robi
21-04-08, 20:42
Premetto che non è farina del mio sacco, l'ho letta mi è piaciuta e ve la propongo in chiave samp.
1. ľEterno.
E’ quello che sa tutto, si ricorda tutto perché c’è sempre stato. Impossibile contraddirlo, anche con date e cifre alla mano. Perché lui c’era. Anche in periodi talmente lontani del tempo che per averli vissuti dovrebbe avere almeno novanta anni. Invece l’eterno è d’etÃ* indefinibile, appunto perché è eterno. La sua frase tipica è “belin, ora siete tutti qui a cantare perché la Samp va in Europa, però non c’eravate quando eravamo ad un passo dalla C.” eccetera, eccetera. Tifoso generalmente tranquillo, non inveisce quasi mai, anche perché la sua principale occupazione durante la partita è quella di criticare tutti i giocatori in campo appena toccano la palla, cercando condivisione con gli sventurati vicini di posto. Perché lui le ha viste tutte, e ha visto “quando si giocava veramente al pallone! Questi qui sono solo delle fighette”. Inutile dirlo, ľEterno disprezza tutti quelli che eterni non sono, cioè coloro che hanno perso almeno una partita durante la loro vita, anche se in quel giorno erano a San Martino a bestemmiare per una colica renale. ľEterno non ammette alcuna giustificazione. Lui conosce quelli che sono eterni come lui, tutti, dal primo all’ultimo. Sa che sono veramente in pochi, quasi una setta segreta, e se ne compiace.
Una variazione agghiacciante dell’Eterno è l’Eterno Statistico. Lui non solo c’è sempre stato, ma conosce a memoria ruolini, minutaggi, marcatori e compagnia bella di tutta la storia della Samp e, cosa ancora di più impressionante, di tutte le altre squadre. Potrebbe tranquillamente lavorare alla Gazzetta dello Sport o sbancare qualsiasi quiz televisivo che prevedesse come argomento il calcio di A e B degli ultimi sessanta anni. Durante la partita, l’occupazione prevalente dell’Eterno Statistico è quella di frantumare i maroni ai vicini di posto con previsioni statistiche di incroci di punteggio e classifica fino alla fine del campionato e per i cinque anni successivi, praticamente sino al 2012. Calcoli complicatissimi, che in realtÃ* potrebbe svolgere solo un computer di Silicon Valley di ultima generazione ma, chissÃ* perché, lui riesce a fare.
2. ľInsultatore.
Sicuramente tra i più creativi. Gli insulti e le bestemmie che riesce ad inventare avrebbero provocato l’invidia anche dei circoli dadaisti di Zurigo degli anni venti. Trascorre tutta la partita, e dico tutta, compreso recupero, ad inveire, nell’ordine, contro: l’arbitro, i guardalinee, i giocatori avversari, l’allenatore avversario, e, se lo Samp non gioca secondo i suoi raffinati parametri tecnici, contro i giocatori, il tecnico e la dirigenza blucerchiata. Generalmente, i suoi insulti non rientrano nei normali codici del turpiloquio italico, ma, come detto in precedenza, raggiungono tali vette virtuosistiche di volgaritÃ* e gratuitÃ* da lasciare gli altri tifosi esterrefatti e, naturalmente, molto divertiti. Anche perché l’insultatore sembra avere informazioni segretissime, dettagliate e di prima mano sulla vita familiare delle sue vittime, informazioni che solo lui possiede. Come spiegarsi altrimenti il fatto che l’insultatore conosce le abitudini erotiche di mogli e figlie dei destinatari dei suoi strali, con tanto di nomi, luoghi e riferimenti temporali? Resta un mistero, però è così. In questi anni, grazie agli insultatori, abbiamo appreso che le mogli degli arbitri, mentre il marito è in campo, se la fanno bellamente con il fratello o il vicino di casa tra le mura domestiche, mentre quelle dei calciatori prediligono il sesso di gruppo con tutti gli abitanti del quartiere e della cittÃ*. Tutto materiale che potrebbe sfociare in una pubblicazione sociologica. Gli Insultatori più focosi accompagnano le offese con movimenti inconsulti del corpo altrettanto evocativi, alzandosi spesso dal loro posto e a volte scendendo sino alla vetrata della tribuna e dei distinti che delimita il campo da gioco, contro cui sferrano sequenze di calci e manate impressionanti, per sottolineare le fasi più salienti della partita. Ma non immaginatevi l’aspetto di un Insultatore simile a quello di un hooligan o un teppista di strada. Al contrario, spesso e volentieri gli Insultatori sono persone che, se li incontri in via venti il sabato mattina, ti danno l’impressione di distinti professionisti e padri di famiglia esemplari. Dottor Jekyll e Mister Hyde.
