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Visualizza Versione Completa : 19/04/1989: Sampdoria-Malines 3-0, La Nostra Storia



Acquascooter
17-12-08, 19:08
C’è una storia che val la pena di essere raccontata alla vigilia di un appuntamento che può valere la Storia. Se ne è parlato molto negli anni e per molti anni se ne parlerÃ* ancora. O, almeno, così si spera. Perché è una pagina importante della Storia Sampdoriana. Il fatto è che, però, di questa storia spesso se ne parla considerandola semplicemente come una bella partita di calcio. A me piace, invece, l’idea di parlare della storia in sè. Di quella storia, cioè, rispetto alla quale, gli avvenimenti, i protagonisti ed infine la partita seguente finiscono per divenire un corollario, una causa dell’essere, ciò per cui tutto è ciò che è, quindi un’emanazione narrativa che vive di luce riflessa. Quasi che lei, la Storia, fosse invece la fonte luminosa e si fosse impossessata dei suoi protagonisti e di chiunque cerchi oggi di raccontarla nuovamente.

GiÃ* perché esiste un prima ed un dopo, intorno a Sampdoria-Malines, ed il dopo non avrebbe mai potuto più essere uguale al prima, al termine di quel pomeriggio marassino.

La storia è quella di un ragazzotto diciottenne, che in un venerdì 17 (per la precisione di marzo) passò una giornata da incubo non tanto per la superstizione, quanto per l’attesa spasmodica di un’urna zurighese. CSKA di Sofia o Barcellona? Forse i detentori del Malines? In due anni di coppe europee, i fiamminghi non avevano mai perso – eccezion fatta per il match d’andata di Supercoppa Europea con il PSV, asfaltato comunque al ritorno… - e che al primo tentativo continentale aveva centrato la conquista della Coppa delle Coppe. Insomma, un po’ di paura quel ragazzotto ce l’aveva, anche se Boskov e la sua truppa si dichiararono soddisfatti del sorteggio e baldanzosi nell’appropinquarsi della doppia sfida….

Ci avvicinammo alla doppia sfida perdendo la sfida che ci avrebbe tenuto in corsa per lo scudetto per un gol di Mandorlini in apertura di ripresa. Era l’Inter dei record, eravamo terzi a sei punti dai nerazzurri, vincere quella partita avrebbe significato riaprire la corsa al titolo. Ma la testa era alla Coppa, le gambe erano ancora inacidite dalla sfida da tregenda di Cremona con la Dinamo, rientrarono Carboni e Vialli – che giocò una delle più belle partite della sua vita – ma non bastò. Rimaneva la Coppa. E in mezzo la sosta per la Nazionale. Due amichevoli in due giorni, a Fiorenzuola ed a Crevalcore, una scorpacciata di reti giusto per tener la gamba, quindi la trasferta di Bologna, uno zero a zero strappato con i denti e con un Pagliuca eccezionale…

Quello che accadde “dietro le Caserme” l’ho ritagliato e messo da parte: che il Belgio non sia per noi terra di conquista lo abbiamo sempre saputo e ne abbiamo avuto una recentissima riprova. Ben presto quella prima partita con il Malines si trasformò in un romanzo. Tutti quelli che vissero quella sera – come spesso ci è accaduto – per quella partita ci persero sonni, notti, emozioni: una fetta considerevole di vita blucerchiata. Fu solo il prologo, perché il romanzo proseguì quindici giorni dopo, il cuore nero e caldo di un pomeriggio da eroi. Il punto da capire è che dopo quel romanzo non saremmo più stati gli stessi, non saremmo più riusciti a dimenticarlo.

Uno stadiolo dov’era impossibile passare e una multinazionale fiamminga. ľisraeliano Ohana e lo spilungone di scorta Deferm. Sullo 0-2 a venti minuti dalla fine, tutto sembrò perduto. Avevamo giocato bene, a tratti quasi dominato, due gol presi su quattro tiri in porta totali… ľarbitro Galler che giocava con loro… Chi non ricorda la “parata” di Emmers sul tiro di Vialli? Chi non ricorda le botte sistematiche a Luca e l’ammonizione dell’ineffabile alla prima occasione buona per farlo fuori dalla sfida del ritorno? Poi ad un quarto d’ora dalla fine un calcio d’angolo – forse era addirittura il primo – il cross di RM, la spizzata di testa di Toninho, il diagonale di Luca ed il quasi goffo e certamente vano volo di Preud’homme mentre la palla si insaccava… Non avevano fatto i conti con lui, con Vialli, furioso per la squalifica imminente e deciso a mettere le cose a posto subito, in un quarto d’ora. Un quarto d’ora finale da Sampdoria, un quarto d’ora finale da battaglia, un quarto d’ora finale da Eroi. Ma finì 2-1 per i belgi ed al ritorno ci voleva comunque un’impresa.

