labbrodinovisad
16-04-09, 15:02
Dal Corriere di ieri:
Oggi pomeriggio alle tre e sei minuti tutta l' Inghilterra si ferma a intonare «You' ll never walk alone». Novantasei tifosi del Liverpool non cammineranno mai da soli. Giusto vent' anni fa morirono schiacciati contro le reti dello stadio di Sheffield, calpestati, sfracellati nel tentativo di trovare una via di fuga dalle gradinate più alte. In 95 persero la vita in pochi minuti, l' ultima nel 1993 dopo quattro anni di coma. La vittima più giovane era Jon-Paul Gilhooley, 10 anni allora, cugino più grande di Steven Gerrard (nato nell' 80). L' attuale capitano dei Reds ha convinto Platini e l' Uefa a evitare che il Liverpool scendesse in campo contro il Chelsea, per la Champions League proprio oggi, nel ventennale della memoria. Ancora oggi i tifosi srotolano striscioni e indossano magliette con la scritta: «Justice 96». Perché, ancora oggi, giustizia non è stata fatta per quei martiri. Subito dopo la tragedia il Sun era incorso in uno degli episodi più imbarazzanti della storia del giornalismo britannico. A piena pagina, sotto il titolo «The truth» (la veritÃ*) i tifosi furono additati come i veri responsabili della strage, definiti fan ubriachi che avevano selvaggiamente creato il caos, picchiato i soccorritori, urinato sui poliziotti, rubato i portafogli alle persone morte o tramortite a terra. La veritÃ* era un' altra e affiorò nel «rapporto Taylor»: la responsabilitÃ* era da ripartire equamente tra costruttori dello stadio, polizia e addetti alla sicurezza. A Liverpool vennero bruciate migliaia di copie del Sun. Il direttore del tabloid Kelvin McKenzie chiese aiuto a Kenny Dalglish, lo scozzese alfiere del Liverpool. Dalglish gli rispose semplicemente: scrivete che avete detto delle bugie. E McKenzie: questo non posso farlo. Dalglish: allora non chiedermi aiuto. Il giorno dopo il Sun uscì con la scritta a caratteri cubitali in prima pagina: «We lied»: abbiamo mentito. Ma ancora nessuno ha pagato. Il 15 aprile 1989 la tragedia: allo stadio Hillsborough c' è la semifinale della Fa Cup, la competizione sportiva più antica del mondo. Di fronte Liverpool e Nottingham Forest. Per far fronte al fenomeno hooligan e a 4 anni dall' Heysel (39 morti), l' impianto dello Sheffield Wednesday è diventato una specie di fortino: ingressi angusti per regolare il flusso dei tifosi e pesanti recinzioni tra spalti e campo. Ai supporter del Liverpool viene assegnata la Leppings Lane, il settore a sinistra della tribuna centrale, con sei cancelletti girevoli. Ma a pochi minuti dall' inizio della gara la maggior parte delle persone è ancora in fila. Per sveltire i tempi, la polizia decide di aprire il cancello principale provocando una tracimazione improvvisa di spettatori. Chi giÃ* ha preso posto viene travolto dal fiume umano e non ha scampo. La partita comincia lo stesso ma dura sei minuti. Le immagini testimoniano scene di inaudita violenza (stasera alle 20 su History Channel il documentario), con facce di giovani - la maggior parte delle vittime è adolescente - attraversate dalla graticola delle barriere, cumuli di cadaveri scomposti sul terreno coperti miseramente da bandiere e sciarpe, gente che vagola piangendo tra barellieri e agenti disorientati. Da allora tutto è cambiato sui campi inglesi: basta ingressi trappola, posti in piedi e recinzione tra spalti ed erba. Costa cara la civiltÃ*.
Pistone Federico
Pagina 51
(15 aprile 2009) - Corriere della Sera
Oggi pomeriggio alle tre e sei minuti tutta l' Inghilterra si ferma a intonare «You' ll never walk alone». Novantasei tifosi del Liverpool non cammineranno mai da soli. Giusto vent' anni fa morirono schiacciati contro le reti dello stadio di Sheffield, calpestati, sfracellati nel tentativo di trovare una via di fuga dalle gradinate più alte. In 95 persero la vita in pochi minuti, l' ultima nel 1993 dopo quattro anni di coma. La vittima più giovane era Jon-Paul Gilhooley, 10 anni allora, cugino più grande di Steven Gerrard (nato nell' 80). L' attuale capitano dei Reds ha convinto Platini e l' Uefa a evitare che il Liverpool scendesse in campo contro il Chelsea, per la Champions League proprio oggi, nel ventennale della memoria. Ancora oggi i tifosi srotolano striscioni e indossano magliette con la scritta: «Justice 96». Perché, ancora oggi, giustizia non è stata fatta per quei martiri. Subito dopo la tragedia il Sun era incorso in uno degli episodi più imbarazzanti della storia del giornalismo britannico. A piena pagina, sotto il titolo «The truth» (la veritÃ*) i tifosi furono additati come i veri responsabili della strage, definiti fan ubriachi che avevano selvaggiamente creato il caos, picchiato i soccorritori, urinato sui poliziotti, rubato i portafogli alle persone morte o tramortite a terra. La veritÃ* era un' altra e affiorò nel «rapporto Taylor»: la responsabilitÃ* era da ripartire equamente tra costruttori dello stadio, polizia e addetti alla sicurezza. A Liverpool vennero bruciate migliaia di copie del Sun. Il direttore del tabloid Kelvin McKenzie chiese aiuto a Kenny Dalglish, lo scozzese alfiere del Liverpool. Dalglish gli rispose semplicemente: scrivete che avete detto delle bugie. E McKenzie: questo non posso farlo. Dalglish: allora non chiedermi aiuto. Il giorno dopo il Sun uscì con la scritta a caratteri cubitali in prima pagina: «We lied»: abbiamo mentito. Ma ancora nessuno ha pagato. Il 15 aprile 1989 la tragedia: allo stadio Hillsborough c' è la semifinale della Fa Cup, la competizione sportiva più antica del mondo. Di fronte Liverpool e Nottingham Forest. Per far fronte al fenomeno hooligan e a 4 anni dall' Heysel (39 morti), l' impianto dello Sheffield Wednesday è diventato una specie di fortino: ingressi angusti per regolare il flusso dei tifosi e pesanti recinzioni tra spalti e campo. Ai supporter del Liverpool viene assegnata la Leppings Lane, il settore a sinistra della tribuna centrale, con sei cancelletti girevoli. Ma a pochi minuti dall' inizio della gara la maggior parte delle persone è ancora in fila. Per sveltire i tempi, la polizia decide di aprire il cancello principale provocando una tracimazione improvvisa di spettatori. Chi giÃ* ha preso posto viene travolto dal fiume umano e non ha scampo. La partita comincia lo stesso ma dura sei minuti. Le immagini testimoniano scene di inaudita violenza (stasera alle 20 su History Channel il documentario), con facce di giovani - la maggior parte delle vittime è adolescente - attraversate dalla graticola delle barriere, cumuli di cadaveri scomposti sul terreno coperti miseramente da bandiere e sciarpe, gente che vagola piangendo tra barellieri e agenti disorientati. Da allora tutto è cambiato sui campi inglesi: basta ingressi trappola, posti in piedi e recinzione tra spalti ed erba. Costa cara la civiltÃ*.
Pistone Federico
Pagina 51
(15 aprile 2009) - Corriere della Sera