Acquascooter
26-04-08, 12:36
Prima di cominciare a raccontare, permettetemi una premessa: normalmente, prima di un incontro importante vengo assalito da timori di ogni genere, soprattutto di ordine cabalistico. Per cui ricordare, il giorno prima della partita che con tutta probabilitÃ* darÃ* un risvolto definitivo al sogno Champions League, forse non è del tutto appropriato, così come sognare il ripetersi di straordinarie situazioni. Ma, dal momento che nessuno e sottolineo nessuno – a parte i tifosi blucerchiati, e nemmeno tutti – crede ad un “miracoloso” successo della Sampdoria domani al Franchi, ecco che allora mi fa comunque piacere augurare (a modo mio...) ai Ragazzi in maglia blubiancorossonera che scenderanno sul terreno di gioco carichi delle loro e delle nostre speranze, di emulare le gesta di quella squadra meravigliosamente sbarazzina che sorprese l’Italia chiudendo il Campionato con uno storico quarto posto (proprio quello che servirebbe ora…) e conquistando il primo trofeo di una lunga serie.
Domenica 24 febbraio del 1985, ancora una delle prime trasferte della mia vita. E’ strano ed inquietante come anche gli anni più belli della nostra giovinezza passino; all’improvviso arriva l’attimo in cui troviamo la nostra maturitÃ*, con le sue responsabilitÃ* ed i suoi fardelli e, ancora un po’ stupiti, ascoltiamo la voce dei ricordi, lÃ* fuori, avvolti da una luce dorata, luminosa, forte di quella bellezza che conosciamo bene. Erano ancora i tempi in cui andavo in trasferta con mio padre ed i suoi amici. La vecchia Range Rover azzurro metallizzata procedeva a passo spedito da Livorno in direzione Firenze. ľautoradio sparava a tutto volume Like a Virgin di Madonna e The Ridde di Nik Kershaw, alternata a Never Ending Story di Limahl e Ghostbusters di Ray Parker Junior, colonne sonore dei due film in testa alle classifiche degli incassi cinematografici in quelle settimane.
Come oggi, la stagione della Sampdoria era giÃ* stata eccezionale prima ancora di prendere la via della Toscana. Al terzo anno di serie A si era tolta lo sfizio di lottare in certi frangenti addirittura per lo scudetto, con una condotta casalinga invitta e qualche spunto da “grande” lontano da Marassi, come la vittoria a San Siro contro il Milan, grazie ad un gol su rigore di Francis, testimoniava. C’era stato un momento, in inverno, in cui issatasi al secondo posto era sembrata essere l’unica credibile antagonista di quello stupendo Hellas che a fine stagione avrebbe conquistato il suo e primo ed unico scudetto.
Per cui partimmo, in quella domenica di fine inverno, con il sole che splendeva come fosse giÃ* primavera inoltrata, con il cuore leggero. Eppure ne venivamo da un gennaio freddissimo, dove più di una volta la neve l’aveva fatta da padrona nelle nostre domeniche all’insegna del pallone. Quel sole era un segnale. Tutto ciò che è visibile, è espressione: il sole, come la Sampdoria, per me erano e sono immagine, piacere, variopinta metafora della vita. Il Comunale di Firenze, che visitavo per la prima volta, mi stupì. Io esisto per meravigliarmi, parafrasando il Goethe. Mi accomodai in Curva Ferrovia, tranquillamente, con moltissimi sampdoriani accanto e parecchi fiorentini non distanti. A quell’epoca c’era ben poco di cui preoccuparsi, in realtÃ*. Niente recinzioni e settori creati ad hoc, niente tornelli, ma tante, tantissime bandiere, sciarpe e striscioni. Ed all’ingresso in campo delle squadre, il premio che mi era stato assegnato.
Ricordo ancora il completo bianco con la striscia verticale blucerchiata sul lato destro della casacca, i calzettoni abbassati di Salsano giÃ* all’ingresso in campo, le maglie viola col colletto rosso ed il giglio dello stesso colore sulla pancia diventare matte per tenere i movimenti suadenti, in punta di piedi dello Striker, o le accelerazioni pungenti di un giovanissimo Gianluca. E poi, Salsanin che punta e salta Claudio Gentile, un campione del mondo, Davide che si fa beffe di Golia, portando la Sampdoria in vantaggio dopo soli diciassette minuti… E poi la danza ondeggiante di Trevor, poco minuti dopo, la giostra al capitano avversario Contratto, l’impotenza sul rasoterra di Giovannone Galli… ľistantanea del secondo tempo: lo Striker che calcia un sacrosanto rigore, lo sguardo fisso e sconsolato di un fuoriclasse come Socrates, Galli da una parte, il pallone dall’altra… 3-0 per noi ed il ritorno a Genova, cantando canzoni appena imparate.