La partita di ritorno è una partita di calcio che diventa una storia, forse un racconto, alla fine un romanzo. 19 aprile 1989: inenarrabile, forse, questo romanzo, per l’incredibile sequenza di emozioni, di speranze e momenti di disperazione, di gioia misurata e di trionfo per tanto, troppo tempo agognato. Berna, arriviamo!, gridavamo. Non c’era Vialli, non c’erano Mannini e Carboni, il terreno pesantissimo, il mezzo stadio nuovo e il mezzo ancora un po’ demolito ed un po’ in costruzione. I ragazzi in campo trasformarono, decidendo a tavolino di gettare il cuore oltre l’ostacolo e di aggredire alla morte gli avversari, tutto lo spazio ove andava in scena la narrazione in un palco perfetto dove oltre che registi divennero pure primattori. Dallo studiato “adagio” di inizio partita all’ “andante mosso” del finire della prima frazione di gioco e dell’inizio ripresa, per arrivare al “maestoso trionfale” degli ultimi ventidue minuti di gioco. Una sinfonia magistralmente da un RM in versione Von Karajan blucerchiato ed interpretata in modo ineccepibile da Toninho Cerezo, Beppe Dossena e Fausto il Piccino, l’indimenticabile Salsanin, con gli altri a fare da nobili spalle dei protagonisti…

Sugli spalti, accadde il contrario: l’essere noi stessi attori della nostra storia ci diede una carica pazzesca, ma l’avvicendarsi degli eventi, la paura per i fallacci sistematici dei belgi nei primi minuti di partita, la tattica attendista e le continue perdite di tempo, il maledetto gol qualificazione che non arrivava…. La situazione finì con lo sfuggirci di mano, lentamente ed inesorabilmente. La storia prese possesso di noi. Non cantavamo, urlavamo. Non fischiavamo, ruggivamo. Non credevamo, eravamo certi. Noi eravamo in anticipo sui fatti che sarebbero accaduti negli ultimi minuti, ma dovevamo attendere. ľesecuzione, in realtÃ*, veniva continuamente rinviata. In uno stillicidio estenuante. La Sud, la mezza Sud, divenne nevrotica, instabile, l’intero stadio la seguì… Ci eravamo tutti resi conto che la storia si era impossessata di noi, che non c’era più confine tra quello che volevamo e quello che stava accadendo realmente in campo e che, soprattutto, non ci sarebbe più stato modo di venirne fuori. Comunque fosse finita, saremmo cambiati. Per sempre.

Il Malines si sgretolò sotto l’urlo dello stadio intero, l’imbattibile Malines venne travolto dalla zampata di Toninho, dal gol più lungo ed asfissiante della storia (quei 60 metri di Dossena non finivano mai), dalla rasoiata di Salsano.

I tifosi Sampdoriani rimasero talmente scottati da quella vicenda paradossalmente trionfale da non poterne più fare a meno: non siamo mai riusciti e non riusciremo mai ad abbandonare quella storia. Pur nell’illusione che i tempi e le persone siano cambiate, non potremo mai scrivere la parola “fine” al nostro romanzo europeo.

Ecco cosa intendo quando dico che l’Europa è nel nostro DNA. Ecco cosa intendo quando parlo di pregio inestimabile di vivere serate come quella che vivremo domani sera, il pregio che abbiamo Noi Sampdoriani di mostrare sempre in tutta la sua nitidezza questa dinamica perversa che porta la Storia a prendere il sopravvento sui suoi protagonisti.

