solosampnelcuore
01-07-08, 13:45
c'erano giornate , specie quelle verso la fine del campionato , in cui dentro al vecchio catino dello stadio , i gradini di cemento armato non maltati riflettevano tutto il calore ricevuto nei giorni e nelle ore precedenti la partita . l'attesa di col sole cocente che batteva sul collo (per chi entrava a mezzogiorno), unito all'immancabile macaia che si formava all'interno , rendeva cosi' difficile resistere a quelle bordate di calore . Non c'era , una volta , la necessita' di essere e di mostrarsi griffati con un particolare berretto o copricapo firmato . Erano i tempi di un'Italia e di una Genova operaia che aveva toccato con mano quanto sia diffile passare dal miracolo economico ( e dalla maledetta speculazione edilizia) , dal famoso triangolo industriale GE-MI-TO e della siderurgia pompata , alla crisi della benzina (che mi vide bambino con la bicicletta in un corso italia incredibilmente vuoto a rincorrere le coccinelle nelle aiole centrali - quelle interrotte dalle fontane e con la piastrellatura della fallita ceramiche vaccari) ed alla cassa integrazione di Cornigliano.
E quindi l'invenzione , la genialita' veniva a galla , e si vedevano in sud copricapi di ogni foggia e fattura : dai "napoleonici" cappelli di carta fatti con le paginone centrali della rivista di turno , al fazzoletto indossato a mo' di legione straniera sotto il copricapo di cotone stile spiaggia. Nell'intervallo , non senza aver fatto coda alla mitica fontanella , mi piaceva osservare in giro attorno a me quei fantastici quaranta/cinquantenni con il fazzoltto di stoffa bianco sul capo , rigorosamente tenuto fermo dai quattro nodini ad ogni vertice . Molti si erano addirittura levati la camicia , che rimaneva infilata nei pantaloni (di lana grigia , s'intende)s'intende ma sfilata delle maniche legate in vita , mostrando una impeccabile canottiera a righine bianca , la stessa che oggi viene riprodotta e venduta a peso d'oro (con altro taglio, logicamente) alle modelle che appaiono in copertina delle migliori riviste. Una volta si compravano (le canottiere , non le modelle) alle bancarelle dei mercati rionali , o dentro le mercerie impregnate di quell'inconfondibile odore che da il legno noce mischiato alla canfora antitarma. Il vantaggio di tale copricapo , era che , potendolo inumidire appositamente , portava rinfresco ad una testa che pareva scoppiasse dal caldo.
Pantaloni di lana grigia , fazzoletto di lana , canottiera , fiasco di chianti.
Cosi' vedevo io il mondo dei "grandi" , cosi' vedevo io gli operai e manovali nelle loro pause pranzo , cosi' festeggiabva una generazione ormai quasi scomparsa le (rare) vittorie di lodetti e co.
il tempo e' passato , la vecchia sud ha resistito ancora qualche lustro agli assalti di un architetto dello studio Gregotti a cui e' scivolata la mano quando si e' trattato di calcolare la pendenza dele nuove tribune . Ma mi ricordo che in quelle giornate tornavo con la schiena e la parte sinistra del viso immancabilmente bruciate dal sole .
Mi e'capitato di parlare ieri sera con un vecchio manovale italiano di cagliari , ora in pensione , dopo sessersi spaccato la schiena a fare stucchi e tirare su case in una terra non sua . abbiamo parlato un po' di queste cose , paragonandoli con il merchandising di oggi .
Dedicato a chi si scotto' collo e schiena finche' pote' nel vedere i nostri magici colori, e che tornava a casa con la faccia stile lanerossi . E dedicato a chi , in braghe di lana , canottiera , fazzoletto coi quattro nodini e fiasco ha tirato su l'italia del dopoguerra , mattone dopo mattone .
E quindi l'invenzione , la genialita' veniva a galla , e si vedevano in sud copricapi di ogni foggia e fattura : dai "napoleonici" cappelli di carta fatti con le paginone centrali della rivista di turno , al fazzoletto indossato a mo' di legione straniera sotto il copricapo di cotone stile spiaggia. Nell'intervallo , non senza aver fatto coda alla mitica fontanella , mi piaceva osservare in giro attorno a me quei fantastici quaranta/cinquantenni con il fazzoltto di stoffa bianco sul capo , rigorosamente tenuto fermo dai quattro nodini ad ogni vertice . Molti si erano addirittura levati la camicia , che rimaneva infilata nei pantaloni (di lana grigia , s'intende)s'intende ma sfilata delle maniche legate in vita , mostrando una impeccabile canottiera a righine bianca , la stessa che oggi viene riprodotta e venduta a peso d'oro (con altro taglio, logicamente) alle modelle che appaiono in copertina delle migliori riviste. Una volta si compravano (le canottiere , non le modelle) alle bancarelle dei mercati rionali , o dentro le mercerie impregnate di quell'inconfondibile odore che da il legno noce mischiato alla canfora antitarma. Il vantaggio di tale copricapo , era che , potendolo inumidire appositamente , portava rinfresco ad una testa che pareva scoppiasse dal caldo.
Pantaloni di lana grigia , fazzoletto di lana , canottiera , fiasco di chianti.
Cosi' vedevo io il mondo dei "grandi" , cosi' vedevo io gli operai e manovali nelle loro pause pranzo , cosi' festeggiabva una generazione ormai quasi scomparsa le (rare) vittorie di lodetti e co.
il tempo e' passato , la vecchia sud ha resistito ancora qualche lustro agli assalti di un architetto dello studio Gregotti a cui e' scivolata la mano quando si e' trattato di calcolare la pendenza dele nuove tribune . Ma mi ricordo che in quelle giornate tornavo con la schiena e la parte sinistra del viso immancabilmente bruciate dal sole .
Mi e'capitato di parlare ieri sera con un vecchio manovale italiano di cagliari , ora in pensione , dopo sessersi spaccato la schiena a fare stucchi e tirare su case in una terra non sua . abbiamo parlato un po' di queste cose , paragonandoli con il merchandising di oggi .
Dedicato a chi si scotto' collo e schiena finche' pote' nel vedere i nostri magici colori, e che tornava a casa con la faccia stile lanerossi . E dedicato a chi , in braghe di lana , canottiera , fazzoletto coi quattro nodini e fiasco ha tirato su l'italia del dopoguerra , mattone dopo mattone .