Il sapore bellissimo di due avvenimenti, uno della mia prima adolescenza, immagine ancora vivace e fresca, nonostante tutto. ľaltro di una maturitÃ* ancora a venire, tutto sommato. Qualunque cosa succederÃ* fra ventiquattr’ore sarò comunque contento: un’altra grande storia di cui parlare, altri ricordi da consumare e, perché no, un domani scambiare. In bocca al lupo, Ragazzi, domani al Franchi abbiate in ogni il caso il sorriso dei vostri predecessori: ancora novanta minuti per sognare
Domenica 24 febbraio del 1985, ancora una delle prime trasferte della mia vita. E’ strano ed inquietante come anche gli anni più belli della nostra giovinezza passino; all’improvviso arriva l’attimo in cui troviamo la nostra maturitÃ*, con le sue responsabilitÃ* ed i suoi fardelli e, ancora un po’ stupiti, ascoltiamo la voce dei ricordi, lÃ* fuori, avvolti da una luce dorata, luminosa, forte di quella bellezza che conosciamo bene. Erano ancora i tempi in cui andavo in trasferta con mio padre ed i suoi amici. La vecchia Range Rover azzurro metallizzata procedeva a passo spedito da Livorno in direzione Firenze. ľautoradio sparava a tutto volume Like a Virgin di Madonna e The Ridde di Nik Kershaw, alternata a Never Ending Story di Limahl e Ghostbusters di Ray Parker Junior, colonne sonore dei due film in testa alle classifiche degli incassi cinematografici in quelle settimane.
Come oggi, la stagione della Sampdoria era giÃ* stata eccezionale prima ancora di prendere la via della Toscana. Al terzo anno di serie A si era tolta lo sfizio di lottare in certi frangenti addirittura per lo scudetto, con una condotta casalinga invitta e qualche spunto da “grande” lontano da Marassi, come la vittoria a San Siro contro il Milan, grazie ad un gol su rigore di Francis, testimoniava. C’era stato un momento, in inverno, in cui issatasi al secondo posto era sembrata essere l’unica credibile antagonista di quello stupendo Hellas che a fine stagione avrebbe conquistato il suo e primo ed unico scudetto.
Per cui partimmo, in quella domenica di fine inverno, con il sole che splendeva come fosse giÃ* primavera inoltrata, con il cuore leggero. Eppure ne venivamo da un gennaio freddissimo, dove più di una volta la neve l’aveva fatta da padrona nelle nostre domeniche all’insegna del pallone. Quel sole era un segnale. Tutto ciò che è visibile, è espressione: il sole, come la Sampdoria, per me erano e sono immagine, piacere, variopinta metafora della vita. Il Comunale di Firenze, che visitavo per la prima volta, mi stupì. Io esisto per meravigliarmi, parafrasando il Goethe. Mi accomodai in Curva Ferrovia, tranquillamente, con moltissimi sampdoriani accanto e parecchi fiorentini non distanti. A quell’epoca c’era ben poco di cui preoccuparsi, in realtÃ*. Niente recinzioni e settori creati ad hoc, niente tornelli, ma tante, tantissime bandiere, sciarpe e striscioni. Ed all’ingresso in campo delle squadre, il premio che mi era stato assegnato.
Ricordo ancora il completo bianco con la striscia verticale blucerchiata sul lato destro della casacca, i calzettoni abbassati di Salsano giÃ* all’ingresso in campo, le maglie viola col colletto rosso ed il giglio dello stesso colore sulla pancia diventare matte per tenere i movimenti suadenti, in punta di piedi dello Striker, o le accelerazioni pungenti di un giovanissimo Gianluca. E poi, Salsanin che punta e salta Claudio Gentile, un campione del mondo, Davide che si fa beffe di Golia, portando la Sampdoria in vantaggio dopo soli diciassette minuti… E poi la danza ondeggiante di Trevor, poco minuti dopo, la giostra al capitano avversario Contratto, l’impotenza sul rasoterra di Giovannone Galli… ľistantanea del secondo tempo: lo Striker che calcia un sacrosanto rigore, lo sguardo fisso e sconsolato di un fuoriclasse come Socrates, Galli da una parte, il pallone dall’altra… 3-0 per noi ed il ritorno a Genova, cantando canzoni appena imparate.
Il sapore bellissimo di due avvenimenti, uno della mia prima adolescenza, immagine ancora vivace e fresca, nonostante tutto. ľaltro di una maturitÃ* ancora a venire, tutto sommato. Qualunque cosa succederÃ* fra ventiquattr’ore sarò comunque contento: un’altra grande storia di cui parlare, altri ricordi da consumare e, perché no, un domani scambiare. In bocca al lupo, Ragazzi, domani al Franchi abbiate in ogni il caso il sorriso dei vostri predecessori: ancora novanta minuti per sognare