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Showing content with the highest reputation on 01/08/2019 in all areas

  1. 5 points
    Una volta, tanto tempo fa, in una galassia lontana lontana... credo che una certa attitudine al confronto fisico fosse necessaria per poter seguire la propria squadra in tutti gli stadi, in particolare in quelli in cui - anche ben prima della nascita dei gruppi organizzati - l'accoglienza per i tifosi ospiti era particolarmente calorosa (perchè la violenza nel calcio è fenomeno ben anteriore all'epoca degli ultras). Poi col nascere dei gruppi organizzati lo scontro è diventato una questione istituzionalizzata, gestita a parte dai gruppi ultras ... E per un po' è andata avanti nella sostanziale indifferenza sia delle Forze dell'Ordine, sia dei tifosi "normali". Oggi l'accesso allo stadio è fortemente regolamentato, e non c'è più bisogno di menare le mani nemmeno per entrare a Roma o a Napoli (anzi la cosa è decisamente mal vista). Se volessimo applicare la logica quindi, al di là delle convinzioni personali, si potrebbe dire che la violenza associata al calcio è diventata letteralmente fine a sè stessa, anzi mi pare che ormai sia uno strumento di affermazione per principi che col seguire una squadra di calcio non c'entrano più un beneamato cazzo.
  2. 2 points
    aaaah giusto non ci avevo pensato, non hanno smentito PS: ma se Irrati non smentisce di avere la mamma puttana, ella automaticamente si ritrova in tacchi a spillo in tangenziale?
  3. 2 points
    Quindi prendendo per buonini termini del contratto stipulato col napoli, il problema che ti affligge quale sarebbe? disdicevole trattare per uno sconto? Far si che Tonelli ne giochi 24 anziché 25? Al giocatore in un caso e nell'altro non cambierebbe un cazzo, in caso di mutamenti, ridefinizioni o revisioni dei termini le 2 società sarebbero d accordo, quindi quale sarebbe il problema? Considerando che Andersen verrà ceduto , che per Colley si è fatto investimento importante e che Tonelli è gradito da Giampaolo una sua riconferma sarebbe oltremodo possibile magari cercando uno sconto .... e quindi cosa ti affligge? Ps: Ho digitato figure di merda su Youtube ma non è venuto fuori nulla di Ferrero
  4. 2 points
    Io, molto più semplicemente, credo che il fenomeno ultrà abbia avuto un'evoluzione che lo ha cambiato molto dalla sua nascita fino ai giorni nostri, influenzato anche dai mutamenti della società. Durante questo cambiamento credo siano state spostate le priorità: all'inizio era soltanto incitamento alla squadra e zero "attività extra", poi col passare del tempo e con il consolidarsi della realtà, altre cose (raccolte per beneficenza, materiale, feste, scontri, raduni, ecc) hanno cominciato ad avere spazio fino a diventare la parte preponderante dell'essere ultrà che, a differenza degli altri tifosi, sente le necessità di viversi "attivamente" la squadra 7 giorni su 7. Negli ultimi anni, con cambiamenti sempre più veloci in ogni ambito, il fenomeno si è esasperato, soprattutto successivamente all'introduzione di Daspo e Tessera del tifoso. Gli ultrà, sopratutto quelli più facinorosi, hanno avuto (o hanno voluto avere, dipende dal grado di celhoduro del lettore) sempre meno occasioni di andare allo stadio, rafforzando sempre di più tutto il contorno e perdendo di vista, secondo me, il vero motivo per cui sono nati e per cui dovrebbero continuare ad esistere: essere la guida di tutti quei tifosi che vogliono sostenere la propria squadra. Sono rimasto affascinato da questo forum perchè si è sempre entrati in discussioni di tutti i tipi con dei contenuti concreti e con discussioni forti, con il pizzico di ironia che ha sempre contraddistinto queste pagine. Non facciamoci influenzare da chi vuole ridurre tutte le discussioni a un "me contro il mondo (della logica)", le discussioni difficili e pericolose sono belle, sono sane e poi qua siamo tra di noi.