Abbandonate ogni timore, Vi apriremo noi la porta della Storia, voi non dovrete fare altro che varcarla.

p.s.: Stasera a casa, con calma, aggiungo un po' di foto... :17smile:

Montecucco
17-12-08, 19:19
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Galway
17-12-08, 19:24
Non so perchè ma vidi Samp Malines nella Sud di Sopra
Credo che il gol di Dossena non lo dimenticherò mai
ne ho visti tanti, come tutti noi, ma quel gol rimarrÃ* sempre qualcosa di incredibile

RAGAZZI CREDETECI

toninho
17-12-08, 19:30
Bellissima, avevo undici anni da compiere ma la vidi con i miei genitori in tribuna superiore; i biglietti ricordo che venne a prenderli a Genova mia madre nella vecchia sede di Via XX e riuscì a prenderli solo perchè qualche anima buona la fece passare perchè proveniente da Asti.
DAI SAMPDORIA REGALACI UN'ALTRA IMPRESA, UN'ALTRA STORIA DA RICORDARE E RACCONTARE

labbrodinovisad
18-12-08, 12:57
Eh sì... mi ricordo...

Partita difficilissima, con una Sampdoria rimaneggiata che doveva assolutamente vincere , contro un Malines che andava per la maggiore
Meno di 20mila persone allo stadio (in quel caso il Ferraris era a metÃ*... un gentile cadeau di quelli che oggi parlano di "tempio" da difendere)
Campo pesante perchè aveva parecchio piovuto nei giorni precedenti
Diverse analogie con la partita di oggi, insomma...

Poi mi ricordo...

Mio padre che, uscito dall'altoforno, mi passa a prendere a scuola, e poi insieme a mangiare frittelle di baccalÃ* giù in Sottoripa
Partita vista nel parterre della tribuna, dove eri esattamente allo stesso livello del campo a schiena d'asino
Settanta minuti di tentativi in un clima di tensione quasi irreale, e poi , e poi, RM che sbaglia un colpo di tacco..... (eh sì, perchè prima di tirare fuori il compasso e scovare Cerezo, mi pare proprio che la palla gli fosse "rimasta lì"... correggetemi se sbaglio)

Quindi Dossena che inventa uno dei gol più incredibili che abbia mai visto: un'azione da porta a porta, conclusa in maniera inaspettata. Palla da una parte e Dossena che aggira il fortissimo Preudhomme dalla parte opposta, riprende la palla e la butta dentro
Visto quello non potevamo che essere qualificati... tutto troppo bello perchè qualcuno potesse pensare di intromettersi nella storia che i nostri ragazzi stavano scrivendo
Ed infatti BIG Salsanino chiuse il conto definitivamente

RAGAZZI CREDETECI, COME CI CREDEVANO QUEGLI 11 CAMPIONI DI 19 ANNI FA...
RAGAZZI CREDETECI, COME CI CREDIAMO NOI
AVANTI SAMPDORIA

mauryelmogroup
18-12-08, 13:24
ero nel parterre della sud,di quella partita non ho visto un cazzo perche' ero troppo basso e dal parterre non si vedeva un niente sopratutto a 11 anni...
ricordo il boato del primo gol,un abbracciarsi continuo, i giocatori sotto la nostra meta' gradinata a fine partita,e via venti nel dopo
mi sembrava davvero impossibile di vedere la samp in finale di coppa delle coppe
porca troia quanto ho goduto!!
ricordo anche uno striscione ...
DE MOS A BERNA CI ANDIAMO NOI!!! :suca:

labbrodinovisad
18-12-08, 13:33
De Mos, ecco come si chiamava quello stronzo del tecnico dei belgi!
E' tutta la mattina che - anzichè lavorare- mi scervello per ricordarmelo... :taptap:

E poi il tardo pomeriggio (si giocava alle 15) con via Venti XX bloccata ... ed il coro "Portala portala portala da Berna, oh Sampdoria sotto la lanterna" :pugnetta:

Purtroppo aspettammo un anno più del dovuto... ma poi ARRIVO' SOTTO LA LANTERNA! :10smile:

Gildeponti
18-12-08, 13:34
A 18 anni, si è giÃ* adulti per comprendere che cosa possa essere accaduto quel giorno, ma forse non abbastanza per assaporarne l'eccezionalitÃ* e la grandiositÃ*....

....da giovani, tutte le favole, anche le più fantasiose e impossibili, sembrano poter essere realizzabili....forse perchè si ha un fuoco dentro, che ci fa sentire capaci di incendiare e devastare qualsiasi cosa, anche l'impossibile!

A quasi 40 anni, un simile evento, verrebbe omaggiato di un sentimento molto più completo,

lo stesso che coglievo nelle lacrime degli increduli anziani assiepati sulle gradinate di un Sampdoria-Lecce di un pò di tempo fa....

