finali, derby, numeri allo stadio Nonostante ci fosse il farmacista che andava a Modena, anziché a vedere la finale di coppa Italia; nonostante Siri, De Andrè , Gianni Brera e tutti i belini che se li strangolano
  3. 13 points
    A me non è mai piaciuto insultare i tifosi avversari. Lo trovo inutile o quantomeno incoerente: ho sempre cercato di comportarmi come se li avessi fisicamente vicini a me e non con 100 metri di prato in mezzo, o dall’altra parte di un vetro antiproiettile. E siccome non sono uno da pugni in faccia, mi comporto di conseguenza (peraltro da quando vado nei distinti la vicinanza è anche fisica, e molto istruttiva). Altra premessa: il “napoli colera”, per quanto inconfutabile affermazione di una verità storica, mi ha un po’ rotto i coglioni. Io lo eviterei anche perché, ad un certo punto, se proprio devo farmi guidare da qualcosa, quando sono allo stadio penso al bene della Sampdoria. E non sono certo che ricevere tutta questa attenzione per una stronzata come quella di ieri sia compatibile con questo fine. Ci sono modi migliori di farsi rispettare, e il primo sarebbe riempire lo stadio e fare un casino d’inferno. Siccome a volte succede e a volte no, a me piacerebbe da pare nostra anche un po’ di sana, sanissima autocritica. Abbiamo bisogno di insultare gli avversari per preservare la nostra dignità? Secondo me no, anche se si tratta solo di insulti e non di razzismo, come si vorrebbe ora far credere. A prescindere da chi abbiamo davanti, a prescindere da chi sia il nostro Presidente (che ieri, come l'arbitro, ha fatto quello che doveva: Gavillucci ha pure ammonito il merda che ci ha provocato). Detto questo, vorrei spendere qualche parola per i Discriminati. I Discriminati in trasferta non sono discriminati, ma ricevono – magari in modo più colorito – quello che ogni tifoseria riceve. Io lo eviterei, l’ho appena scritto, ma non credo debba essere vietato e contro di loro - solo contro di loro - invece lo è. Possiamo far finta di niente e sentirci pieni di dignità, o prenderne atto e fare una figura migliore. Peraltro insultare i Discriminati è vietato anche se sono una tifoseria ad altissimo tasso delinquenziale, che in casa e fuori si comporta, da sempre, peggio di chiunque altra: salvo qualche recentissima eccezione, per loro i divieti non esistono. I Discriminati infatti, in trasferta, nei settori misti si comportano senza nessun rispetto per la tifoseria locale. E’ così da sempre, lo è stato anche l’anno scorso dove ho avuto la sfortuna di stare un’ora e mezza con loro, cambiando posto quattro volte e trovando sempre lo stesso atteggiamento. I Discriminati poi, sul campo, rubano. Rubano come la juve, le fanno grosse grosse, soprattutto in casa loro. Però si lamentano e fanno sceneggiate, mettendo sempre in mezzo – loro sì – il fatto che venire dal Sud li svantaggia. I Discriminati infine sono gemellati con una tifoseria decadente che in piccolo vorrebbe essere come loro, ma non ci riesce, e il loro gemellaggio nasce da un illecito sportivo conclamato. Per tutto questo non accetto lezioni da nessuno, tanto meno dai Discriminati. Però nello stesso tempo mi aspetto di più dalla nostra tifoseria, molto di più. Anzitutto mi piacerebbe tanto smettere di insultare i Discriminati, proprio perché come tifoseria e società di calcio mi fanno schifo e credo che dovremmo prenderne atto, cominciando a ignorarli. E poi mi piacerebbe tanto che la rabbia di ieri la utilizzassimo – pensando un po’ ai cazzi nostri – per fare meglio come gradinata e tifoseria.
  4. 11 points
    Quel filo che mi porta dritto alla Sampdoria mi porta di conseguenza a te Superba. piango la catastrofe come se fossi la mia città. Spero che nessuno di voi amici miei abbia problemi con il crollo del ponte. Prego per chi ha incredibilmente perso la vita mi stringo a voi fratelli Genovesi
  5. 10 points
    Dunque. Non capisco proprio come si possa preferire lottare per non retrocedere ad un campionato come quello fatto dalla Samp quest'anno , francamente il coltello fra i denti vorrei non doverlo mettere mai perchè non vorrei mai trovarmi nelle situazione o vinci o retrocedi. Preferisco di gran lunga ,"se vinco forse riesco ad entrate in Europa league , se perdo pazienza". Detto questo se abbiamo fatto le partite che abbiamo fatto significa che una base di qualità c'è. Non abbastanza da poter stare nell'olimpo delle prime 5/6 ma sufficente a giocarcela sino alla fine come del resto è stato. Se di contro abbiamo fatto figure non bellissime contro squadre ampiamente alla nostra portata significa che abbiamo dei limiti nei confronti di alcune delle nostre pari che hanno fatto meglio di noi , diciamo Fiorentina e Atalanta. Le altre invece, diciamo Torino,Bologna e magari cenua, ce le siamo ampiamente lasciate dietro. Quello che ci possiamo auspicare è che in società ,possibilmente di concerto con l'allenatore, lavorino per migliorere questi limiti. Insultare i calciatori che mai hanno fatto mancare il loro impegno, solo per i loro (eventuali) limiti caratteriali o tecnici è, scusate , una cazzata
  6. 10 points