  5. 2 points
    ed è per questa ragione che ci sono leggi che puniscono i violenti e chi delinque che poi pestarsi o addirittura morire per una partita di calcio è un'assurdità per un qualsiasi essere umano con in bruciolo di cervello è inconcepibile
  6. 2 points
    Qualche spunto interessante ANDREA ANTONIOLI | 07.01.2019 SE QUESTI SONO ULTRAS Le curve rischiano di morire di criminalità. Il calcio è della gente, si sente spesso ripetere secondo un ritornello abusato che, come tutte le frasi fatte, vuol dire poco e niente. Si intende però che il calcio nella sua essenza appartiene ai tifosi, in quanto nasce e prospera per loro merito. Pù volte abbiamo ribadito questo concetto, concentrandoci da sempre sul pallone come fenomeno socialepiuttosto che come show o intrattenimento. Più volte ne abbiamo evidenziato gli aspetti profondamente umani come l’appartenenza e la rappresentanza, lo schierarsi e anche le modalità guerresche, la comunità e l’unione. E ancora più in là, tante e tante volte abbiamo preso posizione “in difesa” degli ultras sui quali mediaticamente si spara a prescindere, in una caccia alla croce rossa che si presta ad interessi maggiori, e che trova nei suddetti ultras il capro espiatorio perfetto. Tuttavia noi siamo nati per interpretare i fatti, per provare ad essere una voce originale e fuori dal coro. E allora sul tema non possiamo farci invischiare nella dicotomia delle opposte fazioni, tra chi vuole stadi-teatro con prezzi alle stelle e chi porta avanti pregiudizialmente la linea giustificazionista, per cui gli ultras sarebbero gli ultimi interpreti rimasti dell’autenticità, vittime di una ingiustificata e soffocante repressione. Dobbiamo allora necessariamente distinguere, soprattutto di questi tempi, il “Che cosa” dal “Chi”. Il che cosa riguarda il tifo, la nascita del movimento e i suoi primi passi, e ci trasporta in una visione del mondo estremamente affascinante che si traduce in forme estreme di supporto e sostegno alla squadra; gli ultras nascono con obiettivi nobili e con un codice di leggi non scritte, e per decenni nel nostro Paese (così campanilistico) hanno colorato gli stadi di tutta la penisola rimettendoci in soldi e salute, e rendendo il calcio ogni settimana un po’ più vivo. Ultras del Cosenza negli anni ’80 Il Che cosa però in fondo è determinato dal Chi, ed è su questo che ci dobbiamo interrogare se non vogliamo cadere nella propaganda degli “opposti estremismi” (stadi-teatro o ultras vittime). La tesi di base di Valerio Marchi – sociologo, studioso di movimenti giovanili e ultras, e anche autore di diversi libri sul tema – è che le curve siano una cartina di tornasole delle società: condividiamo in pieno questa idea, e allora, per quanto riguarda i settori più caldi del tifo, non possiamo sottovalutare il mutamento antropologico che si è verificato in Italianegli ultimi decenni. Era circa la metà degli anni ’70 quando il movimento ultras in Italia si stava affermando e Pier Paolo Pasolini, poco prima di morire, proponeva le sue letture tanto lucide quanto strazianti dei profondi cambiamenti verificatisi nel popolo italiano (soprattutto nei proletari e nei sottoproletari, che abbandonavano le proprie tradizioni – e la propria stessa classe sociale – per votarsi interamente alla “civiltà” dei consumi fino ad estinguersi). Dicevamo lucidi e strazianti perché fa impressione riprendere gli estratti pasoliniani: proprio negli anni in cui tanti intellettuali progressisti discorrevano di concetti vuoti ed astratti, del Che cosa – inaugurando una spaccatura che è poi esplosa ai giorni nostri, per cui gli intellettuali sono diventati una retroguardia conservatrice -, Pasolini urlava solo contro tutti (o quasi) di concentrarsi sul Chi, sui nuovi volti sempre più cattivi dei sottoproletari romani, sugli efferati reati in aumento nelle borgate, sulla crudeltà che iniziava a dilagare, diventando la regola e non più l’eccezione. Guardando gli ultras di oggi è difficile non ripensare a Pasolini, a quegli articoli disperati, a quegli appelli lanciati e strillati, ma caduti nel vuoto. Guardando troppi ultras di oggi è difficile non vedere dei criminali o criminaloidi senza alcun retroterra, vittime non della repressione del sistema ma del tardo-capitalismo, che ha generato mostri. A proposito di sparare sulla croce rossa, in effetti… Ai giorni nostri sono molti “ultras” i primi ad aver tradito la propria “missione” o il proprio codice: non intendiamo fare i perbenisti, e dunque non ci riferiamo certo alla violenza in sé o allo scontro, che è un aspetto imprescindibile