3. Il Buon Padre di Famiglia.
Veramente encomiabile, il Buon Padre di Famiglia viene a Marassi con figli e moglie. Tutti rigorosamente vestiti con abbigliamento ufficiale blucerchiato. In genere sono abbonati, va quindi sottolineato il notevole sforzo economico che contribuisce ad intaccare il bilancio familiare solo per amore della Samp. Osservarli, è un piacere degli occhi e del cuore. Padri amorevoli, che nel prepartita ripassano dolcemente le formazioni con i bambini, fanno una fila di un quarto d’ora al bar per comprare bibite e cingomme a tutta la famiglia, acconsentono di buon grado a tutte le pratiche di socializzazione con i vicini di posto, guardano in cagnesco i fumatori che appestano l’aria dei loro pargoli, riprendono severamente i bambini quando, durante la partita, si abbandonano a qualche innocente insulto calcistico da bocca della veritÃ*.
Infatti, la missione del Buon Padre di Famiglia è educare i figli all’amore per la Samp, ma soprattutto alla sportivitÃ* ed al Fair Play. Obiettivo che generalmente il Buon Padre di Famiglia, a costo di sforzi indicibili, riesce a portare a termine. Sforzi che gli provengono dai ricordi del suo passato da balordo, da una giovinezza di tifoso densa di insulti, risse e saccheggi all’autogrill. Un passato glorioso che solo a volte, solo in particolari momenti critici del campionato, in genere clamorosi torti arbitrali, ritorna inesorabile. Allora, in quel momento, e solo in quel momento, il Buon Padre di Famiglia si alza dal suo posto e dritto in piedi, con le braccia allargate come se volesse abbracciare il mondo intero, raccogliendo tutta l’aria che può inserire nei polmoni, esplode in una terrificante bestemmia simile al ruggito di un leone della savana veramente incazzato, che per qualche istante zittisce tutta la gradinata, quasi tutto lo stadio. Poi, si rimette a sedere, accarezzando i boccoli dei figli e con lo sguardo perso nel vuoto segnato da un’ombra di vergogna. Ma non si deve preoccupare, perché tutti noi capiamo benissimo, e non lo giudichiamo male. In fondo, la propria natura si può soffocare e reprimere in nome d’alti ideali ma, prima o poi, riaffiora.
4. ľIpercritico
Assolutamente il peggiore. Spesso arriva in ritardo, a partita iniziata, attirandosi l’odio feroce di tutti quelli costretti ad alzarsi nel bel mezzo un’azione per farlo passare, ed altrettanto spesso va via dieci minuti prima della fine, provocando altre ondate di livore elettrico tra i suoi vicini esasperati. Fa così perché vuole dare l’impressione che della Samp non gliene frega niente, che lui è lì per caso e fondamentalmente è il migliore e più furbo di tutti. In realtÃ* è un abbonato da venticinque anni, non se ne perde mai una, durante tutta la settimana non fa altro che pensare alla partita successiva, odia l’estate perché l’attesa tra un campionato e l’altro è troppo difficile da sopportare.
Trascorre tutta la partita a criticare qualsiasi cosa fanno i nostri in campo e qualsiasi scelta del Mister. Anche se giocano benissimo, stravincono, incantano, spendono sangue e sudore, per lui sono tutti delle merde. Sembra quasi che non aspetti altro che un errore di un nostro difensore o un gol della squadra avversaria per girarsi verso il suo vicino e pronunciare la fatidica frase: “Hai visto? Lo dicevo io!”.
Nervosissimo, non sta mai zitto e fuma novanta sigarette solo nel primo tempo. Gli scappa un applauso una volta ogni tre, quattro anni ma, stranamente, quando la Samp segna è scosso in tutto il corpo da un attacco di convulsioni di incredibile intensitÃ*, accompagnato da selvagge urla di giubilo ed amore incondizionato per la squadra, per ritornare ad essere il solito rompicoglioni pochi secondi dopo.