    Scrivere dei propri figli è una cosa difficile, come sanno i mille cantanti che hanno prodotto canzoni orrende e piene di retorica sull’argomento. Il calcio però è un “ritorno settimanale all’infanzia”, per cui ... Mio figlio ha compiuto 6 anni proprio ieri e da quasi due anni insiste molto per venire allo stadio con me. Fino a ieri mi sono chiesto seriamente perché lo faccia, visto che non segue neppure tutta la partita. Io stesso mi sono chiesto tante volte perché continuo ad andarci. Ieri, come sempre a metà settimana, mi ha chiesto se saremmo andati a vedere la partita domenica. Rispetto ad altre volte me lo ha chiesto con un po’ di apprensione, perché ha captato che questa volta il papà era un po’ arrabbiato con la Sampdoria, proprio come i criticoni che fanno lo tanto arrabbiare allo stadio. E poi mi ha detto proprio così: “io non sono arrabbiato con la Sampdoria, ci voglio andare”. Quindi la ragione è questa: lui ci vuole andare e basta. Lo vuole perché gli piace stare lì con i grandi e col suo papà, perché gli piacciono tanto i colori delle maglie dei giocatori, gli piace disegnare su un foglio quello che vede sul campo. Gli piace che un giocatore provi a segnare e ci riesca dopo molti tentativi, o in modo buffo perché il portiere ha fatto una stupidaggine. O un autogol, gli autogol lo fanno ridere moltissimo. Gli piacciono tantissimo i cori, il fatto che allo stadio gli adulti facciano cose che per loro sono stranissime, ma che per un bambino sono assolutamente normali: saltare e cantare in pubblico, battere le mani, stupirsi e gioire per cose apparentemente insignificanti. Gli piace anche vincere, e tanto, ma ha imparato anche a non piangere per una sconfitta, perché dopo c’è comunque qualcosa di speciale da raccontarsi, e perché tutte le altre cose che gli piacciono tanto succedono anche quando si perde. Io credo che abbia proprio ragione e domenica mi farò portare allo stadio da lui.
  7. 9 points
    dai vola, non diciamo cazzate, che ste robe le cantiamo (come si evince da uno dei coretti) da quando c'era Maradona, come tutta Italia del resto, da quando ste robe le hanno inventate i veronesi poi so anche io che si parla di minchiate da stadio, di provocazioni tra tifoserie, e che l'indignazione dei moralisti ce la possiamo attaccare al culo però: A) alla fine ad essere penalizzata finirebbe per essere la Sampdoria, ed i suoi tifosi. Se la sospendessero, anche momentaneamente, stavolta una squalifica non ce la toglierebbe nessuno B) dopo quanto avvenuto, sarebbe disgustoso evocare vesuvi e colera, e faremmo davvero una figura di merda, specie dopo che tutta Italia (e Napoli forse anche più tangibilmente di molte altre città) si è stretta attorno a Genova Ps: a voler aggiungere ancora una cosina, quattro dei morti del Ponte Morandi erano ragazzi napoletani che stavano andando in vacanza direi che la decenza di evitare, almeno questa volta..
  8. 9 points
    Comunque per dirla tutta a me non è mai riuscito di cantare certi cori , intendo tipo ai granata per superga , ai gobbi per heysel o ai napoletani lavali col fuoco ecc, così come non mi è mai riuscito di fare cori per i gemellati, che quando giocano contro di noi (e non solo) mi stanno sul cazzo come qualunque avversario. Mai cantato tanto ma sempre e solo per il Doria o solo urlato per insultare arbitri o calciatori particolarmente merde o per mandare a fare in culo le merde (quelle per antonomasia che ci ritroviamo di fronte un paio di volte all'anno sino a quando non torneranno dove dovrebbero stare )
  9. 9 points
    Io sono per natura un bicchieremezzopienista, e un convinto difensore della Sampdoria, criticavo chi attaccava Montella quando ci allenava e ho sperato fino all'ultimo che Cavasin ci salvasse . Pertanto teniamo quanto di buono fatto in questo campionato, che comunque vada è stato migliore di quello passato e mi auguro che Società e Tecnico riescano a risolvere i problemi che abbiamo palesato quest'anno è che ci hanno tarpato le ali sul più bello. Spero che ci sia una continuità nella guida tecnica e che Giampaolo riesca a garantire un passo costante per tutto il campionato. L'Atalanta ha fatto bella figura in Europa, è arrivato in semifinale di Coppa Italia e oggi dopo molte più partite disputate rispetto a noi è andata a prendere a pallonate una squadra che si gioca il terzo posto e che non più tardi di pochi giorni fa ce ne ha fatti quattro. Quindi non è impossibile correre per quaranta-cinquanta partite e stare concentrati e carichi per tutta la stagione, con ragionevoli e fisiologici cali di condizione che anche l'Atalanta ha subito.
  10. 9 points
    un'ultima cosa: se io avessi mai dovuto sperare in una vittoria dei bibini per togliere punti al milan in modo da rimanere sesti, beh sarebbe una cosa che va al di fuori di ogni pensiero. le merde sono merde e più perdono e più mi fa piacere, e se il milan arriva davanti a noi è perchè se lo deve meritare facendo più punti di noi. e se lo fa battendo le merde.... bene, dovremo batterle anche noi
  11. 8 points
    Io darei un bel 10 alla Sud, anzi a tutti i sampdoriani presenti. Una grande prestazione senza cadere nelle provocazioni dei partenopei, grande vittoria anche del nostro pubblico!!!
