ciokker64
09-04-08, 19:19
SANCTI PETRI de ARENA
Cosi’ si chiamava allora il borgo marinaro,poiche’ prese il nome da una chiesetta eretta nel 725 e dedicata al Santo pescatore.La chiesetta esiste miracolosamente tuttora a fianco della Parrocchia di Santa Maria della Cella.Questa invece prende nome da una cappella,eretta da Liutprando Re cattolico longobardo nel 732, per accogliere le ceneri di Sant’Agostino, da lui fatte arrivare dall’Africa.La teca fu collocata in una “cella” (o nicchia) per la venerazione dei genovesi di tutto il circondario.
Il borgo aveva un proprio comune autonomo ,fondato il 2 febbraio 1131, quando nella pieve di S.Martino (rione Campaccio) furono eletti i primi 3 consoli: Oberto da Bosolo, Bongio Sala e Pietro Plada. La sede del comune era la pieve stessa.I rioni(o meglio i gruppi di case) erano sei e specificatamente : Coscia,Fossato,Campaccio,Belvedere,Promontorio e Sciumea. Alla Coscia ed alla Sciumea i residenti erano pescatori mentre negli altri insediamenti abitavano in prevalenza, contadini.
A partire dal 1200,Sampierdarena conosce un esplosione industriale e demografica ,grazie allo spostamento dei cantieri navali della Repubblica di Genova(per motivi di traffico intenso di navi e quindi di attracchi) da Pre’ , alla vasta spiaggia ponentina.Oltre ai cantieri, il magazzino del sale gia’ insediato a Sampierdarena, venne raddoppiato.
I sampierdarenesi da pescatori e contadini,diventarono anche abili maestri d’ascia,operai (calafati) e scaricatori.I calafati erano operai specializzati nel rendere impermeabili gli scafi delle navi.
Sampierdarena inizio’ ad avere una propria fisionomia strutturale e sociale; geograficamente i gruppi di case iniziali ,divenirono rioni veri e propri: Coscia e Fossato a levante ,a lato del Castello, centro nevralgico del comune,il Campaccio nell’immediato entroterra,la Sciumea a ponente con il polcevera che disegnava i confini della delegazione e Promontorio e Belvedere sulle colline appena al di’ la’ del mare.E’ importante ricordare che nel 1200 Sampierdarena divento’ la prima delegazione di Genova a ponente:”Contiene una piaggia lunga un miglio,tanto comoda a varar delle navi,che non potrebbe esser piu’; e par che la natura l’abbi fabbricata a questo effetto”.
Nel territorio di Sampierdarena su uno spunto roccioso chiamato Capo di Faro venivano anticamente bruciati steli di ginestra (brische), raccolti in massima parte a Briscata in Val Bisagno;
questa pratica serviva a rendere sicuro quel tratto di costa,dando un utile riferimento alla navigazione;nel 1128 venne eretta una torre dove la brisca veniva fatta bruciare in gabbie di ferro sospese,ottenendo cosi’,una maggiore visibilita’ dal mare.
Nel 1320 la Lanterna divenne davvero tale, con la sistemazione di lampade ad olio.
Nel 1549 venne ricostruita dalle fondamenta dopo che,era stata gravemente danneggiata dai combattimenti tra le truppe francesi di Luigi XII e i cittadini genovesi durante l’assedio di quest’ultimi nel 1514.Nel 1549 inoltre,vennero sostituite le antiche merlature con balaustre ed arrivo’ a raggiungere l’altezza di 127 metri.
La Lanterna resistette al bombardamento della flotta del Re Sole nel 1684 ed ai combattimenti del 1746,dopo la rivolta di Balilla in Portoria; infine, usci’ indenne,pure dalle incursioni aereonavali dell’ultimo conflitto mondiale.
La sommita’ della Lanterna e’ raggiungibile mediante 375 scalini e dalla sua cupola viene emanato un fascio di luce bianca intermittente,visibile a 33 miglia.
Essa e’, assieme alla bandiera rossocrociata, simbolo della citta’ di Genova da quasi mille anni e Sampierdarena , la fiera dimora.