...lacrime che allora mi sembravano fin troppo esagerate, e che forse, richiedevano ancora un pò di tempo per essere assaporate appieno, e farle proprie!

Nonostante il pieno di gloria di cui si è ricoperta la Sampdoria da quegl'anni,

credo che la Stessa e i sampdoriani, a prescindere da tutto e da tutti, meritino una stilla di eccezionalitÃ* e di impresa....e di lacrime.

Forza ragazzi, noi ci siamo, decisi come non mai a divenire padroni del nostro destino!!

Lorenzo76
18-12-08, 13:49
" De Mos a berna ci andiamo noi "
e sì mauri, così c'era scritto nella mezza sud in costruzione.....

io facevo le medie, direi la seconda o la terza....
Mattinata a scuola, ricordo che contavo i minuti :pugnetta:
permesso per uscire prima e poi fuori dalle medie di pontex mio zio che mi era venuto a prendere in macchina ...e .... direzione marassi.

La partita incominciò alle 14.30 o 15 non ricordo.... però visto il mezzo stadio anche in settimana non si poteva giocare alla sera..... tribuna superiore con mio zio ( distinti in costruzione) non ricordo praticamente niente di quella partita apparte il campo pesante e il gol di dossena che penso nessuno si dimenticherÃ* mai .
Mai visto un gol fatto così..... CHE GODURIA !

p.s. grazie Matteo per i tuoi racconti !!! :13smile:

:10smile:

ciccio52
18-12-08, 14:11
C’è una storia che val la pena di essere raccontata alla vigilia di un appuntamento che può valere la Storia. Se ne è parlato molto negli anni e per molti anni se ne parlerÃ* ancora. O, almeno, così si spera. Perché è una pagina importante della Storia Sampdoriana. Il fatto è che, però, di questa storia spesso se ne parla considerandola semplicemente come una bella partita di calcio. A me piace, invece, l’idea di parlare della storia in sè. Di quella storia, cioè, rispetto alla quale, gli avvenimenti, i protagonisti ed infine la partita seguente finiscono per divenire un corollario, una causa dell’essere, ciò per cui tutto è ciò che è, quindi un’emanazione narrativa che vive di luce riflessa. Quasi che lei, la Storia, fosse invece la fonte luminosa e si fosse impossessata dei suoi protagonisti e di chiunque cerchi oggi di raccontarla nuovamente.

GiÃ* perché esiste un prima ed un dopo, intorno a Sampdoria-Malines, ed il dopo non avrebbe mai potuto più essere uguale al prima, al termine di quel pomeriggio marassino.

La storia è quella di un ragazzotto diciottenne, che in un venerdì 17 (per la precisione di marzo) passò una giornata da incubo non tanto per la superstizione, quanto per l’attesa spasmodica di un’urna zurighese. CSKA di Sofia o Barcellona? Forse i detentori del Malines? In due anni di coppe europee, i fiamminghi non avevano mai perso – eccezion fatta per il match d’andata di Supercoppa Europea con il PSV, asfaltato comunque al ritorno… - e che al primo tentativo continentale aveva centrato la conquista della Coppa delle Coppe. Insomma, un po’ di paura quel ragazzotto ce l’aveva, anche se Boskov e la sua truppa si dichiararono soddisfatti del sorteggio e baldanzosi nell’appropinquarsi della doppia sfida….

Ci avvicinammo alla doppia sfida perdendo la sfida che ci avrebbe tenuto in corsa per lo scudetto per un gol di Mandorlini in apertura di ripresa. Era l’Inter dei record, eravamo terzi a sei punti dai nerazzurri, vincere quella partita avrebbe significato riaprire la corsa al titolo. Ma la testa era alla Coppa, le gambe erano ancora inacidite dalla sfida da tregenda di Cremona con la Dinamo, rientrarono Carboni e Vialli – che giocò una delle più belle partite della sua vita – ma non bastò. Rimaneva la Coppa. E in mezzo la sosta per la Nazionale. Due amichevoli in due giorni, a Fiorenzuola ed a Crevalcore, una scorpacciata di reti giusto per tener la gamba, quindi la trasferta di Bologna, uno zero a zero strappato con i denti e con un Pagliuca eccezionale…

Quello che accadde “dietro le Caserme” l’ho ritagliato e messo da parte: che il Belgio non sia per noi terra di conquista lo abbiamo sempre saputo e ne abbiamo avuto una recentissima riprova. Ben presto quella prima partita con il Malines si trasformò in un romanzo. Tutti quelli che vissero quella sera – come spesso ci è accaduto – per quella partita ci persero sonni, notti, emozioni: una fetta considerevole di vita blucerchiata. Fu solo il prologo, perché il romanzo proseguì quindici giorni dopo, il cuore nero e caldo di un pomeriggio da eroi. Il punto da capire è che dopo quel romanzo non saremmo più stati gli stessi, non saremmo più riusciti a dimenticarlo.