  12. 8 points
    Io però vorrei capire una cosa, e non sto rispondendo direttamente a te Robi ma è una considerazione generale che mi sorge spontanea leggendo quello che si legge ovunque in questi giorni. Ma a voi risulta che quando la Juve ha ceduto Pogba lo abbia sostiuito con un Pogba bis ? A voi risulta che il Napoli , ceduto Iguain avesse in animo di trovare un Iguan bis ? Belin ma ogni calciatore ha le sue caratteristiche i suoi punti di forza ed i suoi punti deboli. Uno garantirà qualcosa di più da una parte ed un altro qualcosa di più da un'altra. Torreira è Torreira, è bravissimo (non credo comunque infallibile o insostituibile) ed al suo posto verrà un'altro magari meno bravo , magari più bravo ma sicuramente non è possibile che arrivi uno uguale a Torreira. I calciatori non sono automobili, trovi il modello vincente e lo riproduci in catena di montaggio nella quantità voluta.
  13. 8 points
    Mi hai preceduto di poco, volevo esprimere lo stesso concetto. Secondo me Ferrero è rimasto più incazzato per gli striscioni che per i cori e ha detto queste parole che non condivido. Più in generale è stata una brutta serata che ha ingiustamente chiuso una stagione per tanti versi positiva e a tratti anche esaltante. Non voglio essere cerchiobottista, ma seconde me tutte le componente hanno le loro ragioni e una parte di torto, parlo ovviamente delle componenti sampdoriane, dei napoletani, dell'arbitro e dei media non mi interessa. La Gradinata ha reagito di pancia, ma poi per me ha sbagliato a insistere, si poteva prenderli per il culo, sedersi tutti e stare muti fino alla fine, girarsi di spalle, insomma siamo capaci di fare cose fuori dagli schemi senza perdere la faccia, come in parte è successo domenica. Ferrero ha fatto bene a scendere in campo, capisco che sia incazzato per le offese, ma le dichiarazioni post partita poteva evitarle, ho trovato di cattivo gusto tirare in ballo i Garrone e prendersela per gli striscioni, anche perché poi penso che gli autori si riferissero più alla squadra che alla Società. Nessuno può mettere in dubbio quanto di buono stia facendo Ferrero e penso che tra qualche anno si raccoglieranno i frutti di questo lavoro, ma purtroppo è evidente che molti sampdoriani (secondo me sbagliando) sono prevenuti nei suoi confronti, come è innegabile che non abbia il carisma per colmare questo gap, e penso che lui ci soffra, è un tipo istrionico e gli piaceva da matti andare sotto la Sud come faceva i primi tempi. Per il bene della Sampdoria mi piacerebbe un riavvicinamento tra la Gradinata e Ferrero, anche se gli episodi di domenica vanno in senso opposto. Direi che l'unico che in questi giorni si è dimostrato saggio è Giampaolo che ha minimizzato la faccenda dei cori, e che ha centrato il problema della delusione della gente per il mancato accesso in Europa. Ci vuole chiarezza sugli obiettivi, anche se nel calcio poi è difficile che le cose vadano poi come si è preventivato. Per esempio siamo arrivati a giocarci le partite decisive senza Quagliarella e Zapata (27 gol in due), sono cose che capitano e che non si possono programmare, nel senso che una squadra come la Sampdoria non può permettersi quattro punte tutte da doppia cifra di reti...
  14. 8 points
    guarda io gli anni di Paolo li ho vissuti molto meno di altri nel 91 ad esemprio avevo 14 anni, la gradinata la frequentavo da tifoso non legato a gruppi, ero abbonato nella Nord non ne sapevo un cazzo, non c'era internet, non conoscevo le dinamiche . Più di Paolo nel mio caso ha fatto un certo sito di un certo gruppo che adesso non c'è più e che tu conoscevi bene. Lì ho imparato e fatto mio quello che già pensavo e sentivo. Lì ho trovato altri sampdoriani come me. Quei sampdoriani oggi si sentono probabilmente come me. Buona parte di loro almeno, ne sono sicuro. Io parto sempre dal presupposto che vado allo stadio per la Sampdoria Per le birrette, le cagate tra amici, etc etc ma soprattutto perchè amo la Sampdoria. E preferisco vedere Sampdoria Monti Pallidi che Real Barcellona. Non mi piace scrivere cose melensi. Ma ieri mio figlio, di 5 anni, prima che io uscissi mi ha detto"papà quando sento Ma il Cielo è sempre più blu e vedo le maglie della Sampdoria mi viene da piangere" Ecco, io, come te ,come altri, quando vedo le maglie della Sampdoria mi placo e mi agito contemporaneamente ma penso soprattutto a due cose: oggi vinciamo e oggi cantiamo forte in modo che si senta anche in campo. A me di cantare napoli colera fondamentalmente non me ne frega un cazzo Son dei pezzi di merda, glielo ricordo, sono scorretti, lagnosi e presuntuosi e glielo ricordo do due botte di Napoli Napoli vaffanculo , insulto Reina e Insigne e poi penso a quello di cui mi frega davvero La Sampdoria E se qualcuno insulta la Sampdoria, esulta sotto la Sud e nessuno dei nostri lo prende per il collo, ogni volta che quel qualcuno tocca palla lo fischio. Ma intanto canto per la Sampdoria Siete più contenti quando fanno vedere la Sud che domina con bandiere e cori o quando ci sono scene come quelle di ieri?