5. Lo Sporadico
Viene allo stadio una volta o due all’anno e lo riconosci subito. Dalla faccia. Non solo perché in gradinata ci si conosce tutti, ma proprio per la sua faccia da scemo. Il colmo della sfortuna è quando si mette proprio accanto a te, perché magari quel giorno il tuo compagno di posto abituale ha lasciato lavoro, moglie e figli ed è fuggito in Brasile. Lo vedi che si guarda intorno, stupito come se fosse un alieno appena sbarcato sulla terra ed alla ricerca disperata di una faccia amica o al limite conosciuta anche alla lontana. Non sa nemmeno lui perché è lì, forse il motivo è che ha avuto l’abbonamento omaggio da qualche suo amico. Può essere anche una persona estremamente gentile e riservata, ma sempre, e dico sempre, ci sarÃ* un momento della partita, durante una fase da batticuore o un secondo prima di un gol, che lo Sporadico avvicinerÃ* la bocca al tuo orecchio e con un’espressione mista tra il desolato e lo stranito, indicando con il dito indice il giocatore che sta calciando in porta, ti chiederÃ* “Scusi, chi è quello lì?”.
In quell’istante, ti volti verso di lui per un riflesso incondizionato di cortesia e di stizza mischiati assieme, ti perdi il momento esatto del gol, ti incazzi come una bestia e ti rovini il godimento. In quell’istante, lo vorresti strozzare. Poi ti trattieni e ti scappa un poco da ridere, perché lo Sporadico non solo non ha ricevuto risposta al suo quesito, ma non riesce nemmeno a capire bene il nome del giocatore che ha segnato, scandito tre volte dallo speaker. Infatti, subito dopo lo storpia: “ E’ proprio bravo quel Bellocci lì, davvero!” Bisogna aggiungere altro?
6. Il Vecchietto
Per tre anni vicino a me. Sempre presente, a tutte le partite, con qualsiasi tempo, anche quando la gradinata era spazzata dalla tramontana impietosa che costringeva a casa tanti più giovani di lui. Vestito elegante, in giacca e cravatta, con quel taglio antico che, mi ricordo, portava anche il mio povero nonno. E sempre in anticipo di un’oretta, perché anche a lui, come a me, piaceva l’atmosfera densa d’attesa del prepartita, quando le squadre si riscaldano, i tifosi affluiscono, si sorseggia un caffè borghetti e si fanno quattro chiacchiere con i vicini. Educato e discreto, si sedeva in modo composto, mi salutava con una stretta di mano e subito cominciavamo a parlare. Restavo incantato ad ascoltare i suoi racconti di una Samp antica, di un calcio e di una cittÃ* che non ci sono più. Di un mondo di valori, onestÃ* ed onore, passione per lo sport e per le proprie radici che purtroppo non esiste più. Racconti conditi da una umilitÃ* ed un umorismo sorprendenti, e sostenuti da una mente ancora lucidissima. Nomi, episodi, luoghi persi nelle pieghe del tempo, dal sapore quasi mitico. Una memoria storica ambulante, un condensato di antico sapere, popolare e colto al tempo stesso. Ricordo che una volta mi disse la sua etÃ*: ottantanove anni, portati, veramente, come un ragazzino. Un vecchio gentleman di altri tempi, sicuramente di umili origini, ma di grande nobiltÃ* d’animo. Abbiamo parlato tanto, ma non ci siamo mai presentati. Non so perché. Semplicemente, non abbiamo pensato di dirci il nostro nome. Forse non ce n’era bisogno. Forse, per dei tifosi che si sentono anche un po’ fratelli, lì al freddo, insieme per qualche ora, non ce né bisogno, il nome non conta, cosa sei fuori dello stadio non conta.
Quest’anno non è più al suo posto, lì vicino a me. ľho cercato negli altri settori della gradinata, diverse volte, casomai avesse cambiato posto, ma non l’ho trovato, non c’era. Non so che fine abbia fatto, ma so che solo un grande, enorme impedimento lo ha potuto tenere lontano dal suo posto nella Sud. Forse il più grande impedimento, quello della morte, visto la sua etÃ*, o forse qualcos’altro.