Uno stadiolo dov’era impossibile passare e una multinazionale fiamminga. ľisraeliano Ohana e lo spilungone di scorta Deferm. Sullo 0-2 a venti minuti dalla fine, tutto sembrò perduto. Avevamo giocato bene, a tratti quasi dominato, due gol presi su quattro tiri in porta totali… ľarbitro Galler che giocava con loro… Chi non ricorda la “parata” di Emmers sul tiro di Vialli? Chi non ricorda le botte sistematiche a Luca e l’ammonizione dell’ineffabile alla prima occasione buona per farlo fuori dalla sfida del ritorno? Poi ad un quarto d’ora dalla fine un calcio d’angolo – forse era addirittura il primo – il cross di RM, la spizzata di testa di Toninho, il diagonale di Luca ed il quasi goffo e certamente vano volo di Preud’homme mentre la palla si insaccava… Non avevano fatto i conti con lui, con Vialli, furioso per la squalifica imminente e deciso a mettere le cose a posto subito, in un quarto d’ora. Un quarto d’ora finale da Sampdoria, un quarto d’ora finale da battaglia, un quarto d’ora finale da Eroi. Ma finì 2-1 per i belgi ed al ritorno ci voleva comunque un’impresa.

La partita di ritorno è una partita di calcio che diventa una storia, forse un racconto, alla fine un romanzo. 19 aprile 1989: inenarrabile, forse, questo romanzo, per l’incredibile sequenza di emozioni, di speranze e momenti di disperazione, di gioia misurata e di trionfo per tanto, troppo tempo agognato. Berna, arriviamo!, gridavamo. Non c’era Vialli, non c’erano Mannini e Carboni, il terreno pesantissimo, il mezzo stadio nuovo e il mezzo ancora un po’ demolito ed un po’ in costruzione. I ragazzi in campo trasformarono, decidendo a tavolino di gettare il cuore oltre l’ostacolo e di aggredire alla morte gli avversari, tutto lo spazio ove andava in scena la narrazione in un palco perfetto dove oltre che registi divennero pure primattori. Dallo studiato “adagio” di inizio partita all’ “andante mosso” del finire della prima frazione di gioco e dell’inizio ripresa, per arrivare al “maestoso trionfale” degli ultimi ventidue minuti di gioco. Una sinfonia magistralmente da un RM in versione Von Karajan blucerchiato ed interpretata in modo ineccepibile da Toninho Cerezo, Beppe Dossena e Fausto il Piccino, l’indimenticabile Salsanin, con gli altri a fare da nobili spalle dei protagonisti…

Sugli spalti, accadde il contrario: l’essere noi stessi attori della nostra storia ci diede una carica pazzesca, ma l’avvicendarsi degli eventi, la paura per i fallacci sistematici dei belgi nei primi minuti di partita, la tattica attendista e le continue perdite di tempo, il maledetto gol qualificazione che non arrivava…. La situazione finì con lo sfuggirci di mano, lentamente ed inesorabilmente. La storia prese possesso di noi. Non cantavamo, urlavamo. Non fischiavamo, ruggivamo. Non credevamo, eravamo certi. Noi eravamo in anticipo sui fatti che sarebbero accaduti negli ultimi minuti, ma dovevamo attendere. ľesecuzione, in realtÃ*, veniva continuamente rinviata. In uno stillicidio estenuante. La Sud, la mezza Sud, divenne nevrotica, instabile, l’intero stadio la seguì… Ci eravamo tutti resi conto che la storia si era impossessata di noi, che non c’era più confine tra quello che volevamo e quello che stava accadendo realmente in campo e che, soprattutto, non ci sarebbe più stato modo di venirne fuori. Comunque fosse finita, saremmo cambiati. Per sempre.

