PDA

Visualizza Versione Completa : Sampdoria-Foggia 0-1, 9 novembre 1980



Acquascooter
17-06-08, 22:42
Prima o poi, inevitabilmente, sarebbe dovuto accadere. Anche gli amuleti più grandi un giorno o l’altro si stancano di essere infallibili e ti abbandonano sul più bello, quando meno te lo aspetti e, forse, quando avresti avuto maggiormente bisogno di loro. La mia imbattibilitÃ* sugli spalti di una partita di calcio non aveva a che fare con dei portafortuna; semplicemente per il fatto che mio padre riteneva che l’amuleto in questione fossi io, in carne ed ossa. Dalla mia prima apparizione a Marassi, la primavera precedente non avevamo mai più perso un match: sette vittorie e quattro pareggi. Per di più, da quando avevo iniziato ad ascoltare la domenica accanto a lui “Tutto il calcio minuto per minuto”, in trasferta avevamo perso solo due volte in otto mesi… Ma, ovviamente, non poteva durare in eterno.

E la mia prima sconfitta, puntuale, giunse a farmi visita.

Ebbene, quel che mi disturbò non fu la sconfitta in sé, grottescamente irreale – poiché quasi tutte le partite perse, viste con gli occhi di un tifoso, sono una parodia -, ma il momento in cui si configurava la scena. Le sconfitte più inattese arrivano sempre nel contesto sbagliato e con un avversario inattendibile… Il Foggia, quell’anno, vinse otto partite in tutta la stagione, appena otto, e decise di venire a vincere a Marassi, proprio in un momento in cui noi eravamo lanciatissimi nelle zone alte della classifica. Infatti, di momenti sbagliati ce ne sono, purtroppo, dovunque: il fatto è che arrivano quando meno li attendi, mancando assolutamente di tatto.. Quando percorro la nostra storia calcistica, sento lo sferragliare dei treni leggeri per le strade di Berna o il confuso profanare il silenzio dei ferry boat sul Tamigi, ritornando da Wembley. Le storie che ripercorro sono spesso silenziose, immerse nella loro disperazione, lo stesso dolore senza voce che si prova per i capolavori incompiuti.

In realtÃ*, sconfitte e drammi sportivi sono stati relativamente rari negli anni, sulla nostra sponda del Bisagno, ma quei pochi li abbiamo vissuti con una dilagante, interminabile disperazione, una nebbia lenta e fatale dello spirito. Ho spesso pensato che, fra tutti gli spettacoli più angosciosi cui un tifoso di calcio può essere sottoposto, nulla possa venir paragonato alla notte di Londra, con quelle facce completamente svuotate d’ogni speranza, gioia, dignitÃ* e luce. Quella notte capii il vero significato della parola “sconfitta”: le anime sventurate che avevano vissuto accanto a me quell’avventura avevano l’aspetto di coloro che non s’aspettano più nulla. Il fatidico “ora o mai più”, in una frazione di secondo era diventato semplicemente “mai più”.

In realtÃ*, se c’è una cosa che rende insopportabili le sconfitte è proprio la gente. Me ne resi conto subito, rafforzai questa tesi negli anni successivi, al punto che quando la Sampdoria perde, partita importante o amichevole pre-campionato che sia, mi chiudo in me stesso e divento subito intrattabile se qualcuno si mette a commentare la sconfitta. Brutta razza, la gente dei dopopartita. Mescolanze spontanee che si gemellano nella rabbia e nella mancanza di difese e che, quasi sempre, trovano il capro espiatorio su cui rovesciare la loro pochezza. Vi è mai capitato di incazzarvi come delle bestie, perché dopo una sconfitta assurda il vostro casuale vicino di posto si è sentito in vena di confidenze e vi ha confessato che, se avevamo perso la partita, era soltanto per colpa di quello smidollato in campo che, guarda caso, era stato proprio l’unico giocatore a disputare una partita come si doveva ed a sputare l’anima fino a tempo scaduto? A me capita. Sempre. E, nonostante, la maturitÃ* acquisita e l’esperienza accumulata, mi incazzo ancora da morire e mi devono portare via di peso per evitare che lo strozzi.

Naturale che ciò fosse accaduto anche nel giorno della mia prima sconfitta, un Sampdoria-Foggia di pessima qualitÃ*, dove gli ospiti erano passati in vantaggio quasi subito con il loro centravanti, un carneade che di cognome faceva Bozzi (non certo quello di Via Cairoli...), e dove i ragazzi, successivamente, attuarono un pressing asfissiante, un assedio costante che si risolse in un pienamente geometrico nulla.