Cosi’ si chiamava allora il borgo marinaro,poiche’ prese il nome da una chiesetta eretta nel 725 e dedicata al Santo pescatore.La chiesetta esiste miracolosamente tuttora a fianco della Parrocchia di Santa Maria della Cella.Questa invece prende nome da una cappella,eretta da Liutprando Re cattolico longobardo nel 732, per accogliere le ceneri di Sant’Agostino, da lui fatte arrivare dall’Africa.La teca fu collocata in una “cella” (o nicchia) per la venerazione dei genovesi di tutto il circondario.
Il borgo aveva un proprio comune autonomo ,fondato il 2 febbraio 1131, quando nella pieve di S.Martino (rione Campaccio) furono eletti i primi 3 consoli: Oberto da Bosolo, Bongio Sala e Pietro Plada. La sede del comune era la pieve stessa.I rioni(o meglio i gruppi di case) erano sei e specificatamente : Coscia,Fossato,Campaccio,Belvedere,Promontorio e Sciumea. Alla Coscia ed alla Sciumea i residenti erano pescatori mentre negli altri insediamenti abitavano in prevalenza, contadini.
A partire dal 1200,Sampierdarena conosce un esplosione industriale e demografica ,grazie allo spostamento dei cantieri navali della Repubblica di Genova(per motivi di traffico intenso di navi e quindi di attracchi) da Pre’ , alla vasta spiaggia ponentina.Oltre ai cantieri, il magazzino del sale gia’ insediato a Sampierdarena, venne raddoppiato.
I sampierdarenesi da pescatori e contadini,diventarono anche abili maestri d’ascia,operai (calafati) e scaricatori.I calafati erano operai specializzati nel rendere impermeabili gli scafi delle navi.
Sampierdarena inizio’ ad avere una propria fisionomia strutturale e sociale; geograficamente i gruppi di case iniziali ,divenirono rioni veri e propri: Coscia e Fossato a levante ,a lato del Castello, centro nevralgico del comune,il Campaccio nell’immediato entroterra,la Sciumea a ponente con il polcevera che disegnava i confini della delegazione e Promontorio e Belvedere sulle colline appena al di’ la’ del mare.E’ importante ricordare che nel 1200 Sampierdarena divento’ la prima delegazione di Genova a ponente:”Contiene una piaggia lunga un miglio,tanto comoda a varar delle navi,che non potrebbe esser piu’; e par che la natura l’abbi fabbricata a questo effetto”.
Nel territorio di Sampierdarena su uno spunto roccioso chiamato Capo di Faro venivano anticamente bruciati steli di ginestra (brische), raccolti in massima parte a Briscata in Val Bisagno;
questa pratica serviva a rendere sicuro quel tratto di costa,dando un utile riferimento alla navigazione;nel 1128 venne eretta una torre dove la brisca veniva fatta bruciare in gabbie di ferro sospese,ottenendo cosi’,una maggiore visibilita’ dal mare.
Nel 1320 la Lanterna divenne davvero tale, con la sistemazione di lampade ad olio.
Nel 1549 venne ricostruita dalle fondamenta dopo che,era stata gravemente danneggiata dai combattimenti tra le truppe francesi di Luigi XII e i cittadini genovesi durante l’assedio di quest’ultimi nel 1514.Nel 1549 inoltre,vennero sostituite le antiche merlature con balaustre ed arrivo’ a raggiungere l’altezza di 127 metri.
La Lanterna resistette al bombardamento della flotta del Re Sole nel 1684 ed ai combattimenti del 1746,dopo la rivolta di Balilla in Portoria; infine, usci’ indenne,pure dalle incursioni aereonavali dell’ultimo conflitto mondiale.
La sommita’ della Lanterna e’ raggiungibile mediante 375 scalini e dalla sua cupola viene emanato un fascio di luce bianca intermittente,visibile a 33 miglia.
Essa e’, assieme alla bandiera rossocrociata, simbolo della citta’ di Genova da quasi mille anni e Sampierdarena , la fiera dimora.