  15. 8 points
    Adesso che tutto è finito posso dirlo: non ho mai creduto allingresso in EL e sinceramente nemmeno mi auguravo di arrivare sesto in modo tale da dover giocare i preliminari. Di buono c'è che per mal che vada finiremo ottavi e quindi non dovremo giocare i turni di qualificazione della Coppa Italia ( è così vero?) Mi accontento di aver disputato un buon campionato, di aver visto belle partite e entusiasmanti vittorie, di aver goduto di un bellissimo calcio come da tempo non vedevo Il prossimo anno mi basterebe non vedere più certe imbarcate e di vincerne qualcuna in più con le squadre di bassa classifica. Giampaolo va o resta?Torreira? Praet? Risponderò dicendo che ho visto partire Vialli e andar via Mancini ......
  16. 8 points
    No nessuno Sabato tutti disponibili Volevo esternare alcuni miei pensieri MASIELLO SUCA GASPERINI PIANGI E SUCA PETAGNA DAMMI UNA FACCIATA NEL CULO
  17. 7 points
    1) Tu non esprimi semplicemente le tue opinioni, tu usi quelle di altri per sottointendere, dire e non dire , e questo non è utile in una discussione è solo stucchevole ed anche u pò antipatico visto che tra tutti i protagonisti di questa querelle ci conosciamo e non da poco. 2) questo non è un forum di comunicazione è un forum di discussione che ha come argomento la Sampdoria ed il calcio. Di contestazioni e di diatribe tra gruppi sud nord o di lato/calciatori/diigenti/proprietari non ce ne frega più un cazzo. Siamo evoluti da ultras a fiancheggiattori ultras a semiultras per approdare a semplici, creduloni,sognatori tifosi, che sperano solo di passare qualche bella giornata allo stadio a sostenere la nostra amata in serie A finchè si potrà.
  18. 7 points
    Il guardiano del Paradiso (Rantegusu) U Aldu de Sampedaenn-a era il socio dello stadio di mio nonno, vi era fra loro quello speciale rapporto di amicizia che nasce dalla condivisione di forti emozioni per anni ed anni ed arriva alla fratellanza. Erano quasi coetanei e si conoscevano dall'anteguerra, quando, per seguire i loro “Lupi”, avevano preso a frequentare, prima, il campo di Villa Scassi, poi, il Littorio di Cornigliano. Con la nascita della Sampdoria avevano riversato il loro amore su quella, che nei loro discorsi, era “a figgetta”, la ragazzina. E se la Samp dei tempi di Ravano era effettivamente una ragazza, io ero addirittura un frugolino dalla salute cagionevole, cui non era concesso di frequentare ancora Marassi. Il sabato pomeriggio, però, se il clima lo consentiva, con il nonno e con l'Aldo, seguivamo la Sampdoria sul vecchio campo di Cornigliano dove si disputavano le partite del campionato riserve. U Aldu arrivava a piedi da Sampierdarena. Noi lo aspettavamo all'inizio del ponte sul Polcevera. Era alto, elegante, indossava sempre il gipponetto (come per altro il nonno) e dalle sue tasche tracimavano caramelle Baratti dalla carta fregiata di stemmi sabaudi e dai sapori antichi e desueti come rabarbaro e genziana, e poi una paccottiglia di ravatti da vecchio fanciullo: figurine di calciatori, biglie, spaghi, bustine di polvere grattarola e, soprattutto, petardi che l'Aldo si divertiva a far esplodere, con diabolica indifferenza, nei pressi di qualche coetanea signora, salvo poi indicare il primo ignaro ragazzotto all'ira e alle contumelie della malcapitata, e riderne successivamente per ore insieme al nonno. U Aldu, con un vezzo d'eleganza d'altri tempi, portava spesso all'occhiello della giacca una margherita (una consuetudine iniziata da giovinotto) solo molti anni dopo venni a sapere che quella non era solo una civetteria ma stava anche a ricordo di una prima fidanzata che portava il nome del fiore e che era morta di tisi in giovanissima età. Una margherita, quella dell'Aldo, che, in occasione delle partite, colorava la sua corolla di blucerchiato. Per me bimbo di tre, quattro anni quel fiore dai petali di quattro colori pareva una vera e propria inspiegabile magia. E quando chiedevo all'Aldo: “Ma è vera?” “Certo che è vera!” rispondeva lui. Così mentre era impegnato col nonno a seguire le evoluzioni dei calciatori sul rettangolo di gioco spelacchiato del campo di Cornigliano (destinato a diventare, da lì a due anni, una rimessa dell'AMT) io tendevo la mano verso il bavero della sua giacca per sincerarmi della natura di quella margherita blucerchiata. Beh! Non vi era volta che l'Aldo non se ne avvedesse e mi allontanasse la mano, ammonendomi: “Non si può toccare se no si sciupa!” Nonno, di fronte al mio ingenuo stupore, in separata sede, mi diceva: “Non ti accorgi che Aldo sta scherzando? E' solo un fiore di plastica con i petali colorati a tempera.” Ma a me tutto questo non quadrava: “Come un fiore di plastica?” - pensavo. Di plastica è fatta la concolina moderna col timbro Moplen (La signora guardi ben che sia fatta di Moplen!), il pettine azzurro o il portasaponette con la testa di papero. Già i miei soldatini non si potevano dire fatti di plastica, per esempio, se qualcuno di loro rimaneva, di notte, fuori dello scatolone si lamentava ed ero costretto ad alzarmi dal