Mi piacquero, però, nel loro ostinato insistere, cercando di sovvertire un risultato che evidentemente il destino aveva giÃ* deciso di serbare loro. Era la prima volta - incredibile, ma vero – che allo stadio trovavo qualcosa in cui immedesimarmi: quell’insistere così proletario aveva l’aroma del coraggio e dell’ardore, trovai l’ostinatezza deliziosa. A fine partita, avrei voluto scendere in campo e stringere la mano a ciascuno dei giocatori, talmente mi erano piaciuti. Nonostante la mancanza della segnatura, nonostante il bruciore della sconfitta. Mi piacque talmente che poi, crescendo, ho formulato una teoria, condivisa da molti altri sostenitori accaniti di una squadra di calcio: le vittorie e i pareggi più belli sono quelli dove la squadra avversaria prima ti strapazza e ti infila due o tre volte, poi si accontenta, tu le torni sotto e quindi la travolgi come un fiume in piena. Chiamalo masochismo, chiamalo voglia di soffrire, ma non c’è nulla che faccia godere di più che sentirti all’inferno e poi, improvvisamente, ti ritrovi in paradiso…

Quella domenica di novembre non accadde nulla di tutto questo, si perse e basta.

Ma scoprii la razza ignobile del vicino di posto in vena di confidenze. E fu una scoperta importante. Perché? Perché dopo anni di sopportazione, di ascolto passivo, intramezzato da qualche sbotto violento, ho imparato che la cosa migliore da fare è allontanarsi, fuggire a gambe levate, magari borbottando qualche improperio nei confronti del malcapitato che ha avuto la pessima idea di rivolgerti la parola dopo una sconfitta.

Quell’uomo, appena l’arbitro ebbe fischiato la fine della partita, avvicinò il suo faccione grinzoso che emanava gusto di noccioline andate a male (a proposito, ve le ricordate le noccioline del vecchio bar della Sud, quelle nella scatolina verde?) e si lamentò con voce cavernosa.
“Tutta colpa di quel belinone di Orlandi, non ci dÃ* in una casa”, sbottò.

A nove anni, a volte, riesci ad avere un’espressivitÃ* che un adulto nemmeno si sogna. Non aprii bocca, ma lo sguardo pietoso che gli rivolsi ebbe l’effetto di mille insulti gridati a squarciagola. A Genova c’erano ottimi manicomi, pensavo, ma li avevano smantellati tutti e così capitava a me di aver seduto accanto allo stadio il peggior coglione del pianeta. Naturalmente “Micio” Orlandi era stato a detta di tutti, giornalisti compresi, il migliore di quel vano assedio del Doria, l’ultimo ad arrendersi, a tirare i remi in barca. Provai imbarazzo, che cosa si deve dire ad un coglione? Preferii la strategia del silenzio, la più indistruttibile delle barricate, e fu più amaro per lui il fatto che un bambino di nove anni lo fissasse come se fosse l’ultimo del mondo, piuttosto che lo insultasse apertamente. Con un semplice gesto del dito, gli indicai i giocatori sotto la Sud che salutavano i tifosi, rispondendo al loro applauso. Oggi non indico nemmeno più, li lascio marcire nel loro brodo, perché intanto so che non possono capire…

Non è tanto l’ignoranza calcistica quella che mi ha sempre dato fastidio, bensì la sicumera con cui questi personaggi sbandierano sempre le loro assurde convinzioni. Un “so tutto io” tirato fuori ogni volta nei momenti più sbagliati che è sempre rivelato un ineluttabile non essere a conoscenza di nulla, per di più nove volte su dieci del tutto prevenuto.

Finalmente una voce mi chiamò, era mio padre e lasciai quell’uomo nell’eterna sala d’aspetto che doveva con tutta probabilitÃ* essere la sua vita. Mentre continuavo a fissarlo allontanandomi, con lui che grettamente mi restituiva lo sguardo, mi augurai di incontrarlo più, non sapendo che quel silenzioso commiato era solamente un arrivederci, non a lui, ma a tutti quelli come lui, che per tutta la vita sarebbero stati seduti accanto a me in una tribuna o in una gradinata di uno stadio, solo ed esclusivamente per farmi incazzare…

cillo2461
17-06-08, 23:01
E di buonanima Pezzella solo in mezzo all'aria con il portiere che non c'era non vogliamo dire niente ?

Acquascooter
18-06-08, 11:57
E di buonanima Pezzella solo in mezzo all'aria con il portiere che non c'era non vogliamo dire niente ?


Il povero Ciro (sul quale dovremo prima o poi scrivere qualcosa) non era quello che si poteva definire un fulmine di guerra... L'episodio in questione francamente è sfocato nella mia obnubilata mente, potresti rimediare tu... :26smile:

In compenso ricordo chiaramente almeno quattro occasioni mangiate da Monari con Alviero che si strappava i riccioli inviperito...