Gli auguro ogni bene, e se non ci fosse più, la migliore delle vite eterne, sempre che esista davvero. Comunque, se la merita.
1. ľEterno.
E’ quello che sa tutto, si ricorda tutto perché c’è sempre stato. Impossibile contraddirlo, anche con date e cifre alla mano. Perché lui c’era. Anche in periodi talmente lontani del tempo che per averli vissuti dovrebbe avere almeno novanta anni. Invece l’eterno è d’etÃ* indefinibile, appunto perché è eterno. La sua frase tipica è “belin, ora siete tutti qui a cantare perché la Samp va in Europa, però non c’eravate quando eravamo ad un passo dalla C.” eccetera, eccetera. Tifoso generalmente tranquillo, non inveisce quasi mai, anche perché la sua principale occupazione durante la partita è quella di criticare tutti i giocatori in campo appena toccano la palla, cercando condivisione con gli sventurati vicini di posto. Perché lui le ha viste tutte, e ha visto “quando si giocava veramente al pallone! Questi qui sono solo delle fighette”. Inutile dirlo, ľEterno disprezza tutti quelli che eterni non sono, cioè coloro che hanno perso almeno una partita durante la loro vita, anche se in quel giorno erano a San Martino a bestemmiare per una colica renale. ľEterno non ammette alcuna giustificazione. Lui conosce quelli che sono eterni come lui, tutti, dal primo all’ultimo. Sa che sono veramente in pochi, quasi una setta segreta, e se ne compiace.
Una variazione agghiacciante dell’Eterno è l’Eterno Statistico. Lui non solo c’è sempre stato, ma conosce a memoria ruolini, minutaggi, marcatori e compagnia bella di tutta la storia della Samp e, cosa ancora di più impressionante, di tutte le altre squadre. Potrebbe tranquillamente lavorare alla Gazzetta dello Sport o sbancare qualsiasi quiz televisivo che prevedesse come argomento il calcio di A e B degli ultimi sessanta anni. Durante la partita, l’occupazione prevalente dell’Eterno Statistico è quella di frantumare i maroni ai vicini di posto con previsioni statistiche di incroci di punteggio e classifica fino alla fine del campionato e per i cinque anni successivi, praticamente sino al 2012. Calcoli complicatissimi, che in realtÃ* potrebbe svolgere solo un computer di Silicon Valley di ultima generazione ma, chissÃ* perché, lui riesce a fare.
2. ľInsultatore.
Sicuramente tra i più creativi. Gli insulti e le bestemmie che riesce ad inventare avrebbero provocato l’invidia anche dei circoli dadaisti di Zurigo degli anni venti. Trascorre tutta la partita, e dico tutta, compreso recupero, ad inveire, nell’ordine, contro: l’arbitro, i guardalinee, i giocatori avversari, l’allenatore avversario, e, se lo Samp non gioca secondo i suoi raffinati parametri tecnici, contro i giocatori, il tecnico e la dirigenza blucerchiata. Generalmente, i suoi insulti non rientrano nei normali codici del turpiloquio italico, ma, come detto in precedenza, raggiungono tali vette virtuosistiche di volgaritÃ* e gratuitÃ* da lasciare gli altri tifosi esterrefatti e, naturalmente, molto divertiti. Anche perché l’insultatore sembra avere informazioni segretissime, dettagliate e di prima mano sulla vita familiare delle sue vittime, informazioni che solo lui possiede. Come spiegarsi altrimenti il fatto che l’insultatore conosce le abitudini erotiche di mogli e figlie dei destinatari dei suoi strali, con tanto di nomi, luoghi e riferimenti temporali? Resta un mistero, però è così. In questi anni, grazie agli insultatori, abbiamo appreso che le mogli degli arbitri, mentre il marito è in campo, se la fanno bellamente con il fratello o il vicino di casa tra le mura domestiche, mentre quelle dei calciatori prediligono il sesso di gruppo con tutti gli abitanti del quartiere e della cittÃ*. Tutto materiale che potrebbe sfociare in una pubblicazione sociologica. Gli Insultatori più focosi accompagnano le offese con movimenti inconsulti del corpo altrettanto evocativi, alzandosi spesso dal loro posto e a volte scendendo sino alla vetrata della tribuna e dei distinti che delimita il campo da gioco, contro cui sferrano sequenze di calci e manate impressionanti, per sottolineare le fasi più salienti della partita. Ma non immaginatevi l’aspetto di un Insultatore simile a quello di un hooligan o un teppista di strada. Al contrario, spesso e volentieri gli Insultatori sono persone che, se li incontri in via venti il sabato mattina, ti danno l’impressione di distinti professionisti e padri di famiglia esemplari. Dottor Jekyll e Mister Hyde.