Il Malines si sgretolò sotto l’urlo dello stadio intero, l’imbattibile Malines venne travolto dalla zampata di Toninho, dal gol più lungo ed asfissiante della storia (quei 60 metri di Dossena non finivano mai), dalla rasoiata di Salsano.

I tifosi Sampdoriani rimasero talmente scottati da quella vicenda paradossalmente trionfale da non poterne più fare a meno: non siamo mai riusciti e non riusciremo mai ad abbandonare quella storia. Pur nell’illusione che i tempi e le persone siano cambiate, non potremo mai scrivere la parola “fine” al nostro romanzo europeo.

Ecco cosa intendo quando dico che l’Europa è nel nostro DNA. Ecco cosa intendo quando parlo di pregio inestimabile di vivere serate come quella che vivremo domani sera, il pregio che abbiamo Noi Sampdoriani di mostrare sempre in tutta la sua nitidezza questa dinamica perversa che porta la Storia a prendere il sopravvento sui suoi protagonisti.

Abbandonate ogni timore, Vi apriremo noi la porta della Storia, voi non dovrete fare altro che varcarla.

p.s.: Stasera a casa, con calma, aggiungo un po' di foto... :17smile:


belinone scooterato questa volta mi hai commosso ............ o forse sarÃ* il ricordo di quella giornata a commuovermi ancor oggi? :17smile:


La storia siamo noi,
siamo noi che scriviamo le lettere,
siamo noi che abbiamo tutto da vincere o tutto da perdere
E poi la gente (perché e' la gente che fa la storia)
quando si tratta di scegliere e di andare
te la ritrovi tutta con gli occhi aperti
che sanno benissimo che cosa fare:
quelli che hanno letto un milione di libri
insieme a quelli che non sanno nemmeno parlare:
ed e' per questo che la storia da i brividi.

Perché nessuno la può inventare

augusto
18-12-08, 14:18
.

Rimaneva la Coppa. E in mezzo la sosta per la Nazionale. Due amichevoli in due giorni, a Fiorenzuola ed a Crevalcore, una scorpacciata di reti giusto per tener la gamba, quindi la trasferta di Bologna, uno zero a zero strappato con i denti e con un Pagliuca eccezionale…

[b

un giorno mi dovrai, anzi dovrete, perchè non sei l'unico, spiegarmi come cazzo fate, alla vostra etÃ*, a ricordarvi tutto, financo i minimi particolari.

sinceramente invidioso, rinco-augusto.

Fabio81Ravenna
18-12-08, 14:23
La guardai in tv...,c'era preduhomme in porta o come si scrive...,e gli tirai un rigore nel 90' quando fu qua a fare allenamento..,non ricordo il perchè.
Bei ricordi....., oggi si potrebbe aprire un'altro bel libro di storia blucerchiata!

ciccio52
18-12-08, 14:52
un giorno mi dovrai, anzi dovrete, perchè non sei l'unico, spiegarmi come cazzo fate, alla vostra etÃ*, a ricordarvi tutto, financo i minimi particolari.

sinceramente invidioso, rinco-augusto.




tranquillo Augusto, c'è il trucco
pare infatti che che lo scooter acquatico abbia quadernino dove sin da piccino si è sempre scritto tutto, ma tutto tutto

razzo
18-12-08, 16:20
Anni 12, in una terra che dista poche centinaia di kilometri da qui ma che pare appartenere ad un altro mondo, almeno calcistico, in tutta quella cittÃ* i Doriani si contano sulle dita di una mano .
E' vero, anche nella solitudine di bimbo che insegue un sogno differente da tutti quelli della sua etÃ*, nacque la sensazione che quell' evento sarebbe stato un punto di non ritorno, si sarebbe iniziato a disegnare un qualcosa che non trovando mercenaria spiegazione qualcuno giunto al limite della sua mediocre sopportazione molti anni dopo avrebbe voluto distruggere con l' infamia propria della pochezza.
Ma questo non è certo il momento di dare luce a chi non la merita, questo è il momento di serrare le fila , stringere i lacci e prepararsi allo scontro, cosi come lo fece la malandata truppa 19 anni fa, e come fini lo abbiamo visto.
Di quel pomeriggio di bimbo solo di fronte al televisore conservo un ricordo, abbastanza strano, corrisponde ad un sentimento che cammina assieme alla gioia ma gli è parallelo, lo potrei definire come l' emozione che si prova trovandosi di fronte a qualcosa di estremamente bello, di cui non si ha paura ma che non si comprende, questo strano sentimento che il buon Matteo mi ha evocato dopo tanto tempo e dopo tanta polvere, mi nacque in un modo del tutto banale ed insignificante, me lo fece scaturire ,pensate un po, il mitico Ennio Vitara, ci commentava sempre , lui era della rai di Torino ma ci commentava sempre ed in modo benevolo, anni luce rispetto ai contemporanei venditori di pentole che si credono giornalisti che raccontano la storia; ma non divaghiamo, Ennio disse una frase ovvia a tempo quasi scaduto ed a risultato acquisito, mentre il mezzo Marassi era un ribollire tumultuoso di gente festante:
"..........finalmente dopo tanto piovere ora anche su Genova inizia a splendere un po di sole.......".
Credo che il nome dello strano sentimeno sia Amore , mentre Ennio ovunque tu sia ora , se leggi ti dico che quel sole su Genova ha continuato a splendere per un bel po e di tramontare non ne ha proprio voglia.