letto per dargli compagnia oppure cowboys ed indiani, nordisti e sudisti, garibaldini e borbonici litigavano da una scatola all'altra ed io dovevo metter pace. E se i soldatini non erano proprio di plastica come poteva esserlo un fiore? Ma questa non era l'unica particolarità du Aldu de Sampedaenn-a, egli nutriva, inoltre, una vera e propria idiosincrasia per il rosso e ed il blu, o meglio, per i due colori ravvicinati. Non appena li vedeva accostati, provvedeva ad allontanarli, fossero stati due sottobicchieri di cartone al bar, due fogli di carta, due innocui manifesti pubblicitari, teneva in taschini separati persino le biro di quei colori. “Perché – mi spiegava – quando il rosso ed il blu si toccano, ti capitano sempre delle grane!” Immaginatevi che cosa accadde quando ricevetti in regalo, da una delle mie zie, una maglietta bianca a maniche lunghe (roba fina comprata da Serra in via Luccoli) che aveva però il difetto di avere sui polsini elasticizzati due sottili righine rosse e blu. Io le avevo notate subito ed avevo fatto una smorfia, ma come si faceva a rifiutare un regalo della zia per così poco? Mamma ci aveva messo del bello e del buono per convincermi: “Non si vedono quasi. Sono così sottili...anche un po' staccate. Non vedi che in mezzo c'è una righina bianca?” “No!” “Ma sì! Guarda bene....” Alla fine mi feci convincere e la indossai, ma non avevo fatto i conti con l'Aldo di Sampierdarena. Mi bastò tendergli la mano perchè lui se ne avvedesse e scontrosamente ritirasse la sua destra: “Ehi! ma tu non sei Mario!” “Eh sì che sono io!” “Ah no che non sei il nipote del mio amico! Lui è un grande sampdoriano e invece tu ci hai addosso quei brutti colori!” “No! No! Sono io!” “E allora dimostramelo, perchè se sei genuano, nel ripetere la formazione del nostro Doria, ti si secca la lingua!” Avevo provato l'angoscia di quei soldati statunitensi dispersi nelle Ardenne che, facendo rientro nelle linee amiche, erano stati costretti, per non esser scambiati per spie, a dimostrare la loro americanicità rispondendo a domande del tipo “Qual è il titolo dell'ultimo film di Betty Grable?” oppure “Come si chiama il primo lanciatore degli Yankees?” Alla fine snocciolai la formazione: “Rosin, Vincenzi, Marocchi; Bergamaschi, Bernasconi, Vicini; Lojodice, Ockwirk, Brighenti, Skoglund, Cucchiaroni”, ma, da quel giorno, la maglietta finì in fondo ad un cassetto. Quale peggior disgrazia sarebbe potuta capitare ad un sampdoriano così intransigente se non quella di sposare una genuana? E u Aldu de Sampedaenn-a, per l'appunto, aveva una moglie bicolore. In realtà a scià Alda non era poi così genuana, era un'anziana signora, molto miope, che portava i grigi capelli raccolti in uno chignon e che proveniva da una famiglia benestante di Castelletto (il padre sì, era stato socio finanziatore del Cricket) ed aveva perso la testa per l'Aldo fino al punto di sposarlo contro il volere dei genitori. Abitavano in un vecchio palazzo prospiciente la ferrovia, in una grande casa buia e silenziosa se non fosse stato per i gatti, di dimensioni leonine, che spuntavano da ogni stanza, alcuni di loro portavano i nomi dei bambini che non erano arrivati alla coppia. I gatti si dividevano in due schiere, quelli dell'Aldo (e quindi sampdoriani) e quelli della scià Alda (diperciostesso genuani), tra le fazioni si scatenavano improvvise risse o venivano stimolati interminabili derbies alla caccia di un gomitolo, ai quali, u Aldu, partecipava incitando i suoi “Dai Bassetto piggilu!” (Bassetto era un maschio bianco tigrato di circa 10 chili, dal molle incedere e dalla zampata potente). A scià Alda, di solito, mentre il marito partecipava alla sfida, impegnandosi in una serie di finte e dribblings fino a portarsi via il gomitolo ed essere inseguito per tutta la casa dalla masnada dei gatti, scivolava silenziosa in cucina per servirmi su di un cabaret, coperto da un centrino merlettato, la bottiglia panciuta dell'aranciata Lagomarsino ed il Ciocorì che probabilmente comprava apposta per me. Alla fine del “primo tempo”, u Aldu si sedeva spossato e sorridente sulla sua poltrona dove veniva raggiunto dalla sua micia preferita, Sampetta, che era il classico mignin genovese, raccolto, molti anni prima, nei pressi delle macerie di un palazzo dopo un bombardamento. Quel nome aveva una doppia valenza, richiamava alla mente sia la Sampierdarenese (poi la Sampdoria) sia le misure ridottissime della bestiola, nera come il carbone e dagli occhi di un verde smeraldo inquietante che ne palesavano il carattere di acciaio. Non a caso quella “zampa corta” era la capa del gruppo dei gatti, la prima a mangiare, la prima a raggiungere le ginocchia del suo “dio” dalle quali lanciava sguardi solforosi. Non vi era volta che a scià Alda non scuotesse il capo lamentandosi con mio nonno del marito: “Sapesse la vita che mi fa fare quell'uomo lì! L'altro giorno ho dovuto ritirare su mezzo bucato già steso perchè la tovaglia a quadri rossi era vicina alla mia camicia blu!” “Ti veddi a genuana! - interveniva allora lui, tra il serio