del movimento (anche se, ci permettiamo di aggiungere, a determinate condizioni, insomma secondo delle regole non scritte ma note a tutti). Parliamo invece della corruzione, di legami sempre più stretti con le società che diventano occasione di facili guadagni – leggasi bagarinaggio – ma soprattutto delle infiltrazioni mafiose e criminali che sono diventate la norma e non più l’eccezione. Tutti noi abbiamo visto l’inchiesta di Report, che ci ha portato all’interno della curva bianconera, diventata terra (desertica) di conquista di ‘ndrangheta e mafia. Ma potremmo citare tanti altri casi in cui i padroni della curva sfruttano e prosciugano l’immaginario ultras per piegarlo ai propri interessi. Scriviamo da Roma, dalla degna capitale d’Italia: non intendiamo generalizzare facendo un torto a tante realtà complesse, ma per quanto riguarda questa città il mutamento antropologico allo stadio è stato evidente e feroce. Basta vederli in volto, come diceva Pasolini, per comprendere la portata del cambiamento epocale avvenuto nel nostro Paese negli ultimi decenni: perdonateci se risultiamo un po’ lombrosiani, ma è sufficiente osservare qualche “vecchio” documentario sui primi anni del movimento ultras per notare la differenza. Anche nei gruppi maggiori e più rispettati spesso a comandare erano dei “pischelli” – come si dice da queste parti – assolutamente normali, con volti espressivi, sinceri e soprattutto non ancora segnati: gli stessi ragazzi che oggi magari iniziano da adolescenti a vestirsi casual, che hanno la camera tappezzata di adesivi della curva e ne ripetono a pappagallo gli slogan, non rendendosi conto che il loro amore sincero diventa manovalanza per dei criminali a tutti gli effetti. Dal documentario di Rai storia sul CUCS (Commando Ultrà Curva Sud), un gruppo che ha scritto la storia del tifo in Italia: notare i volti di questi ragazzi, anche la loro goffaggine e l’ingenuità, segni di un amore sincero e incontaminato Il dibattito sugli ultras continua a concentrarsi esclusivamente sul Che cosa, sugli ultras in sé, come se fossero uno stesso blocco monolitico immodificabile e immodificato durante gli anni; come se solo loro si fossero incattiviti in questi ultimi decenni, come se unicamente loro abbiano ormai il volto scavato, aggressivo, segnato. Ed ecco che le curve tornano ad essere un perfetto spaccato sociale, uno specchio delle contraddizioni e della crisi irreversibile del nostro tempo. Il “movimento ultras” è in crisi come tutte le visioni del mondo ai tempi dell’individualismo estremo, che o sono scomparse, o si sono moderate, o si sono radicalizzate. Se a questo aggiungiamo che in molte curve ormai non c’è più un controllo capillare, un gruppo tanto per intenderci in grado di dettare la legge e farla rispettare, ecco che emergono le condizioni ideali per le schegge impazzite, per i più violenti, per coloro che rifiutano qualsiasi limite e si spingono all’estremo. Analizzando i sentimenti con cui molti sedicenti ultras oggi vanno allo stadio troveremo frustrazione, rabbia, esigenza di violenza. L’immaginario dei più giovani che frequentano le curve è permeato dalla violenza, da una violenza però senza legge, individuale e individualista, spinta all’estremo, priva di limiti; e non vuol dire che poi la violenza debba necessariamente esserci, ma significa che l’immaginario è diventato violento. Lo stesso continuare a parlare di “movimento ultras” è di questi tempi fuorviante, perché rispetto al passato esso è molto più slegato, frammentato: di conseguenza è monopolizzato mediaticamente dai teppisti, che semplicemente fanno più notizia. Il vero problema è che sempre più giovani pensano così, sentono così: oggi la ribellione non si riempie più di contenuti come accadeva mezzo secolo fa ma è fine a se stessa; non sogna un altro sistema ma è schiava del sistema; non produce ribelli o rivoluzionari, ma emarginati che rischiano di diventare criminali. E se già negli anni ’70 per Pasolini non c’era più speranza per i suoi amati sottoproletari, è difficile pensare che oggi ci sia speranza per i nostri – seppur in teoria amati – ultras. Basta vederli in faccia, purtroppo.
  7. 2 points
    Mi sfugge una cosa. l'Arabia Saudita è un alleato dell'Occidente, e quindi dell'Italia, e ci commerciamo qualsiasi cosa, dall'impiantistica alle armi. Lo scandalo c'è solo quando ci giochiamo una partita di calcio?
  8. 1 point
    ottima cosa impostare le discussioni fissando prima i paletti necessari. Ne manca uno solo al tuo ottimo lavoro: la fonte da cui hai ricavato i dati. È una fonte ufficiale?