3. Il Buon Padre di Famiglia.
Veramente encomiabile, il Buon Padre di Famiglia viene a Marassi con figli e moglie. Tutti rigorosamente vestiti con abbigliamento ufficiale blucerchiato. In genere sono abbonati, va quindi sottolineato il notevole sforzo economico che contribuisce ad intaccare il bilancio familiare solo per amore della Samp. Osservarli, è un piacere degli occhi e del cuore. Padri amorevoli, che nel prepartita ripassano dolcemente le formazioni con i bambini, fanno una fila di un quarto d’ora al bar per comprare bibite e cingomme a tutta la famiglia, acconsentono di buon grado a tutte le pratiche di socializzazione con i vicini di posto, guardano in cagnesco i fumatori che appestano l’aria dei loro pargoli, riprendono severamente i bambini quando, durante la partita, si abbandonano a qualche innocente insulto calcistico da bocca della veritÃ*.
Infatti, la missione del Buon Padre di Famiglia è educare i figli all’amore per la Samp, ma soprattutto alla sportivitÃ* ed al Fair Play. Obiettivo che generalmente il Buon Padre di Famiglia, a costo di sforzi indicibili, riesce a portare a termine. Sforzi che gli provengono dai ricordi del suo passato da balordo, da una giovinezza di tifoso densa di insulti, risse e saccheggi all’autogrill. Un passato glorioso che solo a volte, solo in particolari momenti critici del campionato, in genere clamorosi torti arbitrali, ritorna inesorabile. Allora, in quel momento, e solo in quel momento, il Buon Padre di Famiglia si alza dal suo posto e dritto in piedi, con le braccia allargate come se volesse abbracciare il mondo intero, raccogliendo tutta l’aria che può inserire nei polmoni, esplode in una terrificante bestemmia simile al ruggito di un leone della savana veramente incazzato, che per qualche istante zittisce tutta la gradinata, quasi tutto lo stadio. Poi, si rimette a sedere, accarezzando i boccoli dei figli e con lo sguardo perso nel vuoto segnato da un’ombra di vergogna. Ma non si deve preoccupare, perché tutti noi capiamo benissimo, e non lo giudichiamo male. In fondo, la propria natura si può soffocare e reprimere in nome d’alti ideali ma, prima o poi, riaffiora.
4. ľIpercritico
Assolutamente il peggiore. Spesso arriva in ritardo, a partita iniziata, attirandosi l’odio feroce di tutti quelli costretti ad alzarsi nel bel mezzo un’azione per farlo passare, ed altrettanto spesso va via dieci minuti prima della fine, provocando altre ondate di livore elettrico tra i suoi vicini esasperati. Fa così perché vuole dare l’impressione che della Samp non gliene frega niente, che lui è lì per caso e fondamentalmente è il migliore e più furbo di tutti. In realtÃ* è un abbonato da venticinque anni, non se ne perde mai una, durante tutta la settimana non fa altro che pensare alla partita successiva, odia l’estate perché l’attesa tra un campionato e l’altro è troppo difficile da sopportare.
Trascorre tutta la partita a criticare qualsiasi cosa fanno i nostri in campo e qualsiasi scelta del Mister. Anche se giocano benissimo, stravincono, incantano, spendono sangue e sudore, per lui sono tutti delle merde. Sembra quasi che non aspetti altro che un errore di un nostro difensore o un gol della squadra avversaria per girarsi verso il suo vicino e pronunciare la fatidica frase: “Hai visto? Lo dicevo io!”.
Nervosissimo, non sta mai zitto e fuma novanta sigarette solo nel primo tempo. Gli scappa un applauso una volta ogni tre, quattro anni ma, stranamente, quando la Samp segna è scosso in tutto il corpo da un attacco di convulsioni di incredibile intensitÃ*, accompagnato da selvagge urla di giubilo ed amore incondizionato per la squadra, per ritornare ad essere il solito rompicoglioni pochi secondi dopo.