e il faceto – Ma aspetta almeno che io non ci sia più per imbandierare la casa!” In realtà la loro abitazione non era particolarmente allegra, dall'atrio partiva un lungo e buio corridoio sul quale si aprivano una decina di stanze. Ma Aldo e Alda, in effetti, non erano completamente soli, con loro abitava u Rensu, il fratello fantino dell'Aldo, un uomo enigmatico che lavorava in un ufficio del comune ed usciva dalla stanza rare volte, per lo più per prepararsi il caffè e salutava noi estranei con un silenzioso inchino. E poi, in un'altra camera, viveva l'Anita, un'amica d'infanzia della Alda, rimasta, dopo la guerra, vedova e senza casa e che Aldo aveva generosamente accolto. L'Anita, secca e vestita di nero, mi faceva addirittura paura; per non disturbare, si aggirava per casa quasi senza toccare terra con i piedi e te la trovavi davanti all'improvviso come fosse stata un fantasma. In ragione della presenza di questi “personaggi”, in fondo al buio corridoio, nella toilette, troneggiava una turca, in luogo della più comoda tazza: “Nu g'ò geniu de assettame unde ghe sun staeti in tanti primma de mi!” precisava l'Aldo. Sarà stato per vincere la triste atmosfera che aleggiava nella sua casa, ma u Aldu de Sampedaenn-a amava organizzare scherzi agli amici e conoscenti, in casa nostra, per esempio, telefonava facendo voci sempre diverse, quella del prevosto di Campomorone, del ragioniere dell'ufficio delle tasse, una volta, addirittura, disse a mia nonna di essere il cantante Rabagliati e si mise a cantarle “Ba ba baciami piccina...” Ma la vittima preferita era la moglie. Si narrava che dopo un derby perso tre a zero dalla Samp (nel '48) avesse riempito il talamo nuziale di petardi e tricchetracche, collegati in sequenza, cui aveva dato fuoco nel cuore della notte provocando il terrore nella povera Alda e nel popolo dei gatti, che avevano iniziato una specie di sabba infernale, mentre lui dal fondo del corridoio, la fida Sampetta sulla spalla, per un po' aveva osservato tutto soffocando le risate nella strozza, fino a quando non era sbottato in: “A genuana! oggi hai goduto. Stanotte patisci!” Un'altra volta, di ritorno da Marassi dopo una bella vittoria della Samp, si era fermato a festeggiare al bar con gli amici e lì, tra un brandy e l'altro, aveva macchinato la beffa più atroce. Aveva inviato a casa sua un tizio, anche lui disinibito dall'alcol, che si era presentato alla Alda, arrivata a schiudergli l'uscio, come messaggero di tristi notizie: “L'Aldo...purtroppo...proprio uscendo dalla stazione...lì di fronte a piazza Settembrini...purtroppo... attraversando la strada...sa come succede...una macchina troppo veloce...l'ha investito...per cui...sa...forza e coraggio...purtroppo...l'Aldo, ormai...però senza soffrire!...” E quando la Alda si era accasciata su di una sedia della cucina lanciando un urlo straziante, lui era entrato in casa piazzandosi sotto lo stipite della cucina in una posa plastica: la bandiera del Doria, portata su dal bar, tesa sopra la testa, l'espressione ineffabile disegnata dal brandy, che pareva il Cristo risorto di Piero della Francesca. E mentre l'Alda gli tempestava il petto di pugni urlandogli: “Questa non te la perdono!”, lui aveva placidamente commentato: “Non è mica uno scherzo. Io ero morto ed il Doria mi ha ridato la vita!” Ogni volta che lo andavo a trovare non mancavo mai di chiedergli di mostrarmi le sue margherite blucerchiate ed ogni volta lui mi indicava un vaso di comuni margherite bianche o, dall'alto della finestra del salotto, un'ombrosa aiola a pianoterra, dalla terra asfittica, nella quale alcuni indefinibili cespugli facevano capolino in mezzo alle carte bisunte lasciate dalle muè di gatti. “Ma sono margherite bianche! - osservavo io – Non ci sono quelle blucerchiate?” “Eh no. Non è ancora la stagione.” “E quand'è che arriva la stagione?” incalzavo io. “Quando meno te lo aspetti” concludeva lui sibillino. Gli anni passavano ed in concomitanza del mio sesto compleanno e dell'assenza dei miei, in visita ai parenti con la sorellina che mi era nata da poco, io riuscii a convincere il nonno a portarmi allo stadio per vedere finalmente la prima squadra della Sampdoria ed il forte attaccante brasiliano di cui sentivo parlare e che conoscevo solo attraverso le figurine, quel Da Silva dallo sguardo tenebroso e severo che sembrava poter sostituire nelle fantasie dei tifosi il “vecchio” Brighenti. C'era voluto del bello e del buono per convincere il nonno, fargli, non solo sfidare il veto dei miei genitori, ma quello ancor più terribile della nonna (che avversava non tanto la Sampdoria quanto l'intero mondo del calcio che le aveva sottratto, ogni domenica, il marito per decenni, prima come giocatore, poi come spettatore). In gran segreto, dunque, e ben felice perchè diversamente avrebbe perso la partita, il nonno mi portò a Marassi. Di tutto non ho che un vago ricordo, a cominciare dall'avversario dalle maglie verdi (il Venezia suppongo), ma questo fu giustificato da quanto accadde. So solo che l'Aldo ci attendeva allo stadio