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Visualizza Versione Completa : Graeme Souness



Acquascooter
23-05-08, 15:52
di Matteo Asquasciati, da Calcio2000 del gennaio 2008


Broomhouse, periferia di Edimburgo. Privazioni e duro lavoro, schiettezza ed energia, il pieno di adrenalina attraverso un boccale di McEwan’s o un bel bicchiere di Glenkinchie. Caratteristiche di un quartiere che non possono non essere percepite e fatte proprie da chi vi cresce dentro. E’ fra i prefabbricati ai confini con Sighthill che Graeme Souness nasce il sei maggio del 1953 a sole undici ore di distanza da un altro cittadino prediletto della “Atene del Nord”, l’ex premier britannico Tony Blair. Un’infanzia fatta di molti calci a lattine vuote ed a carte arrotolate sulla Medway, di poche cene in famiglia, perché il padre lavorava sempre, in vetreria, e presto insieme a lui anche i due figli maggiori, ma anche di fette di carne sempre nel piatto, perché Mr. James Souness non ha mai fatto mancare nulla ai suoi tre figli, tanto meno al più giovane, destinato ad una vita sportiva leggendaria. Non solo durezza. Ma crescere in un quartiere come quello lascia la traccia non solo del senso della sofferenza o della serietÃ* del carattere, ma anche della passione e dell’energia del temperamento. La madre era costretta a cercare di contenere il discolo Graeme, ma il vero problema erano le scarpe: pallone poco, oggetti di ogni genere molti, per cui una volta alla settimana tacchi e punte erano completamente da rifare. Storie di periferia industriale, dove sogni di diventare un grande, per non essere costretto a finire pure tu in fabbrica, come il resto della famiglia.

La partenza per Londra e l’esplosione nel Nord Est

ľavventura nel mondo del pallone per Souness comincia al college, quando compie quattordici anni. In Scozia, ogni scuola ha la sua squadra ufficiale, preparata e selezionata attraverso acerrimi tornei interni all’istituto, dove i migliori emergono per forza. Con le prime scarpe da calcio della sua vita ed il primo pallone di cuoio, Graeme si fece subito notare. Proprio al termine di un match scolastico venne reclutato da un osservatore dell’Hibernian, la squadra più importante della cittÃ*. E grazie alle giovanili dei biancoverdi Hibs arrivò la grande occasione. Wembley a quattordici anni deve fare una certa impressione: ai ragazzini normali, non certo al giovane Souness che, in un’amichevole con gli School Boys inglesi, giocò con gran spavalderia e condusse i compagni alla vittoria per 2-0. Notato dai dirigenti del Tottenham, il ragazzo di Edimburgo non si lasciò sfuggire l’opportunitÃ*: giocare a Londra, per uno scozzese, è l’unica cosa che conti, è la fuga dalla mediocritÃ*. Ma le speranze, spesso, si trasformano in chimere. Quattro anni durissimi agli Spurs, con una sola comparsata a Keflavik in una morbida trasferta islandese di Coppa Uefa, con tante distrazioni e troppe tentazioni, ma soprattutto con una soverchiante nostalgia delle Highlands. Tra fughe ad Edimburgo e dissidi con la societÃ* londinese, la sera di San Silvestro del 1972, Souness ebbe il vero colpo di fortuna che gli cambiò la vita. A White Hart Lane nessuno credeva più in lui, nel Nord-Est c’era invece un uomo che dopo averlo visto una volta giocare, non aveva più smesso di pensare a lui: Jackie Charlton, all’epoca allenatore del Middlesbrough, fece una timida offerta agli Spurs che, esausti delle bizze del ragazzo scozzese, incredibilmente accettarono. Cominciò una nuova vita, anche perché il tecnico irlandese era un sergente di ferro, uno che non ti lasciava passare nulla, ma soprattutto un grande intenditore di pallone: Graeme era nato come mediano difensivo, Charlton lo trasformò in un interno a tutto tondo, esaltando le sue straordinarie doti tecniche e facendogli imparare la necessitÃ* di velocizzare il suo raggio d’azione, ma soprattutto stabilizzò le sue bizze caratteriali, tirando fuori dall’acerbo Casanova – nel Boro all’inizio si parlava più delle sue conquiste amorose che del suo cristallino talento calcistico – in un uomo vero. Nei quattro anni passati nello Yorkshire la crescita fu esponenziale, al punto di diventare un eroe dei tifosi del Boro, conquistati dalla sua classe, ma soprattutto dalla sua incontenibile verve da trascinatore. Debuttò subito, il giorno dell’Epifania del 1973, in una sfortunata trasferta a Londra contro il Fulham, quindi disputò con i Reds del Nord Est altre centosettantatre partite in campionato, segnando ventidue gol, oltre a quaranta matches di Coppa, dove impresse il proprio marchio cinque volte. Resta storica la tripletta che segnò contro lo Sheffield Wednesday nel 1974 nella partita chiave per la promozione in massima divisione del Middlesbrough. Tanto veemente fu l’esplosione di Souness che la provincia cominciò ad andargli stretta: altri Reds, ben più blasonati, lo stavano attendendo e fu ancora un ultimo dell’anno a far storia nella vita calcistica di Graeme. Era il 1977, firmò per il Liverpool e scese in campo per l’ultima volta ad Ayresome Park, lo stadio sulle cui ceneri è sorto l’attuale Riverside Stadium. Partita contro il Norwich, tutti sapevano delle 352.000 sterline versate da Bob Paisley per avere Souness: la contestazione nei confronti dello scozzese fu tumultuosa, lo insultarono pesantemente, lo accusarono di mancanza di cuore, ma lui è sempre stato uno che è meglio non provocare. Se ne andò dal campo che le dita levate a V, gesto che in Gran Bretagna è un chiaro invito ad andare a quel paese. Vi mandò i tifosi del Boro, mentre lui prese la via di Anfield Road.