Dukadoria
18-06-08, 12:52
io vi odio sempre di più, voi con tutta questa memoria .....
io sicuramente c'ero ma non mi ricordo un cazzo!

anzi forse vi devo voler bene, magari mi risvegliate qualche neurone....;-)

samdro
18-06-08, 15:23
sbaglio o in quella partita fu concesso ai tifosi di spostarsi di gradinata tra il 1° e il 2° tempo per sostenere la squadra? :08smile:

non portò molto buono :24smile:

cillo2461
18-06-08, 17:07
Se è la partita che dico io pioveva.
Ero in nord (forse per la cosa che dice Samdro ma non ricordo) ed in quella partita che dico io ( che non so se è la stessa ma l'episodio è certo 100 per 100) su un rilancio in seguito a mussa ciclopica del portiere del Foggia, Ciro si trovò la palla in una pozza al centro dell'area con la porta vuota davanti.
Caricò il destro e tirò.....in gradinata :19smile: :19smile: :19smile:

samdro
18-06-08, 17:09
Se è la partita che dico io pioveva.
Ero in nord (forse per la cosa che dice Samdro ma non ricordo) ed in quella partita che dico io ( che non so se è la stessa ma l'episodio è certo 100 per 100) su un rilancio in seguito a mussa ciclopica del portiere del Foggia, Ciro si trovò la palla in una pozza al centro dell'area con la porta vuota davanti.
Caricò il destro e tirò.....in gradinata :19smile: :19smile: :19smile:


la partita è quella ..... fummo costretti a schierare Monari centravanti per una marea di assenze

alviero
19-06-08, 07:20
Se è la partita che dico io pioveva.





Si' che pioveva.

nickzanone
19-06-08, 07:43
Si' che pioveva.


... me ne ricordò anch'io ... e pure parecchio !

7maggio
19-06-08, 09:43
sbaglio o in quella partita fu concesso ai tifosi di spostarsi di gradinata tra il 1° e il 2° tempo per sostenere la squadra? :08smile:

non portò molto buono :24smile:


si', perché nel secondo tempo si attaccava sotto la nord, era un assedio, e furono aperti i distinti; la gente dalla sud si sposto' in massa nei distinti e nella nord per meglio sostenere la squadra. Posto numerato, no? Documento d'identitÃ*, no?
Io andai nei distinti, ricordo benissimo. Attaccammo tutto il secondo tempo, ma fini' cosi'.

Acquascooter
19-06-08, 10:10
Attaccammo tutto il secondo tempo, ma fini' cosi'.


Stanotte sono andato a controllare sui miei "quadernetti-bibbia" dell'epoca...

Fu veramente un assedio, sotto un diluvio senza senso, oltre ai nostri gol mangiati, ci fu il portiere foggiano che parò anche le mosche... Si chiamava Mirko Benevelli, un baffone che non fece poi credo una gran carriera, ma era un signor portiere di categoria...

Da qualche parte a casa devo avere ancora una foto di Riccomini zuppo e imbufalito. Se la trovo, la posto.

sampthai
28-06-08, 02:05
me la ricordo si,la partita.

sopratutto per il debutto del mio amico Adriano Monari [sampdoriano nella vita] e mio amico nel privato.
se non ricordo male colpi' un palo..e tante volte.. una questione di cm ti cambia il mondo e anche il futuro.

pioveva..ed era uno degli interminabili 5 anni nel limbo della serie b..ma per chi ha vissuto attivamente quegli anni.....indimenticabili per 1000 ragioni :12smile:

TinoSuomi
28-06-08, 09:27
.. una questione di cm ti cambia il mondo e anche il futuro.



Come diceva Rocco Siffredi... :02smile: :15smile:

P.S.
C'ero anch'io, nei distinti, con il mio babbo, che ora la Samp la vede da lassù...

KODDIO
02-07-08, 22:16
La vede da lassu' insieme al mio che come il tuo era insieme al suo bambino a bestemmiare a marassi, fradicio come un pulcino, in quella stracazzo di partita.

Una partita che però ti ricorderai sempre. Almeno io me la ricordero' sempre come samp-inter di rossinelli con invasione. Come Samp-monza con altra invasione di un energumeno. me le ricordero' per sempre con l'immagine di mio papa' incinghialito che bestemmia con gli occhi che escono dalle orbite.....

alviero
03-07-08, 07:52
La vede da lassu' insieme al mio che come il tuo era insieme al suo bambino a bestemmiare a marassi, fradicio come un pulcino, in quella stracazzo di partita.

Una partita che però ti ricorderai sempre. Almeno io me la ricordero' sempre come samp-inter di rossinelli con invasione. Come Samp-monza con altra invasione di un energumeno. me le ricordero' per sempre con l'immagine di mio papa' incinghialito che bestemmia con gli occhi che escono dalle orbite.....



I nostri grandi papa'...tutti uguali perdavvero.