  9. 1 point
    Io so solo che i mezzi per individuare ci sono: una volta uno steward mi disse "guardate che se vogliamo con le telecamere vi leggiamo quello che scrivete sul telefono". Anche se magari ha esagerato (ma io non credo più di tanto), mi ha fatto capire che volendo tra telecamere e gabbiotto digos sulla torretta dei distinti, se vogliono ti trovano
  10. 1 point
    Torno su questo argomento visto che un paio di settimane dopo i fatti di Milano la tradizionale voglia di sradicare il problema è scomparsa con il passare delle ore come succede sempre in Italia. Il presidente Gravina parla di tolleranza zero (ma non ho visto cambiamenti di regolamento), il ministro degli Interni dice che le gare non vanno sospese perché chi si "macchia" di certi comportamenti è una minoranza. Belle intenzioni ma di concreto non vedo nulla. L'arbitro non può sospendere la partita, se il giocatore colpito da questi insulti non vuole proseguire la gara, seguito dai compagni, perderà a tavolino (parole di Gravina). A quanto pare è il delegato delle forze dell'ordine a dover prendere la decisione, ma non lo fa perchè c'è il rischio di creare problemi di ordine pubblico fuori dallo stadio (come pare sia successo a Milano). Se il resto dello stadio fischia i cori razzisti, allora la pena è attenuata. Alla fine si finisce con una bella multa alla società e il problema resta. Sinceramente mi ha fatto piacere la decisione dell'inter di non appellarsi alla chiusura dello stadio, ok, pagheranno tutti quelli che non hanno colpa, ma è un punto di partenza...magari quelli che per due gare non hanno assistito alla partita, al primo insulto razzista si indigneranno e reagiranno per non rischiare un'altra chiusura dello stadio. Perdere un paio di incassi magari convincerà le società ad usare un po' il pugno duro, allontanando chi non si comporta a dovere (la vedo molto dura). Capisco che sia un problema che investa prima la società che lo stadio (espressione spesso diretta della stessa), ma da amante del calcio e persona civile, sarei quasi portato ad accettare una sconfitta a tavolino della mia squadra se i propri "tifosi" si macchiassero di certi atteggiamenti (la questione della discriminazione territoriale esula dall'argomento, mi pare una cosa talmente ridicola che non saprei come affrontarla). Non so nemmeno perchè ho scritto questa cosa, visto che tra due settimane si ricomincia e non è cambiato nulla, non c'è una ricetta e qualunque decisione viene presa per non scontentare qualcuno. Cancellate pure se pensate sia una cosa senza senso
  11. 1 point
    Il mio sesto senso ritiene imminente uno scatto di violenza di Labbro Sapevatelo
  12. 1 point
    Se hai fiducia non c'è bisogno di scriverlo .....
  13. 1 point
    Si è vero lo ripeti sempre, uomo e violenza viaggiano insieme, anche le tue son belle e scontate parole. Per me cosa sbagliata, non dovrebbe essere così e per me non lo è. Ci son sempre state guerre e sempre ce ne saranno, lo so. Fosse per me non sarebbe così , fare la guerra è una cosa che non prendo nemmeno lontanamente in considerazione. Odiare un altro uomo al punto di prenderlo a legnate è una cosa all'opposto del mio modo di intendere la vita, tantopiù se questo "odio" me lo creo ad arte in base al tifo diverso, all'etnia diversa ecc ecc. Comincio io a non essere violento e non fomentare e/o giustificare certi atteggiamenti, poi vediamo. Esempio pratico : mio figlio è in crisi perchè le sue performance sportive non sono ottimali. Causa spiegata ed argomentata più volte ; fuma. Lui se ne rende conto , io gli dico smetti e lui mi dice "come si fa a smettere quando tutti quelli che frequento fumano continuamente" ? Ecco , come si fa a smettere di usare la violenza che ci accompagna da sempre ? Semplice , non la si pratica, la si condanna, la si emargina, non la si giustifica , non la si beatifica, non la si idealizza. Scuse, sempre e solo scuse, l'istinto, le radici, l'appartenenza....scuse sempre e solo scuse.
  14. 1 point
    E allora se lo sai che cazzo lo scrivi a fare?
  15. 1 point
    con la Var tornando un attimo seri, ognuno la veda un po' come crede in un opposto o nell'altro, e nelle infinite sfumature che ci sono in mezzo (e mi sa che qui sopra rientriamo nel novero delle sfumature che ci sono nel mezzo, ad esempio aspettando che vengano chiarite le cose dagli inquirenti) Forse il punto è che sarebbe bello se ognuno parlasse a titolo personale/di gruppo, e non a nome della collettività "I Sampdoriani" o dell'entità astratta "il rispetto per i sampdoriani" , argomento sul quale mi taccio per carità di patria
  16. 1 point
    Vorrei aggiungere che "un quarto d’ora prima di morire era ancora in vita"
  17. 1 point
    Leggo che Fiorentino è uomo di banche, da poco nominato AD di Carige ed subitamente sfiduciato vittima della guerra civile in atto in Carige; leggo ancge che ha curriculum bancario imponente e che è pure uomo di calcio ed è colui il quale che ha condotto la trattativa che ha portato gli americani alla guida della Roma Della fede blucerchiata del Dott. Repetto nell'ambiente si sa, come si sa della specchiata onestà nonché fedeltà assoluta al blucerchiato di Giovanni Invernizzi Di Romei manco parlarne: il vero presidente della Sampdoria è lui Insomma tutto bene anche se ovviamente ci sarà qualcuno che avrà da ridire, cmq nel caso Ferrero fosse estromesso direi che Romei non sarebbe male Resto in attesa di ulteriori sviluppi con la consueta curiosità
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