sull'ultimo gradino di un interminabile scalone in cemento che salii a fatica, incespicando in mezzo ad una moltitudine di persone che facevano il nostro stesso percorso. Ricordo la mano dell'Aldo che stringeva la mia nel momento in cui mi introduceva allo stadio, mentre all'occhiello della sua giacca spiccava la margherita blucerchiata. Ricordo la luce quasi abbacinante intorno al rettangolo di gioco, l'irreale silenzio e poi, all'improvviso, come se mi fossi tolto i tappi dalle orecchie, un rumore assordante, la discesa in campo delle due squadre, la carnagione olivastra di Da Silva, il verde del rettangolo di gioco che sembrava dipinto e poi a poco a poco, mentre la partita procedeva, un freddo intenso che mi faceva battere i denti, i boati per i goals, quell'abbracciarsi come fra parenti, io che mi stringevo al nonno, il suo soprabito sulle mie spalle che mi chiudeva in una specie di tenda. E poi la fine del primo tempo e l'inizio del secondo, seguito da un'altra posizione, forse un po' più in alto rispetto alla prima. Ricordo il volto sorridente del proprietario del negozio di pasta fresca che mi lanciava il suo “Forza Doria!” esattamente come quando entravo nella sua bottega insieme alla nonna. Peccato che in quel negozio, adesso, ci fosse un altro signore. Oppure il nostro vecchio amministratore del condominio, che lì era un po' più giovane rispetto a come me lo ricordavo, che mi salutava facendomi il segno di V della vittoria ( E poi nei mesi successivi tutti a dirmi non è possibile che li hai visti poverini ed io no no li ho visti belli allegri. Non è possibile te li sarai sognati!) E mentre l'Aldo mi teneva una mano sulla spalla (o forse mi sospingeva all'indietro?), un professore fastidioso, mi palpava il collo e mi appoggiava un fonendoscopio gelato sulla schiena... la partita era davvero interminabile e la margherita blucerchiata brillava tenuemente come un'abat-jour su di un comodino...In certi momenti mi sembrava di essere seduto sui gradoni di cemento, altre volte sulle ginocchia del nonno quando non percepivo il morbido contatto di un cuscino. E poi la partita all'improvviso finì ed io, aprendo gli occhi, sorpreso che fossero chiusi, mi ritrovai sotto le coperte nel lettone dei miei genitori. Papà, con giacca e cravatta, stava disteso al mio fianco e mi teneva la mano. Pare che le mie prime parole siano state: “abbiamo vinto” seguite da “ho fame”. Dal giorno successivo (e ne erano passati tre dalla domenica), cominciarono le visite dei parenti e degli amici. Ciascuno portava un dono ed io mi sentivo come Gesù Bambino. Nonna vigilava su quella processione alternando, nel suo oscuro patois alpino, tenere parole rivolte a me, a terribili anatemi indirizzati al mondo del calcio ed al nonno in particolare, corruttore della mia giovane mente e della mia salute. Vennero anche l'Aldo e la Alda con una fisarmonichina argentata. U Aldu, abbracciandomi, mi sussurrò all'orecchio, indicandomi lo strumento poggiato sulla mia coperta blu: “Ti dico solo una cosa: la Alda voleva comprartela rossa!” Mi ristabilii, nell'ottobre di quell'anno cominciai anche ad andare a scuola ed in virtù dei risultati scolastici a pretendere di tornare allo Stadio, cosa che riuscii ad ottenere con l'obbligo, però, di indossare tutte le volte il passamontagna (così che sembravo un pericoloso huligano di sei anni). E poi... l'ultima volta che vidi u Aldu de Sampedaenn-a si festeggiava il primo ritorno in serie A della Sampdoria, in piazza Vittorio Veneto di fronte al bar Roma, un nuovo idolo si affacciava nelle nostre fantasie di tifosi, il “Corvo” Francesconi. Ricordo l'Aldo con il naso all'insù ad ammirare la grande A immanente sulla piazza o forse a ricacciare in gola certe lacrimucce dettate dall'emozione di uomo che toccava ormai la settantina. Lui non vide più riiniziare il campionato, se ne andò via due settimane prima che cominciasse. Fui al suo funerale, la bara di fronte all'altare della chiesa della Cella, a scià Alda con il volto piegato verso il basso. Per un po' rimasi ad attendere che lui facesse capolino dalla sacrestia con un bandierone in mano come quella volta o che una serie di petardi scoppiasse all'improvviso sotto le navate seminando scompiglio. E invece quella era la beffa perfetta, perchè tutto era maledettamente reale. Io avrei preso il suo posto allo stadio, accanto al nonno, per tutti gli anni che sarebbero seguiti. Lui, invece, lassù, con il suo occhio infallibile, avrebbe valutato, chissà, un giorno, il mio buon diritto ad entrare in quello stadio di luce che forse avevo già intravvisto. Finita la funzione mi avvicinai alla bara, qualcuno aveva intrecciato lo stelo di una margherita blucerchiata ai bracci del crocifisso. Tesi la mano, fra me e me ripetendo il mantra della grande formazione, in modo tale che, quell'anima sdegnosa sampdoriana, mi riconoscesse e non avesse a temere un contatto profano, poi, il mio indice si avvicinò pian piano a quella margherita dai quattro colori. E finalmente la toccai. Sorrisi. Lo avevo sempre saputo. Era …..vera.