Gli Anni Ruggenti: in sei stagioni e mezzo vince tutto quel che c’è da vincere, tranne la Coppa più importante.

Oggi sono passati trent’anni dal giorno in cui Graeme Souness varcò per la prima volta quello che ora si chiama “Paisley Gateway”, ma su un muro esterno dello stadio del Liverpool si legge ancora una scritta sbiadita: “Graeme is magic”, testimonianza di una grandezza e di un periodo che il tempo non ha potuto cancellare. Sei anni e mezzo in cui i Reds allenati da Bob Paisley vinsero tutto, in Inghilterra ed in Europa. Con Anfield fu subito amore: quel Liverpool era una squadra formidabile, con campioni del calibro di Kenny Dalglish e Terry McDermott, Ray Clemence ed Alan Hansen, ma Souness ne divenne subito guida incontrastata. Dall’esordio il 14 gennaio a The Hawthorns, lo stadio del West Bromwich Albion, al primo gol davanti alla Kop passarono quaranta giorni: una data rimasta nella storia, il 25 febbraio del 1978. Il Liverpool si sbarazzò con un secco tre a uno degli eterni rivali del Manchester United, Souness segnò il primo dei cinquantacinque gol che l’avrebbero fatto entrare nella Hall of Fame della Merseyside e nel Museo delle Cere di Londra, il Madame Tussauds. Fu solo l’inizio di una grande storia, perché nei successivi sei anni lo scozzese divenne il Capitano dei Reds e li condusse alla vittoria di ben quindici trofei: un ruolino impressionante, fatto di tre Coppe dei Campioni, cinque scudetti, quattro Coppe di Lega, tre Charity Shields. Gli sfuggirono la Coppa Intercontinentale – nel 1978 non venne disputata, mentre il 13 dicembre del 1981 il Liverpool venne travolto 3-0 dal Flamengo di Zico – e la Supercoppa Europea, disputata e persa nel doppio confronto con l’Anderlecht nel dicembre 1978, mentre nel 1981 i Reds non trovarono ufficialmente date disponibili per incontrare la Dinamo Tbilisi, anche se da più parti venne avanzata l’ipotesi che la dirigenza inglese volesse evitare la trasferta in Unione Sovietica. Ma, soprattutto, il grande rammarico di Souness fu e resta l’assenza nel suo dorato palmares della FA Cup. La Coppa d’Inghilterra, il trofeo più importante in terra d’Albione, gli è sempre sfuggita: nemmeno una finale, per cui resta storica la sfida in semifinale nell’edizione del 1980. Furono necessarie quattro sfide furibonde contro l’Arsenal, si giocò tre volte al Villa Park di Birmingham, con Souness sempre in campo, e finì ogni volta in un pareggio per uno ad uno: al quarto replay, giocato il primo maggio all’Highfield Road di Coventry, i Gunners si imposero per uno a zero e lo scozzese dovette rinunciare una volta per tutte al sogno della finale nel tempio di Wembley. Non riuscì ad essere decisivo, lui che fu tante volte la chiave di volta dei successi del Liverpool. Non era certo uno che si tirasse indietro, Graeme Souness: fu lui il “Man of the Match” nella finale di Coppa dei Campioni del 1978, contro il Bruges di René Vandereycken, fu lui a segnare il gol vittoria della Coppa di Lega 1984 a Maine Road contro l’Everton, fu ancora lui ad assumersi la responsabilitÃ* di calciare il rigore più importante – il terzo, dopo l’errore di Bruno Conti – nella finale di Coppa dei Campioni all’Olimpico contro la Roma, la notte del 30 maggio del 1984.

La leggenda di Champagne Charlie ed un’occasione da non perdere.