ferrovia
18-12-08, 16:44
cut...
Insomma, un po’ di paura quel ragazzotto ce l’aveva, anche se Boskov e la sua truppa si dichiararono soddisfatti del sorteggio e baldanzosi nell’appropinquarsi della doppia sfida….
...cut


una cosa che a quei ragazzi, in campo e sugli spalti (questo per come la ricordo io allora 17enne) non mancava mai. la spavalderia, il non aver paura di nesuno, l'andare in giro per l'europa e l'italia rispettando ma non temendo gli avversari.
NOI ERAVAMO LA SAMPDORIA!!! dounque si andasse dovevano essere gli altri a temerci!
oggi dovrebbe essere ancora così, ma purtroppo gli occhi di tigre spesso restano negli spogliatoi.
ma quando gli occhi di tigre entrano in campo...anche oggi son cazzi per gfli altri!

ALE' DORIA!!!!

arthur
18-12-08, 17:47
Tribuna superiore...tanti anni fa :26smile:......il gol di Beppe Dossena..quello di Toninho e di Salsanin....e il Malines che era forte, tanto forte in quegli anni....più del Liverpool di qualche annetto dopo :26smile:....poco meno del Siviglia di oggi.....

DAI DORIA !!!!!!!

stefano17
18-12-08, 19:04
… Non avevano fatto i conti con lui, con Vialli, furioso per la squalifica imminente e deciso a mettere le cose a posto subito, in un quarto d’ora. Un quarto d’ora finale da Sampdoria, un quarto d’ora finale da battaglia, un quarto d’ora finale da Eroi. Ma finì 2-1 per i belgi ed al ritorno ci voleva comunque un’impresa.



E' vero, Vialli all'andata era una bestia dopo l'ammonizione: ricordo che sul 2 a 0 andò da un raccattapalle che perdeva tempo, gli strappò la palla dalle mani, gli diede una spinta e lo buttò per terra, dentro una pozzanghera... il telecronista (non ricordo chi era) parlò di "un brutto gesto dettato dal nervosismo" ... dopo 2 minuti Vialli esultava e il telecronista lo osannava... e mamma prendeva a schiaffoni suo figlio di 9 anni che aveva trasformato casa in uno stadio...

vox
30-12-08, 19:28
A 18 anni, si è giÃ* adulti per comprendere che cosa possa essere accaduto quel giorno, ma forse non abbastanza per assaporarne l'eccezionalitÃ* e la grandiositÃ*....

....da giovani, tutte le favole, anche le più fantasiose e impossibili, sembrano poter essere realizzabili....forse perchè si ha un fuoco dentro, che ci fa sentire capaci di incendiare e devastare qualsiasi cosa, anche l'impossibile!

A quasi 40 anni, un simile evento, verrebbe omaggiato di un sentimento molto più completo,

lo stesso che coglievo nelle lacrime degli increduli anziani assiepati sulle gradinate di un Sampdoria-Lecce di un pò di tempo fa....

...lacrime che allora mi sembravano fin troppo esagerate, e che forse, richiedevano ancora un pò di tempo per essere assaporate appieno, e farle proprie!

Nonostante il pieno di gloria di cui si è ricoperta la Sampdoria da quegl'anni,

credo che la Stessa e i sampdoriani, a prescindere da tutto e da tutti, meritino una stilla di eccezionalitÃ* e di impresa....e di lacrime.