5. Lo Sporadico
Viene allo stadio una volta o due all’anno e lo riconosci subito. Dalla faccia. Non solo perché in gradinata ci si conosce tutti, ma proprio per la sua faccia da scemo. Il colmo della sfortuna è quando si mette proprio accanto a te, perché magari quel giorno il tuo compagno di posto abituale ha lasciato lavoro, moglie e figli ed è fuggito in Brasile. Lo vedi che si guarda intorno, stupito come se fosse un alieno appena sbarcato sulla terra ed alla ricerca disperata di una faccia amica o al limite conosciuta anche alla lontana. Non sa nemmeno lui perché è lì, forse il motivo è che ha avuto l’abbonamento omaggio da qualche suo amico. Può essere anche una persona estremamente gentile e riservata, ma sempre, e dico sempre, ci sarÃ* un momento della partita, durante una fase da batticuore o un secondo prima di un gol, che lo Sporadico avvicinerÃ* la bocca al tuo orecchio e con un’espressione mista tra il desolato e lo stranito, indicando con il dito indice il giocatore che sta calciando in porta, ti chiederÃ* “Scusi, chi è quello lì?”.
In quell’istante, ti volti verso di lui per un riflesso incondizionato di cortesia e di stizza mischiati assieme, ti perdi il momento esatto del gol, ti incazzi come una bestia e ti rovini il godimento. In quell’istante, lo vorresti strozzare. Poi ti trattieni e ti scappa un poco da ridere, perché lo Sporadico non solo non ha ricevuto risposta al suo quesito, ma non riesce nemmeno a capire bene il nome del giocatore che ha segnato, scandito tre volte dallo speaker. Infatti, subito dopo lo storpia: “ E’ proprio bravo quel Bellocci lì, davvero!” Bisogna aggiungere altro?
6. Il Vecchietto
Per tre anni vicino a me. Sempre presente, a tutte le partite, con qualsiasi tempo, anche quando la gradinata era spazzata dalla tramontana impietosa che costringeva a casa tanti più giovani di lui. Vestito elegante, in giacca e cravatta, con quel taglio antico che, mi ricordo, portava anche il mio povero nonno. E sempre in anticipo di un’oretta, perché anche a lui, come a me, piaceva l’atmosfera densa d’attesa del prepartita, quando le squadre si riscaldano, i tifosi affluiscono, si sorseggia un caffè borghetti e si fanno quattro chiacchiere con i vicini. Educato e discreto, si sedeva in modo composto, mi salutava con una stretta di mano e subito cominciavamo a parlare. Restavo incantato ad ascoltare i suoi racconti di una Samp antica, di un calcio e di una cittÃ* che non ci sono più. Di un mondo di valori, onestÃ* ed onore, passione per lo sport e per le proprie radici che purtroppo non esiste più. Racconti conditi da una umilitÃ* ed un umorismo sorprendenti, e sostenuti da una mente ancora lucidissima. Nomi, episodi, luoghi persi nelle pieghe del tempo, dal sapore quasi mitico. Una memoria storica ambulante, un condensato di antico sapere, popolare e colto al tempo stesso. Ricordo che una volta mi disse la sua etÃ*: ottantanove anni, portati, veramente, come un ragazzino. Un vecchio gentleman di altri tempi, sicuramente di umili origini, ma di grande nobiltÃ* d’animo. Abbiamo parlato tanto, ma non ci siamo mai presentati. Non so perché. Semplicemente, non abbiamo pensato di dirci il nostro nome. Forse non ce n’era bisogno. Forse, per dei tifosi che si sentono anche un po’ fratelli, lì al freddo, insieme per qualche ora, non ce né bisogno, il nome non conta, cosa sei fuori dello stadio non conta.
Quest’anno non è più al suo posto, lì vicino a me. ľho cercato negli altri settori della gradinata, diverse volte, casomai avesse cambiato posto, ma non l’ho trovato, non c’era. Non so che fine abbia fatto, ma so che solo un grande, enorme impedimento lo ha potuto tenere lontano dal suo posto nella Sud. Forse il più grande impedimento, quello della morte, visto la sua etÃ*, o forse qualcos’altro.
Gli auguro ogni bene, e se non ci fosse più, la migliore delle vite eterne, sempre che esista davvero. Comunque, se la merita.