  19. 7 points
    Credo di non sbagliare se dico che il primo abbinamento Napoli -Colera lo ricordo negli sfottò da stadio dal campionato 73\74, quindi quello successivo alla calda estate del 1973 quando scoppiò l'epidemia, non l'ho mai cantato, è una vita che lo sento, mi fa sorridere amaramente l'indignazione a scoppio ritardato di 45 anni, ma mi sembra che sia giunto il momento di inventare qualcosa di nuovo, di più graffiante e quindi più Sampdoriano del vecchio coretto. In fondo abbiamo regalato a questi piagnoni un' occasione in più per presentarsi come vittime. Quella della "simpatica tifoseria partenopea" come sappiamo è un'invenzione mediatica, sullo striscione "Giulietta è una zoccola" hanno costruito una fiction che non corrisponde a verità. La tifoseria del "ciuccio" portato in campo negli anni 50 e 60 ha lasciato il posto a gruppi poco folkloristici, torvi ed infiltrati dalla malavita (anche se le infiltrazioni malavitose non sono un'esclusiva della torcida azzurra). Terzo non facciamoci del male, l'auotolesionismo lasciamolo ai piccioni, la logica del tanto peggio tanto meglio è loro, noi qualcosa da sognare lo abbiamo sempre avuto...
  20. 7 points
    mi meraviglia che Casaccia si presti all'ipocrisia di queste rumente, che parlano ripetutamente di cori razzisti i napoletani sono forse di un'altra razza? quando i vostri beniamini blurossi ci danno dei terroni ("noi nordici, voi sudici"; "negri in campo calabresi sugli spalti"; il marinaio che dice "menghia" ed altra merda del genere) , quello è razzismo, goliardia, tifo da stadio, o che cosa, sacchi di merda?
  21. 7 points
    come qualcuno saprà, qualche anno fa sono stato diffidato (ma poi "riabilitato", come Berlusconi) per i fatti di Livorno mi fu notificato dal locale maresciallo dei carabinieri, un signore napoletano di mezza età ci mettiamo a parlare della vicenda surreale di quelle 93 diffide, e lui ad un certo punto chiosa: "Siamo passati da un estremo all'altro. Prendi sta cosa della discriminazione territoriale. Una volta allo stadio ne venivano fatte di tutti i colori, ora arriveremo che tra un po' non ci possiamo più neanche mandare a fanculo..." faccio mia la considerazione, di un carabiniere e di un napoletano, per dire che tutte le puttanate che sto leggendo , sono puttanate: il razzismo non c'entra una beneamata minchia, c'entra la rivalità calcistica, così come è rivalità calcistica altrettanto becera Milano in fiamme, Si sente puzza di pesce, per tacere dei cori (quelli sì ignobili, ma da prendere per quel che sono, nel contesto dello stadio) sull'Heysel , che non mi pare che i napoletani abbiano mai disdegnato. E' abbastanza ovvio che l'odio (calcistico) riguardi il calcio Napoli, e che quella sia una provocazione. detto questo, visto che siamo in un contesto, come dice Picchiaromei, in cui questi vittimisti son riusciti a far passare per razzismo cori contro la loro tifoseria di merda, e visto che (oltre alla figura di merda) rischiamo anche sanzioni, una volta che ti avvisano TRE volte che rischi la sospensione della partita... evita ci sono mille modi per insultare, pigliare per il culo, provocare anni fa addirittura abbiam fatto mezzo secondo tempo a cantargli funiculì funiculà ed o surdato innamurato ieri li avrebbe fatti molto più incazzare ricordargli per tutto il secondo tempo che anche quest'anno hanno vinto STOCAZZO
  22. 7 points
    E' diventato un campionato di merda per chi è passato alle aspirazioni di andare in Europa (giustamente, data la nostra posizione) e per chi alla fine ha sempre qualcosa da ridire. Io mi sono goduto una bella Sampdoria all'inizio e mi sono un po' annoiato alla fine. Ma un campionato del genere è un gran campionato, per me. Se questo periodo di stanchezza lo avessimo incontrato a Novembre ed avessimo finito come giocavamo in quel periodo avremmo parlato di cavalcata trionfale. Detto questo: nonostante io sia tifoso, per cui abbastanza irrazionale, ed avrei voluto andare in Europa League, credo che per dire la nostra seriamente in certi contesti senza subire debacle in campionato, sia meglio arrivarci quando le basi saranno gettate a dovere, con infrastrutture e struttura societaria rodate e consolidate. Ora come ora tante risorse sono impegnate nella costruzione del nuovo Bogliasco e nel prossimo futuro lo saranno per lo stadio, per cui è in vigore un certo tipo di politica societaria che impone certe scelte; credo che una volta gettate queste basi ci saranno più possibilità di una crescita sicura (magari potendo via via rinunciare a qualche cessione).
  23. 7 points
    Domani potrebbero aggiornare il contatore di quante volte gli siamo finiti davanti in campionato...
  24. 7 points
    Dite quel che volete e fate tutti i conti che ritenete di fare, ma personalmente di prendere 4 gol qui 5 là e 3 li mi sono rotto i coglioni Oggi il 2 a 0 ci stava tutto, loro sono più bravi (Doriastuart si incazzerá)e soprattutto sono più grandi e grossi e ci sovrastano fisicamente, ma sarebbe bastato non staccare la spina a 15 minuti dalla fine e si sarebbe evitata l'ennesima figura di merda che, checché ne dicano Giam e pure Paolo, minano le giovani menti e inducono insicurezza
  25. 7 points
    seriamente di imbecilli ne conosco tanti tantissimi (me compreso) scrivono su questo forum Ma loro, tutti, hanno una germe di idiozia che viene iniettato alla nascita, un chip sottocutaneo, che li rende tutti uguali , dal più colto al più ignorante. tre puttanate in croce sanno a memoria e tre ne sputano. Seriamente, sono i più scemi del mondo. E' oggettivo.
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