Un giocatore completo, senza punti deboli, un uomo dal carattere fortissimo, ma con una passione mai nascosta: le belle donne. Graeme Souness ha sempre negato di essere un Casanova o, peggio ancora, un Dongiovanni, ma la sua predilezione per il gentil sesso è sempre stato sotto gli occhi di tutti. La leggenda di Champagne Charlie nacque negli anni di Middlesbrough, dove pare davvero che avesse fatto strage di cuori, al punto di venir preso a muso duro da Jackie Charlton, perché il rischio era quello di veder finire una carriera potenzialmente stratosferica nelle viscere delle notti di una cittadina industriale dell’Inghilterra del Nord Est. Quell’appellativo, nella Gran Bretagna degli Anni Settanta, spettava a chi conduceva brillante e raffinata, pur arrivando dalle classi operaie, e Souness l’ha sempre detestato, ma resta il fatto che le conquiste amorose dello scozzese fecero epoca sui tabloid inglesi, che lo immortalarono persino con Mary Stavin, statuaria Miss Mondo 1977 e Bond Girl nel mitico Octopussy, facendo scoppiare il finimondo subito dopo la conquista della prima Coppa dei Campioni. Poi una sera incontrò Danielle Wilson, la sposò e mise la testa a posto per un po’. Ma ormai per tutti era Champagne Charlie, un nomignolo che non si tolse più di dosso.

Il 1984 è, forse, l’anno migliore della carriera dello scozzese: un treble favoloso, con scudetto, Coppa di Lega e Coppa dei Campioni, ma gli stimoli – vincendo tutto – cominciano a mancare. La Nazionale scozzese – con la quale totalizzò complessivamente cinquantaquattro presenze e quattro reti, disputando tre Mondiali – non era nemmeno questa volta riuscita a qualificarsi per gli Europei che a giugno si sarebbero disputati in Francia, il Liverpool aveva ormai vinto tutto quello che c’era da vincere, Souness doveva assolutamente trovare una nuova sfida: una telefonata dell’amico Trevor Francis, lo Striker che faceva impazzire la Genova blucerchiata, gli mise la pulce all’orecchio, la classe ed il carisma di Paolo Mantovani fecero il resto. La Sampdoria aveva bisogno di un Condottiero con cui sostituire Liam Brady, partito per l’Inter, Charlie aveva bisogno di un’avventura che riaccendesse la sua passione. Insomma, un’occasione da non perdere: la vittoria allo Stadio Olimpico di Roma della terza Coppa dei Campioni fu la sua ultima partita con la maglia dei Reds.

La Sampdoria e l’avvio di un’era di cui Souness è precursore.

Una mattina di luglio, estate del 1984. Una cittÃ* intera si bloccò per il capitano dei Reds pronto ad indossare la casacca blucerchiata numero otto. Migliaia di tifosi assediarono l’aeroporto di Sestri Ponente, quindicimila persone invasero e bloccarono la centralissima Via XX Settembre per vedere il fuoriclasse scozzese affacciarsi dalla terrazza della sede dell’U.C. Sampdoria, subito dopo la firma del contratto. Sul balcone non spuntò solo lo scozzese, ma accanto a lui altre tre persone: Paolo Mantovani, Eugenio Bersellini e Trevor Francis. Il boato dei tifosi doriani scosse il centro cittadino, Souness esterrefatto dichiarò: “Incredibile, mai visto un entusiasmo simile, a Liverpool nemmeno per la conquista della Coppa dei Campioni…”. Charlie divenne subito un beniamino della tifoseria, anche perché giÃ* alla prima giornata di campionato fece vincere la Sampdoria con un siluro dalla distanza che non lasciò scampo al portiere della Cremonese, ospite a Marassi. Fu una grande stagione: la Sampdoria finì quarta in campionato, con cinque gol dello scozzese, ma soprattutto conquistò la sua prima Coppa Italia nella magica notte del 3 luglio del 1985, che sancì l’avvio ad un’epopea irripetibile ľapporto che Souness diede alla conquista del primo storico trofeo blucerchiato fu sensazionale: da un lato la sua esperienza, nelle dodici partite disputate, dall’altro lo straordinario gol con cui nella finale di andata a San Siro spianò la strada al successo doriano contro il Milan. Graeme Souness, decisivo come sempre. La sua avventura terminò l’anno successivo, con un totale di 78 presenze ed undici reti, tra campionato e coppe, forse perché incompatibile con il più giovane Matteoli, forse perché lui stesso sognava la sfida di giocare nei Rangers: fatto sta che a Genova, in soli due anni, lasciò una traccia indelebile.

Player-Manager a Glasgow, diventa il Rivoluzionario.