Forza ragazzi, noi ci siamo, decisi come non mai a divenire padroni del nostro destino!!
hai scritto quello che spesso sostengo quando mi lascio trascinare in alcune discussioni...

ho vissuto Samp-Malines a circa vent'anni ..
Berna e tutto il resto,Goteborg e scudo come dire troppo presto... nel senso che a qull'etÃ* quasi tutto sembra dovuto...

la mia prima retrocessione quella del 77' la ricordo vagamente al contrario di quella di Bologna consapevole ormai da un pezzo di quella che significa l'amore per la Samp....

una vittoria adesso a 40 berette compiute avrebbe un significato speciale..

magari ci sarebbe qualche ragazzino a non capire le lacrime..avrÃ* tempo per farlo...

negli anni delle coppe mi portavo dietro uno striscione artiginale che diceva.......

............................................................REGALATECI UN SOGNO...................................................................

.............................IO CI SONO......... ORA TOCCA A VOI.......DAI RAGAZZI......................................................
http://www.ultrastito.it/foto/Samp_DBucarest_88_89_cdc.jpg

delmonte968
30-12-08, 22:07
miiiiiiiiiiiiiiiiiiii .. che foto hai messo vox!!!!!

Samp - Dinamo Bucarest!!!!!!!!!

Un'altro libro da scrivere ..... un'altra emozione infinita da raccontare ...... così come per il Malines ...

quanti ricordi .... quanta commozione ..... mi vengono le lacrime agli occhi a pensarci .... forse è vero come ha scritto qualcuno che a viverle adesso, a quarant'anni .... si vivrebbero in modo più completo .... ma viverle quando si ha la spregiudicatezza dei vent'anni ... con una squadra di ragazzi che erano "I RAGAZZI" ... i tuoi coetanei .... come dice una pubblicitÃ* .... NON HA PREZZO!!!!!!!!

Se non quello di far scaturire una lacrima dietro ad un sorriso che nasconde un mondo di ricordi ...

Solo chi le ha vissute può capirlo ... gli altri possono solo ascoltare i racconti dei "vecchi" ognuno diverso, ognuno ad aggiungere qualcosa .... altri ancora .... possono solo rosicare!!!!

Io mi crogiolo nei miei ricordi e in quelli di chi scrive aggiungendo pezzi, spaccati della loro vita che ha coinciso nella mia stessa gioia.

Charlotte
31-12-08, 03:47
Io c'ero e ho goduto come un riccio .....

Claudio67
02-01-09, 23:34
http://img184.imageshack.us/img184/3837/sampmalines3019041989hf7.jpg


...e poi dicono che la felicitÃ* non esiste...per chi c'era questa è molto più di una foto.

dean76
04-01-09, 03:20
Io c'ero e ho goduto come un riccio .....


sottoscrivo... :26smile:

docsamp
05-01-09, 10:05
tranquillo Augusto, c'è il trucco
pare infatti che che lo scooter acquatico abbia quadernino dove sin da piccino si è sempre scritto tutto, ma tutto tutto



ah ecco perchè!! :02smile:

Vabbè la memoria di elefante, però...

Per un attimo mi sono spaventato, mi sono detto: belin, forse è l'ora di andare dal neurologo, l'alzheimer avanza...

Anch'io c'ero, ma i ricordi sono proprio sfumati. Rimembro sola la goduria smodata... :pffs: :taptap:

alviero
05-01-09, 13:23
Mi congedai dalla naja proprio il giorno prima. Non avendo quell'anno l'abbonamento, vidi la partita nella nord di sopra. Ricordo bene un paio di cose: la prima e' la sportivita' dei tifosi belgi posizionati nell'allora parterre che a fine partita, rivolti verso la nord, tributarono a noi un lungo e sportivissimo applauso, lanciando sciarpe per ricordo. L'altra cosa che ricordo bene e' che su di sopra, un discreto cordone di carabinieri faceva si' che il pubblico non potesse avvicinarsi alla balaustra per poter lanciare oggetti ai tifosi ospiti; beh, al terzo gol ricordo benissimo che in molti finimmo addosso a questi giovani carabinieri...e ne ricordo 2 di loro in lacrime per la felicita', pur dovendo "contenersi". E' un'immagine che non scordo piu'.