Per uno scozzese protestante, lo stadio di Ibrox è l’approdo finale della propria vita calcistica. Come giocatore e, contemporaneamente, allenatore dei Rangers di Glasgow, Souness giocò 73 partite e vinse campionato e coppa di lega alla prima stagione, nel 1986-87. Ma nei cinque anni sulla panchina dei Light Blues il grande merito di Charlie da Edimburgo fu, soprattutto, quello di dare una mentalitÃ* nuova al club, ai tifosi, ai giocatori. Furono anni d’oro, dopo l’en plein del primo anno, si prese una pausa la stagione successiva, quindi condusse i Rangers ad altri tre scudetti consecutivi, i primi della clamorosa serie di nove che si concluse nel 1998. Un dominio incontrastato, dopo anni di declino. Prima che arrivasse lui, ad Ibrox non vedevano un campionato da dieci anni. Fece arrivare giocatori esperti e vincenti come gli inglesi Terry Butcher e Ray Wilkins, scozzesi del calibro di Richard Gough ed Ian Ferguson, genialoidi come Mark Walters e Trevor Steven, ali vere, di quelle che oggi non se ne vedono più, valorizzò fenomeni che sarebbero rimasti per sempre nella storia di Ibrox come Alistair McCoist e Ian Durrant. Una squadra favolosa, alla quale Souness applicò tutto ciò che aveva imparato nella sua straordinaria carriera. Ma ciò che lo rese per sempre un “Revolutionary” fu l’imposizione cui costrinse tutti nell’estate del 1989: dal Nantes arrivò Maurice “Mo” Johnston, ex Celtic e cattolico di religione. Tutti si infuriarono a Glasgow, da una parte e dell’altra, ma alla fine vinse ancora una volta il Duro del Broomhouse. Johnston non fu il primo cattolico a vestire la maglia blu, ma fu colui che segnò una storica inversione di tendenza, perché dopo di lui ne vennero molti altri ancora. E nel suo primo Old Firm segnò il gol della vittoria, facendo diventare Souness un autentico eroe rivoluzionario.

Tecnico itinerante, ma poco vincente.

Nell’estate del 1991 decise di smettere e di accettare l’offerta dell’amato Liverpool come manager. Ma non fu un’epoca d’oro per i Reds che in tre anni, sotto la sua guida, vinsero appena un FA Cup, quella che da giocatore gli era sempre sfuggita. Un debito col passato saldato, ma troppo poco per aprire un’era. Nel 1994 ripartì dalla Turchia, sponda Galatasaray, dove divenne più famoso per aver piantato al centro del campo al termine di un derby col Fenerbahçe una bandiera giallorossa che per le vittorie, visto che si aggiudicò solo la Coppa. Gli anni successivi furono un peregrinare senza costrutto per l’Europa: Southampton, Torino e Benfica, prima di tornare in Inghilterra a Blackburn. Nel 2001 riportò subito i Rovers in Premier, l’anno successivo li condusse alla vittoria della Worthington Cup al Millennium di Cardiff. Con gente come Damien Duff, Andy Cole e Dwight Yorke sembravano esserci tutti i presupposti per aprire un ciclo. Ma non fu così: dopo le solite mille discussioni con la proprietÃ*, la sua esperienza finì nel 2004, con una nuova sfida avanti a sé, non far rimpiangere Sir Bobby Robson al Newcastle. Nonostante grandi giocatori come Shearer ed Owen, nonostante un memorabile 3-2 in un Tyne-Wear Derby con il Sunderland, nonostante una semifinale di Coppa Uefa, Souness non è mai riuscito a dare una vera impronta ai Magpies. La sua avventura si è chiusa drasticamente nel febbraio dello scorso anno e da allora la sua carriera di tecnico si è bloccata. Molte voci, alcuni abboccamenti, niente di davvero concreto: una carriera da manager nata sotto una cattiva stella. Preferiamo allora ricordare il Souness calciatore, uno dei più grandi interni che la storia del calcio europeo abbia mai conosciuto.

charlie-champagne
23-05-08, 16:40
:12smile: :12smile: :12smile:.....grazie Matte...

7maggio
23-05-08, 16:55
Sampdoria-Napoli 2-0, 1985. Gol di Mancini e Lorenzo. Vialli stratosferico. Il Napoli è quello di Maradona. Bagni e compagnia fanno qualche entrataccia di troppo.
Souness, sul 2-0, verso la fine, decide di togliersi una soddisfazione. Sotto gli occhi dell'arbitro entra su non so più chi, uno che aveva fatto qualche cazzata,in modo criminale. Quello si accascia senza un gemito e resta piegato in due. Souness non guarda nemmeno l'arbitro e si avvia verso gli spogliatoi salutando il pubblico.

labbrodinovisad
23-05-08, 17:00
Graeme era UN GIGANTE, e Charlie Champagne è un coro che ci accompagna spesso e volentieri, nei momenti di ubriachezza molesta col mio gruppo di amici
(va da sè che io non mi ubriaco mai... capito Tasso? :26smile:)

Tra i tanti episodi legati a Souness, mi ritorna in mente il 6 Gennaio 1985, uno dei giorni più freddi che io ricordi a Genova

Oltre che l'Epifania, era il giorno di Sampdoria-Juventus, con Charlie Champagne che pareggia il gol di Platini e soprattutto con una banda di cornamuse che suona e sfila sotto la Sud nel pre-partita, in onore del giocatore con la maglia blucerchiata numero Otto

Ero super-imbacuccato ( si era arrivati a -5 in quei giorni...) ma a casa mia avevano trascurato i piedi del non-ancora undicenne Labbro

Tra i ricordi "teneri e blucerchiati" della mia infanzia, c'è mio padre che mi toglie il berretto di lana e lo usa per rianimarmi i miei piedini assiderati....



E comunque .... CHARLIE CHAMPAGNE LALALLALALA
CHARLIE CHAMPAGNE LALALLLALLALLA...

Acquascooter
23-05-08, 17:55
Sampdoria-Napoli 2-0, 1985. Gol di La Bagascia infame e Lorenzo. Vialli stratosferico. Il Napoli è quello di Maradona. Bagni e compagnia fanno qualche entrataccia di troppo.
Souness, sul 2-0, verso la fine, decide di togliersi una soddisfazione. Sotto gli occhi dell'arbitro entra su non so più chi, uno che aveva fatto qualche cazzata,in modo criminale. Quello si accascia senza un gemito e resta piegato in due. Souness non guarda nemmeno l'arbitro e si avvia verso gli spogliatoi salutando il pubblico.


Belin, ragazzi, questa è una citazione da Oscar :12smile:

Me lo ricordo benissimo, mancavano più o meno cinque minuti alla fine, Charlie pestò duro Celestini e se ne andò dando le spalle a Lo Bello che lo espelleva...

Bersellini si incazza come una bestia e lui non lo guarda nemmeno perchè sta salutando lo stadio (saremo stati quasi 50.000 tutti in piedi ad applaudire, belin che tempi...) che lo acclama...
Raramente ho visto un delirio simile dopo un cartellino rosso... Mi ricordo benissimo lo scuotere di crapa del Sergente che tolse immediatamente Pino mettendo Paganin...

LADIES AND GENTLEMEN... CHARLIE CHAMPAGNE!!! :10smile:

augusto
23-05-08, 20:13
aspettavo con ansia questa discussione perchè ho un ricordo che necessita dell'intervento di qualche storico per assumere contorni più definiti.

sampdoria roma
charlie prende di mira ancelotti e incomincia a impartirgli la Sua lezione : lo solleva da terra un paio di volte, gli fa sentire in continuazione i tacchetti, qualche "pestino", molte prese per il culo, naturalmente sotto i baffi.
alla fine, sotto la sud, il carletto non ci vede più, reagisce si fa ammonire e , mentre charlie se la ride, viene colto da crisi isterica con tanto di lacrime ed immediata sostituzione.

vi prego di confermare ed arricchire il mio scarno racconto e qualora fosse tutto frutto della mia fantasia malata e blucerchiata, fate pure finta di niente, magari eravate al mare :26smile:

boskov62
23-05-08, 20:41
Belin, ragazzi, questa è una citazione da Oscar :12smile:

Me lo ricordo benissimo, mancavano più o meno cinque minuti alla fine, Charlie pestò duro Celestini e se ne andò dando le spalle a Lo Bello che lo espelleva...
LADIES AND GENTLEMEN... CHARLIE CHAMPAGNE!!! :10smile:


qualcuno si ricorda Passarella ? un vero bastardo in campo, eppure Charlie lo fece diventare un agnellino :07smile: :07smile:

Acquascooter
23-05-08, 21:43
charlie prende di mira ancelotti e incomincia a impartirgli la Sua lezione : lo solleva da terra un paio di volte, gli fa sentire in continuazione i tacchetti, qualche "pestino", molte prese per il culo, naturalmente sotto i baffi.
alla fine, sotto la sud, il carletto non ci vede più, reagisce si fa ammonire e , mentre charlie se la ride, viene colto da crisi isterica con tanto di lacrime ed immediata sostituzione.


Dici il vero: trattasi di seconda stagione in blucerchiato per Charlie. Lui ed Ancelotti si stuzzicarono pesante per tutta la partita, anche Cinghialotto era uno che non scherzava... Ma Souness era il Duro del Broomhouse: Carletto vola una volta, vola due, al terzo contrasto si cappotta e Charlie ride... Ad un quarto d'ora dalla fine Mannini segna e Souness ride.. Subito dopo il gol, azione successiva, con Marassi polveriera, nuovo contrasto, se non ricordo male sull'out di destra, e Ancelotti vola ancora... Crisi isterica, tenta la reazione, non ci riesce e Charlie ride. L'arbitro, che sempre se non ricordo male, era Paparesta padre, lo ammonisce e lui schizza: un Tonino contro il Toromerda ante litteram. Eriksson lo toglie, Charlie ride e la Sud parte con uno spettacolare:

CHARLIE CHAMPAGNE LALALA, CHARLIE CHAMPAGNE LALALA...

INDIMENTICABILE

Acquascooter
23-05-08, 21:58
qualcuno si ricorda Passarella ? un vero bastardo in campo, eppure Charlie lo fece diventare un agnellino :07smile: :07smile:


Anche tu dici il vero... :12smile:

Guarda un po' qua:

http://www.postimage.org/Pq1yhA7S.jpg (http://www.postimage.org/image.php?v=Pq1yhA7S)

Prego notare il calzettone destro di Charlie: ricordino del bastardo in questione...

Il quale, poi, non me lo dimentico per il calcione che diede a Maurizio Piana due campionati dopo preso da atroce frustrazione per le tre pappine che rifilò il Doria all'Intertriste...

Comunque fra i due, ogni volta, eran botte da orbi...

Acquascooter
23-05-08, 22:04
Infine... Poi per stasera chiudo con le chicche feticiste... :03smile:




Una mattina di luglio, estate del 1984. Una cittÃ* intera si bloccò per il capitano dei Reds pronto ad indossare la casacca blucerchiata numero otto. Migliaia di tifosi assediarono l’aeroporto di Sestri Ponente, quindicimila persone invasero e bloccarono la centralissima Via XX Settembre per vedere il fuoriclasse scozzese affacciarsi dalla terrazza della sede dell’U.C. Sampdoria, subito dopo la firma del contratto. Sul balcone non spuntò solo lo scozzese, ma accanto a lui altre tre persone: Paolo Mantovani, Eugenio Bersellini e Trevor Francis. Il boato dei tifosi doriani scosse il centro cittadino, Souness esterrefatto dichiarò: “Incredibile, mai visto un entusiasmo simile, a Liverpool nemmeno per la conquista della Coppa dei Campioni…”.



http://www.postimage.org/aVPXdhA.jpg (http://www.postimage.org/image.php?v=aVPXdhA)

cenere84
24-05-08, 07:53
Charlie Champagne, il primo coro che ho sentito intonato dalla gradinata... Non ho un ricordo del Charlie giocatore se non per i video che si trovano... Ma il Charlie Champagne intonato dalla gradinata e' uno dei ricordi di infanzia che ancora adesso mi porto dentro... Ed ero veramente piccolo un paio d'anni su per giu'... Belin Matte che bello leggere sto racconto...

TinoSuomi
24-05-08, 10:19
Beh, ai tempi della Coppa Campioni vinta dal Liverpool vinta ai rigori contro la roma...a roma, ero proprio a.......roma, lavorativamente. :15smile: Successivamente a quella finale, ci furono servizi televisivi a go-go, sulle varie televisioni, ora non ricordo se era una rete nazionale o qualche TV privata, e, tra una delle interviste ricordo con "affetto" una fatta a Tancredi, l'allora portiere degli "uccellati". Quando arrivarono a parlare dei rigori finali, raccontò un aneddoto sul grande Charlie. Disse che Souness, quando si incrociarono, prese la palla gli disse a Tancredi: "te la metto la", indicando un punto della porta, l'intervistatore chiese: "E poi?", Tancredi rispose con il sorriso sulle labbra: "L'ha messa li!"
Charlie Champagne, un grande, veramente un grande!

luigi60
24-05-08, 15:41
http://www.60anniblucerchiati.com/gallery/Foto%20Stadio/sounesssottolacurva.jpg

Acquascooter
25-05-08, 09:29
Un altro episodio degno di essere citato: Avellino-Sampdoria, 28 aprile 1985, mancano quattro turni alla fine del campionato ed è una partita di un'importanza pazzesca. Noi, infatti, siamo secondi in classifica, a soli tre punti dall'Hellas, che sta calando, mentre noi siamo lanciatissimi, dopo aver battuto il Milan a Marassi e travolto la Lazio all'Olimpico...

Naturalmente, come sempre in quegli anni, il Partenio è un autentico inferno, ovviamente hanno designato l'arbitro più bastardo possibile, il solito Lo Bello..

Eppure all'inizio del secondo tempo arriva un rigore per il Doria: Trevor trasforma, Verona e Toromerda in quel momento stanno pareggiando, per cui siamo a soli due punti dalla vetta...

http://www.postimage.org/Pq1BNKsS.jpg (http://www.postimage.org/image.php?v=Pq1BNKsS)

Oggi avremmo detto "Fantasie che volano libere...", all'epoca ricordo distintamente mio padre camminare nervosamente avanti ed indietro per il salotto con lo stereo Piooner a palla sintonizzato su Tuttoilcalciominutoperminuto... Dai, dai, che ce la facciamo... Io seduto per terra con lo sguardo invetrato e la sciarpa stretta nelle mani...

Poi, come spessissimo accadeva in quegli anni... Ramon Diaz - bestia nera tremenda per noi - che pareggia, a dieci minuti dalla fine. Il Doria ci crede ancora, attacca a testa bassa, ma il Partenio è un vulcano... Piove di tutto in campo, addetti a bordocampo provocano e cercano di far perdere le staffe ai nostri...
A quattro minuti dalla fine il jolly avellinese Davide Lucarelli, entrato in campo da poco, ruba palla a Paganin con un fallaccio, Lo Bello chiude non uno, ma tutte e due gli occhi, Lucarelli tira, Renica devia spiazzando Bordon...
Vialli si incazza come una bestia e viene espulso... E, a quel punto... SOUNESS

Charlie è fuori di sè, protesta pesantemente, si fa ammonire, Bersellini lo sostituisce con Mancini e lui non ci vede più: si toglie la maglia e la tira all'arbitro (ricorda niente...? :07smile:). Espulsione postuma di Lo Bello e squalifica di tre giornate poi ridotte a due, che sommate alla giornata di squalifica data a Vialli ci priva dei due nel rush finale...

GiÃ* allora funzionava così, ma lo sclero di Souness fu meraviglioso... :13smile:

7maggio
26-05-08, 12:59
Belin, ragazzi, questa è una citazione da Oscar :12smile:

Me lo ricordo benissimo, mancavano più o meno cinque minuti alla fine, Charlie pestò duro Celestini e se ne andò dando le spalle a Lo Bello che lo espelleva...

Bersellini si incazza come una bestia e lui non lo guarda nemmeno perchè sta salutando lo stadio (saremo stati quasi 50.000 tutti in piedi ad applaudire, belin che tempi...) che lo acclama...
Raramente ho visto un delirio simile dopo un cartellino rosso... Mi ricordo benissimo lo scuotere di crapa del Sergente che tolse immediatamente Pino mettendo Paganin...

LADIES AND GENTLEMEN... CHARLIE CHAMPAGNE!!! :10smile:


è un po' O.T., nel senso che non è una cosa blucerchiata, ma una cosa del genere , mi è venuta in mente,la fece anche Tardelli, che quanto a figliodiputtanaggine non scherzava, al mundialito dell'80 a Montevideo; l'Uruguay, aiutato spudoratamente dall'arbitro, vinceva 2-0 e aveva pestato in modo assurdo. Tardelli entro' a forbice, prendendo la rincorsa e saltando come una rana, su Victorino, praticamente spezzandolo in due. E anche lui senza guardare l'arbitro si avvio' verso gli spogliatoi salutando il pubblico, che pero' in quel caso era inferocito.

tusciu
26-05-08, 16:03
http://i198.photobucket.com/albums/aa163/tusciu/151928544_92243dc63a.jpg

questa foto è bellissima

dean76
26-05-08, 18:52
http://i198.photobucket.com/albums/aa163/tusciu/151928544_92243dc63a.jpg
questa foto è bellissima


questa sì che è l'Union Jack !!!

cillo2461
26-05-08, 20:28
Insomma...sembra la copertina di Spartacus... :07smile: :07smile: :07smile:

Acquascooter
26-05-08, 22:15
Insomma...sembra la copertina di Spartacus... :07smile: :07smile: :07smile:


Quella la locandina di Spartacus? Kubrick? Naaaaaa, Cillo, vuoi mettere con questa....

http://www.postimage.org/aV1apiH9.jpg (http://www.postimage.org/image.php?v=aV1apiH9)

:16smile:

Acquascooter
26-05-08, 22:17
O con questa?

http://www.postimage.org/aV1apv9S.jpg (http://www.postimage.org/image.php?v=aV1apv9S)

BLUCIRCLED UNION JACK

:08smile:

:29smile.gif:

Poldo
31-05-08, 22:08
http://i198.photobucket.com/albums/aa163/tusciu/151928544_92243dc63a.jpg
questa foto è bellissima

Per forza, i soggetti sono famosissimi,per noi sclerati degli autentici miti, la location poi...una vera chicca direi :02smile: :02smile:

byez

Poldo

Poldo
31-05-08, 22:30
Una mattina di luglio, estate del 1984. Una cittÃ* intera si bloccò per il capitano dei Reds pronto ad indossare la casacca blucerchiata numero otto. Migliaia di tifosi assediarono l’aeroporto di Sestri Ponente, quindicimila persone invasero e bloccarono la centralissima Via XX Settembre per vedere il fuoriclasse scozzese affacciarsi dalla terrazza della sede dell’U.C. Sampdoria, subito dopo la firma del contratto. Sul balcone non spuntò solo lo scozzese, ma accanto a lui altre tre persone: Paolo Mantovani, Eugenio Bersellini e Trevor Francis.

Una di quelle 15000 ero io, sciolto dallla maccaia che gravava su Zena, ma felice come una Pasqua perchè sognavo ad occhi aperti quel triangolo di stoffa tricolore ..poi dovetti aspettare altri 7 anni, ma sono ancora convinto che se ad Avellino LoBello figlioditroia non ci avesse martellato quell'anno avremmo potuto farcela.
E verò che poi ci fu il trionfo della Coppa Italia, con gollasso di Charlie a S.Siro contro i merdoneri, ma quella imho fu una occasione persa.
Anche io ho un "nanetto" su Graeme..anzi due: il primo riguarda il come venne acquistato dal Liverpool, fu immediatamente dopo la finale di Roma vinta dai Reds contro i giallorossi ai rigori.
La leggenda dice che Viola, grande amico di Paolo, lo invitò in tribuna d'onore a vedere la partita, senza però immaginare che il Presidente non fosse lì per puro svago, ma perchè voleva fare sue le doti calcistiche del grande Scotsman.
Quando il giorno dopo il presidente della Roma seppe che Souness era passato alla Samp, alzò il telefono e chiese a Paolo perchè l'aveva comprato..e lui rispose:"uno che sfonda la porta dello spogliatoio a calci per incitare i suoi compagni e poi è capace di alzare la Coppa dei Campioni con una mano sola (la Coppa, di argento massiccio, pesa circa 13 chili ndr) è l'uomo che fa per me".
Secondo "nanetto"... questo mi riguarda direttamente.
Era un gelido pomeriggio di gennaio 1985, vigilia di Samp-Juventus (quella preceduta dalla sfilata della banda della British Caledonian sotto la Sud)..io andai a Bogliasco perchè il compianto Attilio Basso mi aveva promesso di farmi una foto insieme a Charlie. E così fu, io entrai emozionatissimo nel campo non appena finito l'allenamento, Charlie era ancora alle prese con rigori e punizioni(legnate dai 25 metri che sembravano cannonate, con Bordon in porta che più di cercare di pararli, cercava di ..schivarli, poi Attilio lo chiamò e gli chiese 30 sec per fare la foto con me..lui venne sorridente e mi strinse la mano (mano che non mossi per 5 min almeno..una morsa, non una stretta!), due scatti e via, lui se ne va, poi torna indietro e mi chiede "Have a beer together, won't you?",e fu così che andammo insieme nel bar alloggiato nelle baracche dietro l'allora campo in terra battuta, ci scolammo due bionde( e io ebbi il sospetto che per lui non fossero le prime di quel giorno :02smile:) e la leggenda degli scozzesi avari, da quel giorno, per me, venne definitivamente accantonata.
Quella foto ahimè l'ho smarrita in un trasloco, ma quel sorriso sotto i baffi mentre si ciucciava beato la sua pinta di birra non me lo dimenticherò mai.

byez

Poldo

solosampnelcuore
02-06-08, 13:47
:"uno che .... poi è capace di alzare la Coppa dei Campioni con una mano sola (la Coppa, di argento massiccio, pesa circa 13 chili ndr) è l'uomo che fa per me".


il ciocco a Pecci l'abbiamo visto tutti :02smile:

Acquascooter
04-06-08, 10:39
Milano, 30 giugno 1985

Nei primi minuti di partita il Milan partì a razzo, cercando subito il gol, ma i lunghi cross di Scarnecchia, Verza e Wilkins a cercare la testa di Hateley o il guizzo di Pietro Paolo Virdis non servirono a granchè…

La Sampdoria resse bene all’urto e pian piano cominciò a venire fuori…

Correva il ventiquattresimo minuto… Vialli cede palla a Trevor che con una finta delle sue mette a sedere Baresi e si invola sulla sinistra arrivando sino alla linea di fondo… Alza la testa e vede soli soletti al centro dell’area Scanziani e Souness… Trevor si lascia cadere all’indietro effettuando il suo tipico cross di sinistro a colombella…

Charlie Champagne non si fece pregare e la sbatté alle spalle del portiere milanista Terraneo…

Tutto cominciò da qui:

http://i221.photobucket.com/albums/dd76/MattAs_bucket/IMAGE0023.jpg

:10smile: :10smile: :10smile: :10smile: :10smile: :10smile:

MagnaRomagna
17-06-08, 11:27
"questo al posto dei piedi ha un telecomando" ricordo che fu la frase che pronunciai le prime volte che vidi giocare l'indimenticabile Graeme con la nostra maglia.
mi colpì l'abilitÃ* di fare lunghi lanci mettendo la palla nei piedi dei nostri attaccanti, aveva una gran visione di gioco e tanta potenza nel tiro.
che bella la foto con Trevor.

sampthai
17-07-08, 09:30
Sampdoria-Napoli 2-0, 1985. Gol di la Bagascia infame e Lorenzo. Vialli stratosferico. Il Napoli è quello di Maradona. Bagni e compagnia fanno qualche entrataccia di troppo.
Souness, sul 2-0, verso la fine, decide di togliersi una soddisfazione. Sotto gli occhi dell'arbitro entra su non so più chi, uno che aveva fatto qualche cazzata,in modo criminale. Quello si accascia senza un gemito e resta piegato in due. Souness non guarda nemmeno l'arbitro e si avvia verso gli spogliatoi salutando il pubblico.


era alla fine del primo tempo..guardo si l arbitro ,ma prima...il giocatore colpito fu Pecci,e usci come se niente fosse...un grande

mache
28-11-11, 09:10
Buongiorno a tutti.

Oggi